Unemployee of the year

Poco meno di un anno fa la campagna dei baci, quella per intenderci in cui il Papa baciava un Imam, faceva eco e scatenava rumori in tutto il mondo. Una decina di giorni fa, il 18 settembre per l’esattezza, la provocatoria campagna pubblicitaria presentata a Londra.

La disoccupazione non riguarda solo la questione economica, ma rappresenta

«una ferita per chi lotta quotidianamente per difendere la propria dignità e per rivendicare un proprio posto nel mondo. Ma è soprattutto un ostacolo alla nostra capacità di progredire, di costruire e immaginare un domani.», così ha dichiarato Alessandro Benetton, presidente della Benetton Group, citando Michelangelo e Einstein, a proposito di Unemployee of the year, il non impiegato dell’anno.

http://www.youtube.com/user/benetton?feature=CAgQwRs%3D

Si tratta di un progetto promosso dalla fondazione Unhate, sostenuta dalla stessa Benetton, che finanzierà con 5000 euro le proposte di 100 giovani non occupati di tutto il mondo, di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Per partecipare al contest basterà accedere al sito e illustrare il proprio progetto lavorativo entro e non oltre il 14 ottobre 2012. http://unhate.benetton.com/unemployee-of-the-year/index1/index/it

Una goccia nel mare forse, ma sicuramente l’ennesima dimostrazione del forte ancoraggio dell’azienda con la società e i problemi che la affliggono: l’omofobia, il razzismo, l’odio.

D’altronde chi non ricorda almeno una di queste campagne?

Anche in questo caso il messaggio è comunicato in forma volutamente ironica: i giovani disoccupati protagonisti del contest sono ritratti infatti in abiti da manager, quasi a voler dire che il cambiamento è sempre possibile.

«Se si è non occupati, si è indolenti. Se si è non occupati, non ci si è adoperati abbastanza per trovare un lavoro. Se si è non occupati, si è anarchici. Noi riteniamo che non sia così. Queste affermazioni non rispondono a verità.» ha dichiarato Benetton, che ha spiegato come la campagna pubblicitaria si propone di essere portabandiera di un problema che riguarda l’intera società, non solo i diretti interessati.

E sarà che ormai siamo a metà master e il mondo del lavoro si avvicina, sarà che per questo i discorsi sul futuro sono inflazionati ma questo progetto mi ha molto colpito. Non tanto dal lato economico ma per ciò che rappresenta. E se qualcuno penserà che sia un tantino demagogico e retorico, a me ha comunicato un segnale di forza e vicinanza per tutti quei ragazzi che un lavoro lo cercano con impegno, che sarebbero disposti a sacrificarsi e che non ci stanno ad arrendersi. Arrendersi non solo alla crisi economica, ma anche a un modo di pensare purtroppo molto diffuso: quello che classifica, che generalizza e che ci raggruppa tutti quanti (sì, mi ci metto anch’io) nella famigerata categoria dei “bamboccioni”. E scusate, ma di questi tempi parole e progetti del genere non sono proprio di poco conto.

Ludovica

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