Vogue celebrates beauty

Per la prima volta nella storia, nei numeri di giugno e luglio le 19 direttrici internazionali di Vogue si mettono insieme per lanciare Healh Initiative, un patto mirato a promuovere un’immagine più sana del corpo femminile nell’industria di moda.
Era ora che si levasse una voce influente per dire basta con questi corpi scialbi di ragazze denutrite o ancor peggio di bambine dai fisici prepuberali. L’affollarsi sulle passerelle di modelle estremamente magre  – quantomeno nell’ultimo decennio – ha causato un grave danno all’immagine di queste ragazze, anche di chi, pur avendo raggiunto i vertici del settore (Gemma Ward, Lily Cole)

former model and actress Lily Cole

,  si sarebbe meritata più successo, ma è stata messa da parte perché probabilmente.. troppo in carne! Anche i loro visi da bambola, pieni e bellissimi, sono stati sostituiti da volti scavati, con gli zigomi sporgenti e le gote svuotate, musi lunghi e spigolosi, alla Kokoschka. L’espressionismo mi sembra un confronto azzeccato, dato che anche nel campo della moda, pur così commerciale e lontano dal mondo dell’arte, si è canonizzata un’estetica del brutto. Si è cercato il difetto, i denti scombinati, le orecchie a sventola, lo strabismo, le ossa sporgenti, per esaltarlo e creare un nuovo modello di bellezza. Ha funzionato? Certamente, a partire dalla fine degli anni novanta, poi progressivamente fino ad oggi, la figura della modella ha perso vertiginosamente importanza. Qualcuno ha detto, parlando della moda, che negli anni ottanta le icone erano gli stilisti, negli anni novanta le top model, nel secondo millennio gli occhi sono tutti puntati sui bloggers che vanno a vedere le sfilate. Non è difficile constatare come al grande pubblico siano sconosciuti i nomi delle modelle di oggi, fatta eccezione per quelle di Victoria’s Secret (Adriana Lima su tutte), che sono però sostanzialmente bandite dalle sfilate della settimana della moda. E i grandi marchi nel frattempo scelgono sempre più spesso per le pubblicità, in primis di cosmesi, i volti delle attrici di Hollywood, sicuramente più riconoscibili(anche se a volte l’uso di Photoshop è talmente massiccio che dobbiamo leggere il nome a fianco, perché il volto ritratto ci è familiare, ma non riusciamo ad associarlo a una persona nota).

Io, personalmente, credo che ognuno dovrebbe fare il suo lavoro, e che quello di modella o modello è un impiego molto serio e faticoso, che richiede applicazione e disciplina non meno di altri incarichi. Eppure, le modelle di oggi evidentemente non comunicano a sufficienza. Non bucano lo schermo.

Perché? Provo a dirvelo rispondendo a un’altra domanda: perché hanno avuto tanto successo le top-model degli anni novanta? Perché erano delle super-donne: capigliature folte e gonfie, fisici statuari, seni e glutei di marmo, visi accattivanti. C’erano quelle più magre, ad esempio Carla Bruni, e quelle più formose, come Christy Turlington e Helena Christensen. C’era the body Elle Macpherson.

“the body” Elle Macpherson

Tutte avevano un corpo atletico e scolpito dallo sport (gli anni ottanta erano dietro l’angolo), erano tutte ragazze in piena salute, tutte erano oggettivamente, al di là dei gusti personali, belle. Piacevano trasversalmente, persino le femministe le appoggiavano perché esercitavano il corpo come arma di potere e non in subordinazione.

Vogue ha intuito che oggi si è rotto questo incantesimo e che le modelle imposte dalle agenzie rischiano di comunicare messaggi pericolosi per la salute delle sue lettrici. Così, in concomitanza con la Health Initiative ha redatto un manifesto in sei punti, pubblicato all’interno della rivista, in cui ad esempio si autoimpone di non utilizzare per i servizi fotografici modelle inferiori ai sedici anni d’età e invita gli stilisti a non creare taglie di campionario ridicolmente piccole, che obbligano alla scelta per i redazionali di modelle estremamente magre, oppure rendono estremamente difficile l’impiego di questi vestiti, influendo negativamente sulle vendite.

Il titolo di  migliore copertina va senza ombra di dubbio a Vogue Paris, che titola “Il ritorno delle curve” e pubblica un magnifico ritratto di Gisele Bündchen firmato Inez & Vinoodh. La trentunenne e mamma Gisele Bündchen è l’ultima grande top model. Non è un caso che in questo momento di crisi per il settore stia vivendo una rinascita professionale, dopo essere tornata a sfilare lo scorso inverno per Alexander Wang e apparsa nelle pubblicità di Versace e Givenchy.

Emmanuelle Alt, succeduta a Carine Roitfeld alla direzione del giornale dimostrando grande talento, cura lo styling del servizio e fascia il corpo di Gisele “senza un filo di grasso, ma tutto muscoli”, in costumi sexy e colorati che fanno davvero tanto, tanto estate. Segue intervista a Gisele, che rivela i suoi segreti di bellezza e un excursus sulle grandi modelle del passato.

Davvero un bellissimo numero da non perdere, per rifarsi gli occhi cullati – si spera – dal rumore delle onde.

Photo courtesy: Google images

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