UNO SPUNTO PER PENSARE !

Guardare YouTube è spesso la possibilità di navigare nel mondo della cinematografia passando dalle prime pellicole in bianco & nero arrivando a quelli più attuali…spesso gli spunti di riflessione che anche solo qualche minuto di un film può darti lascia stupiti, questo in particolare è se vogliamo una riflessione sulla crisi economica, ma anche dei valori di oggi, spiegati da una voce di un bambino che regala sempre un sapore di speranza…”Bisogna pensare..non abituarsi alle cose così come sono e non bisogna arrendersi altrimenti tutti ci perdono…”

 Carla Recupito

LUSSO… OLTRE I CONFINI DELLO “STATUS”.

Il lusso è un’ambizione, è qualcosa che va oltre la materia, la possibilità di spesa, la classe di appartenenza. Il lusso è la facoltà di dire NO, o di dire SI, senza condizionamento alcuno. Il lusso è possibilità di decidere quando, come e soprattutto se, fare qualcosa. Lusso per me è decidere di non andare al lavoro per stare con la mia famiglia, è comprare un vestito senza guardare il cartellino, è scegliere la città in cui vivere e partire domani, è decidere con chi e come condividere il mio tempo. Il denaro è fondamentale perché permette di non fare una rinuncia dettata dalla sua mancanza e il potere è imprescindibile perché consente di non dover rispondere ad altri. Ho la percezione che i fini ultimi spesso siano il potere e il denaro in se stessi, la mia concezione mi porta a considerarli il mezzo per raggiungere la condizione di privilegio che consente di scegliere la vita che si desidera.

Per me il lusso è LIBERTA’ DI SCELTA.

Francesca Cantarutti

Lusso ed emozione

Lusso è esclusività, unicità e qualità.

A mio avviso il  consumatore di beni di lusso vuole essere sorpreso, coccolato, trattato in maniera speciale ed esclusiva e, se possibile, in un mondo fortemente in crisi come il nostro, vuole poter indulgere in qualcosa di piacevole che lo distragga. Per i marchi del lusso “l’Esperienza” è ormai divenuta fondamentale, infatti si può dire che con l’acquisto  il consumatore voglia vivere un’esperienza sensoriale e questo comporta la cura del dettaglio fino ai minimi particolari per giungere ad un livello tale da sorprenderlo coinvolgendone appieno i sensi. Quindi secondo me il  lusso coincide con ciò che  rappresenta il meglio del settore di riferimento, si tratti ad esempio dell’alto artigianato della pelletteria fiorentina  o della maestria dei migliori orologiai svizzeri  della Valle di Joux.

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Tuttavia questo non basta più perché ormai anche i punti vendita devono essere all’ altezza del nome dei brand con location suggestive, che devono emozionare il cliente e, soprattutto nel caso dei flagship  store, esaltare la filosofia del marchio e gli stessi sales assistant devono essere in grado di vendere un prodotto-emozione. Infine non bisogna dimenticare che il piacere derivante dalla consumazione di tali beni si  può massimizzare solo con la condivisone di tali beni-esperienze con i propri affetti, perché altrimenti che lusso è se non posso condividerlo?

Alice Del Pin

Lusso: tra un bicchiere di vino & libertà !

Cercare di definire il lusso con una precisa definizione si rischierebbe di fargli perdere quel carattere di mistero e unicità intrinseco già nella sua parola, di fargli perdere il suo allure che è anche molto psicologico, credo che comunque ognuno ne abbia la propria visione…

Per me esprimere il lusso è sempre stato complesso, è un mondo che ho studiato e provato a conoscere in più parti e in vari aspetti; da quando ero piccola è sempre stato un qualcosa che mi portavo dentro e che non avendo le parole per esprimerlo lo facevo in altre forme ed in ognuna ho sempre cercato di riempirlo di quel lusso che ad oggi definirei “esperienzale”…con un abbraccio sincero, una lunga passeggiata al tramonto dopo lavoro sul lungomare della mia Napoli

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dal lusso di avere il tempo di passare un week end con la mia famiglia riunita, da una conversazione profonda con un bicchiere di vino e un’amica…

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…e diciamolo anche dall’ acquisto di un capo di abbigliamento o accessorio  che mi facesse sentire avvolta da quell’aurea di fascino che ha il lusso materiale, insomma da quella voglia di vivere a 360° e dall’avere una passione che mi ha portato sempre ad andare dove precisamente volevo andare, un vero lusso al giorno d’oggi dove la possibilità di seguire se stessi diventa sempre più difficile.

La parole per definire il mio lusso mi sono arrivate una domenica mattina da mia mamma: “Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà, che ora esercito lasciandovi” si avvicina mi dà un bacio sulla guancia mi regala il libro e mi dice “somiglia proprio a te…” ecco credo che sia questo il vero lusso, essere liberi !

JaneEyre

Carla Recupito

Lusso come tempo di qualità

Nel definire il lusso, non si può prescindere dal gusto personale di ciascuno, quindi parlerò per me. Molto di ciò che è considerato oggi lusso, per me è malcelata insicurezza che si manifesta con puro esibizionismo, con risultati spesso deprecabili.

Io penso che il lusso sia un concetto molto più sofisticato, rintracciabile in tutto ciò che un essere umano ha la possibilità di fare e possedere, a condizione che vi sia una componente di straordinarietà intesa in senso etimologico, ossia di fuori dall’ordinario, di speciale. Indubbiamente il lusso richiede una discreta quantità di denaro, ma in determinate occasioni non sono le grandi cifre a fare la differenza. Non è necessario che tutti vedano quanto si è speso.

Sono ancora ottimista a sufficienza per pensare che sia la qualità il discrimine più rilevante nelle cose della vita. Il lusso vero deve gratificare le persone, e non metterle in competizione per stabilire chi ha speso di più. Una borsa deve essere talmente bella e morbida da farmi ripensare tutto l’outfit in funzione di essa, un ristorante così piacevole da volerci portare tutti gli amici.

Nella nostra quotidianità, soprattutto occidentale o occidentalizzata, il tempo libero è risicato, ed è naturale e legittimo che un individuo con un tempo di quantità scarsa, voglia di contro che esso sia della più alta qualità disponibile. Oggi se vivi in una metropoli è più un lusso prendere il taxi rispetto all’avere un SUV che non sai dove parcheggiare. Il lusso dell’avere una casa grande è poter sempre avere ospiti, e il lusso dell’avere il personale è non dover fare la spesa prima, né pulire poi. taxi

Di fatto penso che i beni e le esperienze di lusso siano tali se soddisfano un desiderio, sono fruibili quando, come e dove vogliamo, non ci costano fatica e danno una percezione di unicità.

Giulia Bovi

EBIT: non sempre è ciò che sembra

Inizialmente, formato il gruppo hotellerie e ristorazione non sapevamo come muoverci. Ci accomunava l’interesse per il buon cibo e per l’ospitalità di qualità, ma l’idea di scrivere sul blog ed essere letti da tutti ci frenava.

In questi mesi di frenesia, un turbinio di stimoli continui ci ha galvanizzati e arricchiti.

Le testimonianze, le lezioni di marketing e di economia ci hanno fatto riflettere sul fatto che EBIT è molto più di un acronimo finanziario: per noi racchiude tutte quelle parole che il nostro gruppo rappresenta.

E come esclusività, in particolare quella dei luoghi che abbiamo conosciuto in questi mesi, primo fra tutti l’Hotel Bulgari di Milano;

B come bellezza, di tutti quei prodotti genuini che Eataly promuove nel mondo;

I  come innovazione, che le giovani aziende italiane come T’a Sentimento Italiano, applicano ai procedimenti produttivi per sostenere l’ambiente;

T come tradizione vinicola, quella dello spumante italiano del Metodo Classico che contraddistingue la famiglia Ferrari.

Esclusività. È la prima sensazione che si prova quando si percorre Via Fratelli Gabba, quella stradina del centro di Milano che porta al Bulgari Hotels & Resorst. Immerso in un’atmosfera onirica, quasi atemporale, il Bulgari non è solo un hotel dove pernottare: offre ai suoi visitatori un’esperienza a tutto tondo, dal pranzo in giardino all’aperitivo, dalla rilassante SPA alle lussuose suite, tutto merito di un personale attento e qualificato.

Fonte: http://www.bulgarihotels.com/it-IT/

L’hotellerie è il settore dove si può vivere quell’“esperienza” ricercata e “pretesa” da quei consumatori che, buon per loro, vantano redditi da capogiro. Agli hotel, e Bulgari in questo ne è un esempio magistrale, fanno capo molti altri comparti collaterali dell’alto di gamma: dal design ai gioielli, dal wellness alla moda. Tuttavia raccontare in poche righe questo tipo di esperienza è riduttivo: il modo migliore è viverla, anche concedendosi soltanto un aperitivo alla lounge. Nell’attesa, godetevi il video ufficiale di presentazione dei Bulgari Hotels & Resorts che non potrà altro che lasciarvi senza fiato!

Video ripreso dalla testimonianza di Attilio Marro, General Manager Bulgari Hotels & Resorts.

Bellezza. Una parola che raramente associamo al cibo ma che ha ispirato l’imprenditore Oscar Farinetti a creare il suo ultimo capolavoro: Eataly a Roma. Uno spazio in cui ci si perde, non con il corpo ma con i sensi.

Un luogo in cui l’olfatto ed il gusto possono sempre esser soddisfatti da odori e sapori di cibi  genuini e che “sanno di casa”. Un luogo in cui la vista è appagata nel vedere la birra fermentare, la mozzarella cagliare e le mani esperte degli chef creare. Un luogo dove l’udito è stimolato dal tintinnio dei piatti e dal brusio della gente. Un luogo in cui il tatto potrà finalmente tastare i prodotti di qualità ed i loro packaging esclusivi.

Questo paradiso della bellezza, dove il cibo non è solo buono ma vero e sano, è il più grande tempio del cibo del mondo e testimonia la sempre più costante attenzione del consumatore alla qualità.

Insomma, un’oasi di bellezza gastronomica nella città più bella del mondo.

Fonte: http://www.eataly.it

Innovazione. Produrre in Italia non vuol dire solo rispettare tecniche antiche come la tradizione culinaria che questa terra conserva. Vuol dire anche sapersi evolvere, portandosi la tradizione sulle spalle. Visitare lo stabilimento produttivo del cioccolato T’a Sentimento Italiano ne è stata la dimostrazione.

L’azienda è stata fondata dai giovani Tancredi e Alberto Alemagna, che dal celebre nonno hanno ereditato non solo la passione per il cioccolato e l’alta pasticceria, ma anche la cura per le confezioni in cui conservare le proprie prelibatezze. Nel 2008  il packaging del cioccolato T’a ha vinto il Premio “Best Quality Packaging Design”, esattamente 50 anni dopo l’Oscar dell’Imballaggio assegnato alla celebre cappelliera da panettone del nonno Alberto. Le premiate confezioni T’a, oltre ad essere coloratissime, sono eco compatibili, biodegradabili e compostabili: per T’a innovare vuol dire salvaguardare l’ambiente.

Fonte: http://www.tamilano.com
Fonte: http://www.tamilano.com

Tcome tradizione, ultima lettera del nostro EBIT, non sicuramente per importanza. Sono stati tanti i brand che ci hanno parlato di tradizione ma tra tutti abbiamo scelto le cantine Ferrari. Una testimonianza importante è stata quella di Camilla Lunelli, pronipote del fondatore, una dei tre giovani appartenenti alla terza generazione e ora alla guida del brand. È una passione la loro, grande quanto l’impegno che i loro avi misero nel portare avanti una piccola azienda di bollicine. Ed è così che ancora oggi si riscoprono essere un brand di grande successo e un ambasciatore di prodotti di eccellenza del Made in Italy all’estero. Gli imprenditori di oggi sono particolarmente attaccati al passato, fedeli al Metodo Classico ma allo stesso tempo perfettamente consapevoli di dover guardare al futuro. Ed è questa la ricetta perfetta per portare avanti un marchio di successo, una realtà familiare, emblema della tradizione vinicola italiana.

Abbiamo voluto racchiudere in un simpatico paroliere tutti i vocaboli che abbiamo incontrato in questi mesi e che sono legati alle esperienze più significative nell’ambito dell’hotellerie e della ristorazione.

Ovviamente il nostro viaggio non si conclude qui, anzi con maggior consapevolezza rispetto al passato, sapremo godere appieno di tutto ciò che il futuro riserva per noi.
Martina Corsi
Maria Laura Franco
Riccardo Menoia
Valentina Piras
Giulia Saccardi

Latte e…

Dopo il pomeriggio passato al Bulgari Hotel con lo Chef Andrea Ferrero, una delle parole che tra tutte mi è rimasta in testa è “qualità”, riferita in questo caso agli ingredienti utilizzati dal cuoco per preparare i suoi deliziosi manicaretti. In questo senso la qualità è il frutto di un’’attività di ricerca costante, tanto da diventare una fase più importante rispetto alla ““semplice”” creazione del piatto.

A questo proposito, mi è saltata alla mente una bottega a due passi dal centro di Treviso che sposa perfettamente l’’essenza delle parole del cuoco del Bulgari chiamata: “Latte e……formaggi……salumi e piacere alimentari“. Questo piccolo negozio dal sapore antico offre un’’ampia gamma di prodotti gastronomici raffinati, una vasta scelta di salumi e formaggi selezionati accuratamente dal proprietario, il Sig Franco De Pieri. A completare l’’offerta si trovano olii e sottolii, pasta (sia fresca sia essiccata), pane,salse, aceti, marmellate, oltre a specialità dolciarie regionali.

Professionisti artigiani aiutano il Sig. De Pieri nella sua continua ricerca di novità, facendolo diventare ogni giorno sempre più esigente.

Fonte: http://www.lattee.it
Fonte: http://www.lattee.it
Fonte: http://www.lattee.it

Vi state chiedendo ora qual è il collegamento con Bulgari? Oltre alla qualità e alla ricerca dei prodotti, ciò che accomuna lo Chef Ferrero e il Sig. De Pieri è la passione per il proprio lavoro, quella passione che non fa dormire la notte perché stimola ad approfondire e a conoscere sempre qualcosa di nuovo. È la passione sconfinata che incoraggia la ricerca continua che porta all’eccellenza, anche in campo alimentare, quella ricerca che trasforma un piatto apparentemente semplice in un’esperienza unica.

C’è chi ha definito Franco il Larousse caseario: a voi il giudizio.

Fonte: http://www.lattee.it

L’architetto della moda

Gianfranco Ferrè come molti altri stilisti, ad esempio anche Roberto Capucci e Tom Ford, ha seguito un percorso personale a cavallo tra la moda e l’architettura.

Laureatosi nel 1969 in Architettura al Politecnico di Milano è da sempre stato attratto dal mondo degli accessori ed ha presto avuto la possibilità di collaborare con Walter Albini e Christane Baily. A tutto ciò è seguita la pregnante esperienza di vita in India, dopo la quale nel 1978 fonda la sua maison e dal 1989 parte l’ esperienza nel nome Christian Dior.

La “progettazione” delle sue creazioni partiva spesso da forme molto semplici che venivano poi accostate in modo complesso od inusuale, un po’ come gli origami giapponesi. Così ebbe vita la sua ricerca sulla camicia bianca, un capo preso dal guardaroba maschile e reinterpretato per divenire assolutamente nuovo e femminile.

Una delle sue doti più grandi risiedeva poi nella conoscenza profonda della materia, riusciva a lavorarla e reinterpretarla tanto da riuscire a  nobilitare il nylon al livello di alta moda e viceversa utilizzando tessuti di pregio come il cammello come rivestimento interno.

Le sue creazioni erano in armonia tra vari mondi: design, arte e cultura. Ed in questo la moda restava il mezzo espressivo preferito in quanto sempre a cavallo tra rigore e fantasia era dunque anche fonte inesauribile per le sue creazioni.

      

Il suo essere architetto è poi una parte fondamentale della sua personalità e torna nella ricerca continua di suggestioni ed emozioni, in un linguaggio di segni e forme, di colori e materiali da esplorare continuamente.

Come ha affermato lo stesso stilista :

«L’abito è uno straordinario mezzo espressivo, uno strumento formidabile per la manifestazione della propria personalità, del proprio carattere, persino del proprio umore. In tempi di globalizzazione e massificazione, l’abito è anche e soprattutto un oggetto del desiderio, uno strumento per essere individui, per piacere e piacersi. Per essere se stessi».

L’abito dunque è espressione di sé per esprimersi e rapportarsi agli altri, un po’ come gli elementi di una città devono comunicare con ciò che li circonda.  Così l’intento era quello di comunicare un messaggio unitario, traendo i molteplici spunti che si presentavano al suo occhio da creativo e “demiurgo della moda” per renderli in una sintesi unitaria.

       

Penso sia apprezzabile il suo aver corso il rischio, l’essere uscito dalla prospettiva di una professione ed una vita più ovvia, per dedicarsi invece a ciò che lo appassionava di più, ma sempre usando gli schemi mentali ed il modo di pensare che solo una solida formazione può dare.

Questa è la “progettazione della moda”.

Roberto

La mela della concordia

La Apple si sa, ha una brand awareness stellare. E la forte identità  c’è grazie ad una serie di fattori che la distinguono dai competitors. Fondamentali a riguardo sono i ritorni mediatici che ha saputo creare con splendide campagne pubblicitarie, le lunghe attese “evento”, insieme a teaser e spoilers prima dell’uscita di un prodotto. Ci sono inoltre veri luoghi simbolo come il Genius Bar a Milano, posti di elezione per i cosidetti “geek”,  e per i comuni mortali. Sono selezionate location in cui si può avere consigli concreti e persino dare il primo tocco di vita al tuo amato nuovo macbook.  Sono luoghi in cui l’azienda offre l’opportunità di fare anche ciò che più si preferisce, per customizzare al massimo la propria esperienza Apple.  Tutto è possibile in un negozio Apple, come evidenziato anche nel video  seguente:

Una citazione a parte va poi fatta per il servizio clienti. Così come nel lusso più puro, questo è il vero fattore critico di successo aziendale. La Apple nei propri negozi offre assistenti alle vendite appassionati, competenti e che fungono da consulenti per ogni tipo di problema. C’è inoltre un supporto telefonico estremamente serio e professionale che risponde a qualunque tipo di perplessità. E fondamentale è il grandissimo servizio di sostituzione merce, immediato nel caso in cui il prodotto sia danneggiato o si rompa anzitempo.

Pertanto, risulta addirittura conveniente investire in device-status symbol come questi e nelle loro garanzie, anche per la bassa svalutazione sul mercato.  A questo poi contribuiscono gli alti contenuti esperienziali ed il livello di servizio offerto, oltre all’alta qualità dei prodotti.

Ma, ipoteticamente, cosa accade in caso di furto di un device?

…Navigando in internet ho trovato per caso questo articolo…

http://www.ilmessaggero.it/dilloalmessaggero/il_furto_deliphone_e_la_apple/notizie/185856.shtml

…E voi cosa ne pensate a riguardo?

Il servizio conta

Venerdì pomeriggio, incurante della temperatura rovente, mi sono avventurata nella Milano post-Ferragosto per un tour fra le vie dello shopping in compagnia della mia amica Sara. Al termine del giro, dopo esserci lanciate un’occhiata complice, abbiamo varcato la soglia della boutique dei nostri sogni: Chanel.
Ad essere precisi, abbiamo varcato la suddetta soglia dopo una coda (sì, avete letto bene) di almeno mezz’ora.
Ad essere precisi n°2, eravamo le uniche italiane.
Ad ogni modo, in quel mondo delle meraviglie ho finalmente compreso il significato della c.d. ‘esperienza in negozio’.
‘EsperienzaConLaEMaiuscolaInNegozio’è:
– possibilità di ‘vivere’ gli articoli esposti con tutta calma, senza sentirsi in obbligo di acquistare;
– possibilità di accomodarsi in un salottino per gustare un caffè, una bibita o un semplice bicchiere d’acqua offerti dal personale;
– certezza della cura del singolo dettaglio (uno per tutti: la camelia bianca applicata alle confezioni);
– certezza di incontrare addetti alla vendita preparati, disponibili ed interessati ad ogni cliente (‘signorina, vedo che apprezza il blu…’).
Esperienza in negozio è, soprattutto, certezza di incontrare un team che dopo 8-9 ore di lavoro no-stop è ancora in grado di accoglierti con un sorriso e di farti sentire importante.
Sarà che sono abituata a venire incenerita dagli sguardi delle cassiere quando, alle 7 e 20 di sera -causa ritardo del treno- mi accingo ad entrare al supermercato…
Sarà che il Master sta ‘plasmando’ la mia mente facendomi notare cose delle quali in passato non mi accorgevo…
Sta di fatto che l’Esperienza di cui tanto ho sentito parlare a lezione c’è stata. E che la classe non è acqua. Mai.
Alessandra