5 motivi per vivere la MFW con il Sole 24Ore

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1) Condividere un’esperienza di gruppo insieme agli insider del settore.

Assistere ad alcuni degli esclusivi eventi della Milano Fashion Week in compagnia della giornalista Paola Bottelli e Angelo Flaccavento.

2) Poter confrontare gli stili più disparati. Pitti, Canali, Versace e Diesel: un percorso tra diversi modi di interpretare l’uomo.

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La 90° edizione di Pitti, quest’anno a tema Lucky Numbers, inteso come unione di estetica grafica e simbolismo, si è conclusa con la partecipazione di 1219 brand, di cui 536 esteri. Osservando l’outfit dei buyers presenti, Europei e Asiatici, stupisce la crescente importanza dell’accessorio maschile, nelle sue diverse declinazioni.

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Canali ha reinterpretato lo stile classico maschile in chiave più disinvolta, tenendo ben saldo il timone del proprio corebusiness e si è contraddistinto per la qualità dal Made in Italy. Si assiste ad un matrimonio tra i classico e il contemporaneo: dalle  tradizionali lavorazioni hand made fino a più complessi intrecci di fili colorati. I toni del grigio, il beige, l’azzurro, il marrone fino al verde salvia e infine il rosso, si legano alle linee morbide e fluide delle giacche informali. Passando agli accessori, svariate sono le proposte: monkstrap in pelle, sciarpine leggere, mocassini in suede con nappine, borse a mano in pelle contraddistinguono lo stile del outwear relaxed del brand.

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E’ l’uomo contemporaneo l’ideale estetico della collezione SS 2017 di Versace. Una passerella influenzata dai dettami delle vendite, in cui traspaiono i concetti chiave dell’ utilitywear, caratterizzati da nylon e sete che spaziano dai toni scuri dei neri fino a colori cerulei e rosa. L’urban, in sfumatura rock, appare come la chiave di lettura della runway, mentre l’activewear moderno è lo spirito della clip realizzata da Bruce Weber. Giacche senza camicia, pantaloni superskinny e larghi parka colorati sono i must have per l’estate 2017. Notevole importanza è attribuita ai gioielli, presenti in ogni look. Infine, a dare ritmo alla sfilata, le canzoni di Prince dedicate a Donatella.

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Diesel, in chiusura della nostra Fashion Week, ha reinterpretato il suo must, la tela jeans, declinandolo in una palette di colori che varia dal nero al rosa cipria, passando per il blu china e il color crema. L’uomo proposto indossa capi dalle forme ampie: maglie e giacche dallo stile pratico su pantaloni larghi e stropicciati. È un uomo contemporaneo che vive la città, capace di mixare abiti in tela tecnica con il denim, pelle con cotoni stampati a righe.

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3) Sperimentare in prima persona la frenesia della Milano Fashion Week.

La sfilata inizia prima della passerella. Fotografi, influencer e addetti del settore a caccia degli outfit migliori da fotografare.

4) Scoprire in anteprima le nuove tendenze e trend emergenti.

Denim, asimmetrie, ciabatte, sandali, polo,maglie e… colori!

5) Vivere il backstage.

Avere l’opportunità di vedere in prima persona ogni aspetto della sfilata, dalla preparazione dei modelli al disallestimento della location per far posto a un nuovo fashion show.

Corinne Capurso
Valentina Drago
Mariacarla Sala

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Venini e l’isola di vetro

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Sabbia e fuoco, apparentemente diversi sono questi i due elementi che fondendosi danno vita al vetro. Tutto nasce sei mila anni fa, quando, come Plinio racconta, una notte dei mercanti Fenici si riposarono sulle rive del fiume Belo e per riscaldarsi accesero lì il fuoco. Continuando ad ardere sulla sabbia durante la notte, al loro risveglio trovarono una nuova materia.

Era nato il vetro.

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I veneziani, intuendo la potenzialità di questo nuovo materiale, eleggono l’isola di Murano centro produttivo e culla di questa nuova arte.  

Qui nel 1921 prende vita l’Azienda Venini. Da subito protagonista del distretto, contribuisce alla riqualificazione di un’attività tanto antica quanto unica nel suo genere. La maison del vetro è un vero esempio di tradizione e innovazione. Grazie alle continue collaborazioni con artisti e designer internazionali trova il perfetto connubio che ha contribuito ad affermarne lo spazio nel panorama del lusso. La destrezza con cui gli artigiani modellano la materia incandescente è davvero insostituibile e attraverso i loro gesti il vetro assume le forme più inaspettate.

Seconda parte del processo, il lavoro a freddo

Oggi Venini e gli altri maestri vetrai tramandano con passione la storia e il pregio di quest’arte, testimonianza di un artigianato incorruttibile ed eterno. L’eredità del brand è fatta di opere, fotografie, disegni e scritti che confermano uno straordinario lavoro totalmente italiano, riuscendo a toccare, oltre che la bellezza estetica, quella sfera emozionale che l’effimero mondo del lusso spesso rischia di dimenticare. 

La Firma

 

Valeria Brazzoli

Carlo Cirillo

Anna Maria Kinsky Dal Borgo

Francesca Pollastro

Erica Renzoni

Camilla Titomanlio

Uno sguardo al futuro: 8° Luxury Summit

 

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Siamo già nel pieno dei lavori, al Sole 24 ORE si è appena conclusa l’ottava edizione del Luxury Summit. Digital: il focus di quest’anno.
Tante, le personalità che si sono espresse, dal settore fashion, passando per il beauty, l’orologeria e la gioielleria.
Le prospettive economiche sono cambiate, i Millenials, nuovi consumatori del lusso, stanno rivoluzionando l’establishment: esigono servizi integrati sempre più sofisticati e articolati tra il mondo offline e online. Omnichannel, Customer Experience, Storytelling rappresentano le sfide principali su cui le aziende devono investire risorse ed energie.

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Andrea Panconesi (CEO di Luisa Via Roma) e Giuseppe Giglio (CEO giglio.com), pionieri dell’e-commerce italiano, testimoniano il successo di questa realtà che fino a pochi anni fa sembrava una scommessa.

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Andrea Panconesi “ In quindici anni, con l’online, abbiamo centuplicato il fatturato delle generazioni precedenti”. Oggi il 95% del fatturato di Luisa Via Roma deriva dall’e-commerce, di questo dato solo il 10% è rappresentato dal mercato italiano.

La rivoluzione digitale rappresenta anche un’ importante opportunità non solo per i grandi nomi del fashion industry, ma anche per i brand più piccoli, così come è stato sottolineato da Diego Della Valle, presidente Tod’s Group.

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Della Valle stesso ha proposto di promuovere una collaborazione tra il mondo del fashion e quello del turismo, sfruttando le potenzialità del digitale, che faccia da vetrina alle eccellenze italiane.

I dati presentati da Boston Consulting Group evidenziano come il maggior numero di consumatori del lusso sia rappresentato da stranieri: di questi, il 30% cinesi. Le aziende italiane del settore non devono preoccuparsi del rallentamento registrato in Cina nel 2015 che mostra una riduzione del PIL dall’8% al 5% , riguardante maggiormente l’ambito edilizio. Infatti, Il nostro “Made in” mantiene il suo forte appeal sull’Upper Middle Class orientale, in continua crescita.

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Michele Polico, Managing Young Digital “Distribuire la cultura del lusso nel mercato globale digitale”.

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L’innovazione tecnologica al servizio della shopping experience: vi presentiamo Marty!

Non dimentichiamoci, però, delle nostre tradizioni e delle nostre origini legate all’artigianalità che contraddistinguono da sempre il DNA del nostro paese.

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Cinque numeri che rappresentano Pomellato: 50 anni dal 1967, 100 maestri orafi, 3 anelli Nudo comprati dalle clienti, 40 negozi monomarca, 500 concessionari.

ENRICA BOVETTI

VALERIA BRAZZOLI

CORINNE CAPURSO

SARA MARI

LODOVICA PUGASSI

MARIACARLA SALA

FONDAZIONE PRADA: QUANDO L’ARTE E IL DESIGN RIDANNO VITA ALLA PERIFERIA URBANA

La Fondazione Prada si erige in una di quelle zone di Milano dove il passato si rigenera, una periferia a sud dello scalo ferroviario di Porta Romana caratterizzata da binari, fabbriche e torri dell’acqua. Si tratta, a tutta evidenza, di una culla della tradizione e della storia milanese che mostra di sé una possibilità di rinnovamento, un futuro da governare, un fascino potente, ma anche qualche rimpianto dei tempi che furono.

Il progetto curato dallo studio di architettura OMA di Rem Koolhaas, star olandese dell’architettura, concerne la trasformazione dell’area territoriale un tempo occupata dalla Sis, distilleria degli anni  ’10 del Novecento dedicata alla produzione del brandy Cavallino Rosso. Quasi 19mila metri quadri completamente ripensati e reinventati al fine di donare alla città meneghina un aureo aspetto che di incantevole conserva il fascino di una rinnovata offerta culturale. Sette edifici preesistenti sono stati recuperati (magazzini, laboratori, silos) e tre sono invece le strutture nuove (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un cinema e una torre). La pregevole caratteristica architettonica della sede, sorta da un mix di ideazione e conservazione, è di avere ambienti diversissimi che coabitano: vecchio e nuovo, largo e stretto, aperto e chiuso, orizzontale e verticale. Non un sola grande fabbrica, ma una complessità di spazi, tematiche e valori. Anche i colori sono diversi, ma sapientemente armonizzati: il grigio del vecchio intonaco industriale incontra il nero, il bianco, e poi l’oro della palazzina “Haunted House” (in italiano casa degli spiriti).

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Sul muro grigio accanto al cancello, solo una scritta in neon sottile: è un po’ emblematica del sottotono che caratterizza il progetto.

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Subito dentro al cortile, a sinistra, un’altra piccola oasi bizzarra e colorata è il Bar Luce, progettato dal visionario regista americano Wes Anderson citando i vecchi bar milanesi degli anni Cinquanta: pavimento di graniglia, bancone di legno e formica verde, sedie in finta pelle a tinte vivaci, due flipper e un jukebox e, sui muri, una tappezzeria che riproduce le decorazioni della Galleria Vittorio Emanuele. Qui é possibile degustare e apprezzare anche solo visivamente file di sifoni del selz e bottiglie di liquori d’epoca.

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I cortili, pavimentati in gran parte come le officine di una volta ( tronchetti quadrati di legno accostati come sanpietrini)  conducono ad un grande nuovo edificio chiamato Podium, ospitante la “Serial Classic”’, curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola con la finalità di insegnare che la classicità romana e greca viveva anche di serialitàà e di ripetizione di un originale. Nella stessa galleria è possibile visitare anche lamostra “In Part” a cura di Nicholas Cullinan, una raccolta di opere che illustrano l’idea del frammento corporeo: Cattelan, Fontana, David Hockney, Vezzoli, Pistoletto, Klein, Picabia e, ancora, Rauschenberg, Charles Atlas, Richard Serra e Bruce Nauman. E, ancora, é stata realizzata la mostra “An Introduction”, un intenso accenno espositivo a un percorso tra istituzionale e personale sul modo di ricercare e collezionare, nato da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant.

Si inizia con una riflessione sul sé che si sviluppa in una scelta di territorio visuale, legato alle vicende artistiche degli anni Sessanta, dal New Dada alla Minimal Art. Una quadreria che indica un oscillare aperto e curioso verso l’arte e le sue manifestazioni. Nel Deposito (un enorme capannone) dove ci sono ‘veicoli d’artista’: Cadillac, furgoni, auto. La fondazione si pregia, poi, di essere caratterizzata dal cinema Arlecchino con un fregio in ceramica policroma di Lucio Fontana.Uno spazio sotterraneo ospita l’installazione permanente ‘Processo grottesco’ di Thomas Demand: la ricostruzione di una grotta, a migliaia di strati di cartoncino sottile.A ben vedere, la collezione è notevolissima, ma rinfranca anche la cura maniacale dei dettagli tipica del fashion system di cui il brand Prada è protagonista della scena mondiale.

In conclusione, la sede della Fondazione Prada è un regalo per Milano, a buon diritto definibile come una nuova forma di mecenatismo milanese resa possibile da un investimento economicamente molto cospicuo ,ma finalizzato alla realizzazione di una nobile causa: la riqualificazione del passato del capoluogo lombardo!

Serena Campisi

Alessia Farsetta

Paolo Ferri

Domenico Miranda

Mariangela Romanelli Grimaldi

Domenico Miranda

Un ricordo di lusso dell’estate

Con l’arrivo dei primi freddi e l’inverno alle porte ne approfittiamo per pubblicare un’edizione straordinaria: un #throwback dedicato alle vacanze di quest’estate.

Ore 5.45. E’ un sabato mattina uggioso ed è ancora buio quando suona la sveglia, ahimè molto prima del dovuto dopo aver trascorso una serata con amici fino a tarda notte sorseggiando Ginmare e ridendo come pazzi. Non è una giornata qualunque perché oggi vado funghi con mio papà. Con gli occhi ancora gonfi cerco l’outfit più consono per un’umida giornata all’apparenza settembrina.

Ore 6.30. Carichiamo la macchina con tutti gli accessori da veri montanari e ci dirigiamo verso la montagna. Il cielo inizia a schiarirsi e un bagliore di sole spunta tra le montagne. La radio suona Bitterweet simphony dei Verve e l’atmosfera diventa molto soave e rilassante. Mio papà con una faccia molto stanca inizia a raccontarmi della sua notte insonne passata a pensare alle difficoltà che il mercato della moda sta affrontando per quanto riguarda i multibrand nel settore bambino e alle strategie aziendali più corrette da implementare per incrementare i fatturati.

Ore 7.15 Arriviamo in montagna, ci vestiamo di tutto punto e carico la cesta a tracolla e uno zainetto camouflage all’interno del quale avevo preparato dei panini per un break di metà mattinata. Improvvisamente alzando la testa verso il cielo si presenta davanti a me uno spettacolo della natura: le montagne verdi rigogliose disegnano un panorama geometrico emozionante, il cielo si tinge di un colore molto intenso e caldo, irradiato dal sole che in sordina spunta da dietro una cima ancora innevata. Guardando mio papà ci fermiamo per qualche minuto a osservare il paesaggio e consapevoli della bellezza di quell’alba e di quel momento passato insieme ci sorridiamo a vicenda.

Ore 15.00 Torniamo dalla nostra scampagnata con 2.5 kg di porcini. Mi tuffo subito in piscina, rinfrescandomi dopo la faticaccia mentre mia mamma con santa pazienza e entusiasmo inizia a preparare la cena perché sta sera abbiamo 12 persone ospiti a cena : la mia famiglia.

Ore 21.00 Arrivano tutti i commensali e iniziamo una cena fantastica: pasta fresca fatta in casa con sugo ai funghi porcini, porcini al burro alla piemontese, albese e porcini tagliati sottili e per concludere pesche ripiene con una fantastica farcitura all’amaretto.

Il lusso è sentirmi veramente libero nel bel mezzo di un paesaggio quasi incantato, un luogo dove non si deve rendere conto di niente a nessuno, accompagnato da una persona da me amata e stimata: mio padre. Il lusso è gustare le prelibatezze di una pasta fatta in casa che proprio come un prodotto artigianale viene realizzato con amore e passione dalle mani esperte e attente di mia mamma, utilizzando le materie prime più pregiate ovvero quelle donate dalla terra. Il lusso è sentire il calore dell’abbraccio di un famigliare e dimenticarsi per un secondo di tutte le difficoltà o problematiche che si stanno affrontando.

Oggi è stata una giornata lunga e impegnativa ma ho vissuto tutti questi momenti unici ed esclusivi che hanno fatto si che una semplice giornata estiva si tramutasse in un’ esperienza di lusso.

Mattia Serafino

#masterontour: Barcellona

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene” diceva Virgina Woolf. E dopo una giornata passata in compagnia del giornalista enogastronomico Federico de Cesare Viola, abbiamo fatto di quella citazione la nostra nuova filosofia. Per metterla in pratica siamo volate a Barcellona con in mano una prenotazione per il Nino Vejo, ristorante di cui Federico ci ha raccontato la storia e che ci ha subito conquistate. Il nostro weekend all’insegna del cibo e del sole ci ha portato alla scoperta di luoghi e sapori indimenticabili, che abbiamo raccolto e recensito in questa mini guida:

  • NINO VEJO: Taqueria dei fratelli Adrià, ultima nata dopo Tickets, Pakta e Bodega 1900, tutti nella zona del Poble Sec. L’ambizioso progetto dei fratelli di El Bulli ha trasformato questo quartiere, rendendolo la meta di gourmet e appassionati di tutto il mondo. Lo chef del Nino Vejo, Paco Mendez propone una cucina messicana sofisticata sia nella presentazione che nella qualità dei prodotti. I tavolini colorati, la scritta al neon “taqueria” circondata da bottiglie di alcolici, rendono l’ambiente informale e rilassato. Il menù è scritto su un foglio di carta, le ordinazioni si segnano con la matita. La scelta non è facile ma ci siamo fatte consigliare dal nostro bravissimo cameriere messicano Pablo. Assolutamente da provare guacamole, tacos e quesadillas. Il tutto naturalmente accompagnato dagli ottimi margarita.
  • MERCAT DE LA BOQUERIA: Il mercato più famoso di Spagna con i suoi 2.583 metri quadrati e con più di 300 bancarelle. Passando il grande cancello d’ingresso in ferro entriamo in un mondo di profumi e sapori, popolato da una moltitudine di turisti e gente del posto. I banchetti specializzati vendono moltissimi tipi di prodotti, dalle olive alle spezie, pesce e carne, formaggi, frutta e molto altro ancora. Che si voglia comprare qualche ingrediente, fare uno spuntino o solo dare un’occhiata, è sicuramente un’esperienza da provare. Noi ci siamo lasciate tentare da un meraviglioso banchetto straboccante di frutta e abbiamo assaggiato un bicchiere di spremuta fresca, con abbinamenti di ogni tipo, rinfrescanti e deliziosi!
  • LA PARADETA: Un po’ mercato un po’ ristorante, la Paradeta propone una cena originale e divertente con pesce freschissimo e di qualità. L’entrata nel ristorante è una vera e propria sorpresa, un lungo bancone carico di pesce fresco disposto con ordine. Come in ogni pescheria che si rispetti viene segnalato il nome del prodotto ed il prezzo al chilo. Al cliente non rimane che scegliere ciò che più lo aggrada e indicarne la quantità desiderata. Noi ci siamo lasciate un pò prendere la mano e abbiamo ordinato in gran quantità calamari fritti, polipi, gamberi, tonno alla piastra e anche una deliziosa zuppa. Abbiamo accompagnato tutto con dell’ottimo vino bianco e siamo uscite decisamente soddisfatte e deliziate da questa esperienza.
  • ESPIT CHUPITOS: Tappa immancabile per chi si reca a Barcellona, questa chupiteria è una vera e propria istituzione. Una delle particolaritá di questo locale è l’offerta di addirittura 500 chupitos originali e protetti da copyright. Le consumazioni sono servite con giochi, acrobazie e simpatiche scenette. Molti chupitos includono presentazioni con fuoco, caramelle, trucchi e in un caso panna montata e un giocattolo sessuale (il famoso “Monica Lewinsky”…). Se vuoi vedere spettacolari Giochi con il fuoco Chiedi un Harry Potter o un El Pacto del Diablo. Noi siamo andate sul sicuro: marshmallow da arrostire su una striscia di fuoco creata sul bancone e bicchierino per accompagnare il tutto. Un’esperienza unica e indimenticabile. Da provare assolutamente!
  • XAMPANYERIA: Uno dei migliori tapas bar della città, un posto che dovete assolutamente visitare. L’atmosfera nel bar è semplicemente fantastica e molto spagnola.  Tra prosciutti appesi e migliaia di bottiglie di vino, si può gustare dell’ottimo cava accompagnato da tapas e bocadillos. Verso ora di pranzo è super affollato ma non ci siamo fatte scoraggiare e ci siamo fatte largo tra la folla pur di accaparrarci un bocadillo con Patanegra. Ne valeva davvero la pena!

Insomma, in soli pochi giorni Barcellona ha conquistato il nostro cuore e soprattutto il nostro palato… provare per credere!

Nella foto, il direttore di sala del Nino Vejo
Nella foto, il direttore di sala del Nino Vejo

In diretta da Vogue Barbara presenta: Philippe Starck

Questa settimana riportiamo qui una voce dal master finita dritta su Vogue, per la precisione nel blog del direttore: Barbara Capone e il suo articolo su Philippe Starck. L’idea è nata durante la Design Week: un evento di portata internazionale che rende Milano famosa nel mondo, non solo per la moda. Barbara, da sempre amante dell’architettura essenziale, minimalista, quasi invisibile, ci parla di Philippe Starck, maestro delle linee pulite. Le collaborazioni di Barbara con Vogue risalgono ormai a quattro anni fa, quando tutto nacque per caso partecipando a bandi online per scrivere articoli…e da allora non ha più smesso!

“Difficile raccogliere in breve tutti i progetti e lavori che spaziano dall’architettura al design, dalle moto alla moda, del noto designer francese. Ma sicuramente il suo stile caratteristico è conosciuto ai più e definibile in breve: ironico, sorprendente, divertente ed eco

Nato a Parigi il 18 gennaio 1949, la sua fama di architetto francese lo precede in tutto il mondo. Il padre era un ingegnere aeronautico, professione che ha sempre ispirato il designer a creare e ad inventare oggetti dei più svariati tipi. Allievo dell’Ecole Nissim de Camondo a Parigi, ha dapprima dimostrato interesse per i mobili gonfiabili, idea che gli è valsa la stima di Pierre Cardin il quale gli ha offerto un lavoro come direttore artistico per la sua casa editrice. Qualche anno più tardi si è occupato dell’arredamento del Le Main Bleue a Montreuil e del leggendario nightclub parigino Les Bains Douches. Nel 1979 ha fondato il suo studio, la Starck Product, più tardi rinominato Ubik come il romanzo di Dick, headquarter da cui sono iniziate le sue collaborazioni più importanti a livello mondiale: Driade, Alessi, Kartell, Drimmer, Vitra e Disform.

Nel 1983 Starck è diventato famoso per aver decorato gli appartamenti privati dell’Eliseo e l’anno successivo è arrivato all’apice della sua fama con il progetto del Café Costes, considerato il caffè parigino per eccellenza, facendogli ricevere nel 1985 un riconoscimento onorario da parte dello stato francese. Nel 1989 ha cominciato a progettare palazzi in Giappone studiando nuove forme: Nani Nani, il primo dei suoi esperimenti nipponici, è un edificio antropomorfico ricoperto di materiali che mutano nel tempo. L’idea nasce dal fatto che l’architettura debba avere un impatto positivo sull’ambiente, coesistendo con esso senza contaminarlo. Un anno dopo, a Osaka, ha ricevuto l’incarico per la progettazione di Le Baron Vert, anche conosciuto come l’Asahi Beer Hall, sempre basato su un’idea di design eco-friendly. Il lavoro di Starck non è solo progettazione, è soprattutto ideologia: ogni prospetto racchiude in sé una sua allegoria. È il caso dei ristoranti Teatron in Messico, Teatriz a Madrid, La Cigale a Parigi e il Felix a Hong Kong.

Come un regista, il designer reinventa lo spazio teatrale dove si intrecciano storie, atti e colpi di scena. Segno immortale del suo gusto contemporaneo sono i numerosi hotel che ha progettato nel mondo: dal Royalton di New York, a Delano di Miami, dal The Clift in San Francisco all’hotel Fana in Buenos Aires, per finire con il Fasano di Rio de Janeiro. Questi alberghi di lusso, seguiti nel 2012 dalla progettazione per lo yatch di Steve Jobs, si distaccano dal concetto iniziato negli anni ’90 e dedicato alla democratizzazione dell’architettura: ha inizio così la costruzione del Paramount hotel a New York che offre stanze a 100 dollari e a Parigi del Mama Shelter, un posto dedicato alla condivisione di valori fondamentali quali onestà, umorismo e intelligenza. Un progetto che il designer pensa di proseguire anche in altre città quali Lione, Bordeaux e Istanbul. Un altro progetto originale è lo “YOO”, cominciato a Londra nel 2001, si è poi diffuso anche a Santa Fe nel 2008 e propone un lifestyle made-to-measure unendo in un unico spazio libertà, semplicità e flessibilità di visione architettonica, e solo nel 2009 ha registrato la costruzione di 50 palazzi in giro per il mondo. Per Starck l’architettura e il design non sono arti elitarie destinate a pochi: crede fortemente nella sincera e moderna eleganza che viene dalla moltiplicazione di un oggetto.

Spesso le sue creazioni nascono dall’idea di rivoluzionare un oggetto ordinario, come il celebre spremiagrumi Juicy Salif disegnato nel ’90 per Alessi. I suoi lavori hanno coinvolto anche il mondo della moda progettando scarpe per Puma, creando la linea di underwear “Starck Naked”, disegnando una collezione in cashmere per Ballantyne, e infine realizzando occhiali da vista ergonomici e bionici che si adattano al corpo umano. Sovversivo, etico, ecologico, politico e divertente: così continua ad essere il genio di Starck sotto l’egida ispiratrice di Jasmine Abdellatif, sua moglie, ma soprattutto sua musa.”

Segnaliamo qui sotto il link dell’articolo su Vogue:

http://www.vogue.it/magazine/blog-del-direttore/2015/09/4-settembre#sthash.hHCwwcW7.dpuf

Milano &…Loves eating

Quali sono i trend di oggi sul food a Milano? Di certo non solo EXPO! Il nostro team di 7 ragazze ha cercato di dare una risposta a questa domanda girando per Milano e intervistando turisti e locals. Godetevi il video di cosa ne è uscito e diteci cosa ne pensate nei commenti!

Enjoy!

 

MILANO E I TRENDSETTERS

Chi è un trendsetter? E’ qualcuno che sa dettare i must have del momento grazie al proprio stile e grazie alla capacità di essere influencer.

Ci siamo chiesti quale sia ad oggi il ruolo di Milano nel dettare i trend del momento e nel reinterpretarli in maniera originale: questo è quello che abbiamo scoperto sul campo!

Siamo partiti dagli stores più cool, tra cui spiccano 10 Corso Como ed Excelsior Milano. Da Exclesior abbiamo conosciuto Barbara, sales assistant da Antonia Uomo, che ci ha raccontato come i clienti arrivino da tutto il mondo per acquistare capi ed accessori esclusivi, spesso unici, che rappresentano il meglio del made in Italy. 10 Corso Como, oltre allo shop in cui acquistare selezioni frutto di un grande lavoro di ricerca, e una galleria d’arte sempre all’avanguardia, nel giardino interno offre una selezione di cocktail da gustare per l’aperitivo o per un dopocena speciale. Milano ha dettato ed esportato la moda dell’aperitivo, creando negli anni Sessanta il Negroni Sbagliato, portato in auge dal barman del Bar Basso.

Milano detta tendenze anche nell’hair styling: da Aldo Coppola, dopo l’invenzione dello shatush, propongono ogni stagione nuovi stili che conquistano da subito il cuore ,e soprattutto i capelli, delle clienti. Nicky, esperto professionista dello store, ci spiega il continuo lavoro per avere tecniche e stili sempre nuovi e soddisfare le aspettative dei trend addicted.

Last but not least, il design rappresenta un settore sempre più attento alle tendenze. Il Salone del Mobile ogni anno attira milioni di visitatori, pronti a scoprire le novità made in italy. Parallelamente il Fuori salone è l’occasione per vivere al meglio la città durante la design week, con appuntamenti che soddisfano ogni gusto, dalle exhibition alle feste più esclusive.

La degna conclusione di questa giornata alla scoperta dei trend milanesi è stato un aperitivo al Martini Bar Dolce e Gabbana. Insomma…Milano è trendsetter!

Milano e i Trendsetters

Milano e la Moda

Connubio celebre, complicato, cangiante: cosa ne pensa Milano?

Non è un mistero che la Città Meneghina sia in primis associata al fashion e alla sua matrice modaiola, ed è questa una storia iniziata non molto tempo fa.

Stiamo parlando della città che ha fatto del senso per lo stile, del gusto e dell’eleganza il suo punto cardine, ergendosi a culla di numerosi talenti che hanno fatto e continuano a far brillare la bellezza italiana. Pensiamo ai grandi che l’hanno resa quella riconoscibile ambasciatrice di carattere, eleganza ma soprattutto qualità e funzionalità.

Una realtà nella quale i turisti amano immergersi ma con la quale chi vive a Milano deve inevitabilmente fare i conti ogni giorno.

Il reportage Milano & Moda è un interessante risultato qualitativo di ricerche flash e interviste sporadiche, effettuate coinvolgendo personalità eterogenee e differenti: dai passanti ai commessi, dai camerieri ai turisti intenti a fare shopping, sino alle persone che da anni lavorano con entusiasmo nei fashion stores della città.

Tra gli sfavillii delle vetrine del Quadrilatero della Moda, gli specchi di Corso Vittorio Emanuele II e la ricercatezza innovativa di Corso Como, ecco a voi il prodotto della nostra ricerca, aperto ad ogni tipo di interpretazione.