La tempesta perfetta : Padova, 13 Luglio 2013

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Nessun intreccio, solo fabula. Nessuna favola, solo realtà. La realtà che incontra la fantasia di un ragazzo fortunato e coraggioso nel bel mezzo di un temporale estivo. La fabula è l’insieme dei contenuti che costituiscono una narrazione, presentati come una serie di fatti disposti linearmente secondo l’ordine temporale e secondo gli espliciti rapporti causali che li collegano; la realtà di fortuna e coraggio si sprigiona nello Stadio Euganeo di Padova, nel tredicesimo giorno di luglio dell’anno corrente. E’ l’undicesima e terzultima data del BackUp tour di Lorenzo Jovanotti. Nasce come un concerto, nel senso di esecuzione di brani musicali, ma si evolve in qualcosa di cui nessuno di noi sa più definirne il presente e il futuro. Una tempesta si abbatte sullo stadio; alla quarta canzone è chiaro a tutti: la sicurezza sta venendo meno e gli strumenti stanno andando fuori uso. Ci sono amplificatori allagati, computer da mettere in salvo, gli schermi, tre e giganteschi, circondati da una enorme cornice luminosa, che smettono fare uno spettacolo nello spettacolo, la voce del cantante che non arriva più. Arriva la voce di quello che è stato il cantante che informa che lo show è sospeso. Sono le 21:30. Sono le 23:40. Nel mezzo, le prove generali dell’apocalisse. O le prove di pazienza e di fiducia, di felicità e di fortuna, di cori e di risa, di tempra e resistenza. Alle 23:40 si riprende: Lorenzo si riprende il palco che gli spetta, noi lo spettacolo che ci siamo scelti per questo sabato sera. Nulla è come previsto, tutto è visione nuova.

Disarmato di quell’arsenale di effetti e perfezione che gli permette uno show pazzesco e mai visto prima, Lorenzo si arma di arma di spina dorsale, convinzione, fiato e fibra, passione e potenza, il team di sempre che crede in lui più che mai, l’improvvisazione degli eroi. Questo diventa davvero qualcosa di mai visto prima. La tenacia è maestosa: da cantante a poeta orale, il concerto ha i tratti dell’epica, il momento è solenne, il culto della vita è negli occhi e nelle gole di tutti.  Come un bardo iugoslavo, Jovanotti segue la scaletta da dove è stata interrotta ma si arrangia per l’esecuzione; noi ci arrangiamo con un’estate, un caldo, un essere asciutti che giocano a nascondino molto lontano dallo stadio patavino.  L’Euganeo è illuminato a giorno, gli strumenti funzionano un po’ si un po’ no, gli schermi sempre no. Dove non arriva l’atmosfera predetta arriva l’adrenalina originata accordo dopo accordo, strofa dopo strofa, con una convinzione che unisce palco e parterre, parterre e spalti, spalti e palco in un circolo virtuoso: siamo fortunati a vivere quest’esperienza, siamo più fortunati a vivere quest’esperienza qui. Il cantante e la band si connettono con il pubblico in modo inimmaginabile fino a quel momento; è un concerto, nel senso di intesa, accordo: andiamo di concerto, procediamo d’accordo, siamo di concerto, siamo  d’accordo.

Dalle 21 alle 02 del giorno dopo è la produzione di meraviglia, quel sentimento improvviso di stupore, di sorpresa che nasce di fronte a cosa o a situazione fuori dell’ordinario o del previsto. L’undicesima e terzultima data del BackUp tour di Lorenzo Jovanotti come l’ottava meraviglia del mondo. La meraviglia di qualcosa che nella memoria non esiste, che il nostro serbatoio di ricordi non riesce a far riaffiorare; i sensi sono esterefatti, la mente pure, il fiato è sospeso, lo spirito spalancato e arricchito. Ne La Scienza Nuova Giovanni Battista Vico scrive che “la meraviglia è figlia dell’ignoranza”, nel Temistocle Pietro Metastasio aggiunge che è anche “madre del sapere”; “L’uomo è meravigliato, poi si muove” sentenzia Fabrice Hadjadj. Noi, meravigliati, ci muoviamo trasformando spalti e parterre nel baricentro dell’energia di questa notte. Meraviglia come terza persona singolare dell’indicativo presente di meravigliare – Lorenzo meraviglia – meraviglia come seconda persona singolare dell’ imperativo di meravigliare – pubblico meraviglia!

Sono quasi le 02. Tutti i concerti del Backup Tour si chiudono con Ragazzo Fortunato e Penso Positivo, legate fra loro da una frase: “possiamo farcela”. Questa sera Lorenzo ce la dice guardandoci negli occhi. La tempesta è finita, lo show doveva continuare e così è stato, la prova che la felicità porta fortuna, che se pensi positivo sei un ragazzo fortunato e puoi farcela. Questa l’apocalisse, la rivelazione del mistero.

Lorenzo è coraggioso per eccesso di generosità, generoso per eccesso di coraggio e io, con le parole di Borges, “Ringraziare voglio il divino labirinto degli effetti e delle cause per la diversità delle creature che compongono questo singolare universo,per la ragione, che non cesserà di sognare un qualche disegno del labirinto”.

Federica Giumanini

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