Dal sogno alla realtà

Dal sogno alla realtà” è il tema del convegno creato e organizzato dall’ ANCI Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani in collaborazione con Newton24.

Presentatori dell’evento Astrid Daprà e Andrea Notarnicola.

L’apertura emozionale di ispirazione felliniana è stata testimoniata non solo dalla mostra dal titolo: “Sogni disegnati da Fellini”, ma anche da ospiti d’eccezione, quali Neri Marcorè e Assunta Legnante (campionessa di getto del peso alle Paraolimpiadi). L’importanza del lavoro dietro le quinte e del duro lavoro che precede il raggiungimento dell’obiettivo sono state le tematiche fondanti della prima parte del convegno denominata l’ “elogio della fatica”.

Nel corso della mattinata si sono avvicendate poi testimonianze pronte ad elencare i vari punti di forza del Made in Italy; alla tavola rotonda hanno infatti preso parte:

Lavinia Biagiotti (Vicepresidente Biagiotti Group)

Alessandro Papini (Luxury & Fashion Expert)

Giampietro Baudo (Direttore MF Fashion)

Manlio Ciralli (International marketing Director Panerai-Richemont)

Aldo Bonomi (Vicepresidente Confindustria)

Guido Racinelli (International marketing Director IED)

È emerso il bisogno di difesa del Made in Italy, possibilmente con una filiera che curi il prodotto dall’inizio alla fine del processo produttivo e con la necessità di grande professionalità da parte di tutti gli “attori” che in esso prendono parte.

Infatti la partecipazione di noi giovani è servita proprio a testimoniare la stessa realtà dal nostro punto di vista e la nostra voglia di prendervi parte. Pertanto, insieme a noi erano “invitati particolari” del convegno anche altri studenti di master del Polimoda, Ied e del Politecnico di Milano.

Durante tutto il convegno un artigiano ha lavorato ininterrottamente alla realizzazione di un paio di scarpe che sono state infine regalate a Roberto Nicastro Direttore Generale di Unicredit, un gesto che testimonia la necessità e la volontà di entrambi i soggetti di poter fare “un passo avanti”  l’uno verso l’altro ai fini di una collaborazione costruttiva a lungo termine.

Infine, Cleto Sagripanti, Presidente dell’ANCI, ha tirato le fila dell’intero convegno ed è uscito di scena guidato da due personaggi felliniani nella speranza che questo non sia solo l’ “ottavo capolavoro e mezzo” ma che il Made in Italy riesca a superare l’attuale momento di crisi globale ancora più forte e come un capolavoro a tutto tondo.

La parola “crisi” nelle lingue estremo asiatiche vuol dire anche “opportunità” e allora è arrivato il momento per le imprese italiane di fronteggiare gli eventi con maggiore fiducia in se stessi e di valorizzare i propri punti di forza con coraggio e spirito positivo; mai come in questo momento storico è necessario sfruttare l’opportunità di poter collaborare, fare rete e crescere non solo in numeri ma anche in qualità.

Roberto Angelici

Francesca Battaglia

Mattia Facca

http://www.ancionline.com/

www.dalsognoallarealta.it

Il lusso esperienziale nelle Cantine Florio di Marsala… e nel mondo.

Visitare le cantine Florio vuol dire entrare a far parte del mondo del vino a 360 gradi, poter vedere le botti in rovere all’interno delle grotte di tufo, poter degustare i vini e poter sentire il forte profumo del vino che ti avvolge. La Concept Winery Florio, ovvero la sala di degustazione che si trova proprio all’interno delle cantine ricavata da una delle navate in tufo, propone al visitatore un viaggio polisensoriale nel mondo del marsala. La degustazione si svolge attorno ad un tavolo in rovere lungo 14 metri, luci soffuse e un design minimale per risaltare i veri protagonisti: vini liquorosi, passiti e spumanti. I vini si incontrano con altri gusti del territorio creando abbinamenti originali e inaspettati, suggestioni da poter riproporre a casa con gli amici o per sorprendere gli ospiti a cena. La degustazione diventa esperienza!

Se dopo la visita guidata delle cantine si vuole portare a casa uno dei vini assaggiati ecco che di fianco alla sala di degustazione si trova l’enoteca. Ristrutturata da qualche mese, l’enoteca Florio, aveva già accolto lo scorso anno più di 30.000 visitatori di cui la maggior parte provenienti dagli Stati Uniti e dalla Germania, e quest’anno ci si aspetta molto di più. Il nuovo concept coniuga alla perfezione tradizione e modernità. I piccoli corner espongono i vini sotto i riflettori e questi poi sono circondati da libri che raccontano la storia della famiglia Florio, la storia del marsala e ancora da altri prodotti tipici del marsalese. L’obiettivo, a mio avviso, è proprio quello di contestualizzare il prodotto. Un vino d’eccellenza è fatto di ottime uve, di processi di lavorazione artigianale di alto livello, di storia del territorio e di passione. Florio racconta così la storia delle cantine che ha inizio nel 1833 e la storia della famiglia conosciuta nel mondo anche per la Targa Florio, mostra il suo lato migliore, stimola il gusto e la curiosità.

A proposito di curiosità, dopo aver degustato e acquistato ho incontrato Maria Elena Bello, responsabile PR, e Benedetta Poretti, responsabile della comunicazione Duca di Salaparuta, che gentilmente hanno risposto alle mie domande.

Quali sono, per i vini Florio, i mercati esteri di riferimento?

Germania, USA, Giappone, Canada, Svizzera, Brasile, Belgio, Russia.

Tra questi qual’è il mercato più dinamico per volumi di vendita e quale quello per qualità di prodotti venduti?

A livello di volumi il mercato più importante è la Germania, a livello di qualità di prodotti venduti  il Giappone.

Quali sono le attività di marketing svolte nei mercati maturi e in quelli emergenti?

Di base facciamo attività di comunicazione e di pr attraverso riviste e opinion leader e attività di web marketing su tutti i mercati. Le differenze tra mercati maturi ed emergenti si possono notare soprattutto nelle attività di trade marketing, sui mercati emergenti si lavora per far conoscere il prodotto con attività di educational, mentre nei mercati maturi si lavora di più sul posizionamento del prodotto e la visibilità.

Quanto la forza del marchio ha aiutato le vendite?

Il mercato del vino è molto frammentato, ci sono tantissime nazioni, regioni, vitigni. È molto difficile farsi spazio e farsi riconoscere. Da qui nasce l’estrema importanza del marchio.

Quanto ha contribuito lo storytelling nella promozione dello stesso?

In Italia come all’estero avere una lunga storia alle spalle è molto importante, ti aiuta a distinguerti.

 

Francesca Battaglia

Venezia: a Palazzo Mocenigo sul red carpet gli abiti che hanno fatto la storia del cinema

Artisti, architetti, stilisti e designers volgono lo sguardo a Venezia per trarre ispirazione e tornano a lei per mostrare le loro opere.

Se si parla di Venezia Francesco Scognamiglio pensa all’oro, a Roberto Cavalli vengono in mente le luci e le ombre della città, Ermanno Scervino conosce anche la Venezia più triste con la nebbia e la adora.

La città ha alle sue spalle un passato importante, una storia che si respira semplicemente passeggiando tra le calli ma è proprio in quest’atmosfera lenta e magica che nascono le tendenze più moderne. Venezia sa unire la tradizione con le innovazioni artistiche, architettoniche e culturali restando sempre al passo con i tempi. I palazzi d’epoca in città sono infatti costantemente aperti al pubblico e ospitano mostre ed eventi

Questa è la volta di Palazzo Mocenigo che dal 2 settembre 2012 al 6 gennaio 2013 ospita la mostra: Trame di moda: donne e stile alla Mostra del Cinema di Venezia.

Ad accoglierci all’entrata del Museo l’abito disegnato da Rodolfo Paglialunga per Vionnet indossato da Madonna per la Mostra dello scorso anno.

Al piano terra e al piano nobile un excursus di 80 anni di storia del cinema rappresentati da più di 70 pezzi che raccontano nove film girati in laguna che hanno fatto la storia: Mambo, Tempo d’estate, Senso, Anonimo Veneziano, Morte a Venezia, Casanova, Il Talento di mr Ripley, Le ali dell’amore, The Tourist. Le stanze affrescate ed eleganti si susseguono l’una all’altra in circolo e la visione degli abiti diventa quasi sognante, ad ogni metro e ad ogni abito è possibile ricondurre i ricordi ad una scena del film e il contesto settecentesco rende tutto ancora più emozionante.

Una parte della mostra è dedicata ad abiti che hanno sfilato sul red carpet negli ultimi cinquant’anni. I veri protagonisti sono loro, lunghi e scintillanti abiti disegnati e creati ad hoc per la serata da Valentino, Versace e altri stilisti di fama mondiale. In mostra alcuni dei più belli indossati da star del calibro di Keira Knightley, Gwyneth Paltrow, Anna Magnani, Sofia Loren.

Protagonisti gli abiti e un focus speciale sul Red Carpet.

Per Roberto Cavalli “lo stesso abito a Venezia rispetto a Los Angeles ha un’immagine diversa ”; Ermanno Scervino aggiunge: “Una donna non deve essere mai vittima del proprio vestito, in quei due minuti deve affascinare milioni di persone ma l’abito non deve annullare la sua personalità.” e ancora Ennio Capasa: “Le attrici sono meravigliosamente fragili, sul red carpet devono affrontare il giudizio di milioni di persone e devono quindi sentirsi a proprio agio. È necessario lavorare insieme, parlarsi, per non sbagliare è necessario unire la sensibilità del designer al fine di valorizzare quel momento particolare.”

Ancora una volta Venezia svela la sua magia e sublima la creatività.

 

Francesca Battaglia

Salvatore Ferragamo: storia di un’azienda, storia di una famiglia

Un turista cinese a Milano potrebbe magari non riuscire a pronunciarlo in modo corretto oppure potrebbe non distinguere il nome dal cognome ma di certo sa bene quale sia il valore di un prodotto e del brand Salvatore Ferragamo.

Uno dei marchi di lusso più conosciuti al mondo, un nome simbolo del savoir faire italiano, un esempio di eleganza e di passione rigorosamente “made in Italy”.

Ferruccio Ferragamo, Presidente della Salvatore Ferragamo SpA, non ci racconta solo la storia di un’azienda ma condivide con noi la storia della sua famiglia. “La Ferragamo è più di un business” ci dice, è decisamente qualcosa di più, è un’unione di forze e di passione condivisa che ha permesso all’azienda di diventare quello che è oggi. Salvatore Ferragamo, il padre, fu un uomo tenace e determinato che non perse mai di vista il suo obiettivo, amava il suo lavoro e ne fece una vocazione. I prototipi delle sue calzature prendevano forma dalle sue abili mani anche durante una chiacchierata con uno dei collaboratori, la sua creatività seppe dare vita a delle vere e proprie opere d’arte. Come non ricordare la zeppa in sughero creata proprio dal suo genio: vista la carenza di acciaio importato dalla Germania negli anni Venti dovette inventarsi una nuova struttura che andasse a sostenere l’arco del piede ed ecco che “Cominciai a lavorare con pezzi di sughero sardo– scrive Ferragamo- pressando, incollando, fissando e rifinendo finchè lo spazio tra la suola e il tacco non fu riempito”. La sperimentazione e la creatività erano il suo vero mestiere.

Già agli inizi degli anni Venti il suo nome e le sue creazioni erano conosciuti nei migliori ambienti cinematografici di Hollywood, geniale ed eclettico conferì alle sue calzature uno stile inconfondibile proprio a Santa Barbara in California. Nel 1923 però decise di tornare in Italia e di trasferirsi a Firenze dove era possibile trovare la manodopera e l’artigianalità di altissimo livello di cui aveva bisogno. Avviò così il suo primo vero laboratorio italiano e… il seguito lo conosciamo tutti!

Audrey Hepburn e Salvatore Ferragamo

Sofia Loren e Salvatore Ferragamo

Un’azienda sana creata e sostenuta da una famiglia unita e solida che negli anni ha allargato l’offerta dei prodotti e la distribuzione con ottimi risultati gestendo altrettanto egregiamente il passaggio generazionale. Il ricordo del padre e la presenza di una figura femminile forte qual’è quella della madre Wanda hanno fatto da colonna portante all’intera famiglia e il “lavoro di squadra” fa ancora brillare da ormai più di ottant’anni questo nome sinonimo di classe e di eccellenza.

Ferruccio Ferragamo trasmette con naturalezza ognuno di questi valori e ci ricorda che è importante studiare, approfondire, essere curiosi, tenaci e poliedrici ma soprattutto che certi valori sono più importanti dei numeri.

Francesca Battaglia

 

 

Un piccolo castello sul mare della mia Sicilia

Mondello, Palermo.

Una strada poco illuminata e sulla destra, tra vari cancelli e muri enormi dai quali è impossibile vedere oltre, una porta più piccola quasi anonima in alluminio bianco.

Non avevo idea del luogo in cui stavo andando ma oltrepassata la porta si è creata un’immagine quasi paradisiaca: alcune piattaforme in legno a mo’ di scala si susseguono una dopo l’altra giù fino ad arrivare al livello del mare e lì si erge una torre in pietra … sul mare. Spettacolo!

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Stile semplice, molto sobrio ed elegante; musica soffusa che si mescola con il rumore delle onde del mare che si infrangono sulle rocce e la giusta brezza che scompiglia i capelli senza disturbare.

Guardandomi intorno facevo ancora fatica ad individuare il posto, doveva essere una sorpresa ed in effetti la posizione quasi segreta di questo locale la rendeva possibile.

Piattaforme in legno dove si trovano tavoli, divani e lampade rigorosamente in bianco, una torre e poi? L’odore e il rumore del mare era evidente ma il buio non rendeva nitida l’immagine.

I signori hanno prenotato sulla terrazza in cima alla torre! Prego, da questa parte!”

Dopo una decina di scalini eccomi in cima e tutto mi è più chiaro: ci troviamo esattamente in una cala, sotto i miei occhi le rocce e davanti a me il mare blu… nero, solo il riflesso delle luci della città e della luna.

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Siamo in Sicilia e a volte me ne dimentico, i paesaggi e i profumi sono inconfondibili e unici, come non amare questa terra!

I miei occhi, le mie orecchie e il mio spirito erano soddisfatti, bisognava adesso però deliziare anche il palato in modo da poter dare a questo posto un bel 10 e lode. Beh non avevo dubbi: piatti tradizionali a base di pesce reinventati in chiave moderna, accostamenti sublimi di sapori provenienti dal mare e dalla terra e il tutto accompagnato da una vasta scelta di vini, siciliani chiaramente.

Tra le varie portate ne menziono una, la migliore: filetto di salmone marinato agli agrumi e pepe rosa…

Non aggiungerei altro, andate e provate!

Bon Appétit!

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Francesca Battaglia

Welcome to Louis Vuitton Express: next stop Shanghai!

Sono passati 20 anni da quando Louis Vuitton apriva il suo primo corner in un albergo di Shanghai; era il 1992, anno in cui nessuno, o quasi, avrebbe mai immaginato la grande importanza che dopo meno di un decennio avrebbe avuto il popolo cinese nella vita economica del globo intero. Louis Vuitton fu uno dei pionieri ed il tempo gli ha dato ragione.

Chissà se Louis Vuitton in persona quando costruì la sua prima collezione di bauli nel lontano 1854 avrebbe mai immaginato di arrivare fin qui. Ebbene oggi la sua fama è mondiale e grazie ai suoi successori lo spirito del viaggio “made in Lv” ha raggiunto anche le mete più lontane dalla casa di famiglia ad Asnières.

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Dopo Parigi e Roma Louis Vuitton ha inaugurato pochi giorni fa la sua sedicesima Maison del mondo proprio a Shanghai. La Maison ha voluto regalare agli amanti della griffe un flagship store di quattro piani ospitato dal lussuosissimo centro commerciale “Plaza 66” in pieno centro. Coccolare il cliente è uno dei principi cardine della filosofia Vuitton, per questo all’interno della Maison sono state realizzate delle sale Vip dove è possibile personalizzare la propria borsa o le proprie calzature scegliendo forme, colori e materiali.

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La cerimonia di inaugurazione si è aperta con la sfilata della collezione Fall-Winter 2012, dallo stesso treno a vapore che avevamo visto durante la settimana della moda a Parigi le modelle sono scese accompagnate ciascuna dal proprio “groom”. Geniale!

Luci, suoni e immagini ripropongono un’atmosfera romantica e retrò dove il lusso esprime il suo massimo potenziale in termini di prodotti e di suggestioni.

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Sul red carpet? L’eleganza di Gong Li , Alain Delon e ancora Laetitia Casta, Hu Bing, Poppy Delevigne, Zhu Zhu, Fan Bing Bing e molti altri. Alcuni nomi forse non vi diranno nulla ma i loro volti molto probabilmente si.

Alcuni hanno attraversato più di un continente, altri hanno solo preso un taxi sotto casa ma l’importante era essere lì insieme, accomunati da un’unica passione, da un unico nome: Louis Vuitton.

 

Francesca Battaglia

Quando il Dragone incontra il Cavallino Rampante

Rosso è il colore che fa da sfondo a queste due immagini iconiche che per la prima volta si trovano raffigurate fianco a fianco sul cofano della nuova 458 Italia 20th Anniversary Special Edition presentata il 18 maggio in occasione dell’inaugurazione della mostra “Mito Ferrari” all’interno dell’Italian Center presso lo Shanghai Expo Park.

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Era il 1992 quando Li Xiaohua sfila per le strade di Pechino con la sua nuova 348 TS. Amante e cultore del Made in Italy in tutte le sue declinazioni, Li Xiaohua fu il primo cinese ad acquistare una Ferrari negli anni in cui la Cina si accingeva ad aprirsi al mondo occidentale. Sono trascorsi 20 anni e l’italiana Ferrari suggella la stima reciproca e le relazioni con questo mercato offrendo un modello speciale adattato al gusto cinese ma a tiratura limitata, solo 20 pezzi. Lo stile cinese è evidente non solo dall’immagine del drago che evoca la potenza millenaria e la ricchezza del Paese, ma anche dalle rifiniture dorate e dagli ideogrammi impressi all’interno della vettura. Questo modello è solo per la clientela cinese e una placca dorata in rilievo sulla consolle centrale lo ricorda al proprietario: “Zhong guo xian liang ban”, edizione limitata alla Cina.

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Oggi di Mr. Ferrari (così fu chiamato il Signor Li quando acquistò la sua prima Ferrari) in Cina ce ne sono molti, aumentano di anno in anno a conferma del loro amore per il “savoir faire” italiano, e di questo non possiamo che esserne orgogliosi.

Qualcuno potrebbe pensare che un’azienda italiana che adatta i propri prodotti ai clienti di nazionalità diverse finirà col tradire il proprio DNA e perdere credibilità ma se invece fosse proprio questo il modo per aprirsi al mondo intero, ai mercati? Lo scambio di idee e di culture non dovrebbe essere distruttivo, bensì costruttivo. Creare un auto con l’estrema professionalità e innovazione di sempre ma con delle nuances originali e mirate è sintomo di intelligenza, di creatività e di spirito d’iniziativa, nonché prova di gratitudine e di immensa fiducia verso un mercato che da sempre accoglie il brand con favore e stima.

Ferrari resta sempre Ferrari, cosa può essere una goccia di cambiamento in un mare di tradizione?!

 

Francesca Battaglia