“Made in Italy senza Italy”

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L’8 novembre a Milano si è tenuto il convegno “Made in Italy senza Italy”, organizzato da Pambianco, in cui il tema è stato quello delle acquisizioni dei brand del lusso italiani da parte degli stranieri. Le principali acquisizioni sul territorio nostrano sono state fatte da parte dei gruppi francesi che hanno creato una sorta di oligopolio nel mercato delle aziende del lusso. I brand italiani che sono passati in mano francese negli ultimi anni sono quelli che hanno contribuito alla costruzione del concetto di eccellenza attribuita alla manifattura italiana ( in particolare LVMH ha acquisito Fendi, Bulgari, Pucci, Acqua di Parma, Rossimoda, Loro Piana, Cova; Kering, invece, Gucci, Brioni, Bottega Veneta, Sergio Rossi, Richard Ginori e Pomellato; segue il gruppo Richemont con Officine Panerai e Montegrappa). Sono pochi i casi delle aziende italiane che sono riuscite a conquistare marchi esteri: si tratta di Prada (Church’s), Tod’s (Roger Vivier), OTB (Maison Martin Margiela, Victor&Rolf), Luxottica (Rayban, Arnette, Alain Mikli, Oakley, Lenscrafters, Sunglasses hat).

L’intervento di Boselli ha sottolineato che il passaggio di proprietà in mani straniere, in molti casi, ha portato una ventata di positività poiché ha generato una crescita delle aziende italiane, sia in termini di visibilità che di fatturato. Il Presidente ha anche ricordato il rispetto che questi gruppi hanno portato al Made in Italy, mantenendo la produzione sul nostro territorio o addirittura comprando le aziende produttrici, non eliminando così posti di lavoro e management italiani.

Dal confronto è però emerso il problema per cui il consumatore potrebbe in un futuro prossimo attribuire un maggiore valore al brand piuttosto che al Made in Italy (da “Made in” a “Made by”) e questo potrebbe indurre a diminuire le produzioni sul territorio italiano per favorirle in Paesi in cui il costo del lavoro è decisamente inferiore. Quello che gli imprenditori possono fare per evitare questa possibilità è limitato. L’obiettivo sul quale puntare è sempre l’innovazione e la qualità di prodotto e di servizio e sperare che il “Made in Italy” continui ad avere un certo appeal sul consumatore straniero. Le PMI con brand propri devono invece puntare alla crescita attraverso la ricerca di risorse in fondi di private equity o quotazioni in borsa (ove possibile) e stringere alleanze con partner stranieri per la distribuzione.

In bocca al lupo Made in Italy!

Francesca Cantarutti

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