Il lusso: “La ricerca del tempo perduto”

eye of time 1949

“Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico: le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono, e l’abitudine lo riempie.” (Marcel Proust)

Il lusso é la ricerca del tempo perduto, avere la capacità e la possibilità di “perderlo”, riuscendo così a renderlo vivo, con il fine ultimo di perdere sé stessi.

Questa ricerca é una speranza ed una promessa di felicità che si regge su una labile contrapposizione tra tempo e memoria, tempo perduto e tempo ritrovato, la capacità di queste di trasportare il soggetto in una realtà extratemporale, che gli aveva dunque permesso di sfuggire dal presente e di gioire nell’essenza delle cose, cioè fuori del tempo, permette al soggetto stesso di uscire dalla dimensione del tempo reale e riscoprire la verità di un momento della sua esistenza. L’extratemporale che permette lo stra-ordinario: questo é il tempo del sogno, é il tempo del lusso.

Il perfetto consumatore di lusso dovrebbe essere un flâneur: un gentiluomo che vaga per le vie cittadine, un vagabondo,un bighellone, un perdigiorno che sa passeggiare, possiede gli occhi per esplorare e osservare la folla nella quale si sente solo e unico, non si affretta, é libero da programmi, curioso ama essere contaminato, consapevole di essere pigro “porta al guinzaglio delle tartarughe lungo le vie”, capisce bene che « Un’ora, non è solo un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi »(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto). Campione nella disciplina dell’ozio, si allena costantemente nel riempire gli occhi per imparare “nel frattempo ad accettare meraviglia”, a tutti gli effetti un lavoro anticapitalistico nel quale celebrando l’esperienza costruisce minuto dopo minuto sè stesso, non impiega il tempo, lo dedica all’intensità della vita, intesa come il temp(i)o dei sensi e delle emozioni, ambisce da sempre alla ricerca della sinestesia .

« Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi tiene a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, poesia o di virtù : come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “È ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare. » (C. Baudelaire, Lo Spleen di Parigi.)

Federica Giumanini

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