Fada sü a Milan, cont il coeur e cont i man. Fatta a mano, col cuore, a Milano.

Quando sentiamo parlare di Made in Italy associato a Milano il primo richiamo che abbiamo è solitamente legato alla moda.

Se vi dico “Moto Made in Italy” invece?
Ducati, Guzzi, Agusta! Vero?

Non solo.

Anche questa volta l’ingegno e la creatività italiana sono riusciti a farsi spazio in una nicchia di mercato, partorendo un concept di motocicletta che richiama i valori di artigianalità, estrema personalizzazione e performance elevatissime.
Sto parlando dell’idea di CR&S (Cafè Racers and Superbikers).

CR&S è un’azienda nata nel ’92 dalla volontà di Roberto Crepaldi di immettere sul mercato una moto classica che richiamasse quelle degli anni ’60-’70, ma dalle lavorazioni e prestazioni di una supersportiva.
Dopo aver conosciuto l’ingegnere neozelandese John Britten, e aver costituito un “team”, CR&S si è evoluta rapidamente nel segmento delle moto “estreme” e inizia a partecipare alle competizioni di tutto il mondo.

Tralasciando i dettagli tecnici (affascinanti, ma per i quali delego  siti molto più specializzati!), vorrei porre l’accento sulle particolarità dell’azienda al giorno d’oggi.

Ogni motocicletta è un pezzo unico realizzato a mano, la cui personalizzazione avviene sostanzialmente in partnership con il cliente, che ha la possibilità di scegliere ogni singolo dettaglio della ciclistica,del motore, del telaio, delle colorazioni e fantasie del serbatoio di quella che sarà la sua personalissima “moto sartoriale”. Come è scritto anche sul sito ufficiale poi, “Una targhetta d’argento con incisione personalizzabile conferisce il tocco finale”.
Dall’ordine alla consegna, quindi, può trascorrere fino ad un anno.

Accanto ai valori di artigianalità e customizzazione, ogni moto rivela un fortissimo legame con il territorio Milanese nel quale è nata l’azienda,che si traduce anche nei nomi attribuiti ai modelli: VUN (cioè “Uno”) per la monocilindrica, monoposto e unica;
DUU (“Due”) per la bicilindrica che monta su telaio italiano un motore Harley Davidson.
Questa si divide ancora in due modelli i cui nomi faranno sorridere coloro che masticano un po’ di dialetto lombardo: Deperlù (cioè “per conto suo”) per la monoposto, e Conlatusa (cioè “con la fidanzata”) per la biposto.

Se la DUU si contraddistingue per le elevate prestazioni di un motore con una “supercoppia” e una ciclistica che permette di affrontare anche i percorsi più tortuosi, la VUN, la primogenita di casa CR&S, è stata capace di creare una categoria tutta per sé: la mistostretto.
Non avendo accettato compromessi, scegliendo di concepire una moto esclusivamente monoposto, la ripartizione dei pesi permette di avere una fusione totale tra mezzo e pilota. Il motore potente ma con erogazione “senza strappi” è l’ideale per garantire un piacere di guida che nessuna naked sul mercato può dare.

Il concept dei costruttori riassume bene, quindi, la filosofia con il quale questi gioiellini sono messi su strada: “la funzione è superiore alla forma , ma non la penalizza, anzi la integra garbatamente.”

Beh, direi che ci sono riusciti alla grande!

Buona guida a tutti!

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