In diretta da Vogue Barbara presenta: Philippe Starck

Questa settimana riportiamo qui una voce dal master finita dritta su Vogue, per la precisione nel blog del direttore: Barbara Capone e il suo articolo su Philippe Starck. L’idea è nata durante la Design Week: un evento di portata internazionale che rende Milano famosa nel mondo, non solo per la moda. Barbara, da sempre amante dell’architettura essenziale, minimalista, quasi invisibile, ci parla di Philippe Starck, maestro delle linee pulite. Le collaborazioni di Barbara con Vogue risalgono ormai a quattro anni fa, quando tutto nacque per caso partecipando a bandi online per scrivere articoli…e da allora non ha più smesso!

“Difficile raccogliere in breve tutti i progetti e lavori che spaziano dall’architettura al design, dalle moto alla moda, del noto designer francese. Ma sicuramente il suo stile caratteristico è conosciuto ai più e definibile in breve: ironico, sorprendente, divertente ed eco

Nato a Parigi il 18 gennaio 1949, la sua fama di architetto francese lo precede in tutto il mondo. Il padre era un ingegnere aeronautico, professione che ha sempre ispirato il designer a creare e ad inventare oggetti dei più svariati tipi. Allievo dell’Ecole Nissim de Camondo a Parigi, ha dapprima dimostrato interesse per i mobili gonfiabili, idea che gli è valsa la stima di Pierre Cardin il quale gli ha offerto un lavoro come direttore artistico per la sua casa editrice. Qualche anno più tardi si è occupato dell’arredamento del Le Main Bleue a Montreuil e del leggendario nightclub parigino Les Bains Douches. Nel 1979 ha fondato il suo studio, la Starck Product, più tardi rinominato Ubik come il romanzo di Dick, headquarter da cui sono iniziate le sue collaborazioni più importanti a livello mondiale: Driade, Alessi, Kartell, Drimmer, Vitra e Disform.

Nel 1983 Starck è diventato famoso per aver decorato gli appartamenti privati dell’Eliseo e l’anno successivo è arrivato all’apice della sua fama con il progetto del Café Costes, considerato il caffè parigino per eccellenza, facendogli ricevere nel 1985 un riconoscimento onorario da parte dello stato francese. Nel 1989 ha cominciato a progettare palazzi in Giappone studiando nuove forme: Nani Nani, il primo dei suoi esperimenti nipponici, è un edificio antropomorfico ricoperto di materiali che mutano nel tempo. L’idea nasce dal fatto che l’architettura debba avere un impatto positivo sull’ambiente, coesistendo con esso senza contaminarlo. Un anno dopo, a Osaka, ha ricevuto l’incarico per la progettazione di Le Baron Vert, anche conosciuto come l’Asahi Beer Hall, sempre basato su un’idea di design eco-friendly. Il lavoro di Starck non è solo progettazione, è soprattutto ideologia: ogni prospetto racchiude in sé una sua allegoria. È il caso dei ristoranti Teatron in Messico, Teatriz a Madrid, La Cigale a Parigi e il Felix a Hong Kong.

Come un regista, il designer reinventa lo spazio teatrale dove si intrecciano storie, atti e colpi di scena. Segno immortale del suo gusto contemporaneo sono i numerosi hotel che ha progettato nel mondo: dal Royalton di New York, a Delano di Miami, dal The Clift in San Francisco all’hotel Fana in Buenos Aires, per finire con il Fasano di Rio de Janeiro. Questi alberghi di lusso, seguiti nel 2012 dalla progettazione per lo yatch di Steve Jobs, si distaccano dal concetto iniziato negli anni ’90 e dedicato alla democratizzazione dell’architettura: ha inizio così la costruzione del Paramount hotel a New York che offre stanze a 100 dollari e a Parigi del Mama Shelter, un posto dedicato alla condivisione di valori fondamentali quali onestà, umorismo e intelligenza. Un progetto che il designer pensa di proseguire anche in altre città quali Lione, Bordeaux e Istanbul. Un altro progetto originale è lo “YOO”, cominciato a Londra nel 2001, si è poi diffuso anche a Santa Fe nel 2008 e propone un lifestyle made-to-measure unendo in un unico spazio libertà, semplicità e flessibilità di visione architettonica, e solo nel 2009 ha registrato la costruzione di 50 palazzi in giro per il mondo. Per Starck l’architettura e il design non sono arti elitarie destinate a pochi: crede fortemente nella sincera e moderna eleganza che viene dalla moltiplicazione di un oggetto.

Spesso le sue creazioni nascono dall’idea di rivoluzionare un oggetto ordinario, come il celebre spremiagrumi Juicy Salif disegnato nel ’90 per Alessi. I suoi lavori hanno coinvolto anche il mondo della moda progettando scarpe per Puma, creando la linea di underwear “Starck Naked”, disegnando una collezione in cashmere per Ballantyne, e infine realizzando occhiali da vista ergonomici e bionici che si adattano al corpo umano. Sovversivo, etico, ecologico, politico e divertente: così continua ad essere il genio di Starck sotto l’egida ispiratrice di Jasmine Abdellatif, sua moglie, ma soprattutto sua musa.”

Segnaliamo qui sotto il link dell’articolo su Vogue:

http://www.vogue.it/magazine/blog-del-direttore/2015/09/4-settembre#sthash.hHCwwcW7.dpuf

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Italia Independent un mondo a sè

Martedì pomeriggio abbiamo avuto la possibilità di incontrare e confrontarci con un marchio giovane; Italia Independent. Società che nasce nel 2007, realtà moto giovane, che riesce a rivoluzionare, almeno in parte, il mondo della moda. Un intervento di spunto per il lavoro e per la vita, una filosofia che sento parte di me in ogni sua cosa. L’idea di partenza è quella di unire il valore del made in italy a quello dell’essere indipendenti e quindi poter cambiare qualcosa di sè attraverso un gadget.

Fonte: Google Immagini

Un occhiale, un modo di vivere e un’ idea innovativa. Capitani nel campo dei brevetti con l’utilizzo di materiali nuovi e la contaminazioni da altri mondi, italia indipendent diventa un occhiale nuovo che non solo si differenzia dal resto dell’offerta ma differenzia dagli altri anche chi lo indossa.

Contaminazione, innovazione, creatività e rigore sono alla base del pensiero di chi gestisce questo mondo, un mondo che si sta evolvendo e che in pochi riescono a seguire passando dall’essere una sola e semplice idea a una realtà vera e propria in men che non si dica.

L’evoluzione è anche nel modo di vendere, nel modo di concepire quel trend che viene seguito da tutti quasi come se fosse legge, ma invece….rischiare ogni tanto fa bene.

Quindi create e pensate sempre a nuove idee perchè a volte da una semplice idea può nascere una grande realtà.

Sun68 incontra i Nelson

In occasione della settimana della moda milanese, la sera del 19 settembre si conclude Milano Acoustic On Tour, il progetto musicale on the road  che si realizza attraverso coinvolgenti sessioni acustiche in luoghi sempre diversi. Sarà la band dei Nelson a chiudere il tour con un live nel flagship Sun68 nella suggestiva zona dei Navigli a Milano. Tra le 19 e le 23 il gruppo si esibirà nello store: quale occasione migliore per ascoltare della buona musica e sbirciare che cosa ci propone la nuova collezione A/I 2012?

Fonte: Google Images
Fonte: Google Images

A questo proposito vorrei parlarvi un po’ di Sun68, un brand che mi sta particolarmente a cuore per due motivi. Il primo non può non riguardare i vestiti, semplici ed essenziali nelle forme e nei colori, e in grado di sorprendere perché mai troppo istituzionalizzati. Secondo motivo per cui l’azienda mi è molto vicina è perché da Sun68 ho fatto la mia prima esperienza “seria” nel mondo del lavoro. Ma scopriamo che cosa c’è dietro quel “delta ics” rappresentativo del logo del marchio…

Fonte: Google Images

Sun68 è un brand name che nasce dalla libertà d’espressione, dalla creatività e dallo spirito di rinnovamento ispirati dall’immaginario dell’anno 1968. Un logo che ci spinge a sognare, a osare, che ci fa capire che non è importante come vestiamo, ma chi siamo. Sun68 piace perché è frutto della pura creatività che ascolta in silenzio il pubblico e lo rende partecipe come un amico e non più come un semplice consumatore. Inizialmente il marchio si fa conoscere attraverso una selezione di polo vintage, caratterizzate da una particolare cura per i dettagli. La collezione si è successivamente ampliata, andando a comprendere altri capi basici di maglieria, denim, pantaloni chino, camicie e, a partire da questo A/I, piumini e giacche, per un totale di 3 linee: uomo, donna e bambino.

Sun68 è anche un progetto, portato avanti magistralmente da un gruppo di ragazze accomunate dalla passione per il lavoro e dalla volontà di riconoscersi nella filosofia e nei valori del brand. Sun68 è soprattutto il genio di un ragazzo senza il quale tutto questo non ci sarebbe. Non posso non cogliere l’occasione per ringraziarlo ancora una volta e per augurargli tutto il meglio perché, lo ripeto, Sun68 è un progetto valido in cui io continuo a crederci.

E voi?

Elio Fiorucci: la storia della Moda.

 

 

Questo è stato forse l’incontro più particolare e inaspettato che abbiamo avuto al master.

Con più di tre quarti di secolo alle spalle e dopo aver creato la storia della moda, troviamo un uomo pieno d’ iniziativa, voglia di fare e concentrato sul futuro.

I racconti sono stati incredibili: Biba, Londra anni 60, Milano, NY, “Fine della paura e inizio della vita.”, Studio 54, Andy Warhol, creatività, Ibiza, jeans, innovazione, Oliviero Toscani, minigonne, donne , “Vediamoci da Fiorucci.”, angioletti e nanetti…la lista potrebbe continuare all’infinito.

La parola che più mi ha colpito è “NOI”. Per tutta la mattinata parlando del marchio Fiorucci ha utilizzato la prima persona plurale, per lasciarci ben impresso nella mente che per creare la storia sono stati fondamentali tutti gli incontri, tutti i collaboratori e tutte le persone a lui vicine.

L’insegnamento e il consiglio principale che ci ha dato è “l’essere imprenditori”, nella moda non è sufficiente avere la creatività e il senso artistico, ma è necessario creare una struttura, un’azienda efficiente che con disciplina e organizzazione supporti l’estro e la genialità.

 

 

Vincent: austerità, eleganza e raffinatezza

Vincent è un giovane designer, nonché un mio caro amico, che si è laureato all’accademia delle belle arti di Palermo, e dopo essersi arricchito di esperienza sartoriale, a  Settembre lancerà la collezione per la prossima Primavera Estate.

Emblema e sintesi della collezione la sua cow bag, di di cui già si è molto parlato (anche una mia collega ne aveva scritto su How Coll)

“Un esempio perfetto tra le tradizioni più antiche religiose, e il glamour di una borsa da portare a mano” così viene definita nel catalogo che ho avuto il privilegio di vedere in anteprima.

La mucca applicata sulla clutch infatti rappresenta proprio l’ex-voto fatto dai contadini al patrono del villaggio.

Nei giorni trascorsi a  Palermo, tra un party in spiaggia e un altro, ho approfittato per chiedergli qualcosa riguardo all’ideazione dei sui abiti e accessori.

Qualsiasi artista, nel creare, prende spunto dal suo background culturale, parlami un po degli elementi che hanno influito sull’ideazione della collezione.
Vivere in una città come Palermo, è qualcosa di inspiegabile.

In ogni angolo, uno scorcio dell’arte barocca, arabo-normanna, le meraviglie del liberty, convivono con il
“caos” dei meravigliosi mercati rionali, alle autentiche devozioni a Madonne e Santuzze di quartiere.

Tutto questo fa sicuramente parte del mio background culturale, ma con una nuova consapevolezza, ho
cercato di rielaborare tutti questi elementi per creare qualcosa di contemporaneo.

Qual’è il concept da cui sei partito? C’è un fil rouge che accomuna i pezzi della collezione?

Per la ss 2013, presento una collezione dove il rigore, l’austera grazia delle linee e delle tinte,
trionfano come modello di raffinatezza ed eleganza minimale.

Una ricerca della perfezione che si ritrova nella ricerca dei dettagli, e nello splendore dei colori.

E’ una donna bon ton, sofisticata quella che ho immaginato, con una forte personalità.

Hai artisti/stilisti che prendi come punto di riferimento?

Sono un grande appassionato di arte contemporanea, da Marcel Duchamp alle performance-art di Marina
Abramovic, sono sicuramente tra le icone di riferimento.

Tra i designer, seguo particolarmente il lavoro di Riccardo Tisci per la maison Givenchy, un modo unico nell’ immaginare gli abiti come una seconda pelle, come sculture viventi nello spazio.

Come e dove verrà lanciata la tua collezione?

La collezione verrà presentata a settembre attraverso il web.
Seguirà un piccolo corto, diretto da Mirko Cavallotto.
Aspettative e progetti futuri?

Continuare a lavorare intensamente alle prossime collezioni,

mi piacerebbe aprire un mio laboratorio, attivando una distribuzione sul territorio.

Chiudo il post augurando a Vincent il successo che si merita, sperando che la creatività autentica venga premiata.

“Un’immensa caverna di Ali Baba”

Questa è la prima espressione utilizzata dal sito di High-tech per definire il suo spazio e i suoi prodotti, e questa è esattamente la prima sensazione che si avverte entrando in questa immensa superfice di 2.000mq, situata al civico 12 di piazza XXV Aprile, Milano.

Higthech è un emporio dove si può trova qualsiasi oggetto, mobile e complemento arredo che si possa immaginare. I tre fratelli Bacchini, fondatori dell’azienda, definiscono come tre i requisiti fondamentali della loro offerta: funzionalità, estetica e prezzo ragionevole; tutti è tre sono pienamente soddisfatti dai prodotti all’interno del multispazio.

Nel 2001 è stata creata anche Cargo, struttura dedicata all’offerta di complete soluzioni d’arredamento.

Innovazione, creatività e ampia scelta sono ormai le caratteristiche necessarie per soddisfare noi consumatore contemporanei che cerchiamo la personalizzazione e la possibilità di esprimere la nostra personalità… direi che qui “c’è pane per i nostri denti”!che dite?

CONCEPT: MODA

jak&jil

Scriveremo per voi sul web di MODA:

«Un principio universale, uno degli elementi della civiltà e del costume sociale, che interessa non solo il corpo ma anche tutti i mezzi di espressione di cui l’uomo dispone» (Devoto-Oli)

I nostri focus sono il lusso e il Made in Italy. Vogliamo celebrare i marchi italiani che hanno reso grande questo paese e i marchi stranieri che hanno deciso di produrre in Italia. Vogliamo parlare di artigianalità e creatività, know-how ed innovazione. Di eccellenza. Vogliamo raccontarvi la storia che esiste dietro ognuno di questi brand: intervisteremo gli esperti del settore, visiteremo le aziende, scenderemo in strada a caccia di nuove tendenze. Vogliamo parlare dell’importanza di una storia. Guarderemo al passato e al futuro. Saremo diretti e cordiali. Profondi e leggeri. But always passionate. 

Palazzo Isimbardi; splendida cornice per i new fashion talents.

L’iniziativa BEE MAN ISSUE new fashion talents , inaugurata lo scorso 22 Giugno a Milano è stato un evento dedicato ai giovani stilisti emergenti.

ImageL’evento ha dato infatti spazio alle piccole aziende distribuite sul territorio italiano, che contribuiscono a portare avanti l’artigianalità e di conseguenza il nostro “prezioso” made in Italy.

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 Il tutto allestito nel “magico” scenario di Palazzo Isimbardi, come definito dal padrino d’eccezione dell’evento, Elio Fiorucci, al quale siamo riusciti a rubare un parere sulla mostra. (alla fine del post troverete l’intervista).

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I prodotti esposti sono molteplici, si passa dai tessuti utilizzati da Vitussi, tipici dell’arredamento d’interni, con cappotti e borse che sembrano provenire direttamente dai salotti siciliani dell’ 800.

Per poi arrivare alla collezione molto più spiritosa di Nati con la camicia, il cui prodotto rappresentativo è il portafoglio a forma di polsino…

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…che richiama i due punti cardine dell’azienda: la camicia e il bi-tessuto.

Altro brand è Alyki, produttore di capi in cashmere ispirati alla semplicità e allo stile contemporaneo,

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…mentre [S A M E] è sponsorizzata dalla dj che indossa un loro collier, realizzato in materiale riciclato.

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Dopo aver visionato l’intera esposizione e aver fatto il nostro “dovere” da reporter improvvisati, ci siamo goduti l’open bar allestito per l’occasione…

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…vi lasciamo alla nostra intervista ad Elio Fiorucci.

Volevamo sapere qual è la sua opinione su questo evento e quali sono le prospettive…

“io trovo che le prospettive siano buone, perché questi palazzi, questi luoghi magici…con una storia incredibile, sono messi a disposizione della creatività dei giovani che alla fine sta dando lustro all’Italia in questo momento; perchè se la Francia, mette a disposizione i suoi grandi palazzi, l’Italia non può restare così a guardare.

Oggi la creatività è un risarcimento di ricchezza per ogni paese, l’Italia sta guadagnando terreno anche nei confronti della Francia, nel senso che, mentre prima il lusso era francese, adesso sta diventando italiano, il buon gusto sta diventando italiano.

Dagli anni ’70 si è spostato come modello culturale mondiale dalla Francia all’Italia, allora il cibo italiano è buono, l’arte italiana è buona, la vacanza fatta in Italia è buona e così via dicendo, è una cosa positiva,bisogna che questi grandi palazzi si aprano e che questi grandi palazzi siano messi a disposizione, appunto, della creatività che li può solo abbellire ed aprire alla conoscenza. Per cui per me è il massimo.