MILANO & FOOD

Tradizione e innovazione, l’attenzione al dettaglio e per le materie prime, sono gli elementi del fil rouge che ci ha guidate nella ricerca di questi luoghi intimi ed insoliti.

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Partiamo dalla tranquilla Via Corsico, nel cuore dei Navigli, dove troviamo un nuovo ed originale bistro: 28Posti.

Le vetrine del locale non nascondono nessun dettaglio agli occhi dei passanti; la cucina oltre che dall’esterno, è osservabile anche da una feritoia che si affaccia sulla prima delle due piccole sale che compongono il locale.

I 28 posti a sedere sono distribuiti nei due ambienti, arredati con sedie e tavoli in legno e materiali di recupero realizzati in collaborazione di cooperative sociali.

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Il menu cambia ogni due mesi ed è composto da pochi piatti alla carta, che rappresentano i classici dello chef nati dall’incontro tra la cucina tradizionale campana e le sue esperienze in cucine sperimentali e d’avanguardia. È possibile assaporarli al meglio attraverso percorsi di degustazione a sorpresa che si compongono di 5, 8 o 10 portate a cena, 2 oppure 4 a pranzo.

La cucina del 28 posti è ricca di contaminazioni; ingredienti come le verze e il tartufo convivono con shiso (basilico giapponese) e fitoplancton. Anche la carta dei vini privilegia piccoli produttori e vignaioli artigiani, composta per l’80% da vini naturali e biodinamici.

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A Casa Eatery

Proseguendo il nostro giro, lungo il naviglio ed oltre la darsena, intravediamo una porta di un azzurro acceso, mimetizzata nel viottolo d’accesso ad un palazzo anni 60/70, tra scaffali di piante e di odori, tra due o tre tavolini per fumatori, illuminati solo da un paio di lanterne.

Quella porta azzurra, sotto all’insegna “a Casa Eatery”, ci ha invitate ad entrare e scoprire cosa nascondesse.

Davanti a noi si è aperto uno spazio molto ampio, allo stesso tempo intimo e raccolto, arredato in modo casual ed un pò retrò.

Qualche passo in avanti e spunta da dietro una parete, una gentile ragazza un pò confusa per essersi trovata davanti delle “ospiti” ad un orario un pò strano sia per pranzare che per cenare; e dopo qualche veloce parola per presentarci prima di farci cacciare, siamo riuscite a trattenere Giacomo, il proprietario di Casa Eatery, per farci raccontare come fosse nato questo spazio così particolare e inusuale per i Milanesi.

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Capiamo subito che la familiarità è il concept che ha dato vita al locale: un ambiente accogliente, luci soffuse, scaffali, librerie e poltrone come a casa e tavoli grandi e distanti per godersi il lusso di parlare in intimità e stando comodi.

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Nonostante lo spazio molto ampio, i tavoli non sono molti e Casa Eatery è riuscito a diventare un delizioso rifugio vintage dove i clienti possano gustare una cucina casalinga in grado di combinare gli ingredienti del sud con le ricette regionali, e godersi una buona compagnia in intimità e lontano dal traffico o dal caos.

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Terza tappa del nostro tour attraverso la nicchia dei sapori: nella splendida cornice di Porta Venezia una merenda healthy e fresca al San Pietro Cafè, in attesa dell’executive chef Sergio Mei, che tra i suoi mille progetti e appuntamenti è stato così gentile da trovare del tempo per noi.

Emozionate e impazienti di conoscerlo, al suo arrivo ci fa accomodare nella Wine Bank del Cafè, pronto a raccontarci di lui.

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Executive chef al Four Season, la sua carriera è costellata da grandi esperienze e traguardi nei più prestigiosi ristoranti e hotel internazionali. La grande fama da lui acquisita nel tempo, ci confida, l’ha condotto oggi ad essere tra i più richiesti Chef per esclusive cene in casa ed eventi privati.

Negli anni è stato così bravo e riservato nel fidelizzare i suoi clienti più affezionati con i suoi sfiziosi menù personalizzati sulle loro richieste che da semplice Chef è diventato per loro una persona di fiducia, alla quale lasciare addirittura le chiavi di casa e a cui affidarsi ciecamente per soddisfare i palati più raffinati in eventi privati d’élite!

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Arrivate alle 11.30 di sera, la giornata era volata ma abbiamo deciso di finire il nostro giro con la Latteria di San Marco.

Perché parlare della Latteria San Marco? Perché qui il tempo si è fermato. Chiedetelo alla signora Maria che lo gestisce dal 1965 con suo marito Arturo. Maria ci accoglie nel suo ristorante, a fine turno, e ci fa accomodare in un tavolo, lontano dalle orecchie curiose degli ultimi clienti che sorseggiano l’amaro di fine cena.

Alla domanda “ci può raccontare la storia di questo piccolo gioiello”, le si riempiono gli occhi di gioia e inizia a raccontare la sua storia con il calore di una donna innamorata del suo lavoro.

Ed è così che si aprono davanti a noi proiezioni di una Milano in cui in via Statuto si andava a fare la schermografia, via San Marco era un via vai di tram, e tutti i grandi nomi della moda di oggi erano alle prime armi o ai primi bagliori di successo.

Un giorno la Signora Maria e suo marito Arturo passeggiavano alla ricerca del posto ideale per aprire una piccola attività di ristorazione. Eccolo lì.

Una vetrinetta singola avente sia a destra che sinistra due portinerie, che faceva sì che non avrebbero potuto espandersi ulteriormente presi dall’ingordigia del guadagno.     Era il posto perfetto. L’attività inizia, ma ci vogliono cinque anni prima che Milano si accorga della loro abilità, e piano piano il passaparola genera fama.

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“In una città come Milano, dove tutti vanno a mangiare fuori, anche all’epoca, non c’era un posto in cui poter mangiare sano e digeribile”, questa è la filosofia sulla quale la Latteria ha costruito il suo business.

Un posto che non ha mai cercato pubblicità ma che nel 1988 fu pubblicato perfino su Vogue Giappone, un posto che ha come parola d’ordine genuinità e Km 0, concetti tanto cari a noi Milanesi nel 2017.

La loro tecnica dell’uso delle pentole in argento vivo ha attirato una vasta clientela che negli anni è rimasta fedele: Miuccia Prada, il team di Fiorucci, Benigni con la moglie e tanti altri personaggi famosi, dal design, dalla politica, dallo spettacolo e dalla moda.     La latteria ha 8 tavoli al suo interno e la Signora Maria non accetta prenotazioni dal 1965.

Al termine del suo racconto sorride e ci dona un consiglio prezioso, ispirandosi alla sua esperienza: “Lo dico sempre ai giovani, fate un lavoro che vi piace!”.

 

GABRIELLA CATANIA

GIULIA CASUCCI

MARIA CHIARA GIACOBBE

VICTORIA LUKONINA

VERONICA SARTORI

FEDERICA SAVIO

 

 

 

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Milano & il Trendsetting

Gucci, Temakinho, MiuMiu, LùBarCeresio 7.

Se leggi questi nomi a che cosa pensi? Cos’è un trend per te?

Ecco come siamo arrivate ad una risposta: chiedendo a ragazze, incontrate nel quadrilatero della moda milanese, quali fossero i luoghi e i prodotti più visti del momento. Per un pomeriggio ci siamo improvvisate giornaliste, portando ”alto” il nome de Il Sole 24 Ore…peccato però che solo pochi si siano lasciati intervistare. Tra modelle, fashioniste e studenti, abbiamo notato come tutti siano ”addicted” ai mondi del food e del fashion.

#FOODMANIA_ Sono tantissime ormai le persone che postano continuamente foto dei propri piatti, in particolare il sushi.

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Temakinho è nella top ten tra i giovani milanesi, famoso per il suo mix tra cucina brasiliana e giapponese, culture così dista
nti tra loro e vincenti sotto il punto di vista gastronomico. Ormai ciò che fa tendenza sono i vari accostamenti culinari con la cucina nipponica, ma non riferiti esclusivamente alle culture vicine come quella cinese o thailandese, quanto piuttosto alle nuove cucine emergenti quali peruviana, hawaiana, messicana. Sono molti i ristoranti che stanno riprendendo questo concetto.

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Infatti, tra le vie di Milano, spuntano locali con cucina Nikkei, fusion nippo-peruviano, o un mix tra Hawaii e Vietnam. Ormai più è fusion, più è cool.

Certamente i trend vengono lanciati dagli stilisti, attualmente sono però gli influencer ad orientare le tendenze.

Prima che Chiara Ferragni postasse su Instagram una foto al LùBar, ne avevate mai sentito parlare? Questo è il tipico esempio di come un luogo acquisisca notorietà e diventi popolare in una città come Milano, polo da cui tutto ciò che è fashion e trendy ha inizio.

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#BAGHAOLIC_ Questa è la hit bag del momento, e noi decise a chiedere informazioni ci siamo recate nello Store di Gucci in via Montenapoleone.

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E’ stato più difficile del previsto: sono trascorsi diversi minuti prima che qualcuno ci desse retta. Nessuno poteva rilasciare particolari informazioni, tuttavia lo Store Manager, tra le righe, ci ha confermato che è proprio la Dyonisus ad essere la borsa più venduta dell’ultimo periodo.

Non avendoci potuto fornire il motivo dietro ad un tale aumento dei volumi di vendita, abbiamo cercato di rispondere noi a questa domanda, prendendo come esempio ciò che vediamo tutti i giorni sui social. Una delle ragioni di questa #GUCCIMANIA è sicuramente l’avvento del nuovo direttore creativo, Alessandro Michele, designer eclettico e 6visionario. Ha saputo infatti rilanciare lo storico marchio fiorentino riprendendo la classicità della maison, reinterpretandola in chiave innovativa e più attraente. Il marchio Gucci, per queste ragioni, e per le altre iniziative artistiche intraprese, è riuscito così a creare intorno a sé quel fervore mediatico tale da renderlo il brand iconico del momento.7

Non sono solamente le ondate creative dello stilista ad innalzare gli acquisti, ma è soprattutto la potenza mediatica delle immagini, postate dalle influencer che li orientano. Attualmente queste hanno la capacità di provocare una reazione, positiva o negativa che sia, nelle persone intorno a loro, influenzandone i gusti e i comportamenti d’acquisto.

Quindi negli anni la diffusione dei trend si è evoluta con la rivoluzione del digitale. In passato si attendevano le campagne pubblicitarie dei brand o alcuni spezzoni di sfilate, pubblicate ogni sei mesi sulle riviste del settore, per conoscere cosa sarebbe andato nella prossima stagione. Ora basta un click!

Non ci sono più attese, né intermediari. Tutto è immediato, e questa costante sintonizzazione ci permette di partecipare in prima persona alla vita del brand.

In un mondo in cui la gran parte delle decisioni d’acquisto vengono prese online (le stime parlano infatti di 17 milioni di italiani al mese connessi), ci si potrebbe orientare verso sistemi digitai negli e-commerce moda più evoluti. Ad esempio se tutti noi avessimo la possibilità di selezionare un prodotto e poi customizzarlo secondo il nostro modo di essere, chi sarebbe più disposto a recarsi in negozio quando potrebbe bastare un semplice click per godere di una vera e propria esperienza sensoriale digitale?

A cura di

Lodovica Bergamini – Livia Maulucci – Edna Ottavi – Paola Balsamo – Sofia Lombardo