La Moda veste Arte

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Questa è una storia di talenti, arte e passione.
Rendere unico ogni istante, ogni uomo, ogni oggetto raccontando un’esperienza: questo è il desiderio che traspare dagli occhi di Silvia Scaramucci quando si racconta.

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A collaborare con lei, per realizzare opere uniche e irripetibili, un team di giovani creativi: designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori e orafi, contraddistinti dalla capacità di plasmare opere d’arte su pellami tramite tecniche studiate ad hoc.

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La parola d’ordine è personalizzazione: il cliente vive una vera e propria esperienza attraverso un percorso che parte dalla scelta dell’artista e dell’opera che diverrà la sua borsa. Il tutto declinato in due linee: Unique una borsa prodotta in un esemplare unico e Limited un’unica opera che prende forma su 100 pezzi diversi.

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Ogni borsa è un’alchimia di elementi che rende l’arte un piacere fruibile ogni giorno, senza alcun tipo di barriera o intermediari.
Un prodotto mai uguale e irripetibile, creato con forte passione, energia e coraggio. Storie di ragazzi che costruiscono i propri sogni.

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Ogni pezzo è accompagnato da un “Artist Identity Kit”, grazie al quale è possibile visionare il curriculum dell’artista, il video di creazione dell’opera e la tecnica utilizzata.


www.demanumea.com

Corinne Capurso
Valentina Drago
Sofia La Porta
Maddalena Risetti
Mariacarla Sala
Cesare Zucchia

Milano & Il Design

Milano è considerata la capitale del design grazie anche all’evento che è espressione a livello internazionale del talento creativo: Il Salone Internazionale del Mobile, che quest’anno è arrivato alla sua 55° edizione e che ha raggiunto un afflusso record di visitatori, con quota 372mila.

Salone del mobile

Il Salone Internazionale del Mobile non è la sola ragione per la quale Milano è considerata capitale del design, sono diverse, infatti, le iniziative promosse dalla città a favore degli artisti affermati, ma anche emergenti. La presenza di numerosi showroom garantisce anche ai nuovi talenti di poter esporre il proprio lavoro, la Triennale Design Museum, primo museo del design italiano, ospita sempre una serie di rappresentazioni che mettono in evidenza il design italiano, e non dimentichiamoci l’evento Expo dello scorso anno!

Milano è design e soprattutto opportunità per i designer:

“È un centro nevralgico che, in particolare durante il salone del mobile, diventa un incontro per il mondo del design a livello mondiale. […] Per un giovane designer diventa importantissimo poterci essere ed emergere con i propri progetti.”

“Milano resta la culla del design, per noi è un luogo fondamentale nonché il punto di partenza del nostro percorso professionale.”

Queste sono alcune delle riflessioni emerse dall’intervista che ci è stata rilasciata da Daniele Bortotto dello Studio Zanellato/Bortotto, studio di design fondato a Treviso da Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto. Il loro percorso inizia nel 2013 con il progetto Acqua Alta presentato al Salone Satellite di Milano, una manifestazione ormai storica, nata in fiera e dedicata ai più giovani per far emergere i loro progetti.

Acqua Alta

In questo evento i due designer hanno intrecciato alcuni dei rapporti per loro più importanti, che conservano ancora oggi, e che hanno dato stimolo a molti dei progetti successivi e collaborazioni importanti.

Ci siamo lasciate ispirare andando insieme in giro per la città e scoprendo come il design combini ogni forma creativa, ed è per questo che abbiamo scelto di interpretarlo e collegarlo a tre diverse aree tematiche :

  • Il Design & la Moda

Durante la settimana del mobile, le vie più fashion di Milano si trasformano in vere e proprie location esclusive dove si tengono vari eventi dedicati al Fuorisalone. Grazie alla collaborazione con i marchi di design, i negozi del quadrilatero allestiscono le vetrine con le ultime opere create dai designer.

Molteni

Un esempio di successo è stata la collaborazione tra il brand La Perla e il designer Walter Terruso che é riuscito a creare un prodotto che rappresenta pienamente l’eleganza del marchio. Si tratta di Mia / Vanity Table, il mobile toeletta che continua a rimanere esposto nella vetrina della boutique di Via Montenapoleone, destando la curiosità di molti turisti e appassionati di design.

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Il connubio tra design e moda in questa settimana permette una maggiore visibilità per i marchi di design, poiché le loro opere vengono esposte nelle vie più famose dello shopping milanese. Anche le boutique e i negozi traggono vantaggi di tipo redditivo, grazie all’alta affluenza di collaboratori da tutto il mondo.

  • Il Design & l’Hotellerie

L’Hotellerie ben rappresenta Milano & il Design perché diversi hotel hanno ospitato molti eventi e  installazioni di numerosi artisti durante lo scorso Salone del Mobile. All’interno del giardino del Bulgari Hotel è stata posizionata un’opera realizzata dallo studio londinese NaNa, che con i suoi 18 cerchi in acciaio celebrava l’anello BZero1, gioiello divenuto ormai simbolo del brand.

Bulgari Garden

Anche l’Hotel Magna Pars Suites Milano, il primo Hotel à Parfume al mondo, ha ospitato diverse opere di design di artisti italiani e stranieri.

Al Magna Pars Suites Milano  il Made in Italy e l’eccellenza italiana trovano la loro massima valorizzazione.Magna Pars .png

L’ eccellenza artigianale degli arredi e l’alta tecnologia che compongono gli spazi comuni hanno fatto del Made in Italy e della sostenibilità ambientale il loro stile identitario.

Le 39 suites sono ispirate a note olfattive fiorite, fruttate o legnose, in linea con la storia del luogo e arricchite dalle opere d’arte degli studenti dell’Accademia di Brera.

  • Il Design & l’Urbanistica

Per quanto riguarda l’applicazione del design all’urbanistica milanese, ne è un esempio perfetto Piazza Gae Aulenti. Una piazza di forma circolare ubicata nel Centro Direzionale di Milano, utilizzata come scenografia di innumerevoli spot e servizi fotografici, nonché come ambientazione di eventi musicali e sociali.

Piazza Gae Aulenti

E’ considerata emblema della Milano contemporanea per il suo aspetto futuristico, reso tale dalla presenza di opere di design come il Solar Tree, le fontane a sfioro e le voci della città di Alberto Garutti (una scultura di 23 tubi simili a delle trombe che si diramano e collegano i vari piani sottostanti la piazza). Anche gli edifici che si affacciano sulla piazza tra cui la torre Unicredit con la sua guglia “a spire”, l’Unicredit Pavillon, le torri B e C, gli edifici E1-E2, contribuiscono a renderne l’aspetto molto moderno.

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Proprio nelle vicinanze di Piazza Gae Aulenti sorge il Bosco Verticale: un complesso residenziale costituito da due palazzi, progettato da Boeri Studio (2014) ed eletto nel 2015 “grattacielo più bello e innovativo del mondo”. Questo riconoscimento gli è stato attribuito grazie alla presenza di più di duemila piante collocate sui balconi, apportatrici di diversi benefici alla zona urbana circostante, ma anzitutto fonte di un suggestivo spettacolo visivo.

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Infine, sempre a due passi da Piazza Gae Aulenti, ma dalla parte opposta rispetto al “Bosco Verticale”, si trova 10 Corso Como: uno spazio multiculturale progettato nel 1991 e frutto dell’estro delle sorelle Sozzani

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Consiste in una location fashion e glamour, che attualmente vanta una galleria d’arte, un cafè immerso nel verde, un bookshop ed un negozio di moda e di design, primo concept store in Italia.

Sara Andrean

Nicole Beretta

Eleonora Bondioli

Elisabetta D’Affinito

Elisabetta Fumagalli

Giada Graziano

Serenella Venditti

 

 

FONDAZIONE PRADA: QUANDO L’ARTE E IL DESIGN RIDANNO VITA ALLA PERIFERIA URBANA

La Fondazione Prada si erige in una di quelle zone di Milano dove il passato si rigenera, una periferia a sud dello scalo ferroviario di Porta Romana caratterizzata da binari, fabbriche e torri dell’acqua. Si tratta, a tutta evidenza, di una culla della tradizione e della storia milanese che mostra di sé una possibilità di rinnovamento, un futuro da governare, un fascino potente, ma anche qualche rimpianto dei tempi che furono.

Il progetto curato dallo studio di architettura OMA di Rem Koolhaas, star olandese dell’architettura, concerne la trasformazione dell’area territoriale un tempo occupata dalla Sis, distilleria degli anni  ’10 del Novecento dedicata alla produzione del brandy Cavallino Rosso. Quasi 19mila metri quadri completamente ripensati e reinventati al fine di donare alla città meneghina un aureo aspetto che di incantevole conserva il fascino di una rinnovata offerta culturale. Sette edifici preesistenti sono stati recuperati (magazzini, laboratori, silos) e tre sono invece le strutture nuove (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un cinema e una torre). La pregevole caratteristica architettonica della sede, sorta da un mix di ideazione e conservazione, è di avere ambienti diversissimi che coabitano: vecchio e nuovo, largo e stretto, aperto e chiuso, orizzontale e verticale. Non un sola grande fabbrica, ma una complessità di spazi, tematiche e valori. Anche i colori sono diversi, ma sapientemente armonizzati: il grigio del vecchio intonaco industriale incontra il nero, il bianco, e poi l’oro della palazzina “Haunted House” (in italiano casa degli spiriti).

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Sul muro grigio accanto al cancello, solo una scritta in neon sottile: è un po’ emblematica del sottotono che caratterizza il progetto.

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Subito dentro al cortile, a sinistra, un’altra piccola oasi bizzarra e colorata è il Bar Luce, progettato dal visionario regista americano Wes Anderson citando i vecchi bar milanesi degli anni Cinquanta: pavimento di graniglia, bancone di legno e formica verde, sedie in finta pelle a tinte vivaci, due flipper e un jukebox e, sui muri, una tappezzeria che riproduce le decorazioni della Galleria Vittorio Emanuele. Qui é possibile degustare e apprezzare anche solo visivamente file di sifoni del selz e bottiglie di liquori d’epoca.

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I cortili, pavimentati in gran parte come le officine di una volta ( tronchetti quadrati di legno accostati come sanpietrini)  conducono ad un grande nuovo edificio chiamato Podium, ospitante la “Serial Classic”’, curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola con la finalità di insegnare che la classicità romana e greca viveva anche di serialitàà e di ripetizione di un originale. Nella stessa galleria è possibile visitare anche lamostra “In Part” a cura di Nicholas Cullinan, una raccolta di opere che illustrano l’idea del frammento corporeo: Cattelan, Fontana, David Hockney, Vezzoli, Pistoletto, Klein, Picabia e, ancora, Rauschenberg, Charles Atlas, Richard Serra e Bruce Nauman. E, ancora, é stata realizzata la mostra “An Introduction”, un intenso accenno espositivo a un percorso tra istituzionale e personale sul modo di ricercare e collezionare, nato da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant.

Si inizia con una riflessione sul sé che si sviluppa in una scelta di territorio visuale, legato alle vicende artistiche degli anni Sessanta, dal New Dada alla Minimal Art. Una quadreria che indica un oscillare aperto e curioso verso l’arte e le sue manifestazioni. Nel Deposito (un enorme capannone) dove ci sono ‘veicoli d’artista’: Cadillac, furgoni, auto. La fondazione si pregia, poi, di essere caratterizzata dal cinema Arlecchino con un fregio in ceramica policroma di Lucio Fontana.Uno spazio sotterraneo ospita l’installazione permanente ‘Processo grottesco’ di Thomas Demand: la ricostruzione di una grotta, a migliaia di strati di cartoncino sottile.A ben vedere, la collezione è notevolissima, ma rinfranca anche la cura maniacale dei dettagli tipica del fashion system di cui il brand Prada è protagonista della scena mondiale.

In conclusione, la sede della Fondazione Prada è un regalo per Milano, a buon diritto definibile come una nuova forma di mecenatismo milanese resa possibile da un investimento economicamente molto cospicuo ,ma finalizzato alla realizzazione di una nobile causa: la riqualificazione del passato del capoluogo lombardo!

Serena Campisi

Alessia Farsetta

Paolo Ferri

Domenico Miranda

Mariangela Romanelli Grimaldi

Domenico Miranda

Biblioteca della Moda

Centro di ricerca e fonte d’ispirazione creativa, nel cuore del quartiere più avant-garde di Milano

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La moda a Milano, si sa, è elegantemente rappresentata dalle celebri vie del Quadrilatero. Da qualche anno, però, la moda milanese ha assunto anche un altro volto: oggi è soprattutto nel quartiere dei Navigli che essa si crea e prende vita, secondo stili e forme sempre nuovi.

I Navigli sono il luogo dei temporary store, dei mercatini vintage e delle piccole boutique di nicchia. Sono il luogo dove si formano nuove tendenze, e dove convergono spunti creativi provenienti da diverse parti del mondo. Il quartiere dei Navigli, giovane ed un po’ ribelle, è il territorio della sperimentazione, del coraggio, della ricerca e della creatività.

Non a caso, si trova qui la Biblioteca della Moda, che rappresenta in Europa lo spazio più importante per la ricerca di settore.

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Nata da un grande archivio privato, oggi la Biblioteca della Moda offre circa 50 000 titoli in consultazione, profilati per settori specifici. Si tratta, in particolare, di riviste, stampe e libri sulla storia della moda e del costume dal 1860 ad oggi. Il materiale è consultabile da studenti, uffici stile e da chiunque sia appassionato di moda vintage e contemporanea. In più, oltre al servizio di consultazione, la biblioteca offre la possibilità di acquistare libri, riviste, quaderni, stampe e cataloghi, sia vintage sia nuovi.

La Biblioteca della Moda, offrendo la possibilità di affittare i propri spazi, si trasforma anche in originalissima location per eventi come presentazioni, esposizioni o piccole mostre, oltre che aperitivi e colazioni.

La Biblioteca della Moda si trova all’interno del Milano Fashion Apartment (Via Alessandria 8), spazio poliedrico che si sviluppa su una superficie complessiva di oltre 1600 mq, e che ospita, oltre alla biblioteca, anche la casa editrice Edizioni La Mode Illustrée e la Camera Italiana Buyer Moda.

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Perciò, si può certamente dire che lo spirito creativo e sperimentale caratterizzante il quartiere milanese dei Navigli passi e si respiri tra le vie, ma è importante tenere presente che esso si sviluppa e si articola a livello concettuale all’interno di uno spazio ad esso esclusivamente dedicato: la Biblioteca della Moda, per eccellenza luogo di ricerca e fonte d’ispirazione creativa.

FUIANO, emotion for your living

..Un disegno ispirato alla vita di ognuno di noi, da una parte un animale libero nella natura sovrana (la zebra), dall’altra un arcobaleno di colori, entrambi i volti della vita uniti da una fascia d’orata che, come un raggio di sole, unisce i racconti e illumina il cammino..”.
Questo è Vittorio Fuiano, interior designer barese che crea opere d’arte, poltrone. Ognuna di esse è un pezzo esclusivo, dipinta interamente a mano con acrilici su legno e imbottita in ecopelle, numerata e vidimata dallo stesso artista.
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3 poltrone
Ma la storia di questo sogno viene da lontano, quando già dal 1969 Nicola Fuiano, padre di Vittorio, selezionava raffinati tessuti per l’arredamento, tendaggi e carte da parati delle migliori marche (alcuni partners sono Etro Home, Missoni Home, Calvin Klein, Alcantara, Fornasetti, Guy Laroche, Roberto Cavalli) in uno stile che va dal classico al moderno, il tutto per ricreare ambienti eleganti in un piacevole lusso.
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Vittorio cresce quindi in un mondo pieno d’arte, dove è facile far correre la fantasia.
E grazie a questo le sue opere vengono esposte al Fuorisalone di Milano e vengono apprezzate anche negli Stati Uniti d’America, Russia e Oriente.
Ma Fuiano non è solo tessuti, tendaggi, carte da parati e mobili, perché l’estro di Vittorio fa un omaggio alla donna e con qualità, competenza e professionalità crea la Fuiano bag, un bauletto in pelle a pelo stampata, pelle nera e pelle eco vernice colorata, con un disegno unico nel suo genere, da una parte righe zebrate e dall’altra il colore, entrambi i lati uniti dalla tipica fascia dorata chiamata “Raggio di sole” che sottolinea un’eccentrica eleganza. Come sempre tutto è interamente lavorato e assemblato a mano.
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L’artista descrive così la sua ispirazione “Arriva come un raggio di sole ad illuminare la mente, lo stesso raggio che illumina la natura da una parte con le sue piante e le loro infinite sfumature di forme e colori [..] dall’altra con quella della vita animale. […] La zebra, un essere divino che ha fortemente impressionato il mio sguardo e la mia mente. Guardo i suoi netti segni neri come un body painting che la natura ha voluto omaggiare a questo animale, pennellate che attraversano tutto il suo corpo dalle fasce più piccole a quelle più grandi, curve e percorsi mai uguali e sempre diversi , proprio come la vita”.
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Animalier, stravagante, pop. Fuiano. Cattura l’immagine.
http://www.fuianoarredamenti.com

Ilaria Muolo

Renoir

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Dal 23 ottobr e 2013 è

possibile visitare presso la GAM (Galleria d’Arte Moderna) di Torino la mostra dedicata a Renoir. In esposizione fino al 23 febbraio 2014 ci sono 60 capolavori di Pierre Auguste Renoir , uno dei nomi più celebri dell’impressionismo, insieme a Monet, Manet, Degas e Sisley.

La mostra espone 60 opere provenienti dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie e si articola in 9 sezioni che ripercorrono le fasi più importanti della produzione artistica di Renoir.

 La prima è la sezione relativa all’età della Boheme- sono presenti opere risalenti al periodo dell’ammissione di Renoir all’ Ecole des Beaux- Arts  (1862) tra cui i ritratti di William Sisley, Federic Bazille e Claude Monet.

 Ritratti femminili – in cui vi sono opere come il ritratto  Madame Darras (1868 circa), La liseuse (1874-1876), Jeune femme à la voilette (1870 circa), Madame Georges Charpentier (1876-1877), Femme au jabot blanc (1880), Jeune fille assise (1909), sino al ritratto di Colonna Romano (1913).

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Paesaggi  – come Campo di banani, La moschea, Chiatte sulla Senna, Paesaggio a Cagnes.

Infanzia  – tra cui Portrait de jeune fille brune, assise les mains croisées (1879), il dipinto Fernand Halphen enfant (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto, Julie Manet (1887), una tenera Maternité (1885), il Ritratto del figlio Pierre (1885), Portrait de petite fille coiffée d’une charlotte (1900), il celeberrimo Le Clown (portrait de Coco) (1909), la romantica Fillette au chapeau de paille (1908) e l’incantevole Geneviève Bernheim de Villers (1910).

Società moderna –  con i nuovi divertimenti dei parigini raffigurati in un’opera simbolo La balançoire, Ballo in campagna e Jeunes filles au piano.

Fiori – con una serie di magistrali bouquet.

Nudi – come Femme nue couchée, La toilette, Odalisque dormant

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Bagnanti – ultimo fondamentale capolavoro di Renoir.

È anche presente una sezione dedicata agli strumenti di lavoro dell’artista: tavolozze, scatole di colori e pennelli con cui fino all’ultimo aveva lavorato facendoseli legare alle dita deformate dall’artrite.

Per ulteriori informazioni: http://www.mostrarenoir.it/

L’utilità dell’inutile

“L’utilità dell’inutile” è un ossimorico invito a riflettere sulle priorità del nostro tempo trattato, o per meglio dire  manifestato ,perché MANIFESTO è il sottotitolo, nel libro di Nuccio Ordine.

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Al centro delle sue riflessioni gravita l’idea di utilità dei saperi  gratuiti, liberi e disinteressati da qualsiasi finalità utilitaristica , lontani da ogni vincolo pratico e commerciale, quei saperi come la letteratura, l’arte, la musica, la filosofia, apparentemente inutili che invece giocano un ruolo importantissimo perché sono saperi fondamentali  che nutrono lo spirito, coltivano e aiutano a crescere l’umanità rendendo questa ancora più umana. L’autore definisce utile “tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori”  e allora non è utile solamente tutto ciò che produce valore economico . L’utilità dei saperi inutili si contrappone radicalmente all’utilità dominante che in nome di un esclusivo interesse economico, quello dell’utile inteso appunto come guadagno, come profitto mina e sta via via uccidendo le discipline umanistiche, l’arte,  la ricerca libera, la fantasia, il pensiero e l’orizzonte civile che dovrebbe ispirare ogni attività umana in un mondo dove sempre di più anche il tempo è denaro e lo spazio si paga al metro quadrato . L’uomo diventa sempre più povero proprio mentre crede di arricchirsi.

« L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. » (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

Il mio professore di lettere al liceo diceva sempre: “oltre il pane ci vuole almeno l’Atalanta” ed io gli ho sempre creduto .