STREET SMART

Lo Street Wear si allarga a macchia d’ olio rivisitato in chiave alta moda

La strada è ormai un evidente punto di partenza: colori, abiti ad alto contrasto, forme ampie, bomber impermeabili al posto di blazer e cappotti, lo streetwear da esclusiva di skater e graffitari ha debuttato nell’ alta moda.

Un vincente mix tra alto e basso, nella sua più attuale interpretazione, lancia la strada in passerella con grande approvazione generale.

Josh Sims, autore di “Cult Streetwear”(2010) è convinto che il boom dello streetstyle possa essere conseguenza di un generale cambiamento del nostro modo di vestire, caratterizzato rispetto al passato da più libertà e decisamente meno imposizioni ed afferma “…mentre i dress code si allentano, si fa strada una cultura del vestire come si vuole”.

Letteralmente Streetstyle significa abbigliamento da strada: si tratta dunque di un moda di vestire che prende vita per strada ed è fortemente influenzato dalle realtà giovanili. E’ uno stile in cui si fondono mondi diversi, dal surf, allo snowboard, alla fotografia, alla musica sperimentale, e più in generale delle sub-culture urbane, ovvero quell’ universo che vede protagonisti graffiti, danza, punk, hip-hop e ovviamente social network.

Parliamo quindi di un abbigliamento semplice e spontaneo, legato alla vita quotidiana, al proprio modo di essere e soprattutto alla propria cultura.

Si tratta di un linguaggio che crea tendenza e viene infatti riproposto dai grandi brand che lo analizzando in maniera accurata, cercando di coglierne il significato più profondo e perfezionandolo con uno studio e una selezione di materiali, tessuti, colori in modo tale da creare prodotti di qualità e trovare la giusta combinazione tra la qualità del prodotto richiesta dal mercato di oggi e la spontaneità dello streetswear delle origini.

Nell’ Autunno/Inverno 2012 molti influenti stilisti hanno imboccato una “via street”: Alexander Wang scelse silhouette boxy e bermuda per dare un carattere cool alla sua collezione; Marc Jacobs propose ampiezze e patchwork anni ’90; Kenzo optò per pantaloni ampi e forme destrutturate decisamente downtown. Perfino Chanel diede una vestibilità più “comoda” agli abiti tweed.

Il trend coinvolse anche le sfilate maschili dove Calvin Klein, Givenchy e Louis Vuitton (per citarne alcuni) fecero da apripista con un look estremamente influenzato dalla strada.

Realmente questa tendenza street esplose tra la fine degli anni ’80 e l’ inizio dei ’90, mentre i 2000 furono stati poi all’ insegna di un look glamour, fasciante e a  volte perfino teatrale che molto probabilmente rese possibile il desiderio di ritorno a qualcosa di relativamente più sobrio, autentico, comodo: cool e casual.

Per integrare il trend nel proprio guardaroba sono necessari alcuni elementi sportwear (bomber, pantaloni da tuta, t-shirt, sneakers) indossati però con un po’ di novità: è un look che vuole e deve sorprendere, anche mixando di tutto senza paura.

Ad oggi, trascorsi 2/3 Street e Alta moda si sono legati assieme, dando origine ad un mix a dir poco perfetto!

Il grande fascino dello streetswear si deve in gran parte al fatto che appare come una scelta da intenditori e al tempo stesso offre combinazione con abiti comodi che, inutile negarlo, tutti desiderano indossare nella quotidianità.

Con un appeal tanto potente, non sorprende che lo street stia diventando una validissima alternativa di lusso per le griffe più in voga, rendendo possibile affermare in maniera totalmente veritiera che al giorno d’ oggi la strada ha voce in capitolo quanto la passerella.

Grazie alle forme unisex o basate su classici maschili, i capi street si adattano alla perfezione ad un guardaroba trasandato “ad arte” e probabilmente questo atteggiamento rilassato influenza positivamente la voglia di vestirsi in modo tale da sentirsi liberi di essere e di muoversi.

Francesca Guberti

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