Louis Vuitton celebra Alberto Sordi allo spazio Etoile a Roma

A 10 anni dalla scomparsa di Alberto Sordi, mito del cinema italiano , Louis Vuitton ha deciso di rendergli omaggio presentando “una serie di cortometraggi tratti da alcuni dei più bei film a episodi che hanno reso celebre la commedia all’italiana nel corso di più di trent’anni di cinema”.

1

Attore e regista, Alberto Sordi con ironia ha portato sullo schermo qualità e difetti degli italiani.

Le pellicole sono proiettate fino al 10 Gennaio all’interno di Spazio Etoile, situato al secondo piano della Maison Louis Vuitton di Roma e circondato dalle più belle creazioni e da una libreria dedicata al cinema e suoi miti.

34

Cinque episodi, appartenenti alle pellicole più celebrate della cinematografia del nostro paese: “I miei cari” tratto da “La mia signora” del 1964 di Mauro Bolognini, “La Famiglia” in “Made in Italy” di Nanny Loy del 1965, l’episodio “Cinema a luci rosse” nel film “Il  Comune senso del pudore” di Alberto Sordi del 1976, “L’ascensore” tratto dal film “Quelle strane occasioni” del 1976 di Luigi Comencini e “First Aid” da “I nuovi mostri” di Mario Monicelli del 1977.

6

La Maison Louis Vuitton Roma Etoile nasce nello spazio che ha ospitato la prima sala cinematografica della capitale. Un luogo magico per i romani che proprio qui facevano la coda per vedere “Vacanze Romane”, “Roma Città Aperta”, “Riso amaro”, “La Dolce Vita” o “La Terrazza”.

Louis-Vuitton-Spazio-Etoile_main_image_object

Un cinema gioiello che ha vissuto momenti di successo e poi l’inevitabile declino, sino alla chiusura definitiva nel 1991. Fortunatamente nel Gennaio 2012 la maison francese gli ha dato nuova vita offrendo la possibilità di assistere a proiezioni di cortometraggi d’autore su grande schermo, con una programmazione periodica, selezionata intorno a tematiche ben precise come questa di Alberto Sordi.

Louis Vuitton ha quindi unito insieme moda, cinema e arte dando vita ad un vero e proprio spazio culturale.

Sara Montozzi

Annunci

Il nuovo headquarter di Fendi: Il Colosseo Quadrato

In occasione dei 90 anni, Fendi, la famosa maison romana, entro il 2015 trasferirà l’headquarter nel Palazzo della Civiltà e  del Lavoro nel quartiere Eur di Roma, noto anche come “Il Colosseo Quadrato”.

Colosseo Quadrato

L’interesse verso questo monumento di epoca fascista, nasce dal fatto che esiste una vera e propria corrispondenza tra i valori del brand e quelli del palazzo, infatti il palazzo è circondato da statue che rappresentano in chiave allegorica le arti e i mestieri del popolo italiano, tra cui l’artigianato, il lavoro, la filosofia, il commercio, l’industria, l’archeologia, la storia, il genio inventivo, l’architettura, il diritto, la scultura, il genio del teatro, la stampa, la medicina, la geografia, il genio della poesia, la pittura. Un altro motivo della scelta sta nel fatto che si vuole andare anche a sottolineare il forte legame che c’è tra Fendi e la città di Roma. Proprio per tutti questi motivi, Fendi decide di ridare vita ad un monumento attraverso la creazione di uno spazio aperto al pubblico, un omaggio alla creatività, all’arte e all’artigianalità “Made in Italy”.

L’accordo per l’affitto del Palazzo della Civiltà è stato concluso dopo mesi di trattative con la Eur spa. Il contratto avrà una durata di 15 anni con un canone di 240mila euro al mese.

Si tratta di 12mila metri quadri distribuiti su sei piani dell’edificio. I mille metri quadri del piano terra saranno destinati ad un’area espositiva con mostre aperte al pubblico dedicate all’artigianalità Made in Italy.

Anna Ferrini

Pre-loved on tour: la moda sostiene la solidarietà!

Abiti pre-loved, ovvero amati e indossati in occasioni speciali, diventano protagonisti di una campagna solidale organizzata da Oxfam e Private Griffe. Madrina d’eccezione é Livia Firth, nota produttrice cinematografica che nel suo appello invita le donne italiane ad “aprire il loro guardaroba con il cuore” e donare i vestiti di alta moda che non usano più ad uno dei negozi che aderiscono all’iniziativa.

L’obiettivo é raccogliere fondi da destinare a Oxfam Italia, l’organizzazione no profit impegnata nella lotta alla povertà e all’ingiustizia.

Questo tour prevede la realizzazione di temporary shop di due giorni nelle diverse città italiane.

La prima tappa si é tenuta il 15 Maggio al PS5 di Brescia, appartenente alla famosa boutique Penelope, in cui sono stati venduti abiti donati da famose donne della moda, dello spettacolo e dell’imprenditoria quali tra le altre Rossella Jardini, Alessia Marcuzzi, Gabriella Magnoni Dompé e Warley Tomei.

PicCollage2

Fonte: www.lestanzedellamoda.com

La seconda tappa si é svolta l’8 e il 9 Luglio a Roma ed é stata ospitata da RE(f)USE, boutique di design e moda facente parte del progetto Carmina Campus, ideato da Ilaria Venturini Fendi per realizzare accessori attraverso il riciclo di materiali. Anche in questa occasione non sono mancate donatrici d’eccezione come Valeria Golino, Letizia Moratti e Isabella Borromeo.

PicCollage

Fonte: www.lestanzedellamoda.com

Le donazioni inoltre continuano ogni giorno online grazie al sito Private Griffe in cui é possibile mettere i propri capi in vendita selezionando Oxfam Italia come beneficiaria del ricavato.

Questa é senza dubbio un’iniziativa degna di nota, in cui abiti di alta moda vengono utilizzati a scopo benefico divenendo un aiuto concreto e prezioso.

Vi invito a seguire il sito http://it.privategriffe.com/prelovedontour per scoprire le prossime date del tour!

Il lusso per me

Sara, laureata in “Economia e direzione delle imprese”  presso la Luiss Guido Carli.

Romana, con la mia città nel cuore, mi sono trasferita a Milano per seguire la mia passione attraverso questo master.

Cos’è il lusso? Un diamante prezioso, una borsa di pelle lavorata a mano, un’automobile prestigiosa…

Ma parlare esclusivamente di lusso materiale ne svilisce il significato più intrinseco e profondo.

Non è possedere, è emozionarsi… è trovare il proprio posto sotto al sole dove sentirsi vivo.

aroma-ristorante-di-palazzo-manfredi

Per me è guardare il tramonto al Colosseo in compagnia di chi amo, è ascoltare un’opera lirica nell’incantevole atmosfera delle terme di Caracalla,  è immergersi nella storia passeggiando tra le vie di Trastevere con gli amici di sempre, è l’appagamento che solo il pranzo della domenica in famiglia sa darmi… è quell’attimo in cui tutto è perfetto… per me il lusso è poter scegliere con chi e dove stare.

Caracalla-Baths

Scatta il tuo stile!

Vetrina Tru Trussardi Milano

I retail dei brand di lusso sempre più svolgono il ruolo di ospitare eventi particolari, che servono a rafforzare l’immagine della marca e ad attirare gente dentro.

Trussardi in collaborazione con Vanity Fair ha organizzato una serie di appuntamenti nelle principali città italiane (Milano, Napoli e Roma) presso le sue boutique di Tru Trussardi.

Qui gli stylist e i fotografi di Vanity Fair accoglieranno le persone, consigliandogli il look Trussardi  adatto ad ognuno di loro e diventeranno protagoniste del set fotografico allestito all’interno del negozio.

Stylist di Vanity Fair

Naturalmente prima di andare sotto i riflettori si può passare dalla postazione trucco per farsi fare una ritoccatina prima delle foto.

Angolo Make Up

Un’idea simpatica per attrarre un target di persone che altrimenti non si sarebbe avvicinato al mondo di True Trussardi. Unico aspetto negativo: la coda!!

Le informazioni riguardanti i prossimi appuntamenti si trovano sul sito di Vanity Fair o sul profilo Facebook di Trussardi.

Ecco alcune foto dalla boutique di Milano!!

Set fotografico
Boutique Tru Trussardi Milano

Boutique Tru Trussardi Milano

 

Antonella Vagaggini

Una storia italiana – Brioni racconta

L’origine del nome Brioni è singolare, perchè non è il cognome di chi l’ha fondata, come succede nella maggior parte dei casi, ma il nome di un arcipelago di isole, che si trova vicino alla costa istriana.

Isole Brioni

Negli anni ’30 queste isole erano meta esclusiva di villeggiatura del jet set mondiale.

Qui le persone facoltose si dedicavano a sport come: equitazione, polo e golf.

Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini, due sarti, ispirati dallo stile di vita elegante di queste isole, fondarono a Roma, nel 1945, la sartoria Brioni, con l’ambizione di creare gli abiti formali da uomo più esclusivi in Italia e nel mondo.

Isole Brioni

Brioni fu uno dei primi marchi da uomo a sfilare nel 1952 a Palazzo Pitti a Firenze, ed a introdurre un tocco di colore negli abiti formali maschili, fino ad allora solo di colori scuri.

Smoking anni ’70 Brioni

Dalla sartoria degli esordi ,oggi Brioni vuole essere una bottega industriale, dove ogni procedimento manuale è stato reso industriale, mantenendo un’attenzione maniacale del prodotto.

I capi del marchio romano si differenziano da tutti gli altri, perchè la stoffa usata per confezionarli è costituita da diversi strati di tessuto, in modo da dare struttura agli abiti.

La sartoria Brioni

Per produrre un singolo capo ci vogliono dalle 18 alle 22 ore, per un totale di 220 passaggi, 80 di sola stiratura.

Questa, secondo me, è la bellezza di un capo di lusso, la lavorazione, il tempo,l’attenzione che c’è dietro ogni prodotto, che sono le chiavi di successo per un capo perfetto, che solo gli intenditori possono percepire.

Intenditori, che nel caso di Brioni, sono capi di stato, persone di potere, ad esempio il nostro Presidente Napolitano.

James Bond Goldeneye Pierce Brosnan
James Bond Brioni

E’ anche possibile farsi confezionare un abito su misura, con il proprio cartamodello, che viene poi archiviato in sede.

Per Brioni e’ importante mantenere una relazione umana con il cliente, una relazione che si instaura tra il sarto e cliente.

Il sarto, infatti, osserva la postura del cliente e costruisce addosso a lui il suo abito.

Brioni su misura

Il marchio Brioni è un esempio di eccellenza italiana che a mio parere comunica bene cio’ che noi italiani siamo capaci di fare: creare un prodotto di qualita’ e dare un esempio di eleganza, il tutto in una cornice del bien vivre.

Campagna Brioni

 

Antonella Vagaggini

A shocking return

Parigi, 21 Place Vendome: risorge un mito, riapre Elsa Schiaparelli, storica maison fondata nel 1934 a Roma dall’omonima artista, che nel 1954 chiuse i battenti, ritirandosi dalla ribalta.

Maison Schiaparelli, 21 Place Vendome, Parigi (salotto surrealista)

Ottocento metri quadri tra l’appartemento storico, nel quale la temeraria e  illuminata antagonista di Coco Chanel soggiornava in compagnia di nomi del calibro di Salvador Dalì, Jean Cocteau, Man Ray o Marcel Duchamp; il nuovo show-room e il quinto piano, dove sorgerà lo studio del futuro stilista. Proprio sull’identità di quest’ ultimo si rincorrono numerosi rumors, che danno però come preferiti da un lato John Galliano, momentaneamente disoccupato dopo la sospensione dalla carica di direttore creativo di Dior per lo spiacevole filmato che lo ritrae impegnato a lanciare insulti razziali in una caffetteria di Parigi; dall’altro Rodolfo Paglialunga, ex stilista del marchio Vionnet, famoso per il suo stile estremamente sofisticato e molto attento alla tradizione.

Fautori di questa incredibile rinascita sono certamente il nostro imprenditore Diego Della Valle, che ha acquistato il brand nel 2006, e la favolosa Farida Khelfa, ambasciatrice del marchio.

Diego Della Valle e Farida Khelfa

Una ribalta questa (non a caso) preceduta dall’incredibile mostra ospitata nel tempio newyorchese dell’arte MET, nella quale lo storico marchio si interfaccia, in delle impossible conversations, con uno dei capisaldi dell’italianità: Prada e la sua regina Miuccia.

Schiaparelli and Prada: impossible conversations

La madre del rosa shocking, o rosa schiap, come lo appellò Yves Saint Laurent, delle spalline imbottite, delle cerniere all-over, dei maglioni con disegni trompe d’oeil, delle gonne pantalone e degli inserti in plexiglass e in pelliccia di scimmia, rifiorirà anzitutto con una collezione di abiti pret-a-couture, della quale avremo il piacere di ammirare un flash già a gennaio 2013, seguita poi da profumi, cosmesi, accessori, oggetti per la casa.

Se volete saperne di più, fate un giro sul sito (http://www.schiaparelli.com/) per entrare nel fantastico mondo della maison e respirare la straordinaria magia che solo la geniale sregolatezza può regalare.

Ricordate: il venti per cento delle donne ha un complesso di inferiorità. Il settanta per cento coltiva illusioni. (E.S.)

Annalisa

“La bellezza salverà l’Italia” – da Eataly è (quasi) vero!

Quali sono le tendenze in periodo di crisi?

Le famiglie non spendono più?

Tutti cercano di risparmiare comprando al discount?

Ci si priva dei piaceri per acquistare solo l’essenziale?

No, non è così.

L’amore per l’esperienza non conosce crisi e chi ha pochi soldi in tasca preferisce spenderli bene piuttosto che custodirli sotto al cuscino. La spesa consapevole è l’ultimo trend: il nuovo cliente sa bene cosa acquistare e sta attento alla qualità.

A cavalcare l’onda di questa tendenza c’è Oscar Farinetti.

Oscar Farinetti

Dopo aver ereditato dal padre un supermercato ed averlo trasformato in Unieuro, diffondendo il motto “l’ottimismo è il profumo della vita”, apre, il  27 gennaio del 2007, Eataly; “mangiar bene non è un lusso” ecco il motto che spinge Farinetti ad intraprendere questa nuova esperienza imprenditoriale.

Si tratta infatti di un supermercato di prodotti agro alimentari di qualità, e rigorosamente Made in Italy, con lo scopo di diffondere l’amore per il mangiar bene e la consapevolezza che la qualità non è necessariamente legata ad un prezzo esorbitante; lo possiamo chiamare un “mercato dell’eccellenza” ma questa definizione è  riduttiva e non piace a Farinetti che definisce Eataly piuttosto un ambaradam!

Diffuso ormai in tre continenti ha aperto il 21 giugno a Roma ed il concept che lo guida è la bellezza: sul sito dicono che “la bellezza salverà l’Italia” e chi pensa che questo ottimismo sia esagerato, in un periodo del genere, deve sapere che questa massima di origine Dostoevskijana è ormai gettonatissima e si può trovare anche sulla homepage di Mr Brunello Cucinelli (altro esempio di insaziabile ottimista).

Ma il nuovo Eataly non guarda in faccia alla crisi ed è il più grande del mondo con ben 17 mila metri quadrati.

scattidigusto.it

 

Ieri ci sono stata! Un weekend brevissimo a Roma e tra i mille impegni non potevo assolutamente rinunciare ad andare a vedere questo tempio del cibo.

Situato in zona Piramide in un vecchio stabilimento inutilizzato da anni, proprio a fianco alla sede di Italo (che, guarda caso, serve cibo Eataly in Prima e Club), il mercato della qualità attira i clienti con un profumino che si sente appena usciti dalla metro (la mia amica affamata ha esordito dicendo: “c’è un un odore buonissimo, sarà da quella parte!”).

Trovi l’angolo della birra, quello della mozzarella, della pasta (rigorosamente di Gragnano), della pizza e via dicendo, ma quello che colpisce forse di più è la Friggitoria. L’odore non ve lo descrivo nemmeno, ma vi assicuro che vedere fritti di paranza ovunque non può lasciare indifferente nemmeno il più salutista dei salutisti e probabilmente anche il signor Dukan mollerebbe tutto e ci si fionderebbe senza pensarci (come abbiamo fatto noi!).

cibvs.com

La bellezza è effettivamente ovunque, a partire degli slogan divertenti ed azzeccati che ornano le pareti, per finire con l’odore inebriante di caffè quando passi davanti al bar di Caffè Vergnano al terzo piano.

Puoi veder fare la mozzarella ed assistere alle fasi di fermentazione della birra, sono in programma “cene stellate a 4 mani” con i migliori chef italiani, i corsi di cucina sono gratuiti ed insegnano come cucinare sano e buono senza dover prima svaligiare una banca.

Insomma, un vero e proprio luogo di culto del cibo e, dopo 4 anni passati a Roma, posso assicurarvi che tutti i romani l’ameranno alla follia (essendo, a mio parere, buongustai per definizione).

alla friggitoria

Il mio consiglio è: andate, mangiate e poi…fatemi sapere commentando questo post!

“Stay hungry…”

Maria Laura

AUDREY HEPBURN, PLEASE RETURN TO ROME & CO

Per la prima volta la Capitale celebra Audrey Hepburn con un bellissimo omaggio. Ospitata al Museo dell’Ara Pacis e disponibile fino al 4 dicembre, la mostra illustra con immagini inedite, video amatoriali e oggetti personali, dallo stile iconico e meravigliosamente chic,  le tre vite vissute dall’attrice: diva del cinema, a seguito del clamoroso successo di  Colazione da Tiffany e Vacanze Romane,  mamma e ambasciatrice dell’UNICEF.

150 scatti provenienti dagli archivi di Reporters e Associati, Photomasi, Istituto Luce e Kobal Collection, colgono l’attrice a passeggio nelle strade di Roma, con la famiglia, i figli e i suoi cani, in partenza o in arrivo all’earoporto, alle prime dei suoi film o nei suoi backstage.

Fisico filiforme, un’eleganza rara e molto diversa dalle bellone tutte curve di quegli anni, ne fanno il simbolo di un’eleganza senza tempo e di una vera icona della moda.

Otto teche con creazioni di Givenchy, Valentino e tanti altri, indossate da audrey nella vita di tutti i giorni: dall’abito rosa utilizzato per il suo secondo matrimonio, al tubino nero con maxi fiocco in vita, alle decoltè di René Mancini, ai numerosi cappottini a vita alta e strettissima.

I must have del suo guardaroba:

LA BORSA CESTINO, in viaggio come in ristorante, da portare con la pelliccia dell’inverno o con il tailleur estivo, è rimasta una costante nel guardaroba della diva, tanto da essere imitato dalle più grandi case di moda del mondo. Audrey negli anni, collezionò vari tipi di cestini, da quello fatto su misura dall’amico Hubert de Givenchy, a quello fatto a mano in Africa dai bambini, in uno dei suoi tanti viaggi per l’UNICEF.

OCCHIALI AUDREY STYLE, sempre molto grandi e scuri, che dopo il film Colazione da Tiffany, divennero immancabili. Pare che l’attrice abbia confidato all’amica Doris Brynner, di avere gli occhi veramente piccoli e che il suo leggendario sguardo fosse solo una magia del trucco, realizzato apposta per la cinepresa.

MOCASSINI AL FEMMINILE, immancabili nel suo guardaroba, insieme alle decine di paia di ballerine colorate; quelli di Gucci che usava per la guida e gli intramontabili loafers firmati Salvatore Ferragamo. Messi ai piedi per affermare la forza quasi androgina del suo carattere, divennero poi un messaggio di indiscutibile femminilità.

IL TUBINO NERO CORTO, consacrato nel film Colazione da Tiffany e disegnato da Givenchy, divenne nuovo simbolo di lusso e lifestyle internazionale, soprattutto se indossato con le perle. Nè troppo severo, nè troppo osè, era corto e poco decorato, proprio per dare risalto a collo e braccia. La silhouette risultava morbida e con l’aggiunta dei guanti bianchi era ancora più sofisticato.

IL FOULARD, per un’eleganza dalla testa ai piedi. Nel caso di Audrey, il sentirsi a posto cominciava proprio da quest’accessorio.  Per impegni contrattuali (visto che lo studio impediva alle star di rovinarsi i capelli con troppa esposione al sole) e per motivi di privacy, l’attrice usciva raramente con la testa scoperta. Nel suo guardaroba ci sono tanti foulard quante ballerine: dal ricordo dell’India al classico Hermès di seta, a righe, a quadri, a disegno cachemire, la collezione si estende fin quasi a diventare uno dei suoi pochissimi vizi.

IL LOOK CASUAL, visto che negli anni ’70, Audrey è mamma e moglie a tempo pieno e vive un’eleganza meno legata ai ruoli per i quali è famosa, modificando il suo guardaroba all’insegna della praticità di chi sa scegliere senza pensarci troppo. Che sia un tocco etnico o un pò hippy, un carigan oversize o un pantalone di flanella, il tocco di stile ormai è quello di una donna cresciuta comodamente dentro una grande diva.

Quando si arriva alle ultime foto, vedere quell’icona intramontabile  e sempre impeccabilmente perfetta con qualche anno in più, un certo effetto lo fa. Eppure, anche nel suo viso un pò invecchiato, non sembra comunque perdere il fascino che l’ha sempre contraddistinta, quello di una vera donna di classe, con una bellezza e un gusto senza tempo.

Museo dell’Ara Pacis, Roma, (Lungotevere in Augusta) dal 26 ottobre al 4 dicembre 2011.

Silvia Triolo