MILANO & FOOD

Tradizione e innovazione, l’attenzione al dettaglio e per le materie prime, sono gli elementi del fil rouge che ci ha guidate nella ricerca di questi luoghi intimi ed insoliti.

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Partiamo dalla tranquilla Via Corsico, nel cuore dei Navigli, dove troviamo un nuovo ed originale bistro: 28Posti.

Le vetrine del locale non nascondono nessun dettaglio agli occhi dei passanti; la cucina oltre che dall’esterno, è osservabile anche da una feritoia che si affaccia sulla prima delle due piccole sale che compongono il locale.

I 28 posti a sedere sono distribuiti nei due ambienti, arredati con sedie e tavoli in legno e materiali di recupero realizzati in collaborazione di cooperative sociali.

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Il menu cambia ogni due mesi ed è composto da pochi piatti alla carta, che rappresentano i classici dello chef nati dall’incontro tra la cucina tradizionale campana e le sue esperienze in cucine sperimentali e d’avanguardia. È possibile assaporarli al meglio attraverso percorsi di degustazione a sorpresa che si compongono di 5, 8 o 10 portate a cena, 2 oppure 4 a pranzo.

La cucina del 28 posti è ricca di contaminazioni; ingredienti come le verze e il tartufo convivono con shiso (basilico giapponese) e fitoplancton. Anche la carta dei vini privilegia piccoli produttori e vignaioli artigiani, composta per l’80% da vini naturali e biodinamici.

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A Casa Eatery

Proseguendo il nostro giro, lungo il naviglio ed oltre la darsena, intravediamo una porta di un azzurro acceso, mimetizzata nel viottolo d’accesso ad un palazzo anni 60/70, tra scaffali di piante e di odori, tra due o tre tavolini per fumatori, illuminati solo da un paio di lanterne.

Quella porta azzurra, sotto all’insegna “a Casa Eatery”, ci ha invitate ad entrare e scoprire cosa nascondesse.

Davanti a noi si è aperto uno spazio molto ampio, allo stesso tempo intimo e raccolto, arredato in modo casual ed un pò retrò.

Qualche passo in avanti e spunta da dietro una parete, una gentile ragazza un pò confusa per essersi trovata davanti delle “ospiti” ad un orario un pò strano sia per pranzare che per cenare; e dopo qualche veloce parola per presentarci prima di farci cacciare, siamo riuscite a trattenere Giacomo, il proprietario di Casa Eatery, per farci raccontare come fosse nato questo spazio così particolare e inusuale per i Milanesi.

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Capiamo subito che la familiarità è il concept che ha dato vita al locale: un ambiente accogliente, luci soffuse, scaffali, librerie e poltrone come a casa e tavoli grandi e distanti per godersi il lusso di parlare in intimità e stando comodi.

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Nonostante lo spazio molto ampio, i tavoli non sono molti e Casa Eatery è riuscito a diventare un delizioso rifugio vintage dove i clienti possano gustare una cucina casalinga in grado di combinare gli ingredienti del sud con le ricette regionali, e godersi una buona compagnia in intimità e lontano dal traffico o dal caos.

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Terza tappa del nostro tour attraverso la nicchia dei sapori: nella splendida cornice di Porta Venezia una merenda healthy e fresca al San Pietro Cafè, in attesa dell’executive chef Sergio Mei, che tra i suoi mille progetti e appuntamenti è stato così gentile da trovare del tempo per noi.

Emozionate e impazienti di conoscerlo, al suo arrivo ci fa accomodare nella Wine Bank del Cafè, pronto a raccontarci di lui.

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Executive chef al Four Season, la sua carriera è costellata da grandi esperienze e traguardi nei più prestigiosi ristoranti e hotel internazionali. La grande fama da lui acquisita nel tempo, ci confida, l’ha condotto oggi ad essere tra i più richiesti Chef per esclusive cene in casa ed eventi privati.

Negli anni è stato così bravo e riservato nel fidelizzare i suoi clienti più affezionati con i suoi sfiziosi menù personalizzati sulle loro richieste che da semplice Chef è diventato per loro una persona di fiducia, alla quale lasciare addirittura le chiavi di casa e a cui affidarsi ciecamente per soddisfare i palati più raffinati in eventi privati d’élite!

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Arrivate alle 11.30 di sera, la giornata era volata ma abbiamo deciso di finire il nostro giro con la Latteria di San Marco.

Perché parlare della Latteria San Marco? Perché qui il tempo si è fermato. Chiedetelo alla signora Maria che lo gestisce dal 1965 con suo marito Arturo. Maria ci accoglie nel suo ristorante, a fine turno, e ci fa accomodare in un tavolo, lontano dalle orecchie curiose degli ultimi clienti che sorseggiano l’amaro di fine cena.

Alla domanda “ci può raccontare la storia di questo piccolo gioiello”, le si riempiono gli occhi di gioia e inizia a raccontare la sua storia con il calore di una donna innamorata del suo lavoro.

Ed è così che si aprono davanti a noi proiezioni di una Milano in cui in via Statuto si andava a fare la schermografia, via San Marco era un via vai di tram, e tutti i grandi nomi della moda di oggi erano alle prime armi o ai primi bagliori di successo.

Un giorno la Signora Maria e suo marito Arturo passeggiavano alla ricerca del posto ideale per aprire una piccola attività di ristorazione. Eccolo lì.

Una vetrinetta singola avente sia a destra che sinistra due portinerie, che faceva sì che non avrebbero potuto espandersi ulteriormente presi dall’ingordigia del guadagno.     Era il posto perfetto. L’attività inizia, ma ci vogliono cinque anni prima che Milano si accorga della loro abilità, e piano piano il passaparola genera fama.

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“In una città come Milano, dove tutti vanno a mangiare fuori, anche all’epoca, non c’era un posto in cui poter mangiare sano e digeribile”, questa è la filosofia sulla quale la Latteria ha costruito il suo business.

Un posto che non ha mai cercato pubblicità ma che nel 1988 fu pubblicato perfino su Vogue Giappone, un posto che ha come parola d’ordine genuinità e Km 0, concetti tanto cari a noi Milanesi nel 2017.

La loro tecnica dell’uso delle pentole in argento vivo ha attirato una vasta clientela che negli anni è rimasta fedele: Miuccia Prada, il team di Fiorucci, Benigni con la moglie e tanti altri personaggi famosi, dal design, dalla politica, dallo spettacolo e dalla moda.     La latteria ha 8 tavoli al suo interno e la Signora Maria non accetta prenotazioni dal 1965.

Al termine del suo racconto sorride e ci dona un consiglio prezioso, ispirandosi alla sua esperienza: “Lo dico sempre ai giovani, fate un lavoro che vi piace!”.

 

GABRIELLA CATANIA

GIULIA CASUCCI

MARIA CHIARA GIACOBBE

VICTORIA LUKONINA

VERONICA SARTORI

FEDERICA SAVIO

 

 

 

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Milano & il Trendsetting

Gucci, Temakinho, MiuMiu, LùBarCeresio 7.

Se leggi questi nomi a che cosa pensi? Cos’è un trend per te?

Ecco come siamo arrivate ad una risposta: chiedendo a ragazze, incontrate nel quadrilatero della moda milanese, quali fossero i luoghi e i prodotti più visti del momento. Per un pomeriggio ci siamo improvvisate giornaliste, portando ”alto” il nome de Il Sole 24 Ore…peccato però che solo pochi si siano lasciati intervistare. Tra modelle, fashioniste e studenti, abbiamo notato come tutti siano ”addicted” ai mondi del food e del fashion.

#FOODMANIA_ Sono tantissime ormai le persone che postano continuamente foto dei propri piatti, in particolare il sushi.

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Temakinho è nella top ten tra i giovani milanesi, famoso per il suo mix tra cucina brasiliana e giapponese, culture così dista
nti tra loro e vincenti sotto il punto di vista gastronomico. Ormai ciò che fa tendenza sono i vari accostamenti culinari con la cucina nipponica, ma non riferiti esclusivamente alle culture vicine come quella cinese o thailandese, quanto piuttosto alle nuove cucine emergenti quali peruviana, hawaiana, messicana. Sono molti i ristoranti che stanno riprendendo questo concetto.

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Infatti, tra le vie di Milano, spuntano locali con cucina Nikkei, fusion nippo-peruviano, o un mix tra Hawaii e Vietnam. Ormai più è fusion, più è cool.

Certamente i trend vengono lanciati dagli stilisti, attualmente sono però gli influencer ad orientare le tendenze.

Prima che Chiara Ferragni postasse su Instagram una foto al LùBar, ne avevate mai sentito parlare? Questo è il tipico esempio di come un luogo acquisisca notorietà e diventi popolare in una città come Milano, polo da cui tutto ciò che è fashion e trendy ha inizio.

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#BAGHAOLIC_ Questa è la hit bag del momento, e noi decise a chiedere informazioni ci siamo recate nello Store di Gucci in via Montenapoleone.

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E’ stato più difficile del previsto: sono trascorsi diversi minuti prima che qualcuno ci desse retta. Nessuno poteva rilasciare particolari informazioni, tuttavia lo Store Manager, tra le righe, ci ha confermato che è proprio la Dyonisus ad essere la borsa più venduta dell’ultimo periodo.

Non avendoci potuto fornire il motivo dietro ad un tale aumento dei volumi di vendita, abbiamo cercato di rispondere noi a questa domanda, prendendo come esempio ciò che vediamo tutti i giorni sui social. Una delle ragioni di questa #GUCCIMANIA è sicuramente l’avvento del nuovo direttore creativo, Alessandro Michele, designer eclettico e 6visionario. Ha saputo infatti rilanciare lo storico marchio fiorentino riprendendo la classicità della maison, reinterpretandola in chiave innovativa e più attraente. Il marchio Gucci, per queste ragioni, e per le altre iniziative artistiche intraprese, è riuscito così a creare intorno a sé quel fervore mediatico tale da renderlo il brand iconico del momento.7

Non sono solamente le ondate creative dello stilista ad innalzare gli acquisti, ma è soprattutto la potenza mediatica delle immagini, postate dalle influencer che li orientano. Attualmente queste hanno la capacità di provocare una reazione, positiva o negativa che sia, nelle persone intorno a loro, influenzandone i gusti e i comportamenti d’acquisto.

Quindi negli anni la diffusione dei trend si è evoluta con la rivoluzione del digitale. In passato si attendevano le campagne pubblicitarie dei brand o alcuni spezzoni di sfilate, pubblicate ogni sei mesi sulle riviste del settore, per conoscere cosa sarebbe andato nella prossima stagione. Ora basta un click!

Non ci sono più attese, né intermediari. Tutto è immediato, e questa costante sintonizzazione ci permette di partecipare in prima persona alla vita del brand.

In un mondo in cui la gran parte delle decisioni d’acquisto vengono prese online (le stime parlano infatti di 17 milioni di italiani al mese connessi), ci si potrebbe orientare verso sistemi digitai negli e-commerce moda più evoluti. Ad esempio se tutti noi avessimo la possibilità di selezionare un prodotto e poi customizzarlo secondo il nostro modo di essere, chi sarebbe più disposto a recarsi in negozio quando potrebbe bastare un semplice click per godere di una vera e propria esperienza sensoriale digitale?

A cura di

Lodovica Bergamini – Livia Maulucci – Edna Ottavi – Paola Balsamo – Sofia Lombardo

 

 

 

Let’s share Eat!

Avete mai provato l’esperienza unica di una cena a casa di sconosciuti? Noi sì, e il tema di cui vogliamo parlarvi oggi è quello dello sharing food!

Questa è l’occasione in cui cuochi non professionisti organizzano cene a casa propria ospitando vecchi e nuovi amici conosciuti su community web e portali.

La socializzazione è l’obiettivo principale della serata.

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Come funziona?

Il cuoco si iscrive al portale, fissa il menù, il prezzo, il numero di participanti e il termine per le prenotazioni; il  portale trattiene una parte dell’incasso come corrispettivo per l’utilizzo del servizio offerto al cuoco. Ecco la lista degli ingredienti:

  • Passione per la cucina
  • Socializzazione
  • Curiosità
  • Predisposizione alla socializzazione

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\Vivere un’esperienza simile ci ha posto davanti al lusso della vera unicità del momento: conoscere Alessandro, chef amatoriale e artista, ha consentito a noi di immergerci nella sua vita più intima, il suo atelier, e di poter respirare attraverso lui quanto amore e passione ci sia nel prepararsi ad occasioni di incontro come quelle delle sue cene.

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Quindi buon appetito e… Let’s share Eat!

Valeria Brazzoli

Carlo Cirillo

Anna Maria Kinsky Dal Borgo

Francesca Pollastro

Erica Renzoni

Camilla Titomanlio

Milano &…Loves eating

Quali sono i trend di oggi sul food a Milano? Di certo non solo EXPO! Il nostro team di 7 ragazze ha cercato di dare una risposta a questa domanda girando per Milano e intervistando turisti e locals. Godetevi il video di cosa ne è uscito e diteci cosa ne pensate nei commenti!

Enjoy!

 

GLOBAL FOOD

Con il termine cucina fusion si indica la cucina che, in maniera esplicita, combina elementi appartenenti a diverse tradizioni culinarie al fine di creare combinazioni e piatti complessi che non possono essere classificati in base ad una precisa tradizione culinaria.

Essa ha giocato un ruolo molto importante nell’apportare costanti innovazioni alle tendenze gastronomiche a partire dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. La “food fusion” sta diventando sempre più popolare come testimoniato dalla nascita e dal successo di nuovi ristoranti fusion soprattutto nelle grandi città; nel corso degli anni, la stessa, si è sviluppata sotto varie forme: la cucina fusion regionale che riesce a combinare diverse cucine di una regione o sub-regione per proporle e consumarle in un’unica esperienza gastronomica. Anche i cibi basati su una cultura, ma preparati con ingredienti, forme e sapori appartenenti ad altre abitudini culinarie, sono considerati fusion. Ad esempio, la pizza fatta con cheddar e formaggio pepper jack, salsa, fagioli fritti o altri ingredienti tipici dei tacos, è spesso commercializzata come “Taco Pizza”. Questo particolare piatto è una fusione di cucina italiana e messicana. Approcci simili sono stati utilizzati per la fusion-sushi, come ad esempio i rolling maki con diversi tipi di riso e di ingredienti come il curry e il riso basmati, formaggio e salsa con riso della tradizione iberica, o agnello speziato e capperi arrotolati nelle foglie d’uva con riso cucinato secondo la tradizione greca, che assomigliano dentro-fuori ai dolmades, gli involtini tipici greci.

Entrando nel vivo, mi piacerebbe riportare alcuni esempi dei ristoranti fusion più popolari in questo periodo in due città a me familiari come Milano e Torino. Nella prima non possiamo non citare Temakinho, il famosissimo giappo-brasilero che sta letteralmente conquistando la città. Questo tipo di ristorante arriva direttamente dal Brasile dove riscuote un enorme successo. Qui il sushi è approdato nel dopoguerra insieme ai giapponesi, che hanno il nucleo più importante di naturalizzati all’estero, e negli anni la cucina giapponese si è adattata ai gusti autoctoni dando vita alle temakerie. La loro particolarità risiede proprio in questo mix di culture che si esprime in un menu composto da temaki e roll dalle forme giapponesi e dai sapori e profumi della tradizione gastronomica brasiliana. Tonno, salmone e branzino sono mixati a mango, coriandolo, lime e altri ingredienti tropicali. Il risultato? Stupefacente. Se poi si aggiungono le tartare e le cheviche il menu da Temakinho è vario e intrigante.

temakinhoSotto la Mole Antonelliana, invece, ha scoperto il successo il Sushiliano, il ristorante che propone pietanze giapponesi rivisitate in chiave siciliana. Un roll con branzino zucchine e mandorle? Un nigiri di tonno con cipolla rossa caramellata? Nessuna bestemmia. Il cibo cambia, si evolve, si contamina. E lo fa anche su l’asse lontanissimo che parte dal Giappone e arriva a Siracusa. Si chiama sushiliano il piatto che sta facendo impazzire il Piemonte e adesso anche Siracusa. Un fusion tra il pesce crudo alla giapponese e la materia prima siciliana, con una contaminazione che unisce sapori e filosofie talmente diverse da stare benissimo insieme. La preparazione è quella tradizionale nipponica. Dal Giappone arrivano il riso, l’aceto, anche il grande contenitore in bambu dove il riso si “riposa” dopo essere passato dalla vaporiera, come il coltello per il sashimi. E nei profumi però che irrompe la Sicilia. Nel pesce azzurro e negli agrumi. nella caponata accanto all’alga nori. Ma anche nel menù. Accanto ai piatti giapponesi la cucina della tradizione siciliana: ravioli con farina di carrubo, ripieno di patate e ortaggi, su concasse di pomodoro e mandorle tostate, per esempio.

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Insomma… una food esplosion di sapori! Sicuramente da sperimentare al più presto!

Jessica Apicella

Dolce & Gabbana Gold Restaurant — to bring luxury on the table

Fashion giants Dolce & Gabbana have introduced their love for luxury to Milan nightlife with Gold, their first luxury concept restaurant, coffee room and cocktail bar, whose interior is,gold and filled with Milan’s most beautiful people.

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Gold was opened in October 2006 and sparkles with dazzling reflections, thanks to the architect and design team of Ferruccio Laviani and Gianmaria Torno. Already behind the decorative opulence of the men’s store and now the star of the design world, here Laviani has come up with a space-conceived by the agency +Arch-that is fabulously narcissistic, joining bistro, cocktail bar, and restaurant with mirrors, white leather, shining steel, pink marble, luminescent glass, and a noisy clientele.

Combining Italian tradition with ultimate culinary research, Gold Restaurant presents a wide range of dishes from the most typical Sicilian tradition to contemporary cuisine. Executive Chef Claudio Arciglione only uses seasonal ingredients for his menus – that change about every two weeks – and takes care of every single detail, from a carefully balanced taste to beautiful presentation. Don’t forget that Gold is also set for breakfast and aperitif, with fresh and tasty ingredients.

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The entire place is suffused with an immaterial, warm goldenness. And it’s a gold-rush menu, with light southern flavors being the rule, including a particularly good ravioli stuffed with lean meat, honey, fresh mint, and tomato coulis. Wines served by the glass can be swilled at the bistro bar.

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LEVIAMO (IN VOLO) I LIETI CALICI

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L’Arneis si imbarca? Proprio così. Il Roero Arneis Docg, bianco prodotto nelle zone dell’albese, noto e
apprezzato in tutto il mondo, sará presto disponibile sui voli di Alitalia e di altre compagnie aeree.
Il Roero Arneis é un vino amabile dal gusto asciutto e leggermente amarognolo indicato per accompagnare
formaggi dal sapore intenso, carni bianche e pesce; ottimo anche per un aperitivo.
Il consorzio di tutela ha approvato la scelta di una bottiglia di dimensioni contenute, adatta a un quantitativo
ridotto.
La scelta strategica é quantomai geniale poiché permetterá di raggiungere una clientela nuova, varia per etá,
cultura e provenienza, attraverso un unico canale di distribuzione.
Una politica di questo tipo ha certamente un fine anche turistico; quello cioé di attrarre nuovi visitatori in
Piemonte e nelle Langhe, recentemente entrate a far parte del patrimonio Unesco insieme alle residenze sabaude
-giá riconosciute patrimonio dell’umanità- .
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Il turista potrà ritrovare il Roero Arneis visitando le zone di produzione lasciandosi cullare dalla dolcezza delle
colline di Langa per scoprire un territorio ricco, ricchissimo di cultura, sapori e storie da narrare.

Non ci resta che dire…Prosit!

                                                                                                                                    Maria Chiara Laurenti

 

DEGUSTAZIONI A’LA PAGE…Dimentica il solito stuzzichino…

Nonostante il clima ancora mite, l’imbiondire del paesaggio ci ricorda che siamo in Autunno,tempo di vendemmia e serate piacevoli da allietare con un buon calice.
Fioriscono in questo periodo le degustazioni di vino, spalmate a macchia d’olio su tutto il territorio;
passione questa che è spopolata tanto da autocelebrarci un po’ tutti sommelier.
Ma in zona bollicine se non si pensa immediatamente ad un accompagnamento di salumi e formaggi, poco ci manca…Da un festival però ci si aspetta certamente il tocco creativo che potrebbe venire a mancare in una sagra di paese; inutile quindi pensare di cavarsela con due tartine ben servite.
Quando poi si tratta di un evento rinomato come il Festival del Franciacorta, vogliamo davvero di più;
e via con le proposte, a volte azzardate, di chef particolarmente ispirati.
Splendida iniziativa quella della Cantina Vigna Dorata che durante lo scorso festival ha proposto due giorni di assaggi vegani e crudisti, in collaborazione con la chef Roberta Vitali, curatrice del blog myvegattitude.blogspot.it.

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Incuriosita contatto Luisa Rocco, promotrice dell’iniziativa, la quale mi spiega come a seguito d ialcune intolleranze abbia iniziato a interessarsi a forme di alimentazione alternativa.
Il legame che la stringe alla terra, dato dal suo lavoro, l’ha portata poi a variare la sua alimentazione onnivora, dedicando alcuni pasti al cibo crudo e a riscoprire così gusti persi dall’artificialità industriale.
Per questi motivi ha pensato di proporre ai suoi ospiti un cibo puro che esaltasse il valore delle materie prime.

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L’ incontro di elementi nobili che mani esperte hanno saputo trasformare non poteva che essere celebrato con un brindisi.

Vegan e bollicine? Si può.
Prosit!
Www.vignadorata.it

Maria Chiara Laurenti

E’ TEMPO DI VENDEMMIARE…IN MONTENAPOLEONE !

Una Vendemmia di lusso tra le boutique di via Montenapoleone: le cantine italiane e internazionali più importanti incontrano la moda per una notte davvero speciale

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Il lusso è un mondo tutto da scoprire e da degustare! La moda e l’eccellenza enogastronomica hanno tanto in comune e per una notte si sono fuse in un connubio perfetto nella via più fashion e famosa di Milano. Ogni brand è stato abbinato a un’etichetta, e così tra un brindisi da Valentino, uno da Dior e uno da Borsalino, i visitatori potevano scoprire le collezioni e le boutique in un’atmosfera davvero unica.

Certo il gruppo LVMH non ha perso tempo per sfruttare le sue sinergie e accostare ai suoi brand di alta moda le sue etichette di champagne, rimarcando un concetto che è parte della loro filosofia da tempo: moda e vino sono lussi che vanno a braccetto e hanno tantissimo da spartire e da dare al cliente!

LA VENDEMMIA DI MONTENAPOLEONE

Si parla sempre di più di shopping come experience, di ricerca di nuove modalità di coinvolgimento per il cliente e di store innovativi, sicuramente questo tipo di iniziativa rispecchia perfettamente l’intento delle boutique della moda di mettere il cliente al centro e di fargli vivere un’esperienza oltre all’acquisto.

Tra un brindisi da Valentino e uno da Vuitton, anche noi siamo andati alla ricerca dei cocktail e degli eventi più ricercati e innovativi. Moncler ci ha stupito con il suo buffet in stile inverno chic in montagna, totalmente in linea con il messaggio del brand, Tom Ford elegante e raffinato ha addirittura vestito la prestigiosa bottiglia di Annamaria Clementi di Ca’ Del Bosco con gioielli preziosi, e Borsalino ha ospitato l’enologo della nota cantina franciacortina per una dimostrazione di degorgement a la volee.

A LA VOLEE

TOM FORD E CA' DEL BOSCO

Anche le vetrine degli store si sono vestite a festa con allestimenti ad hoc in cui uve e vini si mescolavano alle collezioni.

LA VENDEMMIA DA BORSALINO

Una serata speciale che ha portato in una via forse un po’ statica e dal carattere chiuso, un’atmosfera di festa e divertimento, e ha creato un’occasione di incontro, scambio e conoscenza tra i visitatori e gli addetti ai lavori, con le boutique che aprivano le loro porte, diventando più accoglienti e calorose del solito!

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Giulia Cestaro 

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“Agitato non mescolato, prego”.

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Scommetto che ognuno di voi ha capito di cosa sto parlando: del Vesper Martini, meglio conosciuto come il cocktail di James Bond. È incredibile come, ordinandolo, ci si senta un po’ 007. Sarà per i 4cl di gin, 1 cl di vodka, 1 cl di Americano Cocchi o forse, semplicemente, siamo rimasti stregati dall’agente segreto più famoso al mondo. Non è senza dubbio la prima né l’ultima volta che un cocktail, o in generale una bevanda alcolica, diventa di moda. Un po’ come se, oltre a borsa e scarpe, l’outfit serale dovesse essere corredato dal drink all’ultimo grido. Solo che le grida durano poco, un paio di stagioni al massimo. Il Vesper Martini invece è il tubino nero dei cocktail con la sua fama che, dal 13 aprile 1953, è diventata mondiale in seguito alla pubblicazione del romanzo di Ian Flaming, Casinò Royale.

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Sarà per il suo retrogusto amaro che lo rende audace, che sa di non essere fatto per gli amanti dei cocktail dolci, per quelli che non sanno uscire dalla loro confort zone, ma ordinare un Vesper Martini trasmette un’aria di sicurezza nei propri mezzi, nelle proprie capacità. Ed è forse questo a distinguerlo da un normale cocktail Martini, a dargli quel non so chè che dura da più di sessant’anni. Se c’è una cosa che non passa mai di moda e a cui sono i tempi a doversi adattare, quella è l’eleganza. Ed è proprio qui che si nasconde il successo come icona fashion di 007, è nel suo smoking, nella sua cura del minimo dettaglio, nell’espressione più alta dell’eleganza che non cede il posto al pericolo ma che, al contrario, è fedele compagna delle imprese di James Bond.

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E’ per questo che si ordina un Vesper Martini, perché il vero significato della celebre frase “una volta che l’avrai assaggiato non potrai bere nulla di diverso” va ben oltre gli ingredienti del cocktail, va ben oltre l’agitato non mescolato. Arriva dritto al cervello in cui per ognuno di noi il Vesper Martini non è solo qualcosa da ordinare al bar, è il simbolo di quel mix di eleganza e sicurezza cui tutti aspiriamo, è lusso allo stato liquido. E il lusso, si sa, non passa mai di moda.

Davide Cascio