Il lusso Made in Italy in “putonghua”

“Quando tutti intorno a te dicono NO, tu dovrai dire SI”, mi disse così anni fa una mia amica quando decisi di imbarcarmi nella mia avventura “esotica”, così mi piace chiamarla.

Nasco in un piccolo paese dell’entroterra siciliano in cui ci si conosce tutti, si sa tutto di tutti e se qualcuno tenta di fare qualcosa di inconsueto è etichettato come strano, incompreso, folle. Sono stati folli i miei genitori quando mi hanno permesso di andare a Venezia per studiare cinese… sacrilegio! Io ancora più folle quando mi sono trasferita a Pechino per un anno.

È stato così che ho iniziato ad appassionarmi a quel mondo così lontano e diverso dal mio. Capire il popolo asiatico è molto difficile e nonostante parlassi la loro stessa lingua accedere al loro “piccolo” mondo di tradizioni millenarie non è stata certo impresa facile.

Tornata in Italia ho capito di avere tra le mani un bene prezioso e tutti coloro che anni prima mi avevano dato della matta, si erano dovuti ricredere. Tuttavia in quel momento la domanda era: come sfruttare al massimo questo sapere?

Louis Vuitton è stato il primo ad aprirmi le porte e l’esperienza di un anno di lavoro nella loro Boutique di Venezia mi ha permesso di capire quali fossero le mie attitudini, le mie lacune e cosa avrei voluto fare nella vita.

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Il mio primo approccio con il mondo del business di lusso? Permettetemi di dirlo, traumatico. Orde di cinesi in fila per una Neverfull, alcuni davanti al bancone centrale e altri dietro accanto a me, traduzioni telefoniche con i clienti del piano di sopra, passaporti da controllare e potrei continuare all’infinito. Nonostante tutto questo, ho compreso con chiarezza quanto gli asiatici amino i marchi di lusso europei e quanto amino inoltre l’Italia.

Il concetto che noi italiani abbiamo del lusso è stato scardinato dalle vecchie idee di ostentazione e di status symbol ma per un mercato che non si può più definire emergente, qual’è quello cinese, quelle idee sono appena nate e allora perché non provare a trasmettere loro un po’ di più di quello che sappiamo fare e di quanti modi esistano per condurre una vera  “vita di lusso”?!

Il lusso di fare colazione nel giardino di casa mia, di fare una passeggiata a piedi nudi sulla spiaggia all’ora del tramonto, bere un buon bicchiere di vino in compagnia del suo produttore, ammirare un’opera d’arte nel silenzio profondo di una sala museale, ascoltare la mia canzone preferita dal vivo all’arena di Verona con tanto di luci suggestive… questo è il vero lusso per me.

Il “lusso esperienziale” è quello di cui forse noi siamo più affamati e mi piacerebbe molto poter usare il “putonghua” (lingua cinese) per condividere con loro il nostro “italian lifestyle”.

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