Quando la moda è di casa

Torino. Piazza Vittorio è una delle più grandi d’Europa. Dopo le Olimpiadi 2006 ha visto un incessante proliferare di locali, negozi ed eventi che l’hanno trasformata in un’irrequieta bomba ad orologeria che continua ad esplodere, generando tutto quello che nessuno mai si sarebbe aspettato da una città considerata per decenni “triste e grigia”.

Walter Dang. Stilista formatosi nel complesso e spesso rigido mondo dell’alta moda che decide di abbandonare per diventare l’autore delle regole della vera moda: la sua.

Non poteva esserci angolo del mondo migliore in cui dar libero sfogo alla sua arte. E io, torinese d’adozione (scusate se lo ripeto per la centesima volta!), non potevo non intervistarlo.

Qual è la caratteristica che uno stilista deve avere per emergere ed affermarsi?

Deve voler sempre realizzare dei pezzi unici: tutte le donne sono diverse, lo sappiamo. Perché allora vestire un solo tipo di donna come fa la maggior parte degli stilisti? Io voglio vestire una donna a 360°.

Che cosa ti differenzia quindi dalle grandi case di moda?

Le grandi maison creano gli abiti in modo industriale: hanno le catene di produzione come nelle fabbriche automobilistiche. Le loro collezioni vengono poi rivendute a un prezzo esagerato ma necessario per pagare delle modelle da 15-20.000 euro, o per la pubblicità della stagione che sarà di milioni e milioni. Io non lavoro così: questo sistema non mi piace. Preferisco fare a modo mio!

Date le tue origini franco-ispano-vietnamite perché, tra tutte le città cosmopolite, hai scelto la nostra ancora un po’ troppo tradizionale Torino?

Perché è la città più bella d’Italia! Ero indeciso tra Roma e Torino. Avevo escluso Milano perché è un forno d’estate e un frigorifero d’inverno: la gente quando è in un forno o in un frigorifero è sempre brutta. E io in una città brutta non voglio stare! Non critico Milano, ha la sua bellezza ma io non la so trovare. Ho molte clienti milanesi e questa è la cosa che mi fa più piacere: vedere arrivare una signora dalla capitale della moda solo ed esclusivamente per fare shopping da me è una vera e propria consacrazione! Perché venire in un angolo di Piazza Vittorio da uno stilista poco conosciuto che non appare nemmeno sui giornali?

Come e dove vengono realizzate le tue collezioni?

Io non ho mai disegnato le mie collezioni: la prima che ho rappresentato graficamente è quella di questo inverno (2011-2012, vedi foto ndr). Le altre sono il frutto del dialogo continuo con le persone che lavorano con me ed è un esercizio, un po’ sadico, per renderle più partecipi e creative. È sicuramente un modo di lavorare passionale. Ogni abito viene realizzato qui nel mio laboratorio: io sono sarto-modellista di mestiere. Ho dei ragazzi che lavorano con me e arrivano da tutt’altro mondo, ed è quello che preferisco perché così li formo sul mio metodo di lavorare. Ora uno di loro è diventato il mio braccio destro: insieme, terminato un abito, lo mettiamo sopra un manichino, lo guardiamo e definiamo se c’è qualcosa che non va.

A cosa ti ispiri per le tue creazioni?

La mia ispirazione è l’eleganza riferita soprattutto agli anni ‘30-‘40-’50, in particolare il passaggio durante la guerra. Quest’anno sono andato sui ‘60 perché c’erano 2 date che mi interessavano: il 1965 e il 1967. Dato che sono nato nel 1966, avevo intenzione di trattare questi 2 anni molto particolari nell’ambito della moda.

Alla base del tuo lavoro c’è quindi una grande passione?

No, la passione è totalmente diversa. La passione ce l’abbiamo per una persona o per un oggetto. Quando ero piccolo avevo la passione per i francobolli e per fortuna mi è passata, anche se ora ne ho un’altra, quella per i ditali. Ne ho un’immensità e mi diverto a guardarli! Quando fai questo lavoro devi amarlo veramente perché non guardi il tempo che ti sta completamente mangiando: alla base del mio mestiere non c’è passione, ma amore puro.

Il fast fashion ha influenzato il tuo modo sartoriale di lavorare?

No, no, no non mi ha influenzato per niente. E per fortuna che esiste! Almeno vediamo delle cose un po’ più interessanti e più stilose rispetto ad altre fatte male da 400 euro. Se non c’era Zara l’uomo giovane come faceva?

E il made in Italy?

Il made in Italy è il massimo nel mondo. Quando una cosa è made in Italy pensi a tutto quello che di bello c’è in Italia. Il solo problema è la promozione del nostro paese che non viene fatta correttamente. L’unica cosa che riusciamo ad esportare è la parte “popolare” dell’Italia: l’Italia non è questo, non è popolare, anzi tutt’altro.

Per te cos’è il lusso?

Il più grande lusso è essere in 2, avere un piatto da mangiare e un lavoro. Questo è il lusso in assoluto. Avere il macchinone per farti guardare da tutti, o avere l’abito più caro, ma a che cosa porta? Non è questo il lusso.

Sono sicura che di Walter Dang sentirete ancora molto parlare. Torino ti amo sempre di più!

Chiara Signoretto

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One Reply to “Quando la moda è di casa”

  1. E non poteva mancare il commento, ma soprattutto il supporto della Torinese DOC.. dunque,eccomi qui!! Conoscendo Walter e avendo molti suoi capi – lo scorso sabato ho fatto rifornimento per l’ inverno ma a malincuore mi sono dovuta accontentare di soli 5 pezzi, io avrei portato a casa tutto..- posso e sento l’obbligo di consigliarmi di andare abuttare un occhio. Ne rimarrete estasiati senz’altro. Per il taglio, i tessuti, l’originalità e l’unicità e chi più ne ha più ne metta, ma anche e non da meno, per la piacevolezza della boutique e di coloro che danno vita ai fantastici pezzi. Da non tralasciare i bijoux creati da Amleto..e le scarpe! Ultima novitá..stanno introducendo le borse..solo tre esemplari per ora, di cui due sono state vendute il primo giorno in cui sono state mostrate in vetrina..e l’altra, di montone e manico di coccodrillo, posso dire che quando l’ho toccata e credo di non aver mai sentito qualcosa di così morbido e piacevole al tatto! Sono sicura che Walter Dang non vi deluderà..e che vi verrà voglia di tornarci. Intanto a novembre ci sarà la sfilata..vi terremo aggiornati!
    Francesca Savio

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