The Sartorialist – Trend o modo di essere?

17 maggio, nemmeno il tempo di metterci a nostro agio e siamo stati subito messi alla prova, per essere in grado di lavorare in team ci è stato dato un obiettivo da raggiungere e un tema da sviluppare: Milano e il Sartorialismo.

Così è iniziato il nostro reportage, concentrandoci su quella che sembrava la strada più appropriata e realizzando ricerche sulle sartorie milanesi, e sull’abito Made to Measure maschile. “Semplice!”, pensavamo, ma niente di più sbagliato è uscito dalla nostra bocca e Google non ci ha certamente aiutati nella ricerca. Sartorialismo, sartorialista ma i risultati non erano le classiche definizioni da Treccani, fino a che una lampadina si è finalmente accesa illuminandoci d’immenso: The Sartorialist .

Un blog, un modo di essere, uno stile di vita, una persona… Scott Schuman. Cliccando e ricliccando si è aperto un mondo quando abbiamo scoperto che “la definizione di Sartorialista è usata per descrivere una persona ben vestita o che indossa qualcosa di moderno e all’avanguardia, che la gente non abbia ancora identificato come tendenza.”

E chi, meglio di Lino Ieluzzi, proprietario della boutique storica Al Bazar di Milano, poteva rappresentare questo ideale di eleganza maschile e, ancor più, ambasciatore del Made In Italy?E quindi via, con zaini in spalla e smartphone (al nostro posto un vero sartorialista avrebbe forse portato una Reflex vintage??), pronti a raggiungerlo.

Lino, quasi come un perfetto proprietario di casa, ci ha aperto immediatamente le porte del suo negozio, dandoci non solo la possibilità di visitare il suo angolo di meraviglie ma permettendoci di intervistarlo, quasi si trattasse di una chiaccherata tra amici a casa sua, nel cortile del suo negozio.

È tutto partito dal significato del buon gusto e del ben vestire:

“Ci sono alcune regole del modo di vestire che un tempo si seguivano. Io ritengo che oggi, più che tornare a delle regole e schemi, ci sia la necessità di tornare al buon gusto. Molte volte quando una persona si veste con uno stile poco comune viene definita Sartorialist, ma non è tanto quello, è solo buon gusto, è solo tornare all’origine, tornare a vestirsi come noi italiani siamo abituati a fare, visto che purtroppo negli ultimi anni molto si è perso”.

Ma in cosa consiste quel non so che tutto all’italiana di cui ci parla Lino? Con nonchalance, il nostro nostalgico amico si autodefinisce un’icona del buongusto, ma con una componente in più rispetto alla normalità, ovvero l’estro. Completa ogni suo look con dettagli unici e di grande valore, non usa colori come il nero ma gioca con ogni tono del turchese, senza mai scadere nel banale e nel kitsch.

Proprio per il valore e l’eleganza che Lino riesce a trasmettere, con uno stile classico ma completamente rivisitato e unico, è uno dei soggetti preferiti per il nostro Scott Schuman, fotografato a ogni evento di moda, fin da quando era un giovane ragazzo con la bandana alla testa e i pantaloni a zampa. Questo è l’obiettivo di Schuman, pubblicare foto scattate in giro per il mondo a coloro che si distinguono interpretando uno stile personale e unico, distinto dalla massa. The Sartorialist non impone un canone e delle regole, ma definisce una sua visione, dando però a chiunque la possibilità di averne una propria.

Ispirati così dal suo pensiero ci siamo messi alla prova girando per le strade di Milano alla ricerca di molteplici sartorialist osservando come ognuno di noi notasse soggetti differenti secondo il suo gusto.

Dunque, chi è per voi un Sartorialist? Volete accettare la nostra sfida? Allora, provate a pensare a tutte le volte che, passeggiando o in coda per salire sul tram, avete notato quell’eccentrico paio di scarpe, o una ragazza con dei fiori in testa…non saranno anche loro dei Sartorialist? Una volta chiarite le idee, mandateci le foto dei Sartorialist che incroceranno le vostre future camminate… Facciamo così vedere a Lino e alle altre icone di stile nostrane che il buon gusto italiano non si smentisce mai…

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Fiammetta Bacci

Rebecca Ciccia

Lorenzo Malerba

Giulia Palma

Laura Ruspi

Elisa Santandrea

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Venini e l’isola di vetro

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Sabbia e fuoco, apparentemente diversi sono questi i due elementi che fondendosi danno vita al vetro. Tutto nasce sei mila anni fa, quando, come Plinio racconta, una notte dei mercanti Fenici si riposarono sulle rive del fiume Belo e per riscaldarsi accesero lì il fuoco. Continuando ad ardere sulla sabbia durante la notte, al loro risveglio trovarono una nuova materia.

Era nato il vetro.

Fase I

I veneziani, intuendo la potenzialità di questo nuovo materiale, eleggono l’isola di Murano centro produttivo e culla di questa nuova arte.  

Qui nel 1921 prende vita l’Azienda Venini. Da subito protagonista del distretto, contribuisce alla riqualificazione di un’attività tanto antica quanto unica nel suo genere. La maison del vetro è un vero esempio di tradizione e innovazione. Grazie alle continue collaborazioni con artisti e designer internazionali trova il perfetto connubio che ha contribuito ad affermarne lo spazio nel panorama del lusso. La destrezza con cui gli artigiani modellano la materia incandescente è davvero insostituibile e attraverso i loro gesti il vetro assume le forme più inaspettate.

Seconda parte del processo, il lavoro a freddo

Oggi Venini e gli altri maestri vetrai tramandano con passione la storia e il pregio di quest’arte, testimonianza di un artigianato incorruttibile ed eterno. L’eredità del brand è fatta di opere, fotografie, disegni e scritti che confermano uno straordinario lavoro totalmente italiano, riuscendo a toccare, oltre che la bellezza estetica, quella sfera emozionale che l’effimero mondo del lusso spesso rischia di dimenticare. 

La Firma

 

Valeria Brazzoli

Carlo Cirillo

Anna Maria Kinsky Dal Borgo

Francesca Pollastro

Erica Renzoni

Camilla Titomanlio

LET’S TAKE A SELFIE WITH… FEDERICO MARCHETTI (CEO YOOX)

Ci sono tante buone idee, ma poche persone che riescono a realizzarle! Il leader dell’Italia digitale, Federico Marchetti, ci racconta come ha messo insieme le sue passioni e ha dato vita al gruppo globale Yoox.com e ci confessa di essere anche lui un grande cliente.

But first…let’s take a selfie together!

SELFIE CON FEDERICO MARCHETTI

All’esame di maturità, Marchetti rispose che non avrebbe mai studiato nè economia nè giurisprudenza, ma in testa aveva già ben chiara un’idea: voleva fare l’imprenditore!

Ci voleva però una scintilla occasionale, un qualcosa che facesse accendere un’idea, e quel qualcosa fu acceso dallo shock di tornare a Milano dopo 2 anni trascorsi a studiare alla prestigiosa Columbia University a New York!

Innovare è un gioco da adulti e arriva un momento in cui bisogna “smettere di studiare e prendere i propri rischi, buttarsi senza paracadute” ha detto Marchetti a noi che lo ascoltavamo con gli occhi spalancati e con la sete di sapere come avesse fatto a creare un business così innovativo e geniale come Yoox!

Come Marchetti descrive la sua creazione in poche parole? è lifestyle, è cultura, è entertainment!

Oltre al famoso sito di e-commerce, il business di Yoox si completa di oltre 37 siti di monomarca che spaziano da grandi brand come Marni (il primo a essere salito a bordo nel 2006), Valentino e Armani, a brand emergenti come Alexander Wang. I brand hanno totale controllo della situazione e Yoox offre il suo appoggio e tutta la competenza del suo staff, come fosse una realtà aumentata.

Dall’inizio Yoox voleva imporsi come realtà globale e, nonostante la velocità del nostro mondo e di internet, alla base c’è un piano strategico di 5 anni per non farsi prendere dalla frenesia e dalle mode, perchè,  il mestiere dell’innovatore è quello di arrivare un po’ in anticipo rispetto agli altri, ma non troppo! Il successo di Yoox viene certamente dai grandi talenti che ci lavorano, insieme a una buona dose di creatività e di prodotti di qualità. Le aziende, infatti, sono come i grandi campioni e devono allenarsi e investire molto per poi poterne raccogliere i frutti.

Ma c’è una domanda che ancora qualcuno si pone…come si può comprare qualcosa che non si prova? Facile da rispondere perchè non è vero che non si prova, solo che il fitting viene “slittato” a 24ore dopo l’acquisto, e si fa abbiando il nuovo capo con il proprio guardaroba, nell’intimità di casa, davanti al proprio specchio, senza il senso di colpa di restituire l’abito se non soddisfa le nostre aspettative!

Yoox ci piace molto anche per un altro fattore: perchè è italiano! Marchetti ha deciso di sfruttare il vantaggio competitivo di essere italiano e di trasmettere i valori della nostra cultura invitando tutti a un Dinner Party in Venice per Natale. I shoppable video a puntate della nuova campagna sono girati in una città italiana, come ormai è tradizione, e permettono di acquistare direttamente cliccando sulle immagini! Innovazione e italianità vanno a braccetto, non vediamo l’ora di sederci a tavola!

L’Italia resta il mercato prediletto, anche perchè è quello che sta crescendo di più (oltre il 20%) ed è sicuramente strategico. Le novità in arrivo? Il prossimo sviluppo sarà concentrato sul mobile e sull’integrazione tra negozi fisici e online. Lo store tradizionale, infatti, sarà sempre il punto di riferimento per il consumatore, e questo Yoox lo sa bene, ma Marchetti dice che bisogna lavorare per regalare al consumatore “l’esperienza più bella che possa avere“.

E sicuramente anche la sua testimonianza ci ha regalato un’esperienza bellissima e un grande invito a credere nelle nostre idee e nel nostro futuro!

La classe del 4° Master Luxury and Fashion Management con Federico Marchetti

Riccardo Cavallin Sartori & Giulia Cestaro

Dal carcere a Broadway: un caso di successo “Made in Italy”

E’ stata inaugurata ieri, al Teatro Arcimboldi di Milano, la nuova tournée di Siddhartha, il musical tratto dall’omonimo libro di Herman Hesse ed ispirato al film Piccolo Buddha di Bertolucci.

Un cammino spirituale verso l’illuminazione, alla scoperta della vera essenza della vita e delle ragioni della sofferenza.

La novità di quest’anno è che presto lo spettacolo uscirà dai confini nostrani, divenendo il primo musical interamente italiano ad approdare sui palchi di Broadway: da gennaio 2014, infatti, “Siddhartha the Musical” sarà rappresentato al Lincoln Center di New York, e dopo il tour negli Stati Uniti a febbraio approderà anche in Asia, grazie al nuovo contratto siglato con la Broadway Asia Company.

Un trionfo che trova le sue radici all’interno del carcere di Milano Opera, grazie al laboratorio di Musical che la cantautrice e regista Isabella Biffi, in arte IsaBeau, porta avanti da 7 anni con passione e professionalità. L’incoraggiamento arriva dai detenuti stessi, che hanno spinto affinchè lo spettacolo venisse rappresentato prima esternamente con una compagnia di professionisti: troppo bello per rimanere nelle sole mura del carcere!

Ma intanto lì, tra quelle mura, ci si prepara al primo debutto, che avverrà la prossima settimana all’interno del penitenziario stesso. Tre date: 27, 29 e 30 novembre per mettere in scena non soltanto la storia di Siddhartha ma il percorso stesso dei 20 detenuti del circuito di alta sicurezza, un percorso fatto di sfide quotidiane, di scoperte di nuove abilità e possibilità relazionali, di nuove emozioni e sentimenti.

L ‘obiettivo, dichiara la regista, è quello di creare, attraverso l’arte, gioia ed una prospettiva verso il futuro. E per alcuni di loro, che hanno avuto la possibilità di lavorare anche alla produzione del Musical esterno, uscendo fuori dalle mura del carcere, è stato raggiunto appieno.

Due mondi totalmente diversi, due energie completamente diverse: da un lato i professionisti, dall’altro i detenuti. Ma il messaggio è lo stesso ed è uguale per tutti: “si può rendere migliore il mondo in cui si vive iniziando a rendere migliore il cuore con cui si vive”.

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Rossella Scotto di Vetta.

“Made in Italy senza Italy”

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L’8 novembre a Milano si è tenuto il convegno “Made in Italy senza Italy”, organizzato da Pambianco, in cui il tema è stato quello delle acquisizioni dei brand del lusso italiani da parte degli stranieri. Le principali acquisizioni sul territorio nostrano sono state fatte da parte dei gruppi francesi che hanno creato una sorta di oligopolio nel mercato delle aziende del lusso. I brand italiani che sono passati in mano francese negli ultimi anni sono quelli che hanno contribuito alla costruzione del concetto di eccellenza attribuita alla manifattura italiana ( in particolare LVMH ha acquisito Fendi, Bulgari, Pucci, Acqua di Parma, Rossimoda, Loro Piana, Cova; Kering, invece, Gucci, Brioni, Bottega Veneta, Sergio Rossi, Richard Ginori e Pomellato; segue il gruppo Richemont con Officine Panerai e Montegrappa). Sono pochi i casi delle aziende italiane che sono riuscite a conquistare marchi esteri: si tratta di Prada (Church’s), Tod’s (Roger Vivier), OTB (Maison Martin Margiela, Victor&Rolf), Luxottica (Rayban, Arnette, Alain Mikli, Oakley, Lenscrafters, Sunglasses hat).

L’intervento di Boselli ha sottolineato che il passaggio di proprietà in mani straniere, in molti casi, ha portato una ventata di positività poiché ha generato una crescita delle aziende italiane, sia in termini di visibilità che di fatturato. Il Presidente ha anche ricordato il rispetto che questi gruppi hanno portato al Made in Italy, mantenendo la produzione sul nostro territorio o addirittura comprando le aziende produttrici, non eliminando così posti di lavoro e management italiani.

Dal confronto è però emerso il problema per cui il consumatore potrebbe in un futuro prossimo attribuire un maggiore valore al brand piuttosto che al Made in Italy (da “Made in” a “Made by”) e questo potrebbe indurre a diminuire le produzioni sul territorio italiano per favorirle in Paesi in cui il costo del lavoro è decisamente inferiore. Quello che gli imprenditori possono fare per evitare questa possibilità è limitato. L’obiettivo sul quale puntare è sempre l’innovazione e la qualità di prodotto e di servizio e sperare che il “Made in Italy” continui ad avere un certo appeal sul consumatore straniero. Le PMI con brand propri devono invece puntare alla crescita attraverso la ricerca di risorse in fondi di private equity o quotazioni in borsa (ove possibile) e stringere alleanze con partner stranieri per la distribuzione.

In bocca al lupo Made in Italy!

Francesca Cantarutti

Made in…

Oggi, venerdì 25 ottobre, in Parlamento Europeo si discute riguardo alla controversa regolamentazione sul made in.
Sicurezza e indicazione d’origine obbligatoria per prodotti non alimentari: un mare magnum di categorie merceologiche.
Argomento di preponderante interesse per moda, fashion e lusso, mercati di assoluta rilevanza per il nostro Paese.
Italia in testa, seguita da Francia e poi Germania (quest’ultima neo-alleata) fronteggiano quegli Stati del Nord Europa maggiormente “liberisti” e contrari a uno screening tanto dettagliato sull’origine dei prodotti.
Proprio quegli Stati del Nord, abili assemblatori di componenti provenienti da fabbriche dell’ Est Europa o extra-Ue, adducono motivazioni quantomeno curiose a sostegno della loro posizione.
Tutela dei consumatori, tra le loro prerogative, i quali non siano made in oriented nella scelta dei loro acquisti.
Tutela dei consumatori, tra le nostre prerogative, i quali non siano ingannati e circuiti nella scelta dei loro acquisti.
L’ effettiva provenienza produttiva di un capo d’abbigliamento, un paio di scarpe o un mobile di design andrebbe garantita e limpidamente appurata, tanto per il bene del consumatore finale quanto per il bene di quelle piccole-medie imprese che operano e producono (davvero!) in questi settori.

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Giacomo Bartolacelli

Roy Roger’s e Aspesi: un connubio perfetto

E’ ormai ufficiale da giorni la partnership siglata tra due marchi esclusivi del Made in Italy, da un lato Aspesi, brand famoso per i piumini unisex da città, e dall’altro Roy Roger’s, leader nella produzione dei blue jeans. L’unione dei due brand darà vita nella primavera-estate 2014 a quattro modelli di jeans prodotti da Roy Roger’s per Aspesi e, nell’autunno-inverno dello stesso anno, a quattro capispalla in edizione limitata realizzati da Aspesi per Roy Roger’s. Ciascun prodotto presenterà un’etichetta in cuoio vegetale con la griffe dei due marchi.

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Etichetta Roy Roger’s – Aspesi

Una vera e propria strategia intelligente quella messa in atto dalla famiglia Biondi, detentrice del gruppo Sevenbell a cui fa capo il brand Roy Roger’s, e da Alberto Aspesi. Un gioco di squadra che va a rafforzare la capacità di produzione delle due aziende italiane favorendo così la realizzazione di prodotti di alta gamma e la conquista di nuovi mercati. Particolare attenzione sarà rivolta ai dettagli che caratterizzeranno le singole creazioni in modo da rendere le stesse capi esclusivi.

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Roy Roger’s
Aspesi
Aspesi

Ci auguriamo che questo processo di co-branding risulti vincente e dia un nuovo slancio al Made in Italy sui mercati internazionali.

C.Casaletto

53° Salone nautico di Genova: spiraglio di luce per la nautica italiana?

Dopo le fiere di Cannes e Montecarlo, domenica è calato il sipario anche sulla 53° edizione del Salone nautico di Genova dove il leitmotiv della manifestazione è stato “Dove iniziano le storie di mare”. E’ proprio al mare, elemento essenziale e imprescindibile  della nautica, che la manifestazione ha voluto dedicare più spazio quest’anno esponendo un maggior numero di imbarcazioni in acqua, consentendo così ai visitatori di vivere in maniera più autentica questa esperienza.

Rispetto alle edizioni precedenti, si è trattato di un salone più “snello” sia in termini di tempo (infatti è durato solo 5 giorni, anziché nove), sia di espositori, un dato che riflette la fase di stallo che il settore della nautica sta attraversando per via della crisi (c’è stato un calo del fatturato del 60%!) e di un sistema politico che di certo non ha aiutato in questi ultimi anni.

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Per molti questa nuova formula adottata è risultata vincente e rappresenta un nuovo inizio da cui ripartire, ma in qualità di visitatrice l’ho trovata alquanto deludente. Sono arrivata  a Genova carica di aspettative che però in parte non sono state soddisfatte. Mi immaginavo di entrare nel “paese dei balocchi” vedendo yacht da sogno e di lusso vero e proprio ovunque, ma così non è stato, anzi. Ad eccezione del Chopi Chopi del gruppo Ferretti e della Stella Maris di Viareggio Super Yacht , ho riscontrato una presenza massiccia della cosiddetta piccola nautica accessibile e una mancanza dei superyacht.

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Ho avuto la possibilità di visitare un SD92 di San Lorenzo, uno degli storici cantieri nautici più importanti che hanno fatto la storia della nautica italiana che mi ha colpito per l’estrema cura al dettaglio di ogni singola componente mirata a soddisfare su misura le esigenze di ogni armatore.

                                                       

Questo è solo un esempio delle numerose aziende italiane che andrebbero maggiormente supportate allo sviluppo e alla ripresa. La nautica possiede tutte le potenzialità per contribuire alla ripresa dell’economia del nostro paese, è un’eccellenza del Made in Italy e come tale va tutelata e incentivata.

Anna Uva

Il gruppo Ferretti mostra l’eccellenza del Made in Italy al Salone Nautico di Genova

Ferretti Group, tra i leader mondiali nel settore degli yacht di lusso, è uno dei protagonisti del 53° Salone Nautico Internazionale di Genova. Presente con 11 tra i suoi modelli più prestigiosi, si caratterizza per la qualità Made in Italy e l’innovazione tecnologica.

Tra tutti spicca il maestoso “Chopi Chopi” di 80 metri, l’imbarcazione a motore più grande esposta al Salone. Inaugurata lo scorso gennaio, è un vero e proprio gioiello unico nel suo genere: cinque ponti, sei suite di lusso, interamente plasmata in acciaio e alluminio. Il tutto per un valore superiore a 80 milioni di euro.

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Il gruppo presenta 3 anteprime di lusso: Ferretti 960, Ferretti 750 e Pershing 62.

Ferretti 960 è un’imbarcazione innovativa e sportiva della lunghezza di 30 metri. Le cinque cabine interne sono caratterizzate da un elegante design e da materiali di elevata qualità con la preponderanza di colori caldi. Elemento caratteristico la vetrata continua da poppa fino a prua.

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Ferretti 750, più compatto del precedente, è un modello grintoso che rappresenta l’evoluzione del Ferretti 720, uno dei maggiori successi del marchio.

 

Pershing 62, lunga 19 metri, è caratterizzata da un aspetto aggressivo ma al contempo elegante e comodo. L’originale stile interno si contraddistingue per un accurato gioco di contrasti tra toni chiari e scuri, materiali lucidi e opachi, superfici lisce e ondulate.

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Come ogni anno, inoltre, Ferretti regala ai clienti e ai prospect l’esperienza di testare in mare alcune tra le sue imbarcazioni accompagnati da uno staff altamente specializzato per vivere appieno ogni emozione.

L’innamoramento è assicurato!

Il Made in Italy sbarca in Corea del Sud

Il commercio elettronico, meglio noto come e-commerce, è una realtà che si sta diffondendo sempre più e che ha ormai coinvolto totalmente il sistema moda.

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Anche in Italia sono molte le aziende che si sono attivate per la promozione del canale vendita online con lo scopo di ampliare la propria clientela. Interessante è il caso di tre giovani sudcoreani che, dopo aver frequentato un Master in Luxury Management a Milano, hanno deciso di avviare un’attività di e-commerce con l’obiettivo di promuovere il Made in Italy legato al mondo della moda maschile in Corea del Sud.

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L’idea principale è stata quella di creare un blog (corsoitalia.co.uk) sul quale promuovere, nel loro paese d’origine, le varie aziende italiane che, di volta in volta, si alternano in strategie di prezzo differenti. Infatti, l’interesse  è assicurare ai marchi italiani che inaugurano una nuova campagna di promozione e sconti la massima visibilità sul blog tanto da persuadere, in maniera considerevole, gli utenti sudcoreani nel processo di acquisto online .

La continua ricerca di mercato, la necessità di interrelazione e il costante aggiornamento del blog sono gli aspetti fondamentali di questa ambiziosa iniziativa che vede coinvolti questi giovani cultori del fashion.

Non ci resta che sperare nella riuscita di questo progetto che, certamente, garantirebbe l’ennesimo successo del Made in Italy in un nuovo mercato.