LAS JOYAS EROTICAS

Ci troviamo in Colombia dove un artista di nome Jorge Jana esprime il proprio estro creando dei gioielli che, più che monili, sono vere e proprie opere d’arte.Image

È sorprendente come un contesto culturale tanto lontano dal nostro, legato a uno stile di vita che vede la religione al centro della quotidianità di molti -fino a raggiungere una dedizione quasi bigotta-, un esponente dell’alta borghesia di Medellin studioso di arte religiosa possa produrre gioielli tanto sfrontati.

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Sicuramente si tratta di un tipo di gioielleria che ha un gusto lontano dal nostro e probabilmente una buona parte del pubblico italiano non riuscirebbe a indossare quotidianamente (ve la immaginate una sciura milanese a che ne sfoggia uno a una cena con gli amici?!?) ma il valore dei pezzi, tutti rigorosamente unici, è indubbio: ogni ciondolo è ideato e realizzato a mano dall’artista stesso che passa ore ed ore nel proprio laboratorio per ognuno.

Il successo in Colombia, dove questi gioielli vengono considerati degne di essere chiamati opere d’arte “da indossare”, è stato enorme, e i molti articoli di giornale e le pubblicazioni ne sono la prova.

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Purtroppo non esiste un sito ufficiale dei “medallones”, ma se qualcuno volesse scoprire di più su Jorge Jana e le sue opere, può contattarmi o aggiungere l’artista su facebook.

Matilde De Bernardis

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Sous le signe du lion

Chanel ha presentato a Venezia la sua ultima collezione di alta gioielleria Sous le signe du Lion che è poi stata esposta interamente a Parigi nel corso della Haute Couture Week.

La collezione è un omaggio al leone, segno zodiacale di Coco, e soprattutto simbolo della città veneta, a lei molto cara. Infatti, nel 1920, con il suo primo viaggio a Venezia, dopo la morte del suo grande amore Boy Capel, la fondatrice trovò forza ed ispirazione proprio dal simbolo di San Marco, il patrono della città, e rimase affascinata dall’architettura bizantina, tanto che al suo ritorno a Parigi decise di arredare il suo appartamento con alcune statue di leoni. Le forme del leone sono state così riprese dalla maison nella nuova collezione di gioielli.

La collezione è composta da 58 pezzi: medaglioni, spille, anelli, bracciali e pendenti impreziositi da diamanti, pietre dure e materiali pregiati, ognuno che ricorda la forma del felino.

Un importante pezzo, di cui saranno realizzati solo 5 esemplari, è l’anello Lion San Marco in oro e platino, dove l’animale pone le zampe su una stella tempestata di diamanti bianche e gialli.

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Tra le spettacolari creazioni poi, il Royal Lion, in platino, oro bianco e diamanti, che può essere indossato come ciondolo ma anche come collana, mentre la testa del leone può diventare una spilla.

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Un altro capolavoro è la collana Lion Masaique che nasconde le forme del leone tra gli intrecci di diamanti su oro bianco.

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La spilla Lion Céleste rimanda al leone come segno zodiacale, con la zampa appoggiata sopra un globo.

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La maison ha inoltre deciso di contribuire al restauro del mosaico frontale della basilica di San Marco e il direttore della divisione gioielleria Chanel Comar B. ha infatti dichiarato che è un onore impegnarsi in questa operazione di restauro, perché è un modo per lasciare una traccia nella storia di Venezia, che tanto ha dato a Coco.

Alessandra Baiardi

Continua la campagna d’oriente per i marchi del lusso italiani

La crisi economica che ha investito tutti i settori merceologici, dai costi delle materie prime, alla produzione, incidendo fortemente sul quotidiano dei più, ha inevitabilmente inglobato tutti i livelli di produzione, lusso compreso.

Non è quindi da meravigliarsi come i big stiano investendo, guadagnandone i frutti, nel mercato estero.

Damiani, eccellenza della gioielleria italiana ha deciso di seguire questo trend, inaugurando il suo secondo punto vendita a Hong Kong, all’interno di Harvey Nichols Pacific Place, prendendo il suo posto al fianco dei grandi marchi del lusso internazionali.

Anche la Cina è una destinazione di forte interesse per questo marchio. Damiani infatti, già presente sul territorio con 7 negozi, intende aprirne 5 nuovi nei prossimi mesi.

Alla chiusura del mese di agosto scorso, Damiani ha chiuso il primo trimestre in flessione rispetto al medesimo periodo nell’anno precedente, con un decremento pari al 4,5%. La perdita netta è cresciuta dello 0,5%.

Nonostante il bilancio negativo dell’azienda nel primo trimestre il giro d’affari relativo all’estero è cresciuto del 18,3% rispetto allo stesso periodo nello scorso anno.

Camilla

“Biennale des antiquaries”@ Grand Palais Paris.

La “Biennale des antiquaries” giunge alle 26esima edizione aprendo le porte al pubblico dal 14 al 23 Settembre nella sede del Grand Palais di W.Churchill Avenue, ovviamente a Parigi.

Un evento da non perdere per gli amanti di arte antica e moderna, collezionisti e per tutti coloro che hanno voglia di vedere ” il vero bello”.

Alla direzione di tale occasione “Kaiser Karl”!
Ebbene sì, Karl Lagerfeld si è occupato dell’alestimento dei 5150 metri quadrati dell’esposizione ritenendo la location “l’esempio più alto di ciò che è l’idea stessa di Parigi e del suo lato universale”.
Per capire le dimensioni di tale evento ecco qui alcuni numeri:
– 121 dealer;

-54 debuttanti;

– 8000 oggetti esposti;

-10 maison di alta gioielleria quali:

 

 

 

 

        

 

 

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

Le maison per tale occasioni presentano creazioni nate appositamente per tale appuntamento.

Bulgari presenta 100 nuove creazioni ispirandosi a Cleopatra utilizzando rubini, zaffiri, smeraldi pietre semipreziose, perle e coralli.

Chanel utilizza, invece, una cascata di diamanti incastonati su montature lineari e semplici, ispirandosi alle prime collezioni di Coco.

Cartier espone 148 nuovi pezzi, alcuni dei quali hanno richiesto 2 anni di lavorazione, ricchi di diamanti, acqua marina.

Dior propone una gamma di gioielli molto colorati, anche Van Cleef & Arpels punta sul colore.

Per vedere tanto splendore non rimane che fare una ricerchina sui siti low cost di voli aerei, scegliere un week end tra il 14-16 o il 21- 23, e prenotare!!!
Ah dimenticavo per non rimanere accecati da tanto splendore, luccichio: portatevi un bel paio di occhiali da sole, Karl docet!

 

 

 

 

 

Il servizio conta

Venerdì pomeriggio, incurante della temperatura rovente, mi sono avventurata nella Milano post-Ferragosto per un tour fra le vie dello shopping in compagnia della mia amica Sara. Al termine del giro, dopo esserci lanciate un’occhiata complice, abbiamo varcato la soglia della boutique dei nostri sogni: Chanel.
Ad essere precisi, abbiamo varcato la suddetta soglia dopo una coda (sì, avete letto bene) di almeno mezz’ora.
Ad essere precisi n°2, eravamo le uniche italiane.
Ad ogni modo, in quel mondo delle meraviglie ho finalmente compreso il significato della c.d. ‘esperienza in negozio’.
‘EsperienzaConLaEMaiuscolaInNegozio’è:
– possibilità di ‘vivere’ gli articoli esposti con tutta calma, senza sentirsi in obbligo di acquistare;
– possibilità di accomodarsi in un salottino per gustare un caffè, una bibita o un semplice bicchiere d’acqua offerti dal personale;
– certezza della cura del singolo dettaglio (uno per tutti: la camelia bianca applicata alle confezioni);
– certezza di incontrare addetti alla vendita preparati, disponibili ed interessati ad ogni cliente (‘signorina, vedo che apprezza il blu…’).
Esperienza in negozio è, soprattutto, certezza di incontrare un team che dopo 8-9 ore di lavoro no-stop è ancora in grado di accoglierti con un sorriso e di farti sentire importante.
Sarà che sono abituata a venire incenerita dagli sguardi delle cassiere quando, alle 7 e 20 di sera -causa ritardo del treno- mi accingo ad entrare al supermercato…
Sarà che il Master sta ‘plasmando’ la mia mente facendomi notare cose delle quali in passato non mi accorgevo…
Sta di fatto che l’Esperienza di cui tanto ho sentito parlare a lezione c’è stata. E che la classe non è acqua. Mai.
Alessandra

I monumenti parigini si vestono di diamanti

“We are happy to open our first store dedicated to jewellery and watches on the Place Vendome in Paris and we are very proud to also open our first workshop in the cradle of haute joiallerie… Here, our craftsmanship will be able to show off all their talent and create truly exceptional pieces.”

Riferisce Yves Carcelle, Presidente della Gioielleria di Louis Vuitton a proposito della nuova boutique al numero 23 di Place Vendome, a pochi metri dalla storica prima boutique aperta nel 1854.

“…Each piece of jewellery tells a story… so the décor should be self-effacing and allow room for dialogue and the visitor’s dreams”. Peter Marino

Nel favoloso edificio del diciassettesimo secolo, un nuovo negozio con laboratorio di alta gioielleria creato dall’architetto Peter Marino che ha incentrato la sua attenzione sui materiali, creando un ambiente elegante ma semplice che non distolga attenzione ai gioielli.

Un nuovo luogo simbolo per l’alta gioielleria ed orologeria.

Per l’occasione è stata presentata la nuova collezione “L’ame du Voyage”, monumento celebrativo a Parigi. Al suo interno le collane Vendome, Champs-Elysees e Fontaine, gli orecchini e l’anello Jardin, dalle linee grafiche prese dall’architettura, dalle linee dei monumenti e delle boulevard insieme alla prevalenza di gioielli bianchi e gialli che ricordano le romantiche illuminazioni della città.

I prezzi della collezione a partire da 650 euro.

Lorenz Baumer, direttore creativo per Louis Vuitton dal 2009 che cominciò la sua carriera disegnando gioielleria teatrale ha alle spalle collaborazioni con Baccarat, Chanel e Piaget, prima di divenire direttore creativo della Haute Joaillerie Louis Vuitton nel 2009.

“When I arrived at Louis Vuitton they had been working on these new cuts for years and had just perfected them”

“I immediately fell in love with them. They are incredible because they reflect so much light. The best diamond cuts have 58 facets, I use stones with between 61 and 77 facets”.

“The store and the workshop are an important step, a founding decision, indicating that we look ahead with optimism”, dice Hamdi Chatti, director della gioielleria ed orologeria per Louis Vuitton.

CONFLICT FREE DIAMONDS

La testimonianza in aula di due rappresentati dell’azienda di alta gioielleria Damiani, mi ha fornito lo spunto per approfondire un delicato argomento sul quale mi ero già soffermata nell’approccio con il settore orafo e orologiaio: l’etica legata al processo di estrazione e di commercializzazione dei diamanti.

A questo proposito, Damiani, ha preso parte ad un’iniziativa internazionale promossa dall’ONU, che regolamenta le dinamiche di immissione nel mercato di queste preziosi: il Kimberley Process (KPCS), un accordo di certificazione volto a garantire che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non vengano usati per finanziare guerre civili.

Un minatore raccoglie il frutto del suo lavoro nella miniera di Marange (fonte Jewelry News Network)

Il suddetto accordo, che porta alla nascita dello schema di certificazione KPCS, ha origine nel maggio del 2000, con una conferenza a Kimberley, in Sudafrica, per discutere il legame problematico tra produzione di diamanti e conflitti nei paesi d’origine; attualmente vi aderiscono 69 Paesi, organizzazioni non governative e operatori di settore.

I requisiti che uno stato deve soddisfare per poter partecipare allo schema di certificazione sono :

▪       che i diamanti provenienti dal paese non siano destinati a finanziare gruppi di ribelli o altre organizzazioni che mirano a rovesciare il governo riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite;

▪       che ogni diamante esportato sia accompagnato da un certificato che provi il rispetto dello schema del Kimberley Process;

▪       che nessun diamante sia importato da, o esportato verso, un paese non membro del Kimberley Process.

Tuttavia c’è chi sostiene però che tutto questo non basti: il primo enorme punto debole, secondo alcune associazioni come Maendaleo, è che il sistema si applica solo ai diamanti grezzi, non a quelli tagliati e usati in
gioielleria. Per i trafficanti è relativamente semplice far entrare i diamanti già tagliati sul mercato, dal momento in cui la pietra è tagliata diventa infatti impossibile ricostruirne con certezza la provenienza (cosa possibile finché la pietra è grezza).

Secondo punto debole oggetto della critica è rappresentato dal fatto che il sistema di certificazione si applica a lotti di diamanti, non a singole pietre: è vero che gli Stati devono garantire che l’import/export avvenga tramite speciali contenitori sigillati e a prova di manomissione, devono raccogliere e scambiare dati statistici su produzione e commercio dei propri diamanti, devono utilizzare i formulari doganali uniformi approvati dal Processo di Kimberley, ma è ugualmente abbastanza semplice immettere nei lotti diamanti di provenienza illecita.

Inoltre, al momento della vendita di gioielli con diamanti la fattura dovrebbe essere accompagnata da una garanzia scritta attestante che l’origine delle pietre è al di sopra di ogni sospetto; invece, la maggior parte dei gioiellieri pur presentando i prodotti come “conflict-free”, non hanno in realtà accesso alla documentazione preparata da importatori e tagliatori, né purtroppo mostrano, in linea generale, molto interesse nell’esigerla.

Tra le possibili soluzioni campeggia anzitutto la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sia per quanto riguarda i consumatori, che dovrebbero essere maggiormente informati sui risvolti drammatici del ciclo di vita di un gioiello e dunque pretendere le adeguate certificazioni, sia per quanto riguarda  i gioielleri,  i quali dovrebbero esigere ferreamente tutte le garanzie di provenienza del prodotto, consci del valore aggiunto di emettere un servizio migliore perché volto all’etica.

Il Lusso per me

Mi chiamo Alessandra, ho 25 anni e vengo da Lecco. Sono letteralmente affascinata dal mondo della moda e, in particolare, dagli accessori: quando sfoglio una rivista del settore, gustandone ogni pagina, la mia giornata cambia colore.

Terminati gli studi in Giurisprudenza, pertanto, ho pensato di trasformare questa mia passione in un lavoro… ed eccomi qui al Master in Luxury and Fashion Management.

Luxury è un termine che in primis evoca l’esclusività, la selezione del ‘meglio’, l’inaccessibilità di prezzo. Secondo me, tuttavia, Lusso è anche altro: Segno e Sogno.

Non amo incondizionatamente tutta la produzione dell’Alto di Gamma . A volte, però, capita che un determinato oggetto ti rapisca il cuore. Al primo sguardo, inspiegabilmente, lo senti ‘tuo’: in sintonia con il tuo stile, è come se fosse in grado di rappresentarti…un segno, appunto. Il sogno entra in gioco qui. Perchè il desiderio di quell’oggetto ti spinge ad impegnarti, a fare qualche rinuncia nell’ottica di poterlo ‘conquistare’. E quando ci riesci…Bè, quando ci riesci è semplicemente fantastico.

Diamanti e Rock

“Stammi vicino e ogni cosa vedrai col tempo tutto arriverà”, la strofa di “Stammi Vicino”( 2011) è diventata realtà!

Vasco Rossi dopo 25 anni di convivenza ha sposato, il 7 Luglio scorso, la sua compagna Laura Schmidt.

Che l’idea del matrimonio ronzasse già tra i pensieri di Vasco nel 2011 ?

“Matrimonio” non è sicuramente sinonimo della “vita spericolata” tanto celebrata dal Rocker!

Che Vasco abbia trovato “un senso” alla sua vita?

Se 32 anni fa Vasco cantava :”ti voglio bene, non l’hai mica capito, ti voglio bene, lascia stare il vestito” e se qualche anno fa sussurava ” amo te, come non ho fatto in fondo, con nessuna”, oggi il Comandate ha sigillato il nobile dei sentimenti con dei signori anelli.

Le fedi, infatti, sono creazioni Damiani!

La coppia novella è stata la prima essersi scambiata le nuove fedi della Maison Italiana:  all’interno degli anelli la classica incisione dei rispettivi nomi, accanto alla data, è caratterizzata da un pavé di diamanti.

Davanti a due meraviglie del genere l’unica parola che mi viene in mente è :” SI!!!!!! STUPENDO!”

Niente di più azzeccato per un matrimonio!