Dal maglione ceruleo al design Kartell

“Oh, ma certo ho capito: tu pensi che questo non abbia niente a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una

collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba.”

Fermiamoci un istante a pensare al discorso di Miranda..

Tutti quegli oggetti di cui amiamo circondarci nelle nostre abitazioni, tanto quanto quelli in cui ci imbattiamo quotidianamente senza nemmeno accorgercene… non sono forse anch’essi un po’ dei maglioni cerulei??

Come? Beh, vi invito a guardarvi attorno un istante;

Scommettete che avete almeno un oggetto di design nella vostra stanza?Almeno uno di questi che vi citerò, vi sta proprio lì, accanto…

Forse un Secchiello, portaombrelli, scolapasta, battipanni, vasetto, scatola cucina, contenitore, pattumiera, cestino, alzaimmondizie, paletta, tinozza, mestolo, ciotola, posacenere, portariviste, spremilimoni, scolapiatti, vassoio, carrello, cassettiera, appendiabiti, portabiti servo muto, set di piatti, lampada, sedia pieghevole, sgabello… tutto rigorosamente di PLASICA

Eh sì…sono proprio loro, Kartell; tutti quegli oggetti che riempiono le nostre case, talvolta relegati in qualche angolo nascosto, o al contrario chiamati al difficile compito di arredare spazi vuoti delle nostre abitazioni; in entrambi i casi, tuttavia, questi oggetti sono stati scelti e selezionati perché potessero “facilitarci e semplificarci la vita” nelle sue ordinarie azioni.

Dunque potrei dire e credo che voi tutti siate d’accordo che li abbiamo scelti per la concomitanza di fattori quali il prezzo, conveniente e accessibile, e senza dubbio per l’utilità, la facilità di fruizione e per certi versi la banalità, cui la stessa forma li ha assoggettati. Sicuramente non li abbiamo scelti perché  influenzati da un trend del momento…

Ma è veramente così? Le nostre scelte, dettate da una necessità o un bisogno, prescindono davvero dall’essere indipendenti da una ciclicità della moda?

Chi avrebbe mai pensato a questi come oggetti con un passato da raccontare? Eppure, nella loro banalità ed essenzialità, forme pure quali essi si presentano, concepite per assolvere a un fine esclusivamente pratico, si fanno contenitori e veicolo di una storia e di un cambiamento che ha avuto i suoi inizi più di mezzo secolo fa.

Così, progressivamente nel corso dei decenni, questi oggetti sono entrati nelle case di tutti, sono divenuti oggetti comuni, copie riprodotte di pezzi che ora arredano luoghi di culto e musei.

Ma pensandoci bene, quell’oggetto di plastica di poco conto, acquistato in qualche catena di aziende multinazionali (di fast-design??) non è forse altro che l’effetto diretto di un progressivo meccanismo di “caduta” verso il basso delle logiche e dei meccanismi che regolano il sistema delle apparenze, del lusso e dell’avere?

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