Pedalando verso Milan(i)

Chiara al mare, arenata sul lettino penso a dove potrei trovare l’ispirazione per il post delle vacanze. Mi guardo intorno, circondata da chi legge la trilogia delle 50 sfumature (si salvi chi può) e da chi invece pare essersi vestita con le 50 sfumature degli evidenziatori (idem), capisco che per trovare del materiale devo allontanarmi dal bagnasciuga. Sono in Versilia, ormai ci passo tutte le estati da quando sono nata, e un po’ di esperienza sul luogo me la sono fatta. Allora dove vi porto? A Forte dei Marmi? Sicuramente è noto a tutti come il paese si stia trasformando e permettetemi, un po’ snaturando, per rispondere ai desideri leggermente sopra le righe dei nostri compagni Russi. Qualche esempio veloce: carriole colme di vodka e caviale che solcano le passerelle sotto il sole come fossero bagnanti, negozi chiusi per accontentare un solo cliente che poi una volta fuori si fa sbadatamente rubare 20.000€ in contanti (ma tanto che gli frega a lui) e vocalist in discoteca che cantano “happy birthday” a ogni Vladimir e Dimitriy del caso che compie gli anni. Che sia lusso questo? Forse sì, di sicuro non per me, e in ogni caso la notizia è poco originale.

Cambiamo rotta allora, dal mare ai monti, vi porto a scoprire Pietrasanta. Lascio la spiaggia, mi lego gli indomabili capelli ricci in versione estiva e monto sulla bici. Pedala pedala, col vento che sembra venirmi sempre contro in qualsiasi direzione mi volti, dopo svariati chilometri raggiungo la meta, destinazione Via Garibaldi.

Ad accogliermi c’è Marilyn, madrina del concept store Dadà: un solo sguardo alla vetrina e gli occhi mi si illuminano di fronte a pezzi ricercati e originali.

Particolare della vetrina, Dadà concept store

Qualche passo poco più avanti e trovo Zoe, altro concept store in cui di nuovo risalta la ricercatezza e l’originalità dei pezzi proposti. I prezzi di certo non sono alla portata di tutti, ma vale la pena entrarci anche solo per godere dell’esposizione dei capi. Forse però già troppo conosciuto ai molti, quando scopro che anche qui la maggior parte delle clienti sono alte, bionde e appariscenti, realizzo che non sono ancora nel luogo che sto cercando di raccontarvi.

Interno, ZOE

Esco dal negozio, due passi e una vetrina piena di abiti colorati su manichini bianchi senza teste richiama il mio sguardo. Sono di fronte all’atelier di Paolo Milani, sarto professionista che da 20 anni colleziona abiti su misura e non, su richiesta delle più svariate clienti o semplicemente confezionati secondo il suo gusto personale. Vogue lo definisce “un atelier di un’eleganza sfacciata e intima allo stesso tempo”. Tutto vero: Paolo, oltre ad essere simpaticissimo, è stato da subito disponibile. Ho potuto fotografare il suo atelier, le sue creazioni, le stoffe e i dettagli che utilizza (innumerevoli, giuro non finivano mai!). Scambiate due chiacchiere alla fine mi ha anche donato la playlist che fa da sottofondo al suo lavoro. Esco dall’atelier entusiasta, ho trovato un vero artigiano, spontaneo e con un grande senso dell’umorismo. Uno di quelli di cui il nostro paese può andare fiero.

          

          

Pedalando verso casa noto di nuovo degli evidenziatori umani in versione aperitivo, proseguo con un pensiero ottimista: è la moda, passerà.

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