Fast Fashion: Istruzioni per l’uso.

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Che tu sia uomo o donna, abbia sei anni o sessanta, sia biondo, moro, rossa, taglia 44 o 36 non importa:

 La “fast-fashion mania” si estende a macchia d’olio e travolge chiunque incontri sul suo cammino.

Ma di cosa si tratta?

Il fast-fashion è un modello di produzione che si fonda sulla rapidità di creazione, produzione e distribuzione del prodotto moda.

Il tempo infatti, inteso come pronta capacità di risposta del mercato alle esigenze del consumatore, può rappresentare un elemento discriminante per il successo di un brand, in un settore in cui il consumatore diventa sempre più esigente in termini di varietà dell’offerta e non si accontenta più delle tradizionali e ormai passate “due collezioni all’anno”.

Nel settore tessile/abbigliamento il perseguimento di un simile obiettivo si traduce nella necessità di ridurre i tempi di lavorazione dell’intera filiera, dalla fase di progettazione a quella distributiva, passando per tutte le varie fasi a monte e a valle.

Il modello che oggi impazza, manifestandosi attraverso il successo mondiale di colossi come Zara o H&M che sono l’emblema di tale trend, ha in realtà origini più lontane:

si afferma nell’industria statunitense verso i primi anni ’80, spinto dalla necessità di contenere i tempi di realizzazione del capo compensando l’incapacità di “creare moda” che caratterizzava il mercato americano stesso. Ad oggi è diventato una struttura in grado di adattarsi con rapidità e continuità alla domanda del cliente, con la creazione di 15/20 collezioni annue finalizzate ad attirare costantemente potenziali clienti durante tutto l’anno; supportata da un continuo monitoraggio del venduto giornaliero che consente poi di aggiornare day by day il programma di produzione.

Tutto ciò che non si qualifica come “fast” viene tagliato fuori dalla staffetta che porta il capo ad essere pronto nei negozi in poco tempo, eliminando i canonici sei mesi che separano la progettazione di un capo dalla sua distribuzione nei negozi secondo il modello tradizionale: ecco che ad esempio la vicinanza geografica tra chi progetta, chi produce e chi distribuisce rappresenta un fattore discriminante che può determinare il successo o l’insuccesso dell’impresa e dell’intera filiera

Il negozio deve rappresentare la fonte primaria di raccolta informazioni mediante un confronto continuo con il cliente al fine di evidenziarne i gusti, le preferenze e prevedere quelle che potranno essere le possibili evoluzioni del mercato e le future tendenze; solo così l’azienda sarà in grado di proporre molteplici collezioni di successo durante l’anno.

E se è vero che qualunque ragazza odia incrociare sul suo cammino lo stesso vestito che ha indosso e che questo è un effetto collaterale dei nostri amati acquisti da Zara ed H&M, è vero anche che la scarcity è creata anche da questi colossi dei grandi volumi produttivi:

Chi ha mai resistito alla tentazione di comprare quel capo perché “Magari domani non lo trovo più?”. Et voilà, l’acquisto di impulso è fatto.

Carla Di Franco

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