GLOBAL FOOD

Con il termine cucina fusion si indica la cucina che, in maniera esplicita, combina elementi appartenenti a diverse tradizioni culinarie al fine di creare combinazioni e piatti complessi che non possono essere classificati in base ad una precisa tradizione culinaria.

Essa ha giocato un ruolo molto importante nell’apportare costanti innovazioni alle tendenze gastronomiche a partire dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. La “food fusion” sta diventando sempre più popolare come testimoniato dalla nascita e dal successo di nuovi ristoranti fusion soprattutto nelle grandi città; nel corso degli anni, la stessa, si è sviluppata sotto varie forme: la cucina fusion regionale che riesce a combinare diverse cucine di una regione o sub-regione per proporle e consumarle in un’unica esperienza gastronomica. Anche i cibi basati su una cultura, ma preparati con ingredienti, forme e sapori appartenenti ad altre abitudini culinarie, sono considerati fusion. Ad esempio, la pizza fatta con cheddar e formaggio pepper jack, salsa, fagioli fritti o altri ingredienti tipici dei tacos, è spesso commercializzata come “Taco Pizza”. Questo particolare piatto è una fusione di cucina italiana e messicana. Approcci simili sono stati utilizzati per la fusion-sushi, come ad esempio i rolling maki con diversi tipi di riso e di ingredienti come il curry e il riso basmati, formaggio e salsa con riso della tradizione iberica, o agnello speziato e capperi arrotolati nelle foglie d’uva con riso cucinato secondo la tradizione greca, che assomigliano dentro-fuori ai dolmades, gli involtini tipici greci.

Entrando nel vivo, mi piacerebbe riportare alcuni esempi dei ristoranti fusion più popolari in questo periodo in due città a me familiari come Milano e Torino. Nella prima non possiamo non citare Temakinho, il famosissimo giappo-brasilero che sta letteralmente conquistando la città. Questo tipo di ristorante arriva direttamente dal Brasile dove riscuote un enorme successo. Qui il sushi è approdato nel dopoguerra insieme ai giapponesi, che hanno il nucleo più importante di naturalizzati all’estero, e negli anni la cucina giapponese si è adattata ai gusti autoctoni dando vita alle temakerie. La loro particolarità risiede proprio in questo mix di culture che si esprime in un menu composto da temaki e roll dalle forme giapponesi e dai sapori e profumi della tradizione gastronomica brasiliana. Tonno, salmone e branzino sono mixati a mango, coriandolo, lime e altri ingredienti tropicali. Il risultato? Stupefacente. Se poi si aggiungono le tartare e le cheviche il menu da Temakinho è vario e intrigante.

temakinhoSotto la Mole Antonelliana, invece, ha scoperto il successo il Sushiliano, il ristorante che propone pietanze giapponesi rivisitate in chiave siciliana. Un roll con branzino zucchine e mandorle? Un nigiri di tonno con cipolla rossa caramellata? Nessuna bestemmia. Il cibo cambia, si evolve, si contamina. E lo fa anche su l’asse lontanissimo che parte dal Giappone e arriva a Siracusa. Si chiama sushiliano il piatto che sta facendo impazzire il Piemonte e adesso anche Siracusa. Un fusion tra il pesce crudo alla giapponese e la materia prima siciliana, con una contaminazione che unisce sapori e filosofie talmente diverse da stare benissimo insieme. La preparazione è quella tradizionale nipponica. Dal Giappone arrivano il riso, l’aceto, anche il grande contenitore in bambu dove il riso si “riposa” dopo essere passato dalla vaporiera, come il coltello per il sashimi. E nei profumi però che irrompe la Sicilia. Nel pesce azzurro e negli agrumi. nella caponata accanto all’alga nori. Ma anche nel menù. Accanto ai piatti giapponesi la cucina della tradizione siciliana: ravioli con farina di carrubo, ripieno di patate e ortaggi, su concasse di pomodoro e mandorle tostate, per esempio.

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Insomma… una food esplosion di sapori! Sicuramente da sperimentare al più presto!

Jessica Apicella

BATA SHOE MUSEUM – IL “MUSEO GIOIELLO” DELLA CALZATURA

Nel 1979 nasce a Toronto il Bata Shoe Museum, un luogo senza eguali, sito in un edificio che ricorda una scatola di scarpe, che gestisce una collezione di calzature in continua crescita. Nel 1995 apre le sue porte al pubblico, accogliendolo nel suo pluripremiato edificio.

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Oggi il Museo vanta una collezione internazionale di oltre 13.000 reperti che abbracciano 4.500 anni di storia, offrendo così al visitatore la possibilità di osservare scarpe particolari provenienti da varie aree del mondo.

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In aggiunta alla popolare mostra permanente, All About Shoes, il Museo ha tre gallerie che ospitano mostre temporanee di volta in volta dedicate ad argomenti specifici di approfondimento, spesso allestite in collaborazione con i più prestigiosi musei del mondo.

Attraverso la creazione di mostre innovative, il Museo ha l’obiettivo di intrattenere i visitatori di tutte le età e di fargli vivere ogni volta una nuova esperienza.

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Allo stato attuale, la collezione permanente è un tesoro di reperti che vanno dal Rinascimento italiano alle passerelle dei designer contemporanei, provenienti da quasi tutte le culture del mondo: stivali di castagno francese e scarpe di seta cinesi delicatamente ricamate coesistono con scarpe di pelliccia di orso per samurai giapponesi e calzature realizzate con capelli umani.

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Un “museo gioiello”, una delle strutture più esclusive e innovative della città, tappa obbligata per chiunque si trovi a Toronto.

Andrea Baratta

Thoughts Around Something

A inizio master ci è stata fatta una domanda, una domanda cui è possibile dare mille risposte, dalle più oggettive, scientifiche o tecniche, alle più personali, private o solipsistiche:

Che cos’è il lusso?

Ora, a distanza di mesi dall’inizio del corso, dopo panoramiche generali, approfondimenti specifici, analisi dettagliate, spiegazioni esaustive, nottate di studio e giornate di lavori di gruppo, proverò a darne una mia interpretazione, personale, privata e solipsistica, durante questo lento, affollato e lungo viaggio in treno, o, secondo un altro punto di vista, in questa soleggiata e azzurra mattinata di ottobre. Per fare ciò vorrei partire da quello che potrebbe essere il suo opposto, voglio partire dalla noia, dalla monotonia, dalla routine per poi arrivare a ipotizzarne un singolo ma importante aspetto.

Quando pensiamo al concetto di lusso non consideriamo mai le vite di certe persone, ci sembrano così lontane, dissonanti e contrastanti, soprattutto in giovane età, quando magari possiamo ancora permetterci il certo “lusso” di poter scegliere quello che vogliamo o non vogliamo dalla vita. Non ci pensiamo, e quindi non ne parliamo, mai, e a volte sono proprie queste cose, così ovvie, che fatichiamo a descrivere.

Vediamo perciò una tipica giornata, incentrata sulla normalità, che sperimenta la maggioranza di noi: la sveglia presto; il pellegrinaggio al lavoro, lavoro magari tanto desiderato dopo quella laurea presa all’università; dieci tipiche ore consecutive, cui magari sussegue un unico pensiero, ovvero l’andare a casa, bere un buon bicchiere di vino e mettersi a letto presto, stanchi della giornata e sapendo che domani sarà probabilmente uguale. Ma… quando arrivi a casa, ti accorgi di avere il frigorifero vuoto, risali in macchina, la strada è ovviamente trafficata, essendo l’ora di punta, il supermercato è pieno, senza tenere in considerazione che non puoi entrare, prendere il necessario ed uscire, perché sei sommerso da mille scelte, scelte che inconsciamente ti paralizzano e ti frustrano. Dopo aver finalmente terminato, ci si dirige in cassa, ma chiaramente la fila è lunghissima, il “caos” è incredibilmente pesante, le luci sono troppo forti e in quel momento infastidiscono anche un maestro zen. Finalmente, arrivati alla cassa e dopo aver pagato, si viene salutati con un suono che sembra venire dall’oltretomba… fa più o meno così: “buona serata”; in testa di tutti noi la risposta è una soltanto. Usciamo con senso liberatorio, ma non è ancora finita, attraversiamo il parcheggio con un carrello che ovviamente ha un ruotino che non ne vuole sapere di girare liscio, e poi che succede? Si deve guidare fino a casa, in mezzo al traffico di fine giornata, quello che si spera sempre di evitare. Interrompo qui questo glorioso racconto ma potete immaginare il resto.

Il centro del discorso è quanto segue.

Abbiamo tutti sperimentato una situazione simile anche se molti di noi non l’hanno ancora fatto giorno dopo giorno, per mesi e mesi, anno dopo anno.

Qui deve intervenire una scelta, una motivazione, un’occasione, deve intervenire la possibilità di poter “Pensare”, la scelta di sfruttare questi momenti per riflettere in maniera diversa su ciò che ci circonda quotidianamente. Non farlo ci fa vivere in maniera automatica, schematizzata, isolata, nonché la forte convinzione di essere il centro del mondo, di essere il fulcro di ogni singolo accadimento. In realtà ci sono mille altri modi di interpretare situazioni simili, occorre solo sforzarsi di comprendere ciò che ci circonda, ciò che effettivamente ci scorre davanti. Se automaticamente siamo sicuri di cosa sia reale, di cosa sia veramente importante, se vogliamo lavorare in default non consideriamo le altre opzioni e limitiamo la nostra vita.

Questo per me è il Lusso: la possibilità di poter comprendere come Pensare e come Scegliere; Il lusso di saper sfruttare il tempo che non si ha o che si ha a disposizione con la giusta mentalità; il lusso di poter sorridere con gli amici che ti circondo e cucinare per la persona che si ama. Il lusso quindi per me è la capacità di “Pensare” in un mondo dove siamo sempre più “robotizzati”, privati inesorabilmente di tempo e spazio. Questo ogni brand del settore lo sa perfettamente, lo si respira in ogni singola loro parte e la creazione di spazio e tempo divengono quindi fondamentali.

 

In omaggio ad un grande scrittore, scomparso un triste settembre di qualche anno fa.

Discover Ferrari through Ferrari Museum

Maranello should be a glamorous kingdom for all car enthusiasts. As here is home to legendary Ferrari. In related news, Ferrari was named the world’s most powerful brand by a British research firm, putting it ahead of much larger firms such as Apple and Google. Now come with me to discover this magic world.

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Ferrari have had a presence in Maranello since 1943. Here, the founder Enzo Ferrari designed and built all his road and racing cars. Enzo’s passion, for the ultimate driving experience lives on here, long after his death. Today, the most famous motor manufacturer in the world builds Gt and Formula 1 cars here.

Museo Ferrari. Maranello anno 2012

Museo Ferrari is located in near Ferrari factory. It brings together models, images, trophies and cars that have helped make Ferrari one of the most iconic brands in the world. The amazing Hall of Victories celebrates the most recent successes of the scuderia through an overview of World champions from 1999 to 2012, together with over 110 trophies and the drivers’ original helmets.

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The museum is not purely for cars; also on view are trophies, photographs and other historical objects relating to the Italian motor racing industry. The exhibition also introduces technological innovations, some of which had made the transition from racing cars to road cars.

Ferrari is not only just a simple brand for cars but also a luxury concept. While the general trend in the industry, even among luxury makes, appears to be to increase sales with little regard to exclusivity or whether a vehicle fits a brand. Ferrari is going against the tide and limiting the number of cars it sells each year. After reaching peak Ferrari in 2012 with a record 7,318 sales, the Italian brand decided to limit sales to seven thousand units per year going forward in order to boost exclusivity and in the process help protect margins and residual values for customers.

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While, how did Ferrari manage so successfully to make profits growing and when selling fewer cars?

  1. Most of the revenue growth has been brought about by the increased rate of personalization done on the cars, such as via the Tailor-Made Program and Special Projects division.
  2. Restoration division, Ferrari Classiche, as well as its Corse Clienti customer racing program, which was recently merged with the Formula One program through the new Sport Activities Department.
  3. Brand-related activities, such as merchandizing and its theme park license, also hit a new record.

As the same time, Ferrari hasn’t forgotten its most loyal markets and is paying close attention to markets with very strong demand to avoid excessively long waiting lists. The U.S., Ferrari’s biggest market, increased sales of 9 percent to 2,035 units in 2013, which was a new record. China was the second biggest with 700 sales, while the third biggest was the U.K. with 677 sales.

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UPCYCLING: RICICLARE CON CREATIVITA’

Conoscete la parola upcycling? E’ stata usata per la prima volta nel ’94 e vuol dire trasformare e portare a nuova vita  un qualcosa destinato altrimenti alla pattumiera. Con il riuso e il recupero è certo una delle azioni più “verdi” che si possano fare.

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Un termine che racchiude una vera corrente di pensiero, uno dei pilastri dell’ecologia, che fa dell’upcycling un modo di vivere sostenibile a tutto tondo. È l’arte di riconvertire materiali di prodotti inutilizzati e dargli nuova vita, ovvero creare materiali nuovi, innovativi dai quali ottenere prodotti di miglior qualità. L’upcycling è riciclaggio con una buona dose di creatività ed è proprio questa che serve per trasformare una vecchia grattugia o una vecchia scarpa in un portapenne o la stoffa di un ombrello in una borsa.

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Un’idea che sta facendo il giro del mondo, soprattutto in questo periodo di crisi in cui ognuno di noi cerca di inventarsi qualcosa di nuovo per andare avanti. Ma a ricorrere all’ upcycling non è solo la gente comune: tanti sono i vip che indossano vestiti realizzati con tessuti riciclati o borse ottenute da vecchie bottiglie di plastica o addirittura orecchini fatti con le linguette delle lattine.

Lo scopo è quello di prevenire lo spreco di materiali potenzialmente utili, facendo invece uso di quelli già esistenti. In questo modo, riducendo l’utilizzo di nuove materie prime, si ha una riduzione del consumo di energia, dell’inquinamento atmosferico, delle acque e una riduzione anche dell’emissione di gas.

Ma l’ upcycling non si esaurisce nel reinventare oggetti, è un concetto più ampio, è una filosofia, che ha permesso di sperimentare un modo diverso di vivere e condividere la convivialità, il tempo e, persino, il lavoro, come accade a Milano all’ “Upcycle Cafè”, uno spazio per incontri e dibattiti su esperienze e stili di vita sostenibili. L’ “Upcycle Cafè” è un posto dove leggere e lavorare senza sentirsi fuori posto e senza l’ansia di consumazione, in cui si persegue e si pratica l’innovazione sociale e il networking.

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Insomma un concetto a tutto tondo, quello dell’ upcycling, declinabile in diverse forme, ma con un unico scopo: essere innovativi e nello stesso tempo eco-friendly, senza trascurare il fattore estetico.

Carlo Tomarelli  

E’ TEMPO DI VENDEMMIARE…IN MONTENAPOLEONE !

Una Vendemmia di lusso tra le boutique di via Montenapoleone: le cantine italiane e internazionali più importanti incontrano la moda per una notte davvero speciale

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Il lusso è un mondo tutto da scoprire e da degustare! La moda e l’eccellenza enogastronomica hanno tanto in comune e per una notte si sono fuse in un connubio perfetto nella via più fashion e famosa di Milano. Ogni brand è stato abbinato a un’etichetta, e così tra un brindisi da Valentino, uno da Dior e uno da Borsalino, i visitatori potevano scoprire le collezioni e le boutique in un’atmosfera davvero unica.

Certo il gruppo LVMH non ha perso tempo per sfruttare le sue sinergie e accostare ai suoi brand di alta moda le sue etichette di champagne, rimarcando un concetto che è parte della loro filosofia da tempo: moda e vino sono lussi che vanno a braccetto e hanno tantissimo da spartire e da dare al cliente!

LA VENDEMMIA DI MONTENAPOLEONE

Si parla sempre di più di shopping come experience, di ricerca di nuove modalità di coinvolgimento per il cliente e di store innovativi, sicuramente questo tipo di iniziativa rispecchia perfettamente l’intento delle boutique della moda di mettere il cliente al centro e di fargli vivere un’esperienza oltre all’acquisto.

Tra un brindisi da Valentino e uno da Vuitton, anche noi siamo andati alla ricerca dei cocktail e degli eventi più ricercati e innovativi. Moncler ci ha stupito con il suo buffet in stile inverno chic in montagna, totalmente in linea con il messaggio del brand, Tom Ford elegante e raffinato ha addirittura vestito la prestigiosa bottiglia di Annamaria Clementi di Ca’ Del Bosco con gioielli preziosi, e Borsalino ha ospitato l’enologo della nota cantina franciacortina per una dimostrazione di degorgement a la volee.

A LA VOLEE

TOM FORD E CA' DEL BOSCO

Anche le vetrine degli store si sono vestite a festa con allestimenti ad hoc in cui uve e vini si mescolavano alle collezioni.

LA VENDEMMIA DA BORSALINO

Una serata speciale che ha portato in una via forse un po’ statica e dal carattere chiuso, un’atmosfera di festa e divertimento, e ha creato un’occasione di incontro, scambio e conoscenza tra i visitatori e gli addetti ai lavori, con le boutique che aprivano le loro porte, diventando più accoglienti e calorose del solito!

VENDEMMIA MONTENAPOLEONE

Giulia Cestaro