Zipit


Nasce nel 1851 e da allora la sua evoluzione non si è mai arrestata.
Un “accessorio” che all’epoca della sua invenzione ha rivoluzionato e facilitato non poco le nostre abitudini vestimentarie.
Forse al giorno d’oggi, nel XXI secolo, dare il giusto valore e peso ad un oggetto talmente piccolo, scarno e povero come una cerniera lampo, è un’impresa non semplice; eppure qualcuno ci è riuscito.
Già da anni in commercio, Zip-it, è l’idea geniale di uno studente israeliano che ha colto in anticipo sui tempi il potenziale di un oggetto, pratico per natura e banale nel suo utilizzo, reinventandolo e portandolo al grande pubblico: un vero e proprio oggetto di design, spesso all’interno di qualche mostra o galleria, nel display di qualche corner, o sfoggiato con stima dal giovane pubblico; perché un’idea nuova o anche solo il pensiero di possedere un oggetto “unico”, alletta non pochi.
Come richiamare allora potenziali clienti, se non sfruttando la corrente del momento, la moda della stagione, esibendo qualche piccolo capolavoro di design nella propria vetrina?
La vetrina è senza alcun dubbio il primo elemento che cattura la nostra attenzione, stimola il nostro interesse, ci colpisce, ci emoziona e ci affascina: una vetrina ci racconta una storia, ci coinvolge, ci suggestiona, invitandoci ad addentrarci nel suo mondo.
Perché non emozionare allora con una vetrina a base di fantasia, colori, creatività, sperimentazione e soprattutto IDEE NUOVE? Dai big del lusso, sino ai piccoli marchi, l’oggetto “di design creativo”, reinterpretato e rivisitato in chiave moderna, diventa il nuovo protagonista, la nuova strategia che funge da calamita per un cliente sempre più affamato di novità.
Ecco allora come si trasforma uno spazio vuoto, oltre quel vetro che ci separa dalla soglia d’ingresso: una semplice cerniera, arrotolata su sé stessa, affusolata o allacciata; un processo di sviluppo, dalla fase di “nascita”, lungo la sua evoluzione, sino al prodotto finito; una storia che si evolve in parallelo a una grande invenzione, quella della macchina da cucire; un contesto raggiante che fa da contrasto a uno sfondo minimal.


Come resistere a questo mondo “shockante” racchiuso in un così piccolo spazio? Beh, io non ho resistito e sono entrata a scoprirlo…

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