Osare con esclusività

Apro l’armadio e prendo la mia Kelly, due gocce di Chanel n°5, non dimentico il mio Folie des Prés di Van Cleef, ed ecco il mio look completato..pronta per uscire!                                                                                                                                                                                                       No, questa non sono io. O almeno, non ancora (penso in un guizzo tra sogno e aspirazione).                                                                                                                                                                                                                                 Questo non è il mio mondo, non è il mio lusso. Questo è il desiderio, il sogno..l’incanto dietro gli occhi di una giovane donna.                      

Viaggia, esprimi, vivi! Ecco, questa sono io, un mix di insicurezza e testardaggine, un’eterna sincera e un’ostinata sognatrice. Il mio lusso è altro, o meglio, per me è una parola precisa: ricerca.                                                                                                                                                                   La ricerca è quell’attività finalizzata a trovare e scoprire qualcosa, è uno studio condotto con sistematicità che consente di raccogliere, organizzare e valutare qualcosa. Quale definizione migliore per il lusso? Perché per me è tutto ciò che cerchi e scovi dove altri non sono arrivati, è la possibilità di avere un pezzo unico, è la realizzazione nel vedere posti sperduti e impensabili, è la gioia che provi quando hai qualcosa che hai inseguito ovunque e alla fine sei riuscito ad avere, è l’attesa che provi quando hai deciso che è quella borsa che stai per comprare.

grace-kelly-with-hermes-bag1                                                                                                                                                                                                                                             Mi spiego meglio. Il mio lusso è il mio anello con diamante (sempre con me, ereditato dalla mia bisnonna), è il corredo (sono meridionale, e per noi del sud è un must) fatto dalle mani esperte delle mie prozie che lavorano a filet e ricami vari (ammetto di essere un po’ impreparata sull’argomento, ma sono ricami unici in Italia), è la mia villa in campagna dove scappo appena posso, è una giornata sulla barca della mia amica (solo io, lei, chiacchiere e buon vino), è il ricordo dei miei viaggi più belli (e se chiudo gli occhi vedo tutti quei tramonti e quelle albe in giro per il mondo).

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Non lo riesco ad esprimere in altri modi il lusso, potrei solo azzardare dicendo che è il movimento di una mente esperta, o un foglio bianco pronto a diventare un’opera d’arte di un creatore.                                                                                                                                                                   Questa è la mia percezione ed è riduttiva, lo ammetto, perché i canoni del settore sono precisi e le regole ben dettate. Ma di una cosa sono certa, il lusso non è di tutti (ovviamente!) ma è per tutti, tutti coloro che possono sognare ad occhi aperti e realizzare i loro desideri più nascosti.                                                                                                                                                                                                                                                    E ovviamente non potrebbe che trattarsi di qualcosa di difficile raggiungimento (viste anche le cifre del settore), altrimenti non sarebbe più lusso!

Ilaria Muolo

EBIT: non sempre è ciò che sembra

Inizialmente, formato il gruppo hotellerie e ristorazione non sapevamo come muoverci. Ci accomunava l’interesse per il buon cibo e per l’ospitalità di qualità, ma l’idea di scrivere sul blog ed essere letti da tutti ci frenava.

In questi mesi di frenesia, un turbinio di stimoli continui ci ha galvanizzati e arricchiti.

Le testimonianze, le lezioni di marketing e di economia ci hanno fatto riflettere sul fatto che EBIT è molto più di un acronimo finanziario: per noi racchiude tutte quelle parole che il nostro gruppo rappresenta.

E come esclusività, in particolare quella dei luoghi che abbiamo conosciuto in questi mesi, primo fra tutti l’Hotel Bulgari di Milano;

B come bellezza, di tutti quei prodotti genuini che Eataly promuove nel mondo;

I  come innovazione, che le giovani aziende italiane come T’a Sentimento Italiano, applicano ai procedimenti produttivi per sostenere l’ambiente;

T come tradizione vinicola, quella dello spumante italiano del Metodo Classico che contraddistingue la famiglia Ferrari.

Esclusività. È la prima sensazione che si prova quando si percorre Via Fratelli Gabba, quella stradina del centro di Milano che porta al Bulgari Hotels & Resorst. Immerso in un’atmosfera onirica, quasi atemporale, il Bulgari non è solo un hotel dove pernottare: offre ai suoi visitatori un’esperienza a tutto tondo, dal pranzo in giardino all’aperitivo, dalla rilassante SPA alle lussuose suite, tutto merito di un personale attento e qualificato.

Fonte: http://www.bulgarihotels.com/it-IT/

L’hotellerie è il settore dove si può vivere quell’“esperienza” ricercata e “pretesa” da quei consumatori che, buon per loro, vantano redditi da capogiro. Agli hotel, e Bulgari in questo ne è un esempio magistrale, fanno capo molti altri comparti collaterali dell’alto di gamma: dal design ai gioielli, dal wellness alla moda. Tuttavia raccontare in poche righe questo tipo di esperienza è riduttivo: il modo migliore è viverla, anche concedendosi soltanto un aperitivo alla lounge. Nell’attesa, godetevi il video ufficiale di presentazione dei Bulgari Hotels & Resorts che non potrà altro che lasciarvi senza fiato!

Video ripreso dalla testimonianza di Attilio Marro, General Manager Bulgari Hotels & Resorts.

Bellezza. Una parola che raramente associamo al cibo ma che ha ispirato l’imprenditore Oscar Farinetti a creare il suo ultimo capolavoro: Eataly a Roma. Uno spazio in cui ci si perde, non con il corpo ma con i sensi.

Un luogo in cui l’olfatto ed il gusto possono sempre esser soddisfatti da odori e sapori di cibi  genuini e che “sanno di casa”. Un luogo in cui la vista è appagata nel vedere la birra fermentare, la mozzarella cagliare e le mani esperte degli chef creare. Un luogo dove l’udito è stimolato dal tintinnio dei piatti e dal brusio della gente. Un luogo in cui il tatto potrà finalmente tastare i prodotti di qualità ed i loro packaging esclusivi.

Questo paradiso della bellezza, dove il cibo non è solo buono ma vero e sano, è il più grande tempio del cibo del mondo e testimonia la sempre più costante attenzione del consumatore alla qualità.

Insomma, un’oasi di bellezza gastronomica nella città più bella del mondo.

Fonte: http://www.eataly.it

Innovazione. Produrre in Italia non vuol dire solo rispettare tecniche antiche come la tradizione culinaria che questa terra conserva. Vuol dire anche sapersi evolvere, portandosi la tradizione sulle spalle. Visitare lo stabilimento produttivo del cioccolato T’a Sentimento Italiano ne è stata la dimostrazione.

L’azienda è stata fondata dai giovani Tancredi e Alberto Alemagna, che dal celebre nonno hanno ereditato non solo la passione per il cioccolato e l’alta pasticceria, ma anche la cura per le confezioni in cui conservare le proprie prelibatezze. Nel 2008  il packaging del cioccolato T’a ha vinto il Premio “Best Quality Packaging Design”, esattamente 50 anni dopo l’Oscar dell’Imballaggio assegnato alla celebre cappelliera da panettone del nonno Alberto. Le premiate confezioni T’a, oltre ad essere coloratissime, sono eco compatibili, biodegradabili e compostabili: per T’a innovare vuol dire salvaguardare l’ambiente.

Fonte: http://www.tamilano.com
Fonte: http://www.tamilano.com

Tcome tradizione, ultima lettera del nostro EBIT, non sicuramente per importanza. Sono stati tanti i brand che ci hanno parlato di tradizione ma tra tutti abbiamo scelto le cantine Ferrari. Una testimonianza importante è stata quella di Camilla Lunelli, pronipote del fondatore, una dei tre giovani appartenenti alla terza generazione e ora alla guida del brand. È una passione la loro, grande quanto l’impegno che i loro avi misero nel portare avanti una piccola azienda di bollicine. Ed è così che ancora oggi si riscoprono essere un brand di grande successo e un ambasciatore di prodotti di eccellenza del Made in Italy all’estero. Gli imprenditori di oggi sono particolarmente attaccati al passato, fedeli al Metodo Classico ma allo stesso tempo perfettamente consapevoli di dover guardare al futuro. Ed è questa la ricetta perfetta per portare avanti un marchio di successo, una realtà familiare, emblema della tradizione vinicola italiana.

Abbiamo voluto racchiudere in un simpatico paroliere tutti i vocaboli che abbiamo incontrato in questi mesi e che sono legati alle esperienze più significative nell’ambito dell’hotellerie e della ristorazione.

Ovviamente il nostro viaggio non si conclude qui, anzi con maggior consapevolezza rispetto al passato, sapremo godere appieno di tutto ciò che il futuro riserva per noi.
Martina Corsi
Maria Laura Franco
Riccardo Menoia
Valentina Piras
Giulia Saccardi

BVLGARI: un mix esclusivo

“Regola d’oro del retail: location, location, location!”: questo l’esordio della testimonianza in aula di Attilio Marro, Director of Operations di Bulgari Hotel & Resorts. “Solo la location giusta, può rendere possibile la giusta performance”. Solo luoghi esclusivi, per alberghi altrettanto esclusivi. Tre quelli aperti fino ad ora a Milano, Bali e Londra, a cui si aggiungono i due ristoranti di Tokio.

Ma per Bulgari il lusso non è solo esclusività, è molto di più; è la combinazione di materiali preziosi, design e attenzione per i dettagli; un mix sapientemente tradotto anche nella formula degli hotel, con l’allineamento di contemporary design, service e cuisine: il tutto all’insegna dell’eccellenza e dell’autenticità; sempre alla ricerca del giusto livello di innovazione, senza allontanarsi dalla tradizione; con un servizio innovativo, informale, ma assolutamente impeccabile; puntando a un’unica vision: essere i migliori.

Il lusso secondo Martina

Esistono due tipi di lusso.

Il primo è il lusso come esclusività, possesso o godimento di qualcosa a cui non molti possono accedere. Lusso come costo elevato. Lusso come raffinatezza, unicità, eleganza.

Il mio volo in mongolfiera sulla Valle dei Camini delle Fate (Cappadocia) illuminata dalle luci dell’alba.

Foto del compagno di viaggi Michele “Stress” Muliere

Poi  c’è un lusso più democratico – e più intimo – che è quello del concedersi ciò che fa veramente bene ai sensi, ma che non sempre  possiamo permetterci.

La passeggiata a cavallo immersa nella meraviglia di una natura pacifica e selvaggia, lontana dal mondo.

Io e Coci nel Parco Nazionale d’Abruzzo

Io sono Martina. Amante del bello e del ben fatto. Creativa. Dinamica. Genuina ed autentica come la terra d’Abruzzo in cui sono nata ma con sogni “sofisticati”.

Il mio lusso oggi è frequentare questo master e dare il meglio per realizzare i sogni che sono nati assieme a me, 23 anni fa.

Martina

Nothing but Luxury!

Hello Everyone!
Mi chiamo Natalia, sono una milanese adottata e ho studiato lingue a indirizzo
economico presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
A seguito delle mie due ultime esperienze, una nel campo dell’hotellerie di
lusso e l’altra nel settore della moda sono stata “rapita” da questo universo
sfavillante, controverso e a volte misterioso. Proprio così, misterioso, perché
il lusso non è solo dimostrazione di ricchezza, esibizione e opulenza. Il lusso
racchiude una sfera molto più ampia di significati e interpretazioni. Dal mio
punto di vista il lusso è soprattutto esperienza. Comprende esclusività,
personalizzazione e distinzione, spesso legati ad un concetto di gratificazione
personale.
Spiazzati dalle varie accezioni a noi giunte, a 5 settimane dall’inizio del
master ci è più volte sorto il seguente dubbio: fino a che punto il prezzo può
essere significativo nel categorizzare un bene di lusso? A mio avviso il costo è
una condizione necessaria ma non sufficiente al fine di poter definire un
prodotto o servizio “di lusso”. Intorno al prezzo vi sono aspetti intangibili
ed esperienziali che rendono il lusso qualcosa di unico e piacevole agli occhi
di chi ne sa comprendere l’essenza. Molte volte dietro ad un bello puramente
estetico, si celano una storia ricca di significati e un mondo di valori che
comportano da parte di chi sperimenta il prodotto, profonda conoscenza e ricca cultura.
Il lusso può diventare come la famiglia, gli amici, l’amore un valore a tutti
gli effetti se iniziassimo a considerarlo in questi termini.

Natalia Sarzi Amadè

Luxsi, luxno.

Valentina, 25 anni, sarda di origini e giramondo di adozione. Una vita passata a lavorare, studiare e viaggiare. La valigia sempre pronta ai piedi del letto è una tentazione troppo grande, peccato però, che dopo tutto questo viaggiare ancora non ho trovato un posto dove covare. Oggi sono qui, Milano è afosa, caotica e grigiastra ma il feeling è positivo, sarà mica che troverò il mio nido? La risposta è: lo saprete nella prossima puntata!

Intanto mi interrogo spontaneamente sul significato di lusso, parolone, se sono qui la colpa è proprio sua. Lusso come sinonimo di stile, qualità ed esclusività, nei prodotti e nei servizi ma anche nella vita quotidiana.  Un oggetto, un servizio, un momento. Qualsiasi elemento che rientri nella categoria “viziami e coccolami” è per me un lusso.

Può essere dunque una borsa fantastica, quella che ho sempre sognato di avere, magari acquistata con i soldi guadagnati da me, what else could I pretend? È bello viziarsi, ma ancora più bello è viziarsi dopo aver fatto dei sacrifici. Lusso è avere la possibilità di seguire questo master, lusso è abbracciare la mia mamma, lusso è vedere il tramonto in Sardegna, lusso è andare in vacanza in un luogo tanto incantevole quanto sconosciuto, lusso è passare del tempo con gli amici di sempre, lusso è lavorare e sentirmi bene, lusso è mangiare le verdure dell’orto del papi dopo averle raccolte insieme a lui.

Sono circondata dal lusso, lo adoro, tanto più quando è “tailor-made” o di difficile reperibilità, lusso esperienziale, lusso sentimentale. Sono nata e cresciuta in una boutique, il regno del lusso e delle principesse, come me.

Lusso, luxury, lujo e luxo. Quattro lingue, sono quelle che parlo, e anche questo per me è un lusso, comunicare con tanta gente, scoprire culture, usanze e tradizioni; è attraverso queste lingue che vi parlerò di questo  mio mondo di lustrini e paillettes.

V.

Dress up for the game

The All England Lawn Tennis Club. Forse più conosciuto come Wimbledon.

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(fonte: google immagini)

Tempio del tennis ed evento mediatico, senza pubblicità però. Il bianco è il colore, l’eleganza è il diktat. Da oltre un secolo i giocatori sono tenuti a rispettare il colore e la semplicità, e i campi sono immacolati dagli sponsor (solo Rolex fa una piccola comparsa sul tabellone del punteggio…). L’esclusività è la parola chiave. Partendo dai biglietti, quasi impossibili da trovare per gli spettatori, passando per gli spogliatoi, di cui uno è riservato ai primi 10 giocatori del mondo e un altro è per i restanti, arrivando alla “Royal box”, la tribuna del centre court dedicata un tempo ai Reali d’Inghilterra, oggi “concessa” anche alle celebrities.

In questi giorni, gli spazi mediatici dedicati al tennis parlano dell’incredibile sconfitta di Nadal o dell’impresa al quinto set di “Re Federer”. Ma non ci dimentichiamo che questi sono stati anche i campi di una rivoluzione. E si parla di moda. E di icone.

Quale sarà il completino della Sharapova? Come sarà “accessoriata” questa volta Serena Williams? No, torniamo più indietro.  Sono gli anni ’20 del ‘900 e, a Wimbledon, arriva Suzanne Lenglen. Per la prima volta nella storia, una tennista appare con un vestito che rivela gli avambracci nudi e con la gonna tagliata appena sopra il polpaccio, mentre tutte le altre giocatrici giocavano con degli abiti che coprono quasi tutto il corpo.

(fonte: google immagini)

Soprannominata dai media “La Divine”, la Lenglen lancia anche la moda della “bandeau”, una larga fascia che avvolgeva il capo e che amava abbinare al completino.

Vietato però dimenticarsi del “made in Italy”, quindi oggi facciamo il tifo per le nostre  Francesca Schiavone, Sara Errani,  Alberta Vinci e per la piccola Camila Giorgi, rivelazione di tennis e bellezza.

(fonte: google immagini)

Hotellerie e Ristorazione: il made in Italy nei blog

Ricetta

Ingredienti:

Storia

Tradizione

Qualità

Relax

Esclusività

Procedimento:

Stendete uno strato di Storia mista a Tradizione e spalmateci un’abbondante dose di Qualità.

Lasciate cuocere il tutto nel massimo Relax e non dimenticate di spolverare con un pizzico di Esclusività.

Et voilà la ricetta perfetta della ristorazione e dell’hotellerie di lusso made in Italy:

http://www.youtube.com/watch?v=wP1_7GQYkuk

Martina Corsi

Maria Laura Franco

Riccardo Menoia

Valentina Piras

Giulia Saccardi