Made in…

Oggi, venerdì 25 ottobre, in Parlamento Europeo si discute riguardo alla controversa regolamentazione sul made in.
Sicurezza e indicazione d’origine obbligatoria per prodotti non alimentari: un mare magnum di categorie merceologiche.
Argomento di preponderante interesse per moda, fashion e lusso, mercati di assoluta rilevanza per il nostro Paese.
Italia in testa, seguita da Francia e poi Germania (quest’ultima neo-alleata) fronteggiano quegli Stati del Nord Europa maggiormente “liberisti” e contrari a uno screening tanto dettagliato sull’origine dei prodotti.
Proprio quegli Stati del Nord, abili assemblatori di componenti provenienti da fabbriche dell’ Est Europa o extra-Ue, adducono motivazioni quantomeno curiose a sostegno della loro posizione.
Tutela dei consumatori, tra le loro prerogative, i quali non siano made in oriented nella scelta dei loro acquisti.
Tutela dei consumatori, tra le nostre prerogative, i quali non siano ingannati e circuiti nella scelta dei loro acquisti.
L’ effettiva provenienza produttiva di un capo d’abbigliamento, un paio di scarpe o un mobile di design andrebbe garantita e limpidamente appurata, tanto per il bene del consumatore finale quanto per il bene di quelle piccole-medie imprese che operano e producono (davvero!) in questi settori.

made

 

Giacomo Bartolacelli

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