Luxury Department Store

Se ripenso alle mie ultime vacanze vedo un inconsapevole fil rouge che lega le esperienze degli ultimi viaggi.

È la shopping experience in department store del lusso. Ovviamente mi concentro sui luoghi che mi hanno più colpito e non sulla totalità delle capitali europee.

Parigi, è ben noto, è la capitale per eccellenza dell’alta moda ed i suoi luoghi di culto dello shopping restano Rue de le Champs Elyseè e tra i department store Les Galeries Lafayette. Rinomate in tutta Europa in qualità di faro dello stile possono invece risultare vagamente deludenti se confrontate ad altri mall europei, l’alta selezione c’è, ma lo spazio espositivo resta un po’ esiguo per una tale città.

   

Londra, col suo stile metropolitano, ha invece le sue principali mete dello shopping in Bond street,  Harrods e Camden Town. Harrods, vera perla di questa città, vende, come si diceva in una vecchia pubblicità: ”Dallo spillo all’elefante”. Infatti, nessuna meraviglia nel trovare un intero settore dedicato al Natale 365 giorni l’anno.

Inoltre, per questa holiday season, è stata prevista una collaborazione tra la Disney e le più note case di moda e di gioielleria mondiali  per celebrare il Natale con le reinterpretazioni delle principesse delle favole.  Ecco un link:

http://www.vogue.co.uk/news/2012/10/23/harrods-disney-princess-designer-dresses—christmas-window-display/gallery/3

  

Berlino, veste se possibile un ruolo ancora più alternativo in cui si contrappongono grandi poli del lusso, come  Kadewe e Friedrichstrasse a zone assolutamente underground. Pur non essendo la mia città preferita in Europa, è di certo quella che propone una tra le più ampie offerte commerciali. In essa nel lusso spicca KaDeWe, department prima riservato alla sola parte occidentale della città come recita lo stesso nome: Kaufhaus des Westens.

  

Amsterdam, resta probabilmente la più trasgressiva tra le capitali europee, la strada del lusso principale è Hooftstraat e De Bijenkorf è il principale department store di lusso olandese. Situato in piazza Dam, della quale gode di un’ottima vista, ha come competitor il vicinissimo Magna Plaza  per l’acquisizione dei marchi del lusso. Nonostante ciò, l’ offerta risulta differente poiché Magna Plaza è un insieme di shop in shop chiusi mentre De Bijenkorf è uno spazio più fluido con shop in shop ma anche con la classica disposizione in corner espositivi immediatamente fruibili.

  

 

In conclusione: per queste vacanze natalizie viaggiate, godetevi la splendida Europa, e soprattutto, buon shopping!

Roberto

http://www.galerieslafayette.com/

http://www.harrods.com/

http://www.kadewe.de/

http://www.debijenkorf.nl/

http://www.magnaplaza.nl/nl/

Il prezzo (o il valore?) della semplicità servita da Olivier Limousin

Se nel 1846 fossimo andati da un Irlandese a dirgli che nel 2012 avrebbe pagato un piatto di patate ben 75 sterline ci avrebbe probabilmente riso in faccia; in quel periodo la carestia era dilagante e le patate, cibo povero per eccellenza, scarseggiavano a causa di una rara patologia.

Oggi il cibo più povero a livello internazionale e il più amato ed usato dal popolo britannico rivive nel piatto di Olivier Limousin, chef francese, cresciuto e formatosi nelle più prestigiose cucine francesi, si trova ora alla guida del doppiamente stellato Atelier de Joel Robuchon a Londra.

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Il piatto inglese più semplice che ci sia, riproposto nella sua versione più cara.

Non vi è dubbio che, negli ultimi anni, la tendenza dei migliori chef a riproporre piatti semplici è preponderante, e l’attenzione all’estetica del piatto, tipica degli anni ’90, ha lasciato il posto ad una maggiore cura nella ricerca del prodotto di qualità.

Vi lascio con uno spezzone del cartone Walt Disney, Ratatouille, dove il topo-chef propone uno dei piatti di verdure più semplici esistenti riuscendo a stupire il cinico critico Anton Egò.

 

Maria Laura Franco

Elio Fiorucci: la storia della Moda.

 

 

Questo è stato forse l’incontro più particolare e inaspettato che abbiamo avuto al master.

Con più di tre quarti di secolo alle spalle e dopo aver creato la storia della moda, troviamo un uomo pieno d’ iniziativa, voglia di fare e concentrato sul futuro.

I racconti sono stati incredibili: Biba, Londra anni 60, Milano, NY, “Fine della paura e inizio della vita.”, Studio 54, Andy Warhol, creatività, Ibiza, jeans, innovazione, Oliviero Toscani, minigonne, donne , “Vediamoci da Fiorucci.”, angioletti e nanetti…la lista potrebbe continuare all’infinito.

La parola che più mi ha colpito è “NOI”. Per tutta la mattinata parlando del marchio Fiorucci ha utilizzato la prima persona plurale, per lasciarci ben impresso nella mente che per creare la storia sono stati fondamentali tutti gli incontri, tutti i collaboratori e tutte le persone a lui vicine.

L’insegnamento e il consiglio principale che ci ha dato è “l’essere imprenditori”, nella moda non è sufficiente avere la creatività e il senso artistico, ma è necessario creare una struttura, un’azienda efficiente che con disciplina e organizzazione supporti l’estro e la genialità.

 

 

Straordinariamente sopravvissuti al tempo

Risale al 4 luglio l’asta:” Treasures, Princely Taste” organizzata da Sotheby’s a Londra, ma le cifre esorbitanti che sono state raggiunte e la “battaglia” fra compratori, fanno ancora parlare di lei. I pezzi d’antiquariato sono stati davvero svariati: dal servizio d’argenteria settecentesco del primo Duca di Leinster, ad un tavolo da gioco attribuito a Gaspare Massani, passando per un cabinet di metà ‘700 decorato da  medaglioni in avorio rappresentanti ritratti di famiglia, raffigurazioni di Venere, Cupido e di Medusa e svariati complementi d’arredo principeschi come la caraffa in argento dorato del XVI secolo, appartenuta a Ferdinando II, re del Portogallo.

Nonostante l’unicità di questi pezzi, due lotti sono stati in assoluto i più contesi: la coppia di Vasi Medici Luigi XVI e l’Orologio musicale Giorgio III.

La coppia di vasi, che partiva da una base d’asta di 600.000 sterline, è stata aggiudicata per 1.777.250 sterline (circa 2,1 milioni di euro).

In porcellana e bronzo dorato di Sèvres, del raro colore azzurro cielo, i vasi furono creati tra il 1788 e il 1790 da Pierre-Philippe Thomire per Maria Antonietta e il consorte Luigi XVI per arredare il castello di Rambouillet.
Miracolosamente sopravvissuti alla Rivoluzione francese.

Non è stato da meno il maestoso orologio musicale firmato Peter Torckler, venduto per 1.609.250 sterline (circa 2 milioni di euro). Si dice che lo strabiliante oggetto settecentesco, raffigurante un elefante asiatico che sorregge un automa musicale, fu acquistato dallo Scià di Persia, Naser al-Din intorno al 1890.

Il resto dei lotti non è stato da meno, tanto che la casa d’asta ha raggiunto un totale di vendita di circa 9.507.800 sterline.

Noblesse Oblige.

Giulia Saccardi

La fata confetto

Causa giochi olimpici, questo continuo parlare di Londra mi ha fatto pensare al mio profumo.

Non che sia fresco o sportivo. Anzi, chi mi conosce sa che è l’esatto contrario, dolcissimo. C’è infatti chi tende ad associarlo all’inebriante fragranza della crema pasticcera, chi al gusto vanigliato di un pacchetto di Tic Tac e chi a uno stecco retrò di zucchero filato. In realtà  sarebbe bene assimilarlo ai Confetti. Così infatti si chiama, perché a produrlo è proprio una confetteria.

Sì, lo so, è un po’ strano andare a comprare un profumo in un negozio di dolciumi, ma non lo è poi così tanto se si conosce la filosofia dietro al negozio in questione: la confetteria Conti – una delle più prestigiose di Milano.

Alla mia iniziale incapacità di trovare un legame tra categorie merceologiche apparentemente così diverse, la preparata commessa del punto vendita di Via San Pietro all’Orto, mi ha fatto notare come in realtà non vi sia alcun tipo di dissonanza tra il creare una linea di cosmesi alla vaniglia e fiori d’arancio e il confezionare una bomboniera. Alla base di entrambi c’è infatti la volontà di coccolare le spose dal momento della scelta dei cadeaux de mariage a quello della cura di se.

Allora, in tutto questo, perché Londra? Perché proprio i grandi magazzini Harrods hanno scelto di accogliere, con un piccolo corner in franchising, l’idea del negozio-confetto meneghino.

Musica per i palati e i nasi di tutto il mondo.

La guerra civile non ferma il lusso della First Lady

Oggi ovunque sentiamo parlare di Siria ed ogni racconto che proviene da quella terra bellissima parla di guerra, massacri, esecuzioni sommarie in strada, morte di innocenti e fuga dal proprio paese, dalla propria città, dalla vita che non esiste più; l’hanno definita  Estate Araba, Primavera allungata o semplicemente Guerra Civile ma in qualunque modo la si voglia soprannominare oggi Siria significa genocidio (Kofi Annan – Presidente ONU).E intanto, la First Lady Asmā Al-Asad fa shopping nel quartiere più chic di Londra, spendendo l’equivalente di oltre 300mila euro in mobili di lusso. Tavoli, divani, tappeti, candelabri e pouf sono stati acquistati in uno dei negozi di design del quartiere Chelsea a Londra per arredare la sua residenza estiva a 200 miglia da Damasco. A luglio «Alia» (uno degli pseudonimi usati da Asma) ha fatto ulteriori ordini per oltre 12 mila euro c/o un designer di Parigi, da consegnarsi a Dubai. E nello stesso mese e sempre a Parigi, l’incontentabile moglie di Assad ha chiesto a un cugino di ordinare quattro collane tempestate di diamanti per un valore di 250 mila euro.

Tutto questo fa da contraltare alla situazione politica ed umanitaria che si vive a Damasco ed in tutta la Siria e che, a Luglio, mese degli ultimi acquisti della First Lady – ha registrato il momento più cruento con le battaglie di Aleppo e l’attentato durante una riunione del Consiglio in cui sono morte alcune persone fedelissime di Assad.

Un  atteggiamento un tantino leggero per una donna che da sempre si è distinta per le sue posizioni progressiste sui diritti e l’educazione delle donne, una donna dall’immagine pubblica importante; un atteggiamento non proprio all’altezza dell’altisonante definizione attribuitale da Vogue “la rosa nel deserto”.

Mail on Sunday image

 

 

 

 

 

 

 

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Gold

Nelle vesti di lettore del nostro blog, se dico oro, o argento a cosa pensi?
Secondo me con buone probabilità ti starai aspettando un post riguardante gioielli e preziosi, o forse starai pensando al colore di tendenza dell’inverno ( per altro, secondo la maggior parte delle riviste di moda ,nella collezione A/I 2013 l’oro sarà un MUST), niente di tutto ciò!


Mi spiace se sto deludendo le tue aspettative, ma l’oro che sto per raccontare in questo post è sicuramente il più prezioso che si sia mai sentito.
E’ Agosto , è periodo di Olimpiadi e posso dire che, nonostante alti e bassi, gli atleti “Made in Italy” se la stanno cavando piuttosto bene. Tra tutti gli azzurri c’è un atleta, forse ai più un illustre sconosciuto, che tira di scherma da quando è bambino e da allora conserva lo stesso entusiasmo nel gareggiare, la stessa gioia nelle vittorie, la sessa delusione nelle sconfitte, ma che ha maturato dentro di se un grande campione: due giorni fa ha vinto la medaglia d’oro nel fioretto a squadre.


La vittoria di quella medaglia, per Andrea Baldini(secondo dalla sinistra), non è stata solo il coronamento di un sogno che è cresciuto con lui: è la dimostrazione a se stesso e al mondo che con costanza e caparbietà si possono superare tutte le difficoltà che la vita presenta (nel 2008 è stato ingiustamente escluso dalle Olimpiadi di Pechino a causa della postività a un diuretico che viene assunto per eliminare il doping) ma nonsotante tutto ha trovato la forza per andare avanti e superare quell’ingiustizia.
Ma la vittoria di Andre ha qualcosa di magico: ha riunito decine di amici che non si frequentavano da anni, ma che in quel maledetto Agosto 2008 erano uniti per supportarlo, ha fatto sognare una città che non ha molti motivi di vanto, ha segnato la storia dello sport italiano: 30 anni di distanza l’album fotografico degli sportivi inserisce un’altra foto di un “urlo” memorabile.

Piano come una Scheggia

fonte google

Il fumo di Londra dal 5 luglio si è tinto del nostro tricolore, sono stati infatti inaugurati nella capitale britannica i 95 piani di vetro progettati dal maestro dell’architettura contemporanea, Renzo Piano.

11mila pannelli (solari) in specchio, disposti su 309,6 metri d’altezza, da oggi svettano lucidi, irregolari ed impavidi (feroci critiche, infatti, non sono mancate) nello skyline della metropoli olimpica, per imporsi senza rivali in tutta Europa.

Lo SHARD (LONDON BRIDGE), questo è il nome del controverso frammento che grattailcielo, è  di certo una scheggia impazzita per il futuro che ha stravolto il panorama della city ridisegnandone per sempre i punti di riferimento (speriamo non voglia anche scandirne il tempo), ma, nondimeno, è l’ idea di un acuto visionario che ha fatto, ancora una volta, di un struttura un’opera d’arte contemporanea “caleidoscopica”.

Alcuni piani, ovviamente, saranno adibiti ad appartamenti di lusso, ma dal 2013. I poveri futuri inquilini che avranno nell’ attesa messo da parte circa 50 milioni di euro per occupare un panoramico alloggio, si troveranno, loro malgrado, costretti a dividersi i soli 48 posti auto (così pochi perchè “il futuro delle città è nel trasporto pubblico e non in quello privato”), nonché a convivere il palazzo, con ristoranti di lusso, un hotel a cinque stelle, 600mila metri quadrati di uffici e negozi e gente pagante in visita guidata.

In fondo, un panorama esclusivo, incluso in un’opera d’arte che svetta sui comignoli di Londra, varrà pure una riunione di condominio affollata, o no?

fonte google

Marialba Consoli

GOD SAVE THE QUEEN

Tiffany & Co.

Giocando con le libere associazioni di parole, se dicessi Londra alcuni di voi certamente sarebbero portati a rispondermi Regina Elisabetta, altri ancora Harrods. Bene, non c’era occasione migliore, per ricalcare il loro legame istituzionale inscindibile, che quella del Diamonds Jubilee della longeva Sovrana. Per i sessanta anni di reggenza, infatti, i grandi magazzini del lusso più famosi al Mondo hanno realizzato, in collaborazione con i marchi dell’Olimpo dell’Alta Gamma, una meravigliosa collezione di 31 corone in esposizione nelle sontuose vetrine di Brompton Road dal 15 maggio al 15 giugno.

Boucheron
Bulgari

Tra tutte spiccano sicuramente quella firmata Tiffany & Co. nel classico colore della maison e tempestata di diamanti di varia caratura; quella di Boucheron, sormontata da un serpente di gemme, fiera ripresa, seppur in chiave minimalista, da Bulgari; quella di De Beers, per la cui decorazione sono stati impiegati quasi mille diamanti. Infine, da non dimenticare, sono le reinterpretazioni del gioiello reale da parte di Paul Smith, Dom Perignon e (last but not least) Valentino.

Valentino