Andy Warhol arriva a Milano

Sono una persona estremamente superficiale
E’ questa la prima cosa che si sente dalle cuffie della audio guida della mostra su Andy Warhol.
Il percorso attraverso queste 165 opere provenienti dalla Brant Foundation (Peter Brant – intimo amico e collezionista dell’artista) racconta la storia di personaggio che più che fare arte, sembrava facesse provocazione. E questo lo si vede già dagli inizi della sua brillante carriera di grafico pubblicitario, che lo porta ad essere l’illustratore più richiesto di accessori femminili (lavora per Vogue, The New Yorker, Harper’s Bazaar).
Andy Warhol abita nel nostro immaginario personale e globale perché è riuscito a ritrarre l’anima e il pensiero di un’America che parlava al mondo.
Percorrendo la mostra la sensazione è proprio quella di passare attraverso la vita di un uomo (fragile) che ha trasformato il suo lavoro di artista in un’officina di produzione di icone, destinate a segnare un’epoca ed entrare a pieno titolo nella storia dell’arte.
Dai divi del cinema alle bottiglie di Coca Cola, fino ad autentici capolavori come il Cenacolo di Leonardo da Vinci, tutti i soggetti sono stati democraticamente trattati con tecniche nuove prodotte dai linguaggi della contemporaneità e trasformati in opere dall’eco potente, riconoscibili a tutti e con un impatto figurativo nuovo.
cocacola.
Una Coca Cola è sempre una Cola Cola e non c’è quantità di denaro che possa farti comprare una Coca Cola più buona di quella che l’ultimo dei poveracci si sta bevendo sul marciapiede sotto casa tua. Tutte le Coca Cola sono uguali e buone. Lo sa Liz Taylor, lo sa il Presidente degli Stati Uniti, lo sa il barbone e lo sai tu
Warhol ha contribuito in modo determinante a definire e trasformare il concetto moderno di icona, lontana dall’accezione che lega in maniera indissolubile il sostantivo al mondo religioso, alla devozione e all’adorazione. Il concetto corrente di icona è laico, ed è pop. Proprio come l’arte di Andy Warhol, che rende le sue eroine delle persone accessibili a tutti, icone comuni, popolari.
liz.
blue shot marilyn.
Questo artista eccezionale ha inventato il nuovo alfabeto visivo di cui non possiamo fare a meno. Ha colto i desideri delle persone e li ha interpretati, costruiti e imposti.
L’intuizione di Warhol è stata quella di voler raccontare tutto senza filtri e senza intellettualismi. Opera facile solo in apparenza, visto che gli anni a lui precedenti erano stati dominati dall’espressionismo astratto incarnato da personalità cupe e complesse, ad esempio Pollock, al quale hanno dedicato una mostra di fronte a quella di Warhol (il tutto concorre alla rassegna “Autunno Americano”).
Il divertimento se n’è appena andato, ma il divertimento è appena iniziato
campbell_Soup.
flowers.
Per Warhol l’artista è un comunicatore, deve creare qualcosa che tutti possono comprendere. Da qui l’arte “pop”, perché “popolare”, una commistione tra basso e aulico, privato e pubblico, realtà e finzione.
Se amate le stravaganze e siete curiosi, ve la consiglio. Io ne sono rimasta affascinata!
self portrait.
Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire
Milano – Palazzo Reale – dal 24 Ottobre 2013 al 9 Marzo 2014

Ilaria Muolo

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