TRA LE LUCI DEL DIAMOND DISTRICT

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Scintillante, affollata, disordinata, rumorosa, confusa, sono sulla 47th street di New York, al centro della Grande Mela: sono nel Diamond District. Sembra un tipico mercato rionale, negozianti fermi sull’uscio pronti a tirar dentro turisti e curiosi…ma qui l’oggetto di scambio è una della pietre più preziose e desiderate del mondo…il diamante. Questo breve tratto di strada, dalle 10:00 alle 17:00, è un labirinto di turisti, venditori ambulanti, portavalori, ebrei ultra ortodossi avvolti in lunghi cappotti neri e la kippah in testa, negozianti sorridenti affacciati dietro alle vetrine, pronti ad invitare i passanti nelle loro botteghe luccicanti. Il mercato del diamante è in mano agli ebrei e si contano più di duemila rivenditori indipendenti, operanti in negozi o riuniti sotto grandi diamond mall. Secondo dati non ufficiali circa il 90% del traffico di diamanti destinati agli Stati Uniti passa per questo mercato e girano tutti i giorni pietre preziose pari a un valore che si aggira tra le decine e le centinaia di milioni di dollari. Qui potrete fare buoni affari, vendere o far valutare i vostri ori, acquistare diamanti di ogni tipo di dimensione e caratura, con montature per tutti i gusti. Non solo, ci sono gioielli di tutti i tipi, orologi, perle, smeraldi, rubini e zaffiri. Le vetrine brillano di pietre preziose, che adagiate sul velluto blu e colpite dal sole primaverile risplendono ancor di più e mi abbagliano. Passeggio in mezzo alla confusione con le orecchie piene di bisbigli e inviti dei negozianti, che mi propongono buoni affari e cercano di convincermi ad entrare… “è il tuo giorno fortunato” ripetono, potrei fare un ottimo affare per un bracciale di diamanti…

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E così persa nel traffico della 47esima rifletto su quanto sia influente per un cliente l’atmosfera durante l’esperienza d’acquisto e la percezione del brand. D’altronde si tratta sempre di diamanti, sia che ti trovi in Diamond street che sulla 5th avenue da Tiffany. Da una parte potrei fare un ottimo affare contrattando sul prezzo con il negoziante, riuscendo a risparmiare e acquistando comunque una pietra preziosa, ma l’esperienza offerta non è certamente la stessa.

Allora capisco cosa mi spinge a sognare di fronte alla vetrina di Tiffany&Co… È la scatolina verde, è Audrey Hepburne, è Truman Capote e la “Colazione da Tiffany”… È il sogno e la storia che Tiffany ha costruito intorno a sé, la credibilità, e l’atmosfera che si respirano spingendo la porta a vetri ed entrando in uno scrigno a quattro piani immerso cuore di New York.

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Eleonora Ursini

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