VINTAGE DESIGN ??

Siamo incessantemente bombardati da sollecitazioni, da tendenze che vanno e vengono, che ci adulano e ci conquistano, ci affascinano perché ci riportano in qualche modo a una memoria collettiva e a un passato comune fatto di storie che si ripetono; eppure spesse volte, è proprio ciò che vediamo ad ingannarci.
Forse ci illudiamo o semplicemente accettiamo lo stato di cose per come ci viene presentato e siamo indotti a credere che la storia, nel suo succedersi ciclico, si ripresenti arricchiti dei medesimi significati e valori; ne leggiamo dunque i codici estetici, ma dall’altro lato ne rimaniamo amareggiati, perché in qualche modo percepiamo una distanza tra i nostri ricordi passati e quelli che ora ci vengono veicolati come tali.
La mia riflessione ha dunque voluto porre sotto i riflettori un tema a mio avviso cruciale, che rivela una certa incoerenza di fondo in alcune espressioni attuali dell’arte proponendosi attraverso una veste “vissuta”, ma che, di fatto, viene spogliata dei suoi contenuti e banalizzata a mero contenitore.
Lo Spazio Rossana Orlandi è senza alcun dubbio un luogo evocativo, immerso in un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio, in cui viene perfettamente ad annullarsi il confine tra spazio commerciale e luogo museale, dove ogni pezzo esposto, unico nel suo genere, riporta a nuova vita materiali di scarto e di riciclo, conferendo loro nuovo pregio e “identità”.
Un contesto perfetto, in una location altrettanto appropriata, capace tuttavia di offrire un’esperienza solo in apparenza coinvolgente e sinestetica, quasi a voler giustificare la mancanza di profondità nei contenuti mediante un packaging quanto più attraente e di appeal sul consumatore.
A mio avviso forzato è il tentativo di ricreare un collegamento alle interpretazioni del mondo dell’arte con richiami alla società moderna e alle testimonianze artistiche dell’arte povera, dei movimenti del secondo dopoguerra, o ancor più alle forme d’installazione, nelle quali opera, ambiente e fruitore erano parte di un’azione performativa a 360°.
In realtà, questo spessore sembra svanire, divenire pura citazione d’innanzi alla complessità di un discorso storico, artistico, concettuale e sociale che va oltre la soglia estetica per approdare in contesti e interdipendenze più complessi.

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