Hat-ology. Il tributo di Milano ad Anna Piaggi.

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“Il mio cappello è qualcosa di personale. Contiene l’anima, il sentimento e le sensazioni che muovono questo nostro piccolo mondo.”

Allestita nelle stanze di Palazzo Morando, nel cuore del quadrilatero della moda, la mostra dedicata alla giornalista Anna Piaggi, scomparsa a 81 anni, il 7 agosto 2012. Famosa per gli articoli pubblicati sulla rivista Vogue, nella rubrica “D.P. Doppie pagine di Anna Piaggi”, divenne un’icona fashion grazie all’applicazione del concetto del “vintage” prima ancora che esistesse una parola per descriverlo. “Hat-ology, Anna Piaggi e suoi cappelli” è un’esposizione che racconta la grande passione della scrittrice per la moda e per l’arte.  La mostra vuole rendere omaggio ad una mente fuori dall’ordinario,  a colei che personalizzò il concetto di accessorio rendendo il proprio capo un palcoscenico per la creatività. Anna fu fonte d’ispirazione per molti, ma musa di uno, Karl Lagerfeld, che le dedicò il libro “Anna cronique”. La famiglia, insieme alla Camera della Moda, al Comune di Milano e all’amico, nonché curatore della mostra e creatore di numerosi dei suoi cappelli, Stephen Jones, hanno deciso per un percorso ideale in quella che rappresenta la dimora di Anna, ricreando l’ambiente in cui la giornalista scriveva. Delle varie stanze il salotto è stato l’unico ambiente ad essere ricostruito con il mobilio originale: il tavolo, la lampada e la macchina da scrivere Olivetti “Valentina” con cui fu scritto ogni articolo dal 1969. Dell’intera collezione, che si compone di oltre 800 cappelli e vanta firme del calibro di Chanel e Prada, a Palazzo Morando troviamo solamente 140 esemplari, tra cui alcuni pezzi iconici. Il copricapo era il punto di partenza per i look stravaganti di Anna, la quale sosteneva di non essere mai uscita senza.  Nei corridoi dell’esposizione ci si può imbattere in Alberto Piaggi, fratello della scrittrice, il quale con infinita disponibilità e un pizzico di orgoglio, coinvolge il passante e racconta momenti di vita inediti di un’insolita sorella.

Francesca Cantarutti

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La “NEW TRADITION” made in Etro

Veronica Etro è arrivata per ultima in Etro. In azienda, s’intende, e solo perché è la più giovane. I racconti di ogni famiglia sono di per sé appassionanti, ed ascoltare le preziose storie di una famiglia come la sua è un privilegio nonché assai d’ispirazione. Lei è una donna riservata, dalla voce delicata e con un atteggiamento che emana eleganza e passione per il suo lavoro. La possibilità di incontrarla è dipesa dalla Vogue Experience “A conversation with”.

Veronica Etro

I suoi maestri, dichiara, sono certamente il padre, Gimmo Etro, e il marito. Dal primo ha appreso e continua ad assorbire moltissimo circa l’intero know-how dei tessuti, del collezionismo d’arte, del bello. Dal secondo ha imparato a parlare con gli estranei, a lasciarsi coinvolgere dalle persone, perché le relazioni in questo mondo sono ispirazione e contatto.

La formazione della Central Saint Martins è di uso quotidiano per il metodo, ma quello che Veronica ha amato di più di Londra e degli anni da studentessa è la sperimentazione. Dal tingere tessuti nel lavandino con le foglie di tè allo sviluppare fotografie in casa. Perché è la curiosità che permette la genesi della creatività. Andate all’estero, dice, e sperimentate perché va fatto, e va fatto da giovani.

L’ispirazione, dice, può arrivare da qualunque oggetto o luogo: arte, cinema, teatro, un viaggio in Messico. L’input è istintivo, a volte quasi “animalesco”. Per l’ultima collezione presentata alla Fashion Week appena conclusa, l’idea si è formata sfogliando i libri della nonna nella villa di campagna, rivestiti di tessuto, come si faceva una volta. Da qui, l’assemblaggio di più stampe per un capo, per una donna in un certo senso immortale, perché porta oggi tessuti da epoche diverse. Le collezioni sono sempre un po’ autobiografiche, in quanto rielaborazioni di una parte di sé. È come partorire ogni stagione dei figli.

La peculiarità di Etro è non attenersi completamente ai meccanismi dell’industry del fashion, ma l’aver trovato un equilibrio originale tra moda ed eleganza senza tempo. Un equilibrio che in azienda è definito “new tradition”, nel rispetto della continuità stilistica che viene tuttavia perpetuamente adeguata al contemporaneo. Nel rispetto di quel tratto di timelessness che è del vero lusso.

A Conversation With Veronica Etro

 

G. Bovi

A Conversation with Andrea Incontri

Domenica 22 Settembre, Palazzo Morando.

In piena Milan Fashion Week, Vogue.it regala ai suoi lettori, i primi ad iscriversi, la possibilità di conoscere alcuni dei protagonisti della moda italiana: un’experience davvero unica ed esclusiva. Dopo Massimo Giorgetti, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, Veronica Etro e Stephen Jones, alle ore 18 è stato Andrea Incontri a chiudere questo ciclo di lectio magistralis.

Umile, concreto, determinato. Andrea Incontri invita i giovani presenti, designers e non, a rispettare sempre il proprio punto di vista, che in quanto individuale non è rubabile. Perché solo se si è coerenti, nello stile ma anche nella vita, si vince. “C’è spazio per tutti, o almeno per quelli che hanno qualcosa da raccontare”: una che sia storia ispirata, ricercata, durevole. Ci vuole curiosità, rispetto e, soprattutto, senza mai scoraggiarsi, bisogna crederci.

Andrea Incontri

Andrea Serafini

Luxury Department Store

Se ripenso alle mie ultime vacanze vedo un inconsapevole fil rouge che lega le esperienze degli ultimi viaggi.

È la shopping experience in department store del lusso. Ovviamente mi concentro sui luoghi che mi hanno più colpito e non sulla totalità delle capitali europee.

Parigi, è ben noto, è la capitale per eccellenza dell’alta moda ed i suoi luoghi di culto dello shopping restano Rue de le Champs Elyseè e tra i department store Les Galeries Lafayette. Rinomate in tutta Europa in qualità di faro dello stile possono invece risultare vagamente deludenti se confrontate ad altri mall europei, l’alta selezione c’è, ma lo spazio espositivo resta un po’ esiguo per una tale città.

   

Londra, col suo stile metropolitano, ha invece le sue principali mete dello shopping in Bond street,  Harrods e Camden Town. Harrods, vera perla di questa città, vende, come si diceva in una vecchia pubblicità: ”Dallo spillo all’elefante”. Infatti, nessuna meraviglia nel trovare un intero settore dedicato al Natale 365 giorni l’anno.

Inoltre, per questa holiday season, è stata prevista una collaborazione tra la Disney e le più note case di moda e di gioielleria mondiali  per celebrare il Natale con le reinterpretazioni delle principesse delle favole.  Ecco un link:

http://www.vogue.co.uk/news/2012/10/23/harrods-disney-princess-designer-dresses—christmas-window-display/gallery/3

  

Berlino, veste se possibile un ruolo ancora più alternativo in cui si contrappongono grandi poli del lusso, come  Kadewe e Friedrichstrasse a zone assolutamente underground. Pur non essendo la mia città preferita in Europa, è di certo quella che propone una tra le più ampie offerte commerciali. In essa nel lusso spicca KaDeWe, department prima riservato alla sola parte occidentale della città come recita lo stesso nome: Kaufhaus des Westens.

  

Amsterdam, resta probabilmente la più trasgressiva tra le capitali europee, la strada del lusso principale è Hooftstraat e De Bijenkorf è il principale department store di lusso olandese. Situato in piazza Dam, della quale gode di un’ottima vista, ha come competitor il vicinissimo Magna Plaza  per l’acquisizione dei marchi del lusso. Nonostante ciò, l’ offerta risulta differente poiché Magna Plaza è un insieme di shop in shop chiusi mentre De Bijenkorf è uno spazio più fluido con shop in shop ma anche con la classica disposizione in corner espositivi immediatamente fruibili.

  

 

In conclusione: per queste vacanze natalizie viaggiate, godetevi la splendida Europa, e soprattutto, buon shopping!

Roberto

http://www.galerieslafayette.com/

http://www.harrods.com/

http://www.kadewe.de/

http://www.debijenkorf.nl/

http://www.magnaplaza.nl/nl/

Vogue Café Dubai

Entro la fine dell’anno è prevista l’apertura di un Vogue Cafè nello shopping mall più grande al mondo: The Dubai Mall.

E’ il primo Café che il Gruppo apre in Medio Oriente, dove i brand del lusso godono di grande popolarità tra i consumatori più facoltosi. “ Alla gente piace mangiare e bere bene, e nel Medio Oriente abbiamo visto una grande opportunità, per il fatto che sono molto attenti alla moda”, ha detto Stuart Nielsen, direttore della divisione ristoranti di Condé Nast.


L’apertura del Vogue Café, assieme al GQ bar previsto per il 2013, è parte integrante della strategia del Gruppo Condé Nast di espandersi attraverso bar e ristoranti in Medio Oriente e in tutto il mondo.
Infatti a Mosca esistono già un Vogue Café, un GQ Bar e un Tatler Club e nel 2013 aprirà un nuovo locale anche a Kiev.

Il Vogue Café a Dubai offrirà una selezione di piatti della cucina internazionale, ma come prevedono le leggi locali e nel rispetto della cultura musulmana, non saranno presenti alcolici.
Condé Nast si sta muovendo in partenariato con Inspired Group, una società che gode già di esperienze nel campo della ristorazione a Dubai e sta inoltre pianificando l’apertura di altri Café in città limitrofe come Kuwait City e Abu Dhabi.
“Siamo orgogliosi di portare tali marchi nella Regione”, ha detto il co-fondatore di Ispired Group, Roger John, “Questo sancisce ulteriormente l’importanza degli Emirati Arabi Uniti come mercato chiave per i marchi di lusso internazionali”.

Giulia Saccardi

سوف VOGUE فتح مقهى في دبي مول
وقال كوندي ناست مطاعم مدير نيلسن ستيوارت. “نحن نعمل مع الشركاء المحليين أفضل في دبي، وسوف تحترم تماما قوانين وقيم البلاد.”
وسوف تخدم المقهى مجموعة مختارة من المأكولات العالمية، ولكن سوف لا يقدم الكحول وفقا للقانون الوطني والتقاليد.
سيكون من مقهى الشركة الأولى من نوعها في الشرق الأوسط، حيث التسميات الأزياء الفاخرة هي شعبية جدا.
كوندي ناست تدير بالفعل مقهى رائج، GQ بار ونادي تاتلر في موسكو، والشركة ستفتح مقهى آخر فوج في كييف في عام 2013.

VFNO 2012

 

E’ passata ormai una settimana e finalmente i postumi della Vogue  Fashion’s Night Out sono stati completamente smaltiti: la grande “Sagra della Moda”si è infatti tenuta giovedì scorso in una trafficatissima Milano, con troppe macchine e pochi mezzi pubblici, tanta gente nei negozi, ma pochi clienti, troppe victims, ma (ahinoi) poco fashion.

Champagne, Campari, Vodka; Boosta, Ralf, Bob Sinclair; modelli seminudi in vetrina (wow, avanguardia pura!); i marciapiedi del quadrilatero ricoperti da bottiglie vuote, bicchieri e cartacce che nemmeno P.zza San Giovanni dopo il concerto del 1° Maggio a Roma; Brera come la bancarella delle caramella e dei torroni.

Dov’era la creatività? Dove il bello? Dove la cultura? Rinchiuse forse nel Camparino con Ferzan Ozpetek e una cerchia sparuta di eletti? o tra le mura del tempio Vuitton, oltre le enormi spalle degli addetti alla sicurezza?

Per le risposte l’appuntamento è per il prossimo anno, perché tanto saremo nuovamente lì, nonostante tutto…scommettiamo?!

Annalisa

La Sicilia sbarca in Giappone, grazie Anna.

Proprio adesso sto vedendo il nuovo cortometraggio by Anna Dello Russo per Vogue Japan.

Lei la “vestale della moda”,  o “the guardian of fashion”, come si definisce nel video promotion dei suoi accessori per H&M, ha abbandonato lustrini e “blin blin” (come direbbe lei) per mostrarci l’anima dell’alta moda by Dolce e Gabbana, sullo splendido scenario dell’antica Taormina.

Il video è stato realizzato da Giampaolo Sgura e inizia con Once upon a time in Sicily… 

Scenari suggestivi si alternano a donne dall’aria mistica,è il racconto di riti arcaici che si tramandano, e di tradizioni che si rispettano.

Una donna intrisa di passione come la terra a cui appartiene, si cela dietro il tulle ornato di pizzo, 

o dietro velette, che lasciano trasparire l’occhio languido a causa di un lutto recente.

Una donna determinata che non si lascia schiacciare né dalle sciagure, ne tantomeno dalla doppia duchesse sostenuta da una pesante crinolina.

Gli ultimi grani di rosario snocciolati sul rintocco delle campane, e la sensazione di una rassegnazione mai trovata nemmeno affidandosi alla fede più profonda.

Sono queste le suggestioni che trapelano dal video.

Una Sicilia raccontata attraverso l’Alta Moda, che per Stefano e Domenico, affonda le radici nel territorio in cui nasce.

Una terra amata, vissuta e rivissuta, un luogo assolutamente sacro dove il silenzio, le ombre , le luci, i colori, tutto comunica.

E fortunatamente qualcuno di questo se ne accorge.

La bellezza che non invecchia nel documentario di Timothy Greenfielf-Sander

Il 24, 25 e 27 settembre sarà proiettato, in esclusiva nelle sale The Space Cinema, About Face – dietro il volto di una top model (“About a face: the supermodels, then and now” il titolo originale) l’ultimo film del fotografo Timothy Greenfielf-Sander, conosciuto in tutto il mondo per i suoi ritratti fotografici a politici e celebrities e per la sua carriera rapidissima in Vanity Fair. 

L’ultimo lavoro del fotografo, già abituato alla macchina da presa ed a pluripremiati film come Lou Reed: Rock and Roll Heart, è stato presentato all’ultima edizione del Sundance Festival e si tratta di film-documentario che indaga la bellezza e le sue mille sfaccettature.

Il documentario pone lo sguardo sul cambiamento del concetto di bellezza negli ultimi 50 anni e su come le top model, donne simbolo degli anni ’80-’90, abbiano contribuito a questa evoluzione. Da Isabella Rossellini, testimonial storica di Lancome e modella da copertina per Vanity Fair, Elle e Marie Claire, a Beverly Johnson prima modella di colore ad apparire sulla copertina di Vogue, passando per Carmen dell’Orefice musa di Salvator Dalì e Top model, con la T maiuscola, in auge da quando aveva 15 anni (vedi la sua prima copertina per Vogue) e tuttora in carriera (ad 81 anni suonati).

Beverly Johnson. Fonte Google Images
Copertina Vogue a 15 anni per Carmen Dell’Orefice. Fonte Google Images
Carme Dell’Orefice oggi fotografata da Timothy Greenfield-Sanders. Fonte Google Images
Isabella Rossellini. Fonte Google Images

Queste sono le donne, ormai tutte con un età tra i 50 e gli 80, ritratte da Timothy Greenfielf-Sander il quale ne delinea l’eleganza e la bellezza ma anche le ossessioni, il desiderio frenetico di successo e la ricerca di una bellezza eterna fatta di botulino e chirurgia estetica; un film che mette a nudo un mondo, quello della moda, fatto non solo di estetica e finzione ma, soprattutto, fatto da donne con caratteri e personalità che non invecchieranno mai.

Le modelle di About Face. Fonte Google Images

Maria Laura Franco

La guerra civile non ferma il lusso della First Lady

Oggi ovunque sentiamo parlare di Siria ed ogni racconto che proviene da quella terra bellissima parla di guerra, massacri, esecuzioni sommarie in strada, morte di innocenti e fuga dal proprio paese, dalla propria città, dalla vita che non esiste più; l’hanno definita  Estate Araba, Primavera allungata o semplicemente Guerra Civile ma in qualunque modo la si voglia soprannominare oggi Siria significa genocidio (Kofi Annan – Presidente ONU).E intanto, la First Lady Asmā Al-Asad fa shopping nel quartiere più chic di Londra, spendendo l’equivalente di oltre 300mila euro in mobili di lusso. Tavoli, divani, tappeti, candelabri e pouf sono stati acquistati in uno dei negozi di design del quartiere Chelsea a Londra per arredare la sua residenza estiva a 200 miglia da Damasco. A luglio «Alia» (uno degli pseudonimi usati da Asma) ha fatto ulteriori ordini per oltre 12 mila euro c/o un designer di Parigi, da consegnarsi a Dubai. E nello stesso mese e sempre a Parigi, l’incontentabile moglie di Assad ha chiesto a un cugino di ordinare quattro collane tempestate di diamanti per un valore di 250 mila euro.

Tutto questo fa da contraltare alla situazione politica ed umanitaria che si vive a Damasco ed in tutta la Siria e che, a Luglio, mese degli ultimi acquisti della First Lady – ha registrato il momento più cruento con le battaglie di Aleppo e l’attentato durante una riunione del Consiglio in cui sono morte alcune persone fedelissime di Assad.

Un  atteggiamento un tantino leggero per una donna che da sempre si è distinta per le sue posizioni progressiste sui diritti e l’educazione delle donne, una donna dall’immagine pubblica importante; un atteggiamento non proprio all’altezza dell’altisonante definizione attribuitale da Vogue “la rosa nel deserto”.

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Il cuore di New York torna a pulsare

Era l’11 Settembre 2001 quando il cuore di New York e di tutti gli Sati Uniti cessava di battere: i simboli di un potere economico e finanziario senza eguali non esistevano più; questa la dimostrazione che la potenza più forte poteva esser colpita in qualsiasi momento ed ovunque.Oggi non voglio però soffermarmi sulle centinaia di teorie, vere o presunte, che si sono susseguite durante questi anni; sono nella mente di tutti le conseguenze di quell’atto, negli occhi di ognuno di noi le immagini della guerra seguita all’11 Settembre e troppi i dibattiti, le tavole rotonde (e forse gli errori) che per anni hanno riempito tutti i media.Oggi il cuore dell’America ha ripreso a battere e a battere più forte di prima; sono state pubblicate ieri le prime immagini del grattacielo che sorgerà nell’area di Ground Zero.                                                    

La 1WTC è stata definitivamente svelata nelle scorse ore con spettacolari immagini realizzate al computer ed il sindaco di New York, Michael Bloomberg, l’ha definita “il simbolo della rinascita di New York e di Lower Manhattan”.                                                                                                                    

Durante la proiezione di queste immagini i due proprietari dell’edificio, l’Autorità portuale di New York e la Durst Organization, hanno svelato alcuni dettagli sulla nuova costruzione.

L’edificio sarà il più alto dell’emisfero occidentale, il terzo al mondo con i suoi simbolici 1776 piedi (data dell’indipendenza USA). Inoltre la 1WTC sarà tra i grattacieli più rispettosi dell’ambiente al mondo tanto che gli garantirà – assicurano i costruttori – la LEED (Leadership in Energy and Environmental design) Gold Certification, ambita “etichetta” di qualità ambientale Usa.

Per quanto riguarda la fatidica data di “consegna delle chiavi”, la stessa proprietà ha dichiarato che il tutto dovrebbe essere completato entro fine 2013 con l’apertura inaugurale prevista per l’11 Settembre 2014.

La Port Authority ha anche divulgato alcune informazioni economiche riguardante il futuro dell’intero complesso: al momento è stato affittato circa il 55 per cento dell’edificio.  In particolare, l’editore Condé Nast (proprietario del New Yorker, Vanity Fair e Vogue) ha deciso di trasferire il proprio quartier generale in 25 piani pari a oltre 100 mila metri quadri.

New York dopo 11 anni riparte da qui, da Ground Zero e da quell’11 Settembre che ha cambiato la storia, quelli dei newyorkesi, degli americani, di noi tutti.

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