MILANO & FOOD

Tradizione e innovazione, l’attenzione al dettaglio e per le materie prime, sono gli elementi del fil rouge che ci ha guidate nella ricerca di questi luoghi intimi ed insoliti.

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Partiamo dalla tranquilla Via Corsico, nel cuore dei Navigli, dove troviamo un nuovo ed originale bistro: 28Posti.

Le vetrine del locale non nascondono nessun dettaglio agli occhi dei passanti; la cucina oltre che dall’esterno, è osservabile anche da una feritoia che si affaccia sulla prima delle due piccole sale che compongono il locale.

I 28 posti a sedere sono distribuiti nei due ambienti, arredati con sedie e tavoli in legno e materiali di recupero realizzati in collaborazione di cooperative sociali.

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Il menu cambia ogni due mesi ed è composto da pochi piatti alla carta, che rappresentano i classici dello chef nati dall’incontro tra la cucina tradizionale campana e le sue esperienze in cucine sperimentali e d’avanguardia. È possibile assaporarli al meglio attraverso percorsi di degustazione a sorpresa che si compongono di 5, 8 o 10 portate a cena, 2 oppure 4 a pranzo.

La cucina del 28 posti è ricca di contaminazioni; ingredienti come le verze e il tartufo convivono con shiso (basilico giapponese) e fitoplancton. Anche la carta dei vini privilegia piccoli produttori e vignaioli artigiani, composta per l’80% da vini naturali e biodinamici.

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A Casa Eatery

Proseguendo il nostro giro, lungo il naviglio ed oltre la darsena, intravediamo una porta di un azzurro acceso, mimetizzata nel viottolo d’accesso ad un palazzo anni 60/70, tra scaffali di piante e di odori, tra due o tre tavolini per fumatori, illuminati solo da un paio di lanterne.

Quella porta azzurra, sotto all’insegna “a Casa Eatery”, ci ha invitate ad entrare e scoprire cosa nascondesse.

Davanti a noi si è aperto uno spazio molto ampio, allo stesso tempo intimo e raccolto, arredato in modo casual ed un pò retrò.

Qualche passo in avanti e spunta da dietro una parete, una gentile ragazza un pò confusa per essersi trovata davanti delle “ospiti” ad un orario un pò strano sia per pranzare che per cenare; e dopo qualche veloce parola per presentarci prima di farci cacciare, siamo riuscite a trattenere Giacomo, il proprietario di Casa Eatery, per farci raccontare come fosse nato questo spazio così particolare e inusuale per i Milanesi.

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Capiamo subito che la familiarità è il concept che ha dato vita al locale: un ambiente accogliente, luci soffuse, scaffali, librerie e poltrone come a casa e tavoli grandi e distanti per godersi il lusso di parlare in intimità e stando comodi.

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Nonostante lo spazio molto ampio, i tavoli non sono molti e Casa Eatery è riuscito a diventare un delizioso rifugio vintage dove i clienti possano gustare una cucina casalinga in grado di combinare gli ingredienti del sud con le ricette regionali, e godersi una buona compagnia in intimità e lontano dal traffico o dal caos.

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Terza tappa del nostro tour attraverso la nicchia dei sapori: nella splendida cornice di Porta Venezia una merenda healthy e fresca al San Pietro Cafè, in attesa dell’executive chef Sergio Mei, che tra i suoi mille progetti e appuntamenti è stato così gentile da trovare del tempo per noi.

Emozionate e impazienti di conoscerlo, al suo arrivo ci fa accomodare nella Wine Bank del Cafè, pronto a raccontarci di lui.

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Executive chef al Four Season, la sua carriera è costellata da grandi esperienze e traguardi nei più prestigiosi ristoranti e hotel internazionali. La grande fama da lui acquisita nel tempo, ci confida, l’ha condotto oggi ad essere tra i più richiesti Chef per esclusive cene in casa ed eventi privati.

Negli anni è stato così bravo e riservato nel fidelizzare i suoi clienti più affezionati con i suoi sfiziosi menù personalizzati sulle loro richieste che da semplice Chef è diventato per loro una persona di fiducia, alla quale lasciare addirittura le chiavi di casa e a cui affidarsi ciecamente per soddisfare i palati più raffinati in eventi privati d’élite!

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Arrivate alle 11.30 di sera, la giornata era volata ma abbiamo deciso di finire il nostro giro con la Latteria di San Marco.

Perché parlare della Latteria San Marco? Perché qui il tempo si è fermato. Chiedetelo alla signora Maria che lo gestisce dal 1965 con suo marito Arturo. Maria ci accoglie nel suo ristorante, a fine turno, e ci fa accomodare in un tavolo, lontano dalle orecchie curiose degli ultimi clienti che sorseggiano l’amaro di fine cena.

Alla domanda “ci può raccontare la storia di questo piccolo gioiello”, le si riempiono gli occhi di gioia e inizia a raccontare la sua storia con il calore di una donna innamorata del suo lavoro.

Ed è così che si aprono davanti a noi proiezioni di una Milano in cui in via Statuto si andava a fare la schermografia, via San Marco era un via vai di tram, e tutti i grandi nomi della moda di oggi erano alle prime armi o ai primi bagliori di successo.

Un giorno la Signora Maria e suo marito Arturo passeggiavano alla ricerca del posto ideale per aprire una piccola attività di ristorazione. Eccolo lì.

Una vetrinetta singola avente sia a destra che sinistra due portinerie, che faceva sì che non avrebbero potuto espandersi ulteriormente presi dall’ingordigia del guadagno.     Era il posto perfetto. L’attività inizia, ma ci vogliono cinque anni prima che Milano si accorga della loro abilità, e piano piano il passaparola genera fama.

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“In una città come Milano, dove tutti vanno a mangiare fuori, anche all’epoca, non c’era un posto in cui poter mangiare sano e digeribile”, questa è la filosofia sulla quale la Latteria ha costruito il suo business.

Un posto che non ha mai cercato pubblicità ma che nel 1988 fu pubblicato perfino su Vogue Giappone, un posto che ha come parola d’ordine genuinità e Km 0, concetti tanto cari a noi Milanesi nel 2017.

La loro tecnica dell’uso delle pentole in argento vivo ha attirato una vasta clientela che negli anni è rimasta fedele: Miuccia Prada, il team di Fiorucci, Benigni con la moglie e tanti altri personaggi famosi, dal design, dalla politica, dallo spettacolo e dalla moda.     La latteria ha 8 tavoli al suo interno e la Signora Maria non accetta prenotazioni dal 1965.

Al termine del suo racconto sorride e ci dona un consiglio prezioso, ispirandosi alla sua esperienza: “Lo dico sempre ai giovani, fate un lavoro che vi piace!”.

 

GABRIELLA CATANIA

GIULIA CASUCCI

MARIA CHIARA GIACOBBE

VICTORIA LUKONINA

VERONICA SARTORI

FEDERICA SAVIO

 

 

 

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Milano & il Trendsetting

Gucci, Temakinho, MiuMiu, LùBarCeresio 7.

Se leggi questi nomi a che cosa pensi? Cos’è un trend per te?

Ecco come siamo arrivate ad una risposta: chiedendo a ragazze, incontrate nel quadrilatero della moda milanese, quali fossero i luoghi e i prodotti più visti del momento. Per un pomeriggio ci siamo improvvisate giornaliste, portando ”alto” il nome de Il Sole 24 Ore…peccato però che solo pochi si siano lasciati intervistare. Tra modelle, fashioniste e studenti, abbiamo notato come tutti siano ”addicted” ai mondi del food e del fashion.

#FOODMANIA_ Sono tantissime ormai le persone che postano continuamente foto dei propri piatti, in particolare il sushi.

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Temakinho è nella top ten tra i giovani milanesi, famoso per il suo mix tra cucina brasiliana e giapponese, culture così dista
nti tra loro e vincenti sotto il punto di vista gastronomico. Ormai ciò che fa tendenza sono i vari accostamenti culinari con la cucina nipponica, ma non riferiti esclusivamente alle culture vicine come quella cinese o thailandese, quanto piuttosto alle nuove cucine emergenti quali peruviana, hawaiana, messicana. Sono molti i ristoranti che stanno riprendendo questo concetto.

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Infatti, tra le vie di Milano, spuntano locali con cucina Nikkei, fusion nippo-peruviano, o un mix tra Hawaii e Vietnam. Ormai più è fusion, più è cool.

Certamente i trend vengono lanciati dagli stilisti, attualmente sono però gli influencer ad orientare le tendenze.

Prima che Chiara Ferragni postasse su Instagram una foto al LùBar, ne avevate mai sentito parlare? Questo è il tipico esempio di come un luogo acquisisca notorietà e diventi popolare in una città come Milano, polo da cui tutto ciò che è fashion e trendy ha inizio.

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#BAGHAOLIC_ Questa è la hit bag del momento, e noi decise a chiedere informazioni ci siamo recate nello Store di Gucci in via Montenapoleone.

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E’ stato più difficile del previsto: sono trascorsi diversi minuti prima che qualcuno ci desse retta. Nessuno poteva rilasciare particolari informazioni, tuttavia lo Store Manager, tra le righe, ci ha confermato che è proprio la Dyonisus ad essere la borsa più venduta dell’ultimo periodo.

Non avendoci potuto fornire il motivo dietro ad un tale aumento dei volumi di vendita, abbiamo cercato di rispondere noi a questa domanda, prendendo come esempio ciò che vediamo tutti i giorni sui social. Una delle ragioni di questa #GUCCIMANIA è sicuramente l’avvento del nuovo direttore creativo, Alessandro Michele, designer eclettico e 6visionario. Ha saputo infatti rilanciare lo storico marchio fiorentino riprendendo la classicità della maison, reinterpretandola in chiave innovativa e più attraente. Il marchio Gucci, per queste ragioni, e per le altre iniziative artistiche intraprese, è riuscito così a creare intorno a sé quel fervore mediatico tale da renderlo il brand iconico del momento.7

Non sono solamente le ondate creative dello stilista ad innalzare gli acquisti, ma è soprattutto la potenza mediatica delle immagini, postate dalle influencer che li orientano. Attualmente queste hanno la capacità di provocare una reazione, positiva o negativa che sia, nelle persone intorno a loro, influenzandone i gusti e i comportamenti d’acquisto.

Quindi negli anni la diffusione dei trend si è evoluta con la rivoluzione del digitale. In passato si attendevano le campagne pubblicitarie dei brand o alcuni spezzoni di sfilate, pubblicate ogni sei mesi sulle riviste del settore, per conoscere cosa sarebbe andato nella prossima stagione. Ora basta un click!

Non ci sono più attese, né intermediari. Tutto è immediato, e questa costante sintonizzazione ci permette di partecipare in prima persona alla vita del brand.

In un mondo in cui la gran parte delle decisioni d’acquisto vengono prese online (le stime parlano infatti di 17 milioni di italiani al mese connessi), ci si potrebbe orientare verso sistemi digitai negli e-commerce moda più evoluti. Ad esempio se tutti noi avessimo la possibilità di selezionare un prodotto e poi customizzarlo secondo il nostro modo di essere, chi sarebbe più disposto a recarsi in negozio quando potrebbe bastare un semplice click per godere di una vera e propria esperienza sensoriale digitale?

A cura di

Lodovica Bergamini – Livia Maulucci – Edna Ottavi – Paola Balsamo – Sofia Lombardo

 

 

 

La Moda veste Arte

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Questa è una storia di talenti, arte e passione.
Rendere unico ogni istante, ogni uomo, ogni oggetto raccontando un’esperienza: questo è il desiderio che traspare dagli occhi di Silvia Scaramucci quando si racconta.

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A collaborare con lei, per realizzare opere uniche e irripetibili, un team di giovani creativi: designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori e orafi, contraddistinti dalla capacità di plasmare opere d’arte su pellami tramite tecniche studiate ad hoc.

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La parola d’ordine è personalizzazione: il cliente vive una vera e propria esperienza attraverso un percorso che parte dalla scelta dell’artista e dell’opera che diverrà la sua borsa. Il tutto declinato in due linee: Unique una borsa prodotta in un esemplare unico e Limited un’unica opera che prende forma su 100 pezzi diversi.

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Ogni borsa è un’alchimia di elementi che rende l’arte un piacere fruibile ogni giorno, senza alcun tipo di barriera o intermediari.
Un prodotto mai uguale e irripetibile, creato con forte passione, energia e coraggio. Storie di ragazzi che costruiscono i propri sogni.

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Ogni pezzo è accompagnato da un “Artist Identity Kit”, grazie al quale è possibile visionare il curriculum dell’artista, il video di creazione dell’opera e la tecnica utilizzata.


www.demanumea.com

Corinne Capurso
Valentina Drago
Sofia La Porta
Maddalena Risetti
Mariacarla Sala
Cesare Zucchia

Let’s share Eat!

Avete mai provato l’esperienza unica di una cena a casa di sconosciuti? Noi sì, e il tema di cui vogliamo parlarvi oggi è quello dello sharing food!

Questa è l’occasione in cui cuochi non professionisti organizzano cene a casa propria ospitando vecchi e nuovi amici conosciuti su community web e portali.

La socializzazione è l’obiettivo principale della serata.

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Come funziona?

Il cuoco si iscrive al portale, fissa il menù, il prezzo, il numero di participanti e il termine per le prenotazioni; il  portale trattiene una parte dell’incasso come corrispettivo per l’utilizzo del servizio offerto al cuoco. Ecco la lista degli ingredienti:

  • Passione per la cucina
  • Socializzazione
  • Curiosità
  • Predisposizione alla socializzazione

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\Vivere un’esperienza simile ci ha posto davanti al lusso della vera unicità del momento: conoscere Alessandro, chef amatoriale e artista, ha consentito a noi di immergerci nella sua vita più intima, il suo atelier, e di poter respirare attraverso lui quanto amore e passione ci sia nel prepararsi ad occasioni di incontro come quelle delle sue cene.

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Quindi buon appetito e… Let’s share Eat!

Valeria Brazzoli

Carlo Cirillo

Anna Maria Kinsky Dal Borgo

Francesca Pollastro

Erica Renzoni

Camilla Titomanlio

Sartoria 3.0

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Come rendere innovativo e all’avanguardia un mondo tradizionale come quello del Made to Measure?

In una realtà dove tutto sembra orientarsi verso l’online, l’unico settore che apparentemente non avrebbe potuto adeguarsi a questa trasformazione è proprio il mondo della sartoria.

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Lanieri, una start up fondata da due trentenni, Riccardo Schiavotto e Simone Maggi, nasce nel 2012 con l’obiettivo di stravolgere le regole dell’abito su misura, spostando il focus dalla vecchia idea di sartoria alla dimensione digitale, ma mantenendo il livello qualitativo atteso.

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La vera rivoluzione è stata l’invenzione di un algoritmo che traduce le misure anatomiche nel fitting perfetto.

Abbiamo avuto la fortuna di poter visitare il loro atelier milanese, dove Riccardo ci ha spiegato come i loro clienti acquistano un abito. L’unica differenza tra l’esperienza online e offline è la modalità di avvio: in store le misure vengono prese attraverso un body scanner 3D, a casa attraverso un semplice tutorial presente sul loro sito. Si crea in questo modo un database, in cui rimangono salvate le misure utilizzabili per un nuovo ordine.

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Nel mondo Lanieri l’atelier non è più il centro attorno al quale ruota l’intero processo sartoriale ma è di puro supporto al cliente: lo scopo è di sensibilizzarlo al mondo digitale.

Come?

Vai sul sito

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Prendi le misure

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Personalizza

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E… il gioco è fatto!

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Enrica Bovetti

Nicolò Contorno

Susanna Mandelli

Asia Guia Marzoni

Vittoria Miranda

Lodovica Pugassi

Uno sguardo al futuro: 8° Luxury Summit

 

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Siamo già nel pieno dei lavori, al Sole 24 ORE si è appena conclusa l’ottava edizione del Luxury Summit. Digital: il focus di quest’anno.
Tante, le personalità che si sono espresse, dal settore fashion, passando per il beauty, l’orologeria e la gioielleria.
Le prospettive economiche sono cambiate, i Millenials, nuovi consumatori del lusso, stanno rivoluzionando l’establishment: esigono servizi integrati sempre più sofisticati e articolati tra il mondo offline e online. Omnichannel, Customer Experience, Storytelling rappresentano le sfide principali su cui le aziende devono investire risorse ed energie.

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Andrea Panconesi (CEO di Luisa Via Roma) e Giuseppe Giglio (CEO giglio.com), pionieri dell’e-commerce italiano, testimoniano il successo di questa realtà che fino a pochi anni fa sembrava una scommessa.

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Andrea Panconesi “ In quindici anni, con l’online, abbiamo centuplicato il fatturato delle generazioni precedenti”. Oggi il 95% del fatturato di Luisa Via Roma deriva dall’e-commerce, di questo dato solo il 10% è rappresentato dal mercato italiano.

La rivoluzione digitale rappresenta anche un’ importante opportunità non solo per i grandi nomi del fashion industry, ma anche per i brand più piccoli, così come è stato sottolineato da Diego Della Valle, presidente Tod’s Group.

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Della Valle stesso ha proposto di promuovere una collaborazione tra il mondo del fashion e quello del turismo, sfruttando le potenzialità del digitale, che faccia da vetrina alle eccellenze italiane.

I dati presentati da Boston Consulting Group evidenziano come il maggior numero di consumatori del lusso sia rappresentato da stranieri: di questi, il 30% cinesi. Le aziende italiane del settore non devono preoccuparsi del rallentamento registrato in Cina nel 2015 che mostra una riduzione del PIL dall’8% al 5% , riguardante maggiormente l’ambito edilizio. Infatti, Il nostro “Made in” mantiene il suo forte appeal sull’Upper Middle Class orientale, in continua crescita.

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Michele Polico, Managing Young Digital “Distribuire la cultura del lusso nel mercato globale digitale”.

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L’innovazione tecnologica al servizio della shopping experience: vi presentiamo Marty!

Non dimentichiamoci, però, delle nostre tradizioni e delle nostre origini legate all’artigianalità che contraddistinguono da sempre il DNA del nostro paese.

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Cinque numeri che rappresentano Pomellato: 50 anni dal 1967, 100 maestri orafi, 3 anelli Nudo comprati dalle clienti, 40 negozi monomarca, 500 concessionari.

ENRICA BOVETTI

VALERIA BRAZZOLI

CORINNE CAPURSO

SARA MARI

LODOVICA PUGASSI

MARIACARLA SALA

LET’S TAKE A SELFIE WITH… ALESSANDRO DELL’ACQUA

Alessandro Dell’Acqua è uno stilista che ha fatto di un numero la sua rinascita e il suo ritorno sulla scena: il suo brand, N°21 è tra i più venduti in Rinascente

E’ venuto a farci visita e a raccontarci come coniuga creatività, business e quali progetti ha per il suo futuro! But first…let’s take a selfie together!

SELFIE CON ALESSANDRO DELL'ACQUA

Lo chiamano ancora “talento emergente”, anche se ormai è uno stilista più che affermato e con molti anni di esperienza alle spalle! Da Napoli è arrivato a Milano nel 1982 con il chiaro obiettivo di lavorare nella moda, così Alessandro Dell’Acqua ha iniziato a bussare alle porte dei grandi nomi con pochi soldi, pochi disegni, ma tanto entusiasmo e passione. Così un bel giorno Enrica Massei gli aprì la porta e questa fu solo la prima di una delle tante fruttuose collaborazioni dello stilista, che lo portarono a lavorare con marchi come Byblos, Les Copain, Genny e con Gianni Versace.

“C’era un grande fermento e vivacità nel mondo della moda italiana dei tempi” – ricorda il direttore creativo con una vena di nostalgia – “Milano nel periodo delle sfilate si trasformava totalmente, vestendosi a festa, perchè c’era una gran voglia di moda!”

Certo oggi il panorama è un po’ cambiato, e dopo esperienze gioiose e difficili, Alessandro Dell’Acqua si è rilanciato con il suo brand N°21 che dice essere nato “sotto una buona stella” perchè ha avuto un successo rapido e quasi inaspettato, sicuramente dato anche dalla fedeltà con cui i suoi clienti lo hanno seguito, continuando ad apprezzarlo e a credere nelle sue creazioni.

Un nuovo inizio con un nuovo mood e un nuovo modo di approcciarsi alla moda, da sognatore acclamato dalla stampa, Dell’Acqua oggi si concentra sul creare collezioni vendibili, che escano dai negozi e realmente indossate.

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Ma il successo di Dell’Acqua continua quando viene nominato direttore creativo del brand francese Rochas. E quando chiede “Perchè avete chiamato proprio me?” la risposta fu sorprendente: “Perchè vogliamo un professionista!” Con  la prestigiosa nomina si avvera anche un sogno: sfilare a parigi con l’haute cotoure!

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Entrambi i brand trovano spazio nell’animo creativo dello stilista che così può esprimere una doppia anima: da un lato l’animo dark e “cattivo” con Rochas, dall’altro l’animo buono con N°21

Due anime e due concezioni di donna: la donna che ama spendere e può permettersi ciò che vuole trova i suoi gusti rispecchiati in Rochas, mentre n°21 è creato per un pubblico che ama la moda, non è fashion victim, e può soddisfare i suoi desideri senza spendere troppo.

Tra le appassionate di N°21 c’è anche Victoria Caobello, giudice di X-Factor per questa edizione che ha indossato un abito tubino rosa e nero in una delle ultime puntate del talent show!

E non manca nemmeno Chiara Ferragni, che ha scelto gli abiti N°21 per i suoi look durante il famoso festival di musica Coachella in California

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Ma il sogno di Dell’Acqua è di conoscere e vestire Sofia Lauren, un’icona dell’Italia e della nostra storia nel mondo.

Non solo Italia, ma lo stilista ha già cominciato a conquistare il mondo con le sue collezioni, infatti in questi giorni è volato a Tokyo a vedere il suo store monomarca fresco d’apertura…e chissà che presto non ne apra uno anche a Milano!

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Anche se, ammette, “preferisce far parlare i propri vestiti di sè”, sentire l’esperienza diretta di un grande stilista che ha vissuto gli anni d’oro della moda italiana è sempre emozionante. Ed è emozionante vedere come un direttore creativo affermato continui a cercare nuova linfa e nuova ispirazione, soprattutto dai giovani, perchè dice di aver bisogno del dialogo con loro e che in Italia “serve un ricambio generazionale sostenuto dalle aziende e dalla stampa, per lanciare e far conoscere i nuovi talenti emergenti”.

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 Riccardo Cavallin Sartori & Giulia Cestaro

Biblioteca della Moda

Centro di ricerca e fonte d’ispirazione creativa, nel cuore del quartiere più avant-garde di Milano

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La moda a Milano, si sa, è elegantemente rappresentata dalle celebri vie del Quadrilatero. Da qualche anno, però, la moda milanese ha assunto anche un altro volto: oggi è soprattutto nel quartiere dei Navigli che essa si crea e prende vita, secondo stili e forme sempre nuovi.

I Navigli sono il luogo dei temporary store, dei mercatini vintage e delle piccole boutique di nicchia. Sono il luogo dove si formano nuove tendenze, e dove convergono spunti creativi provenienti da diverse parti del mondo. Il quartiere dei Navigli, giovane ed un po’ ribelle, è il territorio della sperimentazione, del coraggio, della ricerca e della creatività.

Non a caso, si trova qui la Biblioteca della Moda, che rappresenta in Europa lo spazio più importante per la ricerca di settore.

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Nata da un grande archivio privato, oggi la Biblioteca della Moda offre circa 50 000 titoli in consultazione, profilati per settori specifici. Si tratta, in particolare, di riviste, stampe e libri sulla storia della moda e del costume dal 1860 ad oggi. Il materiale è consultabile da studenti, uffici stile e da chiunque sia appassionato di moda vintage e contemporanea. In più, oltre al servizio di consultazione, la biblioteca offre la possibilità di acquistare libri, riviste, quaderni, stampe e cataloghi, sia vintage sia nuovi.

La Biblioteca della Moda, offrendo la possibilità di affittare i propri spazi, si trasforma anche in originalissima location per eventi come presentazioni, esposizioni o piccole mostre, oltre che aperitivi e colazioni.

La Biblioteca della Moda si trova all’interno del Milano Fashion Apartment (Via Alessandria 8), spazio poliedrico che si sviluppa su una superficie complessiva di oltre 1600 mq, e che ospita, oltre alla biblioteca, anche la casa editrice Edizioni La Mode Illustrée e la Camera Italiana Buyer Moda.

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Perciò, si può certamente dire che lo spirito creativo e sperimentale caratterizzante il quartiere milanese dei Navigli passi e si respiri tra le vie, ma è importante tenere presente che esso si sviluppa e si articola a livello concettuale all’interno di uno spazio ad esso esclusivamente dedicato: la Biblioteca della Moda, per eccellenza luogo di ricerca e fonte d’ispirazione creativa.

LET’S TAKE A SELFIE WITH… FEDERICO MARCHETTI (CEO YOOX)

Ci sono tante buone idee, ma poche persone che riescono a realizzarle! Il leader dell’Italia digitale, Federico Marchetti, ci racconta come ha messo insieme le sue passioni e ha dato vita al gruppo globale Yoox.com e ci confessa di essere anche lui un grande cliente.

But first…let’s take a selfie together!

SELFIE CON FEDERICO MARCHETTI

All’esame di maturità, Marchetti rispose che non avrebbe mai studiato nè economia nè giurisprudenza, ma in testa aveva già ben chiara un’idea: voleva fare l’imprenditore!

Ci voleva però una scintilla occasionale, un qualcosa che facesse accendere un’idea, e quel qualcosa fu acceso dallo shock di tornare a Milano dopo 2 anni trascorsi a studiare alla prestigiosa Columbia University a New York!

Innovare è un gioco da adulti e arriva un momento in cui bisogna “smettere di studiare e prendere i propri rischi, buttarsi senza paracadute” ha detto Marchetti a noi che lo ascoltavamo con gli occhi spalancati e con la sete di sapere come avesse fatto a creare un business così innovativo e geniale come Yoox!

Come Marchetti descrive la sua creazione in poche parole? è lifestyle, è cultura, è entertainment!

Oltre al famoso sito di e-commerce, il business di Yoox si completa di oltre 37 siti di monomarca che spaziano da grandi brand come Marni (il primo a essere salito a bordo nel 2006), Valentino e Armani, a brand emergenti come Alexander Wang. I brand hanno totale controllo della situazione e Yoox offre il suo appoggio e tutta la competenza del suo staff, come fosse una realtà aumentata.

Dall’inizio Yoox voleva imporsi come realtà globale e, nonostante la velocità del nostro mondo e di internet, alla base c’è un piano strategico di 5 anni per non farsi prendere dalla frenesia e dalle mode, perchè,  il mestiere dell’innovatore è quello di arrivare un po’ in anticipo rispetto agli altri, ma non troppo! Il successo di Yoox viene certamente dai grandi talenti che ci lavorano, insieme a una buona dose di creatività e di prodotti di qualità. Le aziende, infatti, sono come i grandi campioni e devono allenarsi e investire molto per poi poterne raccogliere i frutti.

Ma c’è una domanda che ancora qualcuno si pone…come si può comprare qualcosa che non si prova? Facile da rispondere perchè non è vero che non si prova, solo che il fitting viene “slittato” a 24ore dopo l’acquisto, e si fa abbiando il nuovo capo con il proprio guardaroba, nell’intimità di casa, davanti al proprio specchio, senza il senso di colpa di restituire l’abito se non soddisfa le nostre aspettative!

Yoox ci piace molto anche per un altro fattore: perchè è italiano! Marchetti ha deciso di sfruttare il vantaggio competitivo di essere italiano e di trasmettere i valori della nostra cultura invitando tutti a un Dinner Party in Venice per Natale. I shoppable video a puntate della nuova campagna sono girati in una città italiana, come ormai è tradizione, e permettono di acquistare direttamente cliccando sulle immagini! Innovazione e italianità vanno a braccetto, non vediamo l’ora di sederci a tavola!

L’Italia resta il mercato prediletto, anche perchè è quello che sta crescendo di più (oltre il 20%) ed è sicuramente strategico. Le novità in arrivo? Il prossimo sviluppo sarà concentrato sul mobile e sull’integrazione tra negozi fisici e online. Lo store tradizionale, infatti, sarà sempre il punto di riferimento per il consumatore, e questo Yoox lo sa bene, ma Marchetti dice che bisogna lavorare per regalare al consumatore “l’esperienza più bella che possa avere“.

E sicuramente anche la sua testimonianza ci ha regalato un’esperienza bellissima e un grande invito a credere nelle nostre idee e nel nostro futuro!

La classe del 4° Master Luxury and Fashion Management con Federico Marchetti

Riccardo Cavallin Sartori & Giulia Cestaro

RIHANNA VESTE STELLA JEAN ALLA CASA BIANCA

 Rhianna sceglie il Barbara Dress by Stella Jean per l’appuntamento ufficiale alla Casa Bianca. Un tocco di italianità dai toni caraibici alla presenza di Mr. President !

RIHANNA IN STELLA JEAN

Se qualsiasi ragazza avesse ricevuto un invito ufficiale alla Casa Bianca avrebbe fatto i salti di gioia per l’emozione, ma, scesa l’adrenalina, il primo pensiero sarebbe stato E ORA COSA MI METTO? Dopotutto Mr. Obama e signora sono anche icone di stile e di eleganza e non si può andare impreparati!

Nessun problema per la bad girl della musica, Rihanna, che per l’occasione si è calata nelle vesti di brava ragazza e ha scelto di puntare sull’originalità e sul gusto, indossando un abito di una delle stiliste emergenti più amate: Stella Jean!

Nata a Roma da padre torinese (ma le sue origini sono Haitiane), Stella Jean è il grande talento scoperto e lanciato da Who is Next pochi anni fa e ora i suoi capi sono nel “fashion radar” di tutte le appassionate del settore a livello globale! Le sue creazioni raccontano la sua storia e sono realizzati con la tradizione manuale e artigianale tipica italiana.  Per la giovane designer è indispensabile preservare, imparare ed integrare ogni tipo di tecnica tradizionale senza limiti geografici. Infatti il suo stile ricorda e racconta la sua eredità Creola, in cui si intrecciano e si fondono due culture contrapposte per dare luce ad una femminilità preziosa.

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E tutto ciò è ben messo in risalto da una testimonial come Rihanna, che per l’occasione ha indossato il Barbara dress, un vestito la cui silhouette, accesa dalle caratteristiche stampe africane, richiama il glamour degli anni ’50. Subito fotografato e pubblicato da tutte le riviste di moda del mondo, la notorietà del vestito è stata accesa anche grazie ai selfie e ai post che Rihanna ha pubblicato sui suoi social

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Dopo aver presentato uno stile così ed aver portato al cospetto di Obama il capo di una stilista di casa nostra, non resta da dire che RIHANNA, YES YOU CAN!

Giulia Cestaro