Uno sguardo al futuro: 8° Luxury Summit

 

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Siamo già nel pieno dei lavori, al Sole 24 ORE si è appena conclusa l’ottava edizione del Luxury Summit. Digital: il focus di quest’anno.
Tante, le personalità che si sono espresse, dal settore fashion, passando per il beauty, l’orologeria e la gioielleria.
Le prospettive economiche sono cambiate, i Millenials, nuovi consumatori del lusso, stanno rivoluzionando l’establishment: esigono servizi integrati sempre più sofisticati e articolati tra il mondo offline e online. Omnichannel, Customer Experience, Storytelling rappresentano le sfide principali su cui le aziende devono investire risorse ed energie.

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Andrea Panconesi (CEO di Luisa Via Roma) e Giuseppe Giglio (CEO giglio.com), pionieri dell’e-commerce italiano, testimoniano il successo di questa realtà che fino a pochi anni fa sembrava una scommessa.

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Andrea Panconesi “ In quindici anni, con l’online, abbiamo centuplicato il fatturato delle generazioni precedenti”. Oggi il 95% del fatturato di Luisa Via Roma deriva dall’e-commerce, di questo dato solo il 10% è rappresentato dal mercato italiano.

La rivoluzione digitale rappresenta anche un’ importante opportunità non solo per i grandi nomi del fashion industry, ma anche per i brand più piccoli, così come è stato sottolineato da Diego Della Valle, presidente Tod’s Group.

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Della Valle stesso ha proposto di promuovere una collaborazione tra il mondo del fashion e quello del turismo, sfruttando le potenzialità del digitale, che faccia da vetrina alle eccellenze italiane.

I dati presentati da Boston Consulting Group evidenziano come il maggior numero di consumatori del lusso sia rappresentato da stranieri: di questi, il 30% cinesi. Le aziende italiane del settore non devono preoccuparsi del rallentamento registrato in Cina nel 2015 che mostra una riduzione del PIL dall’8% al 5% , riguardante maggiormente l’ambito edilizio. Infatti, Il nostro “Made in” mantiene il suo forte appeal sull’Upper Middle Class orientale, in continua crescita.

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Michele Polico, Managing Young Digital “Distribuire la cultura del lusso nel mercato globale digitale”.

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L’innovazione tecnologica al servizio della shopping experience: vi presentiamo Marty!

Non dimentichiamoci, però, delle nostre tradizioni e delle nostre origini legate all’artigianalità che contraddistinguono da sempre il DNA del nostro paese.

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Cinque numeri che rappresentano Pomellato: 50 anni dal 1967, 100 maestri orafi, 3 anelli Nudo comprati dalle clienti, 40 negozi monomarca, 500 concessionari.

ENRICA BOVETTI

VALERIA BRAZZOLI

CORINNE CAPURSO

SARA MARI

LODOVICA PUGASSI

MARIACARLA SALA

#CelebratingMonogram

L’icona e gli iconoclasti.

Il nuovo progetto “Celebrating Monogram”della Maison Louis Vuitton arriva a Milano, e lo fa con una mostra interamente dedicata all’iconico logo nella splendida cornice di Palazzo Serbelloni.

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Da sempre il brand, caratterizzato da spirito creativo e pioneristico, fonde le barriere di arte, innovazione e artigianalità realizzando più che prodotti vere e proprie opere d’arte.

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E proprio a sei geniali artisti e Iconoclasti –Christian Louboutin, Cindy Sherman, Frank Gery, Karl Lagerfeld, Mark Newson e Rei Kawakubo– è stato chiesto di reinterpretare borse e bauli ponendo al centro il celebre Monogram e tutta l’innovazione e tradizione che da sempre incarna. Hanno avuto carta bianca per rappresentarlo con i loro occhi, realizzando creazioni assolutamente sorprendenti.

L’opera che più mi ha colpito è il carrellino della spesa realizzato da Louboutin: per lui il vero lusso è trovare il tempo per andare a fare la spesa al mercato, e allora perché non farlo con un oggetto altrettanto lussuoso?

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L’esposizione presenta tutto il progetto dedicato all’iconico Monogram, a partire dai prodotti creati dagli Iconoclasti fino alla reinterpretazione di questi da parte di sei giovani talentuosi fotografi -Colin Dodgson, Gordon von Steiner, Jennifer Livingston, Johnny Dufort, Michael Avedon e Pierre Debusschere- che hanno completato l’opera e vinto la sfida lanciata dalla Maison.. Allo stesso modo hanno avuto totale libertà, nel rispetto dei valori del brand, per apporre la propria firma creativa ad una nuova visione del Monogram utilizzando immagini fotografiche e in movimento.

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Nel portare a termine questo percorso, i creatori di immagini hanno richiamato i temi e le ispirazioni originarie degli iconoclasti coinvolti nel progetto, utilizzando variamente le borse e i bauli da loro ideati.

Il risultato è stato straordinario e suggestivo…ma cosa ci si poteva aspettare se non eccellenza da “un gruppo di geni” così come li ha definiti Arnault!

Eleonora Ursini

BATA SHOE MUSEUM – IL “MUSEO GIOIELLO” DELLA CALZATURA

Nel 1979 nasce a Toronto il Bata Shoe Museum, un luogo senza eguali, sito in un edificio che ricorda una scatola di scarpe, che gestisce una collezione di calzature in continua crescita. Nel 1995 apre le sue porte al pubblico, accogliendolo nel suo pluripremiato edificio.

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Oggi il Museo vanta una collezione internazionale di oltre 13.000 reperti che abbracciano 4.500 anni di storia, offrendo così al visitatore la possibilità di osservare scarpe particolari provenienti da varie aree del mondo.

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In aggiunta alla popolare mostra permanente, All About Shoes, il Museo ha tre gallerie che ospitano mostre temporanee di volta in volta dedicate ad argomenti specifici di approfondimento, spesso allestite in collaborazione con i più prestigiosi musei del mondo.

Attraverso la creazione di mostre innovative, il Museo ha l’obiettivo di intrattenere i visitatori di tutte le età e di fargli vivere ogni volta una nuova esperienza.

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Allo stato attuale, la collezione permanente è un tesoro di reperti che vanno dal Rinascimento italiano alle passerelle dei designer contemporanei, provenienti da quasi tutte le culture del mondo: stivali di castagno francese e scarpe di seta cinesi delicatamente ricamate coesistono con scarpe di pelliccia di orso per samurai giapponesi e calzature realizzate con capelli umani.

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Un “museo gioiello”, una delle strutture più esclusive e innovative della città, tappa obbligata per chiunque si trovi a Toronto.

Andrea Baratta

Biblioteca della Moda

Centro di ricerca e fonte d’ispirazione creativa, nel cuore del quartiere più avant-garde di Milano

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La moda a Milano, si sa, è elegantemente rappresentata dalle celebri vie del Quadrilatero. Da qualche anno, però, la moda milanese ha assunto anche un altro volto: oggi è soprattutto nel quartiere dei Navigli che essa si crea e prende vita, secondo stili e forme sempre nuovi.

I Navigli sono il luogo dei temporary store, dei mercatini vintage e delle piccole boutique di nicchia. Sono il luogo dove si formano nuove tendenze, e dove convergono spunti creativi provenienti da diverse parti del mondo. Il quartiere dei Navigli, giovane ed un po’ ribelle, è il territorio della sperimentazione, del coraggio, della ricerca e della creatività.

Non a caso, si trova qui la Biblioteca della Moda, che rappresenta in Europa lo spazio più importante per la ricerca di settore.

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Nata da un grande archivio privato, oggi la Biblioteca della Moda offre circa 50 000 titoli in consultazione, profilati per settori specifici. Si tratta, in particolare, di riviste, stampe e libri sulla storia della moda e del costume dal 1860 ad oggi. Il materiale è consultabile da studenti, uffici stile e da chiunque sia appassionato di moda vintage e contemporanea. In più, oltre al servizio di consultazione, la biblioteca offre la possibilità di acquistare libri, riviste, quaderni, stampe e cataloghi, sia vintage sia nuovi.

La Biblioteca della Moda, offrendo la possibilità di affittare i propri spazi, si trasforma anche in originalissima location per eventi come presentazioni, esposizioni o piccole mostre, oltre che aperitivi e colazioni.

La Biblioteca della Moda si trova all’interno del Milano Fashion Apartment (Via Alessandria 8), spazio poliedrico che si sviluppa su una superficie complessiva di oltre 1600 mq, e che ospita, oltre alla biblioteca, anche la casa editrice Edizioni La Mode Illustrée e la Camera Italiana Buyer Moda.

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Perciò, si può certamente dire che lo spirito creativo e sperimentale caratterizzante il quartiere milanese dei Navigli passi e si respiri tra le vie, ma è importante tenere presente che esso si sviluppa e si articola a livello concettuale all’interno di uno spazio ad esso esclusivamente dedicato: la Biblioteca della Moda, per eccellenza luogo di ricerca e fonte d’ispirazione creativa.

RUSSIA IN VOGUE

“Gli scatti più suggestivi degli ultimi quindici anni di Vogue in Russia”

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Nel 2013 Vogue ha festeggiato il suo quindicesimo anniversario in Russia. Per l’occasione il giornale organizzato un grande progetto: l’uscita di un numero esclusivo a fine novembre dell’anno passato, Russia in Vogue, che sta vedendo ora il suo seguito tramite l’omonima esposizione presso il museo d’arte contemporanea Erarta di San Pietroburgo. L’esposizione si prolungherà fino al 16 dicembre 2014.

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Per oltre un secolo di storia Vogue nel mondo, e quindici anni nello specifico della Russia, sulle pagine delle edizioni internazionali della “bibbia della moda” sono apparsi migliaia di volti e nomi noti russi. Nell’edizione speciale Russia in Vogue sono stati presentati i ritratti di questi personaggi russi, da Ida Rubinstein a Gala Dalì, da Joseph Brodsky a Vladimir Nabokov, da Erte a Marc Chagall. Un insieme di ritratti, riprese, racconti, storie e reportage unici, girati durante gli anni dell’Unione Sovietica che saranno esposti presso il museo di arte contemporanea Erarte.

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Uno degli scopi del progetto? Voler mostrare come le top model russe abbiano conquistato il mondo della moda negli anni, raccontare un pezzo di storia degli stilisti iconici e delle loro collezioni, create sotto l’influenza della Russia e della sua cultura. Il tutto tramite immagini catturate durante i quindici anni di storia di Vogue in Russia e stampate In occasione di Russia in Vogue.

Elia Ruben

RIHANNA VESTE STELLA JEAN ALLA CASA BIANCA

 Rhianna sceglie il Barbara Dress by Stella Jean per l’appuntamento ufficiale alla Casa Bianca. Un tocco di italianità dai toni caraibici alla presenza di Mr. President !

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Se qualsiasi ragazza avesse ricevuto un invito ufficiale alla Casa Bianca avrebbe fatto i salti di gioia per l’emozione, ma, scesa l’adrenalina, il primo pensiero sarebbe stato E ORA COSA MI METTO? Dopotutto Mr. Obama e signora sono anche icone di stile e di eleganza e non si può andare impreparati!

Nessun problema per la bad girl della musica, Rihanna, che per l’occasione si è calata nelle vesti di brava ragazza e ha scelto di puntare sull’originalità e sul gusto, indossando un abito di una delle stiliste emergenti più amate: Stella Jean!

Nata a Roma da padre torinese (ma le sue origini sono Haitiane), Stella Jean è il grande talento scoperto e lanciato da Who is Next pochi anni fa e ora i suoi capi sono nel “fashion radar” di tutte le appassionate del settore a livello globale! Le sue creazioni raccontano la sua storia e sono realizzati con la tradizione manuale e artigianale tipica italiana.  Per la giovane designer è indispensabile preservare, imparare ed integrare ogni tipo di tecnica tradizionale senza limiti geografici. Infatti il suo stile ricorda e racconta la sua eredità Creola, in cui si intrecciano e si fondono due culture contrapposte per dare luce ad una femminilità preziosa.

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E tutto ciò è ben messo in risalto da una testimonial come Rihanna, che per l’occasione ha indossato il Barbara dress, un vestito la cui silhouette, accesa dalle caratteristiche stampe africane, richiama il glamour degli anni ’50. Subito fotografato e pubblicato da tutte le riviste di moda del mondo, la notorietà del vestito è stata accesa anche grazie ai selfie e ai post che Rihanna ha pubblicato sui suoi social

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Dopo aver presentato uno stile così ed aver portato al cospetto di Obama il capo di una stilista di casa nostra, non resta da dire che RIHANNA, YES YOU CAN!

Giulia Cestaro

 

L’INGEGNERIA DELLE SCARPE: LE MOJITO SHOES.

La scarpa col tacco è da sempre uno degli accessori più amati dalle donne, simbolo di eleganza, sensualità e femminilità.

A Londra, città famosa per il design d’avanguardia e per la nascita di nuove tendenze, la classica scarpa si anima di nuova vita, assumendo una conformazione del tutto non convenzionale. Ciò che colpisce di più è la forma di queste particolari calzature: delle scarpe col tacco disegnate a spirale, in cui la parte mediana destinata all’appoggio della pianta del piede è mancante.

Tale invenzione è frutto della creatività di Julian Hakes, un architetto londinese che, a partire dal 2010, ha sviluppato e successivamente realizzato un nuovo concept di calzature per donne. La sua idea nasce dalla voglia di stabilire una rottura con il passato, derivante da una riflessione sulla classica forma delle scarpe da donna; Hakes sostiene che, rilevando un’impronta sulla sabbia, appare chiara la forza esercitata dal tallone e dalla parte anteriore del piede, rispetto alla zona plantare che non poggia completamente a terra, a maggior ragione in una scarpa con tacco alto.

Questa considerazione ha portato il designer a progettare un nuovo tipo di calzatura, similmente a un’opera architettonica, analizzandone i fattori di carico e utilizzando stampanti 3D per scannerizzare piedi reali e stampare prototipi a tre dimensioni.

Nasce così la Mojito Shoe, una scarpa confortevole ed elegante dalle curve delicate e dalla torsione scultorea, caratterizzata da contrasti di colore tra l’esterno e la fodera in pelle. Da dove deriva il nome? Secondo Hakes la forma ricorda la scorza del lime, che lui stesso ha associato al Mojito.

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Le sue scarpe dal design unico sono oggi distribuite in vari showroom sparsi per il mondo, da Londra a Parigi, da New York a Los Angeles, per approdare a Hong Kong. Si può dire che Julian Hakes ha fatto e farà molta strada con le sue Mojito Shoes.

Aziza Ibrahim

Thoughts Around Something

A inizio master ci è stata fatta una domanda, una domanda cui è possibile dare mille risposte, dalle più oggettive, scientifiche o tecniche, alle più personali, private o solipsistiche:

Che cos’è il lusso?

Ora, a distanza di mesi dall’inizio del corso, dopo panoramiche generali, approfondimenti specifici, analisi dettagliate, spiegazioni esaustive, nottate di studio e giornate di lavori di gruppo, proverò a darne una mia interpretazione, personale, privata e solipsistica, durante questo lento, affollato e lungo viaggio in treno, o, secondo un altro punto di vista, in questa soleggiata e azzurra mattinata di ottobre. Per fare ciò vorrei partire da quello che potrebbe essere il suo opposto, voglio partire dalla noia, dalla monotonia, dalla routine per poi arrivare a ipotizzarne un singolo ma importante aspetto.

Quando pensiamo al concetto di lusso non consideriamo mai le vite di certe persone, ci sembrano così lontane, dissonanti e contrastanti, soprattutto in giovane età, quando magari possiamo ancora permetterci il certo “lusso” di poter scegliere quello che vogliamo o non vogliamo dalla vita. Non ci pensiamo, e quindi non ne parliamo, mai, e a volte sono proprie queste cose, così ovvie, che fatichiamo a descrivere.

Vediamo perciò una tipica giornata, incentrata sulla normalità, che sperimenta la maggioranza di noi: la sveglia presto; il pellegrinaggio al lavoro, lavoro magari tanto desiderato dopo quella laurea presa all’università; dieci tipiche ore consecutive, cui magari sussegue un unico pensiero, ovvero l’andare a casa, bere un buon bicchiere di vino e mettersi a letto presto, stanchi della giornata e sapendo che domani sarà probabilmente uguale. Ma… quando arrivi a casa, ti accorgi di avere il frigorifero vuoto, risali in macchina, la strada è ovviamente trafficata, essendo l’ora di punta, il supermercato è pieno, senza tenere in considerazione che non puoi entrare, prendere il necessario ed uscire, perché sei sommerso da mille scelte, scelte che inconsciamente ti paralizzano e ti frustrano. Dopo aver finalmente terminato, ci si dirige in cassa, ma chiaramente la fila è lunghissima, il “caos” è incredibilmente pesante, le luci sono troppo forti e in quel momento infastidiscono anche un maestro zen. Finalmente, arrivati alla cassa e dopo aver pagato, si viene salutati con un suono che sembra venire dall’oltretomba… fa più o meno così: “buona serata”; in testa di tutti noi la risposta è una soltanto. Usciamo con senso liberatorio, ma non è ancora finita, attraversiamo il parcheggio con un carrello che ovviamente ha un ruotino che non ne vuole sapere di girare liscio, e poi che succede? Si deve guidare fino a casa, in mezzo al traffico di fine giornata, quello che si spera sempre di evitare. Interrompo qui questo glorioso racconto ma potete immaginare il resto.

Il centro del discorso è quanto segue.

Abbiamo tutti sperimentato una situazione simile anche se molti di noi non l’hanno ancora fatto giorno dopo giorno, per mesi e mesi, anno dopo anno.

Qui deve intervenire una scelta, una motivazione, un’occasione, deve intervenire la possibilità di poter “Pensare”, la scelta di sfruttare questi momenti per riflettere in maniera diversa su ciò che ci circonda quotidianamente. Non farlo ci fa vivere in maniera automatica, schematizzata, isolata, nonché la forte convinzione di essere il centro del mondo, di essere il fulcro di ogni singolo accadimento. In realtà ci sono mille altri modi di interpretare situazioni simili, occorre solo sforzarsi di comprendere ciò che ci circonda, ciò che effettivamente ci scorre davanti. Se automaticamente siamo sicuri di cosa sia reale, di cosa sia veramente importante, se vogliamo lavorare in default non consideriamo le altre opzioni e limitiamo la nostra vita.

Questo per me è il Lusso: la possibilità di poter comprendere come Pensare e come Scegliere; Il lusso di saper sfruttare il tempo che non si ha o che si ha a disposizione con la giusta mentalità; il lusso di poter sorridere con gli amici che ti circondo e cucinare per la persona che si ama. Il lusso quindi per me è la capacità di “Pensare” in un mondo dove siamo sempre più “robotizzati”, privati inesorabilmente di tempo e spazio. Questo ogni brand del settore lo sa perfettamente, lo si respira in ogni singola loro parte e la creazione di spazio e tempo divengono quindi fondamentali.

 

In omaggio ad un grande scrittore, scomparso un triste settembre di qualche anno fa.

L’arte del saper fare: Patek Philippe commemora il 175esimo anniversario in grande stile

Il tempo passa inesorabile per tutti, anche per chi ha creato l’arte di misurarlo, insegnandoci che questo è l’unico modo per poter averne il controllo.

Proprio in coincidenza del 175esimo anniversario, la casa svizzera Patek Philippe, indiscussa maestra nella costruzione di orologi da polso, ha deciso di stupire il mondo presentando la sua ultima limitatissima collezione che include un modello, il Grandmaster Chime 5175R, capace non solo di misurare il tempo, ma di farlo nella più eccelsa delle maniere e con la più meticolosa delle precisioni. Un pezzo unico che la casa produttrice stessa considera essere l’oggetto più completo ed più elaborato mai costruito fin’ora. Non solo per il numero di movimenti ma soprattutto per il livello di complessità raggiunto con questo masterpiece: il Grandmaster è uno strumento capace di raggiungere una complessità mai ottenuta in precedenza e di dettare nuovi canoni in termini di eleganza tecnica ed estetica, includendo anche due nuovi brevetti.

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Un progetto iniziato nel lontano 2002 con la costituzione del Patek Philippe Advance Research Department, un laboratorio dedicato alla ricerca ed allo sviluppo di nuovi materiali e di tecnologie avanzate che sono diventati negli anni a venire veri e propri pilastri della filosofia produttiva della casa di Ginevra. Grazie ad avanzatissimi materiali e pregiatissimi pezzi dotati di livelli di precisione mai raggiunte prima, Patek Philippe ha potuto dar vita al Grandmaster Chime che può essere definito come un connubio di avanzatissima tecnologia ed altissima precisione, applicate alla tradizionale eccelsa manifattura che contraddistingue da quasi due secoli la casa svizzera. Il primo orologio double-face da polso con cassa totalmente reversibile che può essere indossato sia nella classica versione di “time teller” che in versione calendario perpetuo, il tutto girando solamente la cassa di 180 gradi.

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Patek Philippe, 175e anniversaire

Un gioiello, il Grandmaster Chime, che tocca i quarti con ossimorica precisione in maniera complicatamente semplice e tecnologicamente classico. E così come dice il nome, sono proprio i suoi quarti che toccano ognuno la propria melodia: qualcosa che nessun altro orologio da polso era mai riuscito a raggiungere fino ad oggi. Con il Grandmaster Chime il tempo viene scandito da 1366 componenti individuali raccolti dentro una cassa in oro 18 carati e fornisce un venti complicazioni, un numero di funzioni mai visto in precedenza.

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Ne saranno prodotti solo sette pezzi, ad un prezzo che è stimato aggirarsi intorno ai due milioni di Euro ciascuno. Ci sono voluti sette anni per svilupparlo e due per produrlo: per ricchezza di dettagli e rarità costruttiva un esemplare di Grandmaster Chime resterà per sempre esposto nel museo della casa produttrice a Ginevra.

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Larissa Cardoso

LET’S TAKE A SELFIE WITH…GIUSEPPE VIOLA (COO DAMIANI)

“Si vendono sogni, che come i solitari, sono unici e irripetibili”

Con i suoi 90 anni di storia e la successione di tre generazioni, il Gruppo Damiani continua a fare la storia dell’alta gioielleria. E’ venuto a trovarci il CFO e COO del gruppo, Giuseppe Viola, per farci scoprire un mondo unico.

But first…let’s take a selfie together!

CON Giuseppe Viola - CFO e COO Damiani

Damiani festeggia quest’anno 90 anni di artigianalità, passione ed eccellenza ed è l’unica maison orafa ad aver vinto 18 oscar mondiali della gioielleria!

Se ci si pensa, 90 anni non sono poi tantissimi, considerando che il mercato del’oro ha radici storiche lontanissime, ma il fenomeno della brandizzazione del gioiello è qualcosa di molto recente e in rapida crescita. La tradizione vuole che si vada dal gioielliere di fiducia per farsi fare su misura qualcosa di unico ed irripetibile, oggi le abitudini stanno cambiando e si ricerca la stessa fiducia e unicità nei brand.

Le stelle polari che guidano il Gruppo Damiani sono la conoscenza del cliente, del prodotto, della catena del valore e, ultimo ma non ultimo, della concorrenza. Damiani ha, però, un’unicità rispetto a tutti i suoi competitors: è l’unico marchio internazionale di gioielleria ancora saldamente nelle mani della famiglia del fondatore, che compare anche nella TOP 10 dei marchi mondiali della gioielleria: una grande sfida con i big brands!

DAMIANI

Un business che dall’Italia guarda all’estero, verso nuovi mercati: dall’Asia alla Russia. Il Giappone è stato uno dei primi mercati in cui Damiani è arrivato, perchè i giapponesi hanno una storia e tradizioni millenarie che ben si coniugano con i valori emozionali del gioiello. Il mercato Cinese, invece, è stata una grande sfida, perchè la gioielleria di marca era un business troppo piccolo per le dimensioni colossali dei dealer locali, ma il Gruppo ha deciso comunque di espandersi e di puntare su questo mercato con una propria rete retail.

Riccardo Cavallin Sartori & Giulia Cestaro