“Fare impresa in Italia è come correre sul tapis-roulant con lo zaino pieno di pietre”

È la dichiarazione che questo pomeriggio Nerio Alessandri, presidente e fondatore di Technogym, ha rilasciato a Radio 24.

TECHNOGYM VILLAGE


È prevista per domani 29/09 l’inaugurazione del nuovo progetto Technogym Village, il primo Wellness Campus al mondo, concepito come un’opportunità finalizzata non solo alla valorizzazione di un distretto del benessere e della qualità Made in Italy, ma alla riflessione su tematiche socio-economiche che non possono prescindere dai cambiamenti di un contesto internazionale così instabile.

Allora è bene chiedersi come affrontare questa complessità e con quali mezzi intraprendere questo percorso.

Technogym nel mondo


Ad oggi l’azienda Technogym fattura 400 milioni di euro annui: IL 90% DEL FATTURATO È REALIZZATO ALL’ESTERO;

“Questa è la nuova normalità; pensare in piccolo non è più sufficiente, occorre essere positivi e propositivi, AVERE L’INCOSCIENZA DI INVESTIRE”.

Purtroppo oggi è riduttivo affermare che viviamo in tempi di crisi; siamo entrati in una fase in cui quella normalità pre-crisi non è più contemplabile e definire piani di investimento diventa una sfida che solo pochi hanno trovato il coraggio di affrontare. Solo qualche giorno fa Marchionne è intervenuto ribadendo l’inutile spreco di denaro delle aziende che hanno investito nello sviluppo di nuovi prodotti, nel momento in cui la domanda sul mercato interno italiano si è affievolita fino ad ottenere una battuta d’arresto. La chiave di crescita per Alessandri, invece, sembra essere l’innovazione, l’espansione in nuovi mercati attraverso la ricerca e lo sviluppo, il cambiamento e il rinnovamento generazionale. Nuovi riferimenti con nuovi scenari sembrano aprirsi, nuove mete sulle quali puntare; Messico, Canada, Australia, Turchia, Malesia, Indonesia, saranno questi i futuri nuovi Paesi Emergenti?

Dunque la strategia vincente secondo Alessandri sembra appoggiare un piano di sviluppo che adotti un approccio glocale, che tenda a valorizzare i giovani e i talenti, che privilegi la collaborazione piuttosto che la competizione.

Sarà questa la strada giusta da percorrere?

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