Le mie Seychelles

Malpensa-Dubai. Dubai-Mahe. 10 ore di attesa. 5 ore di sosta “nell’intimo e sobrio” aereoporto di Dubai e voila’  le Seychelles.  E Pole Pole-Hakuna Matata, piano piano-nessun problema, diviene la filosofia e la regola di questo pezzo di paradiso. L’ho percepito dal primo istante in cui sono atterrata; lì il tempo è scandito dalle azioni e non dalle lancette di un orologio; così il bus parte quando è necessario partire, i supermarket chiudono al tramonto, i bar all’ultimo sorso di Tamkamaka.  Credetemi, per me e forse per voi abituata e abituati a rincorrerlo, il tempo intendo può essere psicologicamente devastante.

Potrei scrivere e non fermarmi sui tanti i luoghi visti ma la descrizione asettica di un luogo la si legge ovunque e sicuramente sarebbe molto più attendibile della mia; vorrei invece parlarvi del mio viaggio, dei miei occhi che hanno esplorato e del mio cuore che ha provato; cercherò  allora di scrivere le mie Seychelles.

In ogni viaggio ho cercato di partire senza immaginare…credo sia rischioso farlo! Ho sognato e aspettato di vederle queste Seychelles ma mai con un preconcetto, un aspettativa.

Un aereo taxi da 12 posti, utilizzato per il trasporto tra le isole, ci porta in 15 minuti all’isola di Praslin, la seconda isola più grande per estensione dopo Mahe. 15 minuti da togliere il fiato; voliamo sopra, davvero poco sopra, l’oceano Indiano interrotto da microscopici atolli. Poi un taxi guidato da un uomo con un sorriso da togliere il fiato ci conduce al porto. Canticchiano una canzone reggae, lui  e un bambino che cambia le marce al papà. Il taxi si ferma ad ogni persona che incontra, si ferma nel vero senso della parola: un saluto, un sorriso e il ritorno di ognuno alla propria quotidianità. I visi… e io quelli non posso non raccontarveli. Occhi grandi che raccontano storie, denti bianchissimi, color cioccolato, dreads lunghi una vita raccolti in berretti giamaicani. Tutti vogliono sapere chi sei ma soprattutto come stai, come stai nel loro paese e cosa ami del loro paese: amano parlare del loro mare, del loro pesce, delle loro palme, del loro tramonto, della loro terra e della loro vita che amano, amano da morire. Si vive bene alle Seychelles, tanto turismo e tanta pesca, tanta tanta pesca. Il lavoro c’è per tutti e tutti cercano di inventarsi, dare a chi visita questa terra scorci diversi, intimi, autentici. I loro scorci.

Il nostro hotel è su un isoletta a cinque minuti dal porto. Isolati è riduttivo. Tartarughe giganti nel giardino scandiscono il tempo di noi vacanzieri. Non ho mai amato tanto il silenzio: giorno dopo giorno ogni rumore diventava inconcepibile. Ogni giorno una nuova isola e nuove spiagge, interminabili, bianchissime.

La Digue, terza isola per estensione, è a detta dei locali il ritratto delle vere Seychelles, quelle  ancora del tutto incontaminate. I bambini vanno a scuola su carretti trainati da buoi, pescatori assopiti pescano chili di pesce dopo ore ed ore di attesa sotto il sole o l’ombra delle palme. Zero macchine, solo biciclette e allora pedali e pedali attraverso giardini con zone segrete dove fra le pareti granitiche crescono felci giganti, valli verdissime punteggiate di orchidee, mastodontici alberi fruscianti, fiori notturni, specie rare di uccelli, frutti squisiti fino ad arrivare ad un’altra spiaggia, che per l’ennesima volta ti sa meravigliare.

La miscela Africa, Francia ed Inghilterra è la caratteristica che contraddistingue ogni ambito della vita locale, dalle tradizioni ai costumi e alla cucina che, credetemi, è stata una sopresa continua:  si fondono suggestioni diverse, conservatrici, eclettiche e creative a un tempo. Un menu-tipo raffinatissimo: si può iniziare con due uova bollite di sterna, seguite da ostriche con uno spruzzo di lime, all’ “insalta del miliardario” di cuore di palma, cosidetta perché per ottenerla bisogna abbattere un albero intero, poi un piatto squisito di carne di pipistrello stufata con verdure cotte, per finire con gelatina di coco-de-mar affogata nel Drambuie. Profumi di erbe aromatiche e di spezie esotiche come la cannella, i chiodi di garofano, l’aglio, la menta, lo zenzero, il peperoncino, il curry e la noce moscata ovunque.

“Le Seychelles sono diventate un faro di armonia, tolleranza e innovazione nello sviluppo sociale e ambientale”: queste le parole del presidente Michel al momento del ritiro del premio “Most innovative people award (Natural innovation)”, premio che dimostra quanto le Seychelles siano riuscite a rinnovarsi e a crescere senza mai perdere di vista la natura e la sua salvaguardia.

Ho ascoltato il rumore del mare, ho letto libri e aspettato tramonti, conosciuto gente pazzesca  e ascoltato storie incredibili. Questo il mio viaggio, questo il mio lusso.

New Emerald Cove

Grand Anse

Anse Lazio-votata come miglior spiaggia al mondo nel 2004

Mercato Mahe

Riserva naturale di la Digue

Cena creola al Cafè des Arts

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One thought on “Le mie Seychelles

  1. Sono stata alle Seychelles rivolgendomi e affidandomi all agenzia poritravel.it , ho fatto un soggiorno magnifico con tante iniziative e attività come pesca escursioni ecc.. Lo consiglio a tutti… Un sogno diventato realtà!!!

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