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Museo Gucci: in sospeso tra sogno e realtà

Firenze. Piazza della Signoria. Il Museo Gucci si trova nel trecentesco palazzo di Mercanzia, aperto nel 2011, in occasione dei 90 anni del marchio.

Progettato dal direttore creativo di Gucci Frida Giannini, si suddivide su tre piani ognuno costituito da sale a tema. Al primo si trova la “Sala Viaggio”, set di valigie e bauli simboli delle sue origini, creati per il jet-set internazionale tra gli anni ’50 e ’70, per poi passare agli altri piani con una scala dove sulle pareti troviamo le foto di Sofia Loren, Audrey Hepburn e altre celebrità, ma anche di artigiani e fabbriche. Sugli altri piani troviamo  la sala borse con l’evoluzione dei modelli storici divenuti dei oggetti di culto e ricercatissimi, lo spazio dedicato alla Logomania e la sala “Mondo Flora” che è il motivo utilizzato su capi e accessori. Interessante è anche poter visitare in questo luogo le continue mostre che a rotazione vengono ospitate negli spazi del “Contemporary Art Space”. Fino al 15 Dicembre saranno presenti le opere di Joana Vasconcelos, artista portoghese famosa per il suo artigianato tradizionale, caratterizzato da lavori all’uncinetto, filigrana e ceramiche.Ma la sala che mi ha affascinata di più è sicuramente “Sera” quella dedicata agli abiti per i red carpet più esclusivi, per le grandi dive del cinema, ognuno realizzato con particolare attenzione ai dettagli.

Da non perdere a mio parere anche il caffè- ristorante e la sala lettura, un bel modo per rilassarsi, magari dopo un po’ di shopping tra le boutique migliori.

Un museo che porta alla ribalta l’eredità di Gucci, la sua maestria e la sua creatività , un luogo da visitare per immergersi in un’atmosfera che va oltre il tempo, tra moda, arte, storia ed ingegno.

“Quality is remembered long after price is forgotten”.

Aldo Gucci

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Tempo di crisi? A Firenze ci pensa “L’è Maiala!”, il ristorante dove paghi col baratto

Esatto, avete letto bene: voi ordinate trippa fiorentina, ribollita, pappardelle al cinghiale o tortelli del Mugello e se volete, potete saldare la cena con una bottiglia di vino, una cassa di pomodori, o un quadro.          

      l e maiala…“L’è Maiala!”

Significa “è dura”, “ non c’è via d’uscita”, “ sono momenti difficili”.

Si tratta di una tipica espressione fiorentina che dà il nome al ristorante forse non molto chic ma che vuol descrivere la situazione di crisi economica che si fa sentire.

Aperto da appena un anno, “L’è Maiala!” è una piccolissima osteria nel pieno centro di Firenze (zona Fortezza Da Basso) che come metodo scaccia-crisi ci ha pensato proprio bene, ed ha deciso di fare un tuffo nel passato e di proporre il metodo di pagamento il più antico che c’è : il baratto.

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Ecco come funziona.

Basta accordarsi prima  per telefono, al momento della prenotazione, su cosa, quanto e come barattare in cambio di una cena. Ovviamente non tutto è accettato. Viene data priorità alle coltivazioni contadine delle campagne toscane, artigianato locale, antiquariato e modernariato inclusi, ma anche ad oggetti di bricolage e design. Inoltre gli utensili più belli saranno esposti all’interno del ristorante. E questo proprio per rafforzare l’idea di un ristorante fatto per la gente, quella gente che ha qualcosa da dire, da raccontare. Infatti “L’è Maiala!” si basa su un menù semplice, proponendo la classica cucina toscana dei nonni, dalle porzioni abbondanti e dai prezzi popolari. Questo per venire incontro a chi, in tempi di crisi non vuole comunque rinunciare ad andare a cena fuori e nello stesso tempo, fare una cosa divertente.

bar

Per informazioni:

https://www.facebook.com/pages/L-E-Maiala/371922986194370?fref=ts

Mappa:

https://maps.google.it/maps?client=safari&oe=UTF-8&q=via+agnolo+poliziano&ie=UTF-8&hq&hnear=0x132a541eddcbe105%3A0xafac869b84d450c6%2CVia+Agnolo+Poliziano%2C+Firenze+FI&gl=it&ei=UKFIUOTFAaT_4QSolIH4Aw&ved=0CCMQ8gEwAA

…e poi c’è sempre chi, forse perché a corto di frutta e verdura o semplicemente perché non voleva cedere il proprio pezzo di artigianato al quale era tanto affezionato, ha deciso di saldare “ ì conto” attraverso un altro metodo.

 

 

Lo sapevate che…?

Lo sapevate che a Manhattan, al n°9 di Christopher Street, nel cuore del West Village ha preso vita nel 1995 una boutique barocca e coloratissima, chiamata Aedes De Venustas. Il negozio, meglio definito galleria d’arte olfattiva, propone tra le pareti di una stanza che ricorda un boudoir prodotti eccellenti e di qualità, vere e proprie icone di lusso della profumeria di nicchia.

Purtroppo per me vi sto dando la notizia dall’Italia, e non potendo visitare il luogo nell’immediato vi do qualche dettaglio sulla sezione e-commerce. Il sito, www.aedes.com, è chiaro e immediato. Dotato di 53 brand perfettamente raccontati uno ad uno (fra cui alcune selezionate eccellenze italiane), effettua spedizioni in tutti gli Stati Uniti e il Canada. Fra i prodotti proposti i principali sono le fragranze, che si posso comodamente ricercare per ingrediente, famiglia, brand e profumiere. Ovviamente si trovano anche una vasta selezione di prodotti per il corpo, la pelle e fragranze per la casa.

Valore aggiunto del sito è sicuramente l’attenzione al cliente finale. Esempi ne sono la possibilità di scegliere 7 diversi campioni di fragranze che arrivano con la ricezione dell’ordine e il correlato reward program (programma di ricompensa): se il cliente è incerto sull’acquisto da effettuare, ha la possibilità di ordinare 7 campioni per 15$ e scegliere il profumo comodamente da casa.

Infine, una piccola curiosità. La maison ha lanciato nella primavera 2012 Signature Eau de Parfum a base di note di rabarbaro, foglie di pomodoro, ribes rosso, noisette, caprifoglio, vetiver e incenso, è il primo profumo dell’omonimo brand presentato in un flacone in vetro viola con tappo in zama dorata a scomparsa. Il naso artefice è Bertrand Duchaufour, profumiere francese dal 1985 e il profumo è stato recentemente esposto alla decima edizione di Pitti Fragranze a Firenze.

Per chi come me in questo momento non ha la possibilità di visitare il luogo di persona, né di acquistare online, può trovare qui http://www.essenses.it/index.php/rivenditori.html?catid=311 una lista dettagliata di tutti i rivenditori del marchio, divisi per regione.

 

 

Una storia italiana – Brioni racconta

L’origine del nome Brioni è singolare, perchè non è il cognome di chi l’ha fondata, come succede nella maggior parte dei casi, ma il nome di un arcipelago di isole, che si trova vicino alla costa istriana.

Isole Brioni

Negli anni ’30 queste isole erano meta esclusiva di villeggiatura del jet set mondiale.

Qui le persone facoltose si dedicavano a sport come: equitazione, polo e golf.

Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini, due sarti, ispirati dallo stile di vita elegante di queste isole, fondarono a Roma, nel 1945, la sartoria Brioni, con l’ambizione di creare gli abiti formali da uomo più esclusivi in Italia e nel mondo.

Isole Brioni

Brioni fu uno dei primi marchi da uomo a sfilare nel 1952 a Palazzo Pitti a Firenze, ed a introdurre un tocco di colore negli abiti formali maschili, fino ad allora solo di colori scuri.

Smoking anni ’70 Brioni

Dalla sartoria degli esordi ,oggi Brioni vuole essere una bottega industriale, dove ogni procedimento manuale è stato reso industriale, mantenendo un’attenzione maniacale del prodotto.

I capi del marchio romano si differenziano da tutti gli altri, perchè la stoffa usata per confezionarli è costituita da diversi strati di tessuto, in modo da dare struttura agli abiti.

La sartoria Brioni

Per produrre un singolo capo ci vogliono dalle 18 alle 22 ore, per un totale di 220 passaggi, 80 di sola stiratura.

Questa, secondo me, è la bellezza di un capo di lusso, la lavorazione, il tempo,l’attenzione che c’è dietro ogni prodotto, che sono le chiavi di successo per un capo perfetto, che solo gli intenditori possono percepire.

Intenditori, che nel caso di Brioni, sono capi di stato, persone di potere, ad esempio il nostro Presidente Napolitano.

James Bond Goldeneye Pierce Brosnan

James Bond Brioni

E’ anche possibile farsi confezionare un abito su misura, con il proprio cartamodello, che viene poi archiviato in sede.

Per Brioni e’ importante mantenere una relazione umana con il cliente, una relazione che si instaura tra il sarto e cliente.

Il sarto, infatti, osserva la postura del cliente e costruisce addosso a lui il suo abito.

Brioni su misura

Il marchio Brioni è un esempio di eccellenza italiana che a mio parere comunica bene cio’ che noi italiani siamo capaci di fare: creare un prodotto di qualita’ e dare un esempio di eleganza, il tutto in una cornice del bien vivre.

Campagna Brioni

 

Antonella Vagaggini

VFNO & un nuovo talento “Made in Italy”

E’ in corso la VFNO a Firenze, e purtroppo mi trovo davanti al pc a scrivere questo post!
La curiosità di essere li, giuro, è tanta!

La serata immagino che non sarà troppo diversa da quella di Milano e probabilmente da quella di Roma: aperitivi, gente, negozi aperti, brusio per le strade, un’ occasione per molti per entrare nei “templi” della moda senza avere l’impressione di disturbare e una scusa per stare fuori infrasettimana!Ma a Firenze stasera c’è l’inaugurazione di un nuovo atelier da tenere d’occhio!!

L’atelier in questione è di Michele Chiocciolini, giovane stilista fiorentino di gran talento, che ha scelto Via del Fico 3/R ( a 700 metri da Piazza della Signoria) come location per il suo spazio creativo ed espositivo dela sua collezione (capi d’abbigliamento per l’uomo e per la donna e accessori).

Michele è un nuovo talento “Made in Italy” con le idee chiare e con forti tratti distintivi e riconoscibili, come lui stesso afferma nella sezione BIO del suo web site: “Quello che ho cercato di comunicare attraverso questi miei disegni, è un messaggio di contemporaneità che guarda però in modo consapevole all’eleganza di “Eterni Maestri”…in tutto questo ha influito il ricordo della mia infanzia trascorsa nel negozio della nonna… una vecchia merceria piena di stoffe, pizzi, bottoni e merletti e… NYC… la città che ha INDIRIZZATO le mie scelte, e mi ha reso più consapevole nell’affrontarle…”.

Se vi capita l’occasione di passare da Firenze, personalmente, la considererei una tappa d’obbligo, vi assicuro che non ve ne pentirete!!!!

Intanto se volete farvi un’ idea questo è il sito internet:

http://www.michelechiocciolini.it/

P.S. Chissà che dopo la Milano Fashion Week non riesca a farmi una “chiaccherata” con Michele…

A cena con i profumi

Grande attesa per il Pitti Fragranze n. 10, che inizierà domani a Firenze per una no-stop di tre giorni interamente dedicata ai profumi.


Oltre a vantare interessanti lectures, presentazioni di nuove creazioni da parte di celebri Nasi (ad esempio l’italiana Laura Tonatto) e percorsi olfattivi ad hoc, l’evento sarà presidiato da una delle personalità più illustri del settore: Chandler Burr – giornalista, perfume critic per il New York Times, autore di due libri sul tema delle fragranze (“The Emperor of Scent” e “The Perfect Scent”) e curatore della mostra “The Art of Scent, 1889-2012” che si terrà presso il Museum of Arts and Design di New York a partire dal 13 novembre.

 
Grazie alla presenza di Burr, farà tappa in Italia una delle manifestazioni più futuristiche nell’ambito della ristorazione. Scent dinner è infatti un progetto nato con l’intento di coniugare l’universo olfattivo con quello gustativo. Si tratta di un viaggio tra odori e sapori che, fondendosi, producono uno degli esperimenti polisensoriali maggiormente riusciti negli ultimi anni.


Concept nato da una conversazione casuale con lo chef Jimmy Sakatos, si è subito trasformato in un format vincente che Burr si è preoccupato di esportare in giro per il mondo. L’ingrediente alla base di questa cena emozionale  è l’evocazione di immaginari sognanti, creati sia dalla stimolazione olfattiva – tramite quelli che in gergo tecnico vengono definiti profumi golosi o culinari – che gustativa, attraverso un menu speciale appositamente ideato per l’occasione.

 
Non mi resta che solleticarvi i recettori olfattivi e farvi venire l’acquolina in bocca con un video che illustra in cosa consiste questo tipo di esperienza, impreziosita da location suggestive (la cornice di riferimento per Firenze sarà il rinascimentale Hotel St. Regis).

A lezione con Ferruccio Ferragamo

Qualche mese fa una mia amica mi disse: “Non voglio che il mio fidanzato mi regali diamanti, io preferisco le scarpe!” Punti di vista! Vero è che noi donne amiamo vestire i nostri piedi, meglio se con tacchi vertiginosi, consce del loro forte potere seduttivo.
Il primo ad avere pensato alle calzature femminili non più come un anonimo accessorio dell’abito ma come un’espressione alta di moda è stato Salvatore Ferragamo, conosciuto anche come il calzolaio delle star, per avere creato scarpe per artisti come Mary Pickford, Rodolfo Valentino, John Barrymore jr, Douglas Fairbanks, Gloria Swanson.

“Ho sempre avuto le idee chiare: nobilitare un mestiere considerato umile e farne una forma di artigianato attraverso la ricerca della perfezione funzionale ed estetica”

Inutile descrivere, quindi, il nostro entusiasmo all’arrivo in aula di Ferruccio Ferragamo! Intervistato dalla dott.ssa Bottelli, Ferragamo ha raccontato non solo la storia di una celebre azienda, ma anche quella di una famiglia che, grazie alla determinazione di sua madre, Wanda Ferragamo Miletti, e alla collaborazione di tutti i sei figli, è riuscita a rendere l’azienda una delle maggiori protagoniste del made in Italy, diversificando nel settore dell’abbigliamento ed accessori e realizzando così il sogno di Salvatore.

Dal 1995 le calzature più celebri delle sue collezioni e indossate da grandi dive come Ava Gardner, Sophia Loren, Anna Magnani, Audrey Hepburn, Marylin Monroe, Madonna, Angiolina Joile sono esposte nel Museo Salvatore Ferragamo a Firenze, città simbolo della sua arte.

La Ferragamo è sintesi di tradizione e modernità, attenta al patrimonio artigianale italiano, fatto delle piccole e medie imprese con cui collabora, ma al tempo stesso protesa al futuro, come ha recentemente dimostrato con l’apertura di nuovi punti vendita in Oriente e con il suo ingresso in piazza Affari a giugno, dove sta registrando ottime performance.

Ferruccio Ferragamo ricorda la passione di suo padre per il proprio mestiere, “Fate quello che desiderate” è il suo consiglio: ne faremo tesoro!

Valentina Licastro