Innamorarsi di orologi da Chanel

Chanel si sa, ha un grandissima forza per tutto quanto riguarda lo stile, ma se vi dicessi che lo stesso vale per gli orologi, mi credereste?

Pochi giorni fa, nei miei tour del quadrilatero, mi sono affacciato in negozio per scoprire cosa ci fosse di nuovo.

Avvicinatomi alle espositori di orologi ho subito trovato ad accogliermi la responsabile del settore, la quale con estrema disponibilità non mi ha passato freddi dati ma una precisa visione.

La maison francese produce la sua collezione di horlogerie in Svizzera e le sue produzioni di haute joaillerie sono partite con la linea Premiere già nel 1987.

Oggi, coerentemente al suo marchio, Chanel ha come must la ricerca della  più alta eccellenza nell’ ambito. Il brand offre infatti edizioni limitate anche a dodici esemplari nel mondo, adopera abitualmente materiali come la ceramica al titanio, produce meccanismi completamente in house, ed è tra le pochissime al mondo che continua a ottenere le più prestigiose certificazioni sulle performance delle sue complicazioni interne. Questo non un “prodotto” che lascia impassibili.

Infatti, persino la coltissima sig.ra Marzia nello spiegarmi la storia e tutte le prestazioni tecniche di questi orologi non riusciva a non sorridere e trattenere l’emozione che provava nel mostrare un prodotto di tale livello, rendendola la  migliore esperienza d’acquisto che abbia mai avuto.

Questa donna mi ha venduto un doppio sogno, quello Chanel ed il suo.

Roberto

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Sun68 incontra i Nelson

In occasione della settimana della moda milanese, la sera del 19 settembre si conclude Milano Acoustic On Tour, il progetto musicale on the road  che si realizza attraverso coinvolgenti sessioni acustiche in luoghi sempre diversi. Sarà la band dei Nelson a chiudere il tour con un live nel flagship Sun68 nella suggestiva zona dei Navigli a Milano. Tra le 19 e le 23 il gruppo si esibirà nello store: quale occasione migliore per ascoltare della buona musica e sbirciare che cosa ci propone la nuova collezione A/I 2012?

Fonte: Google Images
Fonte: Google Images

A questo proposito vorrei parlarvi un po’ di Sun68, un brand che mi sta particolarmente a cuore per due motivi. Il primo non può non riguardare i vestiti, semplici ed essenziali nelle forme e nei colori, e in grado di sorprendere perché mai troppo istituzionalizzati. Secondo motivo per cui l’azienda mi è molto vicina è perché da Sun68 ho fatto la mia prima esperienza “seria” nel mondo del lavoro. Ma scopriamo che cosa c’è dietro quel “delta ics” rappresentativo del logo del marchio…

Fonte: Google Images

Sun68 è un brand name che nasce dalla libertà d’espressione, dalla creatività e dallo spirito di rinnovamento ispirati dall’immaginario dell’anno 1968. Un logo che ci spinge a sognare, a osare, che ci fa capire che non è importante come vestiamo, ma chi siamo. Sun68 piace perché è frutto della pura creatività che ascolta in silenzio il pubblico e lo rende partecipe come un amico e non più come un semplice consumatore. Inizialmente il marchio si fa conoscere attraverso una selezione di polo vintage, caratterizzate da una particolare cura per i dettagli. La collezione si è successivamente ampliata, andando a comprendere altri capi basici di maglieria, denim, pantaloni chino, camicie e, a partire da questo A/I, piumini e giacche, per un totale di 3 linee: uomo, donna e bambino.

Sun68 è anche un progetto, portato avanti magistralmente da un gruppo di ragazze accomunate dalla passione per il lavoro e dalla volontà di riconoscersi nella filosofia e nei valori del brand. Sun68 è soprattutto il genio di un ragazzo senza il quale tutto questo non ci sarebbe. Non posso non cogliere l’occasione per ringraziarlo ancora una volta e per augurargli tutto il meglio perché, lo ripeto, Sun68 è un progetto valido in cui io continuo a crederci.

E voi?

La mela della concordia

La Apple si sa, ha una brand awareness stellare. E la forte identità  c’è grazie ad una serie di fattori che la distinguono dai competitors. Fondamentali a riguardo sono i ritorni mediatici che ha saputo creare con splendide campagne pubblicitarie, le lunghe attese “evento”, insieme a teaser e spoilers prima dell’uscita di un prodotto. Ci sono inoltre veri luoghi simbolo come il Genius Bar a Milano, posti di elezione per i cosidetti “geek”,  e per i comuni mortali. Sono selezionate location in cui si può avere consigli concreti e persino dare il primo tocco di vita al tuo amato nuovo macbook.  Sono luoghi in cui l’azienda offre l’opportunità di fare anche ciò che più si preferisce, per customizzare al massimo la propria esperienza Apple.  Tutto è possibile in un negozio Apple, come evidenziato anche nel video  seguente:

Una citazione a parte va poi fatta per il servizio clienti. Così come nel lusso più puro, questo è il vero fattore critico di successo aziendale. La Apple nei propri negozi offre assistenti alle vendite appassionati, competenti e che fungono da consulenti per ogni tipo di problema. C’è inoltre un supporto telefonico estremamente serio e professionale che risponde a qualunque tipo di perplessità. E fondamentale è il grandissimo servizio di sostituzione merce, immediato nel caso in cui il prodotto sia danneggiato o si rompa anzitempo.

Pertanto, risulta addirittura conveniente investire in device-status symbol come questi e nelle loro garanzie, anche per la bassa svalutazione sul mercato.  A questo poi contribuiscono gli alti contenuti esperienziali ed il livello di servizio offerto, oltre all’alta qualità dei prodotti.

Ma, ipoteticamente, cosa accade in caso di furto di un device?

…Navigando in internet ho trovato per caso questo articolo…

http://www.ilmessaggero.it/dilloalmessaggero/il_furto_deliphone_e_la_apple/notizie/185856.shtml

…E voi cosa ne pensate a riguardo?

Luxury&I

Salve a voi, cari lettori, mi chiamo Carlotta

e amo definirmi “scienziata della Comunicazione”: adoro studiare casi di successo e di crisi, tramite le dinamiche di comunicazione e marketing che agitano il dietro le quinte delle aziende leader.
Oltre all’amore per la comunicazione, il marketing e il branding, nutro una grande passione per i fashion&luxury goods e le loro storie, in particolar modo per i gioielli e le auto. Proprio per coniugare questi due interessi e trasformarli in una professionalità, ho deciso di iscrivermi a questo master, così da poter finalmente scoprire la trama nascosta e i segreti inenarrabili di questi settori che non conoscono crisi.


Proprio nell’ottica di sondare l’anima delle icone e dei fenomeni di mercato, prediligo il concetto di lusso come conoscenza e cultura, gratificazione intima e personale, lontana dall’ostentazione, dallo show off di prodotti, che spesso scade nel pacchiano e volgare.
Il lusso come ricerca ed esclusività, di cui siamo coscienti io e pochissimi intimi e buoni intenditori, ragione per cui spesso associo il concetto di lusso anche ad oggetti di scarso valore economico ma unici e irripetibili, magari tramandati dalla nonna o dalla mamma.

http://www.tripcagliari.it/artigianato/

Il lusso come sobrietà e understatement, nell’ottica di contrapposizione alla volgarità e scontatezza, per citare Coco Chanel, ma anche come afferma uno tra i miei tweet preferiti:  “Se hai ragione, non hai bisogno di gridare” (cit. @GildAmbrosio).
Per me ciò che rende così desiderabile un oggetto di lusso è la sua natura unica o almeno rara, il pregio dei materiali, la fatica e la maestria dell’artigiano che lo realizza o dello stilista che lo ha ideato, la sua storia, i suoi simboli e significati. Ed è importante che tutti questi aspetti li riconosca io: questo basta a rendermi felice di possedere  quel Foulard o quel Cappello, quella Borsa o quell’Orologio.

Collezione Mediterraneo Carrera y Carrera from google.images

Come la volta in cui in preda ad un attacco di misantropia, esclamai “Ti immagini se sparisse il genere umano e restassimo soli io e te? Per prima cosa andrei a prenderti l’Eberhard&Co. che desideri e poi da Bulgari per regalarmi una parure scintillante!”. Lui, perplesso, mi rispose “Ma a che pro, scusa? Se morissero tutti a chi la faresti vedere? Che senso ha?”. Io piuttosto intristita dalla sua ennesima dimostrazione di non aver capito nulla, replicai: “A me basterebbe toccarla e guardarmi allo specchio! Che il mondo ci sia o sappia non mi interessa affatto!”

CONCEPT: MODA

jak&jil

Scriveremo per voi sul web di MODA:

«Un principio universale, uno degli elementi della civiltà e del costume sociale, che interessa non solo il corpo ma anche tutti i mezzi di espressione di cui l’uomo dispone» (Devoto-Oli)

I nostri focus sono il lusso e il Made in Italy. Vogliamo celebrare i marchi italiani che hanno reso grande questo paese e i marchi stranieri che hanno deciso di produrre in Italia. Vogliamo parlare di artigianalità e creatività, know-how ed innovazione. Di eccellenza. Vogliamo raccontarvi la storia che esiste dietro ognuno di questi brand: intervisteremo gli esperti del settore, visiteremo le aziende, scenderemo in strada a caccia di nuove tendenze. Vogliamo parlare dell’importanza di una storia. Guarderemo al passato e al futuro. Saremo diretti e cordiali. Profondi e leggeri. But always passionate. 

Una blogger intervista IL blogger

Simone Sbarbati non è un blogger: è IL blogger! Il suo blog Frizzifrizzi si contraddistingue pienamente nel panorama dell’informazione on line per la capacità di portare in primo piano, in maniera irriverente e intelligente, tutte le ultime news del mondo della moda, dell’arte e del design. Dalla chiaccherata con Simone emerge l’immagine di un blog che non si accontenta di fare (o farsi fare…) quattro foto per aver successo!

 

 

Da cosa è nata l’idea di Frizzifrizzi?

Il blog è nato nel 2007: precedentemente io e la mia compagna ci occupavamo del primo magazine italiano in pdf (Freshcut Magazine) dedicato ai giovani artisti e diventato poi un blog. Da una costola di Freshcut è nato Frizzifrizzi che ha iniziato a occuparsi di moda grazie all’incontro con la sua co-fondatrice Francesca: è partita da lei l’idea di parlare di moda, ottenendo sin da subito un ottimo riscontro.

Da dove “tirate fuori” le notizie?

Il 50% dei nostri post arriva da segnalazioni di uffici stampa, case di moda, showroom, ecc. A volte sono le lettrici stesse che, quando trovano qualcosa di interessante, ce lo indicano all’istante. L’altro 50% dell’attività dipende sia da chi fa ricerche sul campo sia dalla rete di collaboratori, sparsi nelle varie città d’Italia e presenti in prima persona agli eventi, nei negozi, ecc. Inoltre le nostre ricerche avvengono spesso sul web andando a spulciare i blog internazionali che ci interessano di più.

Ormai la rete è stracolpa di blog: come fare per emergere e ad esser sempre più seguito?

Noi mettiamo sempre farina del nostro sacco, non ripubblichiamo come fa la maggior parte degli altri blog e non postiamo semplicemente il comunicato stampa aggiungendo solo qualche immagine o link, ma cerchiamo di raccontare a modo nostro quello che vediamo. C’è un recente articolo  di un piccolo marchio newyorkese che fa soltanto costumi da bagno da uomo che costano un casino perché sono di altissima qualità. Da una mia ricerca, ho scoperto che il logo di questo marchio arriva da una poesia di Jack Kerouac, e nemmeno i blog internazionali se ne sono accorti! Sono queste curiosità che pian piano i lettori notano e che gli altri blog non offrono perché non hanno la pazienza né di far ricerca né di mettersi a scrivere.

 

 

Del tuo blog mi sono innamorata della sezione riguardante il made in Italy

Sin dall’inizio abbiamo creato questa parte per raggruppare tutti gli articoli dedicati al made in Italy e siamo uno dei pochi blog che ci crede veramente molto. Non trattiamo i grandi marchi: non ce ne è bisogno, lo fanno già gli altri! Preferiamo puntare sui nuovi talenti che stanno andando ad arricchire il crescente panorama di ottimi piccoli brand italiani.

In un futuro non troppo lontano, verremo “mangiati” dalla concorrenza cinese?

Ora in Italia c’è una scena molto frammentata che, a differenza dei grandi stilisti degli anni Ottanta o dei Dolce&Gabbana degli anni Novanta, non si raccoglie intorno a qualche manifesto, ma prosegue fondamentalmente in maniera individuale ricercando comunque un’altissima qualità nei tessuti, nella lavorazione, ecc. Quindi finché si continuerà ad avere questi eccellenti lavori, non dovremo preoccuparci della concorrenza cinese.

Per Simone cos’è il lusso?

Il lusso non è per forza di cose un servizio o un prodotto costoso, ma rappresenta il potersi concedere un qualcosa che tu prima degli altri non riesci solitamente a permetterti. Per me il lusso è il tempo libero!

E il fast fashion?

Credo che tutti noi abbiamo nell’armadio almeno una cosa di H&M e Zara! Bisogna semplicemente contestualizzare questa categoria di prodotti, ossia è ovvio che non si può sostituire un capo pregiato con H&M, che però ci permette di avere l’armadio pieno e di accostare scarpe da 500€ con un abito fast fashion.

Ragazzi a questo punto non ci resta altro che copiare, copiare e copiare dal guru del fashion web. Grazie Simone!

 Chiara Signoretto

Chegada das marcas de luxo no Brasil (Arrivo dei marchi di lusso in Brasile)

 

Em 2009, mesmo sob o efeito da crise financeira mundial, o universo do luxo faturou em torno de US$ 6,45 bilhões no Brasil, 8% a mais do que os US$ 5,99 bilhões registrados em 2008, segundo o último estudo da empresa de pesquisas GfK Brasil em parceria com MCF Consultoria, especializada na área.

O Brasil assistiu à chegada das grifes Hermès, Missoni, Christian Louboutin, Bentley, Lamborghini e Bugatti, que investiram juntas US$ 830 milhões.

Para as marcas de luxo, as perspectivas são muito positivas. Analistas do setor asseguram que além da demanda reprimida, a tendência de crescimento do consumo é grande nos próximos cinco anos. “Estamos vivendo um momento crucial para esse segmento, que é um movimento de ocupação”, afirma Alejandro Pinedo, diretor geral da Interbrand Brasil, consultoria especializada em marcas.

Mas é bom atentar para a realidade: não, o Brasil não é a nova China. É preciso agir com cautela e redobrar a atenção ao fazer negócios. As taxas sobre importação fazem um produto custar até 108% a mais do que valeria originalmente. Isso sem falar no atraso de um a dois meses que peças de uma coleção sofrem ao tentar passar pelo porto e pela alfândega brasileira.

Para ser bem-sucedido, porém, é preciso conhecer bem as aspirações do consumidor e entender que ele não vai comprar qualquer coisa. “O brasileiro é globalizado, é antenado e tem essa característica de ver e ser visto”, diz Renis Gabriel Filho, presidente do grupo Safilo no Brasil, que representa 29 marcas de armações e óculos de sol, entre elas Gucci, Dior, Marc Jacobs, Yves Saint Laurent, Jimmy Choo, Giorgio Armani e Bottega Veneta.

Segundo Carlos Jereissati Filho, presidente da Iguatemi, uma das chaves para que esta história continue tendo sucesso é a grande responsabilidade de continuar entregando a expectativa e a promessa da marca.

 
Nel 2009, anche sotto l’effetto della crisi finanziaria globale, l’universo del lusso ha guadagnato circa US 6,45 miliardi dollari in Brasile, l’8% in più rispetto al 5,99 miliardi dollari registrato nel 2008, secondo l’ultimo studio società di ricerche GfK Brasile in collaborazione con MCM Consulting, specializzata nel settore.

Il Brasile ha visto l’arrivo di marchi Hermès, Missoni, Christian Louboutin, Bentley, Bugatti e Lamborghini, che hanno investito 830 milioni dollari.
Per i marchi di lusso, le prospettive sono molto positive. Gli analisti del settore assicurano inoltre che la domanda non soddisfatta, il trend di crescita dei consumi è di grandi dimensioni nei prossimi cinque anni. “Stiamo vivendo un momento cruciale per questo segmento, che è un movimento di occupazione”, ha dichiarato Alejandro Pinedo, CEO di Interbrand Brasile, specializzata nella consulenza di marca.
Ma è bene prestare attenzione alla realtà: il Brasile non è la nuova Cina. Dobbiamo agire con cautela e prudenza mentre si fa business. Imposte sulle importazioni sono un prodotto di costo fino a 108% in più di quanto lo sarebbe in origine. Per non parlare del ritardo di uno o due mesi come parte di una collezione per cercare di soffrire con il porto e la dogana brasiliana.
Per avere successo, tuttavia, deve soddisfare le aspirazioni dei consumatori e capire che non si compra nulla. “I brasiliani sono globalizzato, è sintonizzato e ha questa caratteristica per vedere ed essere visti”, dice Gabriel Figlio Renis, presidente del Gruppo Safilo in Brasile, in rappresentanza di 29 marche di montature e di occhiali da sole, tra cui Gucci, Dior, Marc Jacobs Yves Saint Laurent, Jimmy Choo e Giorgio Armani e Bottega Veneta.
Secondo Carlos Jereissati Filho, presidente del Mall, una delle chiavi di questa storia che è continuo successo è una grande responsabilità di continuare a fornire la propria promessa di brand e di attesa.

 

 Larissa

La nuova cultura del lusso

 
Vogue, Elle, MarieClaire rappresentano da sempre la Bibbia nel mondo del fashion, o forse sarebbe meglio dire “rappresentavano”? Questi mezzi di comunicazione tradizionali, old media, sono ormai affiancati (o già surclassati?) dal new media per eccellenza, il web. E allora non più semplicemente Vogue, ma vogue.it che, insieme a elle.it e marieclaire.it, offrono alle digital fashioniste una molteplicità di risorse e contenuti in tempo reale. A loro volta i siti istituzionali non bastano (forse troppo formali?): ecco quindi la nascita di una delle più rivoluzionarie professioni nel settore lusso, il blogger. Questa figura è uno degli innumerevoli e innovativi risultati della globalizzazione che, con lo sviluppo di nuovi classi agiate e l’emergere dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina, i nuovi paesi consumatori del lusso), ha dato il via ad una forte espansione dell’industria del lusso.
Il saggista Gilles Lipovetsky (“Il tempo del lusso”, Sellerio Editore, 2007), oltre al crescente peso economico di questo mondo a sé stante, individua al suo interno anche una significativa mutazione organizzativa: i grandi gruppi internazionali hanno preso il posto delle piccole imprese artigianali e semidipendenti. Inoltre si parla sempre più spesso di “lusso accessibile”: il lusso è sceso in piazza tra il popolo e sta subendo una, ahimè, inarrestabile democratizzazione che, speriamo, non lo porti a perdere del tutto quel allure che l’ha da sempre contraddistinto. Lipovetsky parla infine di un’ottimizzazione del rilievo sociale del lusso: l’aumento del numero di brand nel mercato, l’intensificazione dell’investimento pubblicitario e l’ampliamento della rete distributiva hanno reso il lusso necessario. Per tutti.
Per sopravvivere, questa nuova cultura del lusso necessita di un costante affiancamento da parte di altrettante moderne e originali professioni (a volte un po’ troppo fuori dal comune) in grado di ascoltare le esigenze di un target sempre più frammentato e allo stesso tempo esigente. Ecco perché le news di Max Sortino per vogue.it non bastano più: Silvia Paoli per lostinfashion.it, Simone Sbarbati per frizzifrizzi.it, Chiara Ferragni (la cito solo per la sua popolarità!) per theblondesalad.com sono solo alcuni delle centinaia di blogger che stanno invadendo il web.
Per un approfondimento della professione blogger ci vediamo ai prossimi post!
 
Chiara Signoretto

The Hotel with a soul

 

Ovvero, l’hotel con l’anima.

La riflessione è nata da uno spunto propostomi oggi in aula. Davvero in futuro scomparirà il sistema delle “stelle” dalle valutazioni degli hotel? Ma allora su cosa potrà basarsi un ignaro cliente per la cernita del magico angolino dove passare la sua vacanza? Beh, se non saranno le stelle allora sarà qualcos’altro a fargli da guida. E cosa?

Ma il marchio ovviamente. O meglio, il brand.

Se io penso al Four Seasons non c’è bisogno che mi chieda quante stelle possa avere, lo immagino; lo stesso dicasi per un hotel della catena Hyatt, o uno della catena Bulgari. Perché all’interno di quel nome è racchiuso un piccolo mondo, un’esperienza, qualcosa di cui so di voler fare parte, seppure per un brevissimo periodo della mia vita. E allora scelgo a occhi chiusi, noncurante delle “stelle”.

In altre parole, fa fede il brand.

Va da sé che nel momento in cui il brand acquisisce un’importanza così notevole, il Brand Manager  (ossia colui che si occupa di gestire tutte le vicende legate all’utilizzo del marchio) arriva a ricoprire un ruolo di vitale significatività.

“…Hotel companies are not selling heads in the beds and anonymous service –they are priding themselves on selling high levels of customized or even bespoke service. Consumers in the 21st. century want a hotel with a soul and a character; they want personality and not residing in a box. Brand management is a very time consuming and expensive effort. It costs money to communicate the values a brand conveys to a larger audience; it is an evolutionary process. […] Successful product branding is more than just the sum of its logo and name, it is the intrinsic values that the brand conveys that counts – it is the values and benefits that the consumer remembers not only the functional purpose. Hotels are moving away from generic advertising campaigns and focusing increasingly on their target markets evoking strong emotional feelings by being deliberately subliminal. They realize the importance of selling memories and emotions that, partially, elicit childhood memories of a time long gone – the baby boomer generation is particular susceptible to this form of marketing…

(Dietmar Kielnhofer, General Manager, Le Meridien Nirwana Golf and Spa Resort, Bali)

L’Hotel Brand Manager, quindi, considerate le premesse, ha tutta l’aria di essere una professione emergente da tenere sott’occhio.

Maura