Lussi d’infanzia

Qualche giorno fa navigavo su internet quando distrattamente mi sono imbattuta nella Wendy House, il nuovo giocattolino per i super viziatissimi bambini inglesi. Si sa, una casetta sull’albero o in giardino è sempre stato il sogno di ogni bambino e, diciamocelo pure, affascina anche gli adulti-probabilmente perchè li riporta indietro a ricordi lontani..un po l’effetto della madeleine di Proust, per intenderci. Così ecco gli acquirenti di queste villette da gioco con ingresso, cucina, camera da letto e -udite udite- garage..si sa che al giorno d’oggi un bimbo non può farne a meno! Il tutto su due piani, ça va sans dire, personalizzabile dai marmocchi e per un prezzo base di 55mila sterline. Attesa di tre settimane, per creare un po di suspence intorno al sogno, e.. voila!


Ora, io ho avuto un’infanzia particolarmente felice pur non essendo figlia di chissà quale multimilionario, e me ne posso vantare: la casetta in giardino l’ho avuta! Ed è stato in assoluto il ‘gioco’ più bello posseduto da me e le mie sorelle, anche e soprattutto perchè è stata costruita dai miei nonni. Interamente di legno dal pavimento al tetto, dipinta impeccabilmente in tinte bianche e testa di moro, con tanto di finestre dotate di balconcino per gerani, persiane, zanzariere e tendine. Ah, mio nonno, decisamente un gran falegname! E i lettini a castello per le bambole erano dotate di lenzuola,cuscini e piumone-e potrei continuare all’ infinito ma non è questo il punto- tutto cucito e ricamato dalla nonna .. L’unica cosa non creata da loro era la cucina, perchè nouvelle cuisine imperat. Quella non era una casetta, non era un gioco, era l’espressione dell’amore, della familia, dell’ infanzia come dovrebbe essere vissuta. Penso spesso che quando avrò i miei pargoli vorrei regalargli quel mio piccolo angolo di paradiso. Mi rendo conto di essere stata parecchio fortunata e non voglio entrare in merito a se sia giusto o sbagliato comprare la Wendy House se ne si ha la possibilità..certo è che per quanto possa essere un regalo fatto col cuore non potrà mai sostituire l’esperienza di chi ha avuto un lusso come il mio. Lì dentro potevo dire di sentirmi a Casa, dove per casa -non a caso con la C maiuscola- non intendo il semplice edificio da abitare, con cui giocare. Quindi si, chiamiamolo pure lusso.

Francesca Savio

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