Lacrime di coccodrillo

 

Cinture, borse, scarpe, accessori: mai più di coccodrillo. Il mercato del lusso boccheggia, anche se non dappertutto e a risentirne sono in particolar modo gli oggetti in alligatore, status symbol per eccellenza. Non solo. È sempre più difficile trovare anche conciatori professionisti che conoscano la lavorazione di questo tipo di pelle.

Si dice in giro che i coccodrilli facciano più paura da morti che da vivi perché se ci si sbaglia a tagliare la pelle o il processo di concia, il pellame può essere irrimediabilmente danneggiato e parecchi soldi vengono buttati via. E con quello che costa la pelle.. c’è proprio da tremare!

Il prezzo elevato è dovuto non solo ad un limitatissimo numero di licenze per l’importazione di pelli di coccodrillo o agli elevati dazi doganali sui materiali esotici ma anche all’eccellente qualità della pelle, la cui valutazione, visto il prestigio e la difficile reperibilità, viene fatta non al chilo o al metro ma al centimetro.

Del coccodrillo infatti non vengono usati che il ventre e i fianchi perché la schiena mantiene, anche sotto le scaglie grosse e durissime, un derma di cartilagine in cui la concia non può assolutamente penetrare. Solo i coccodrilli di giovane età possono essere conciati per intero e questa professione, certamente di nicchia nel mercato del lusso, stenta sempre di più ad avere una numero discreto di proseliti.

 

Per diventare specialisti in materia di pelli di coccodrillo servono almeno sei anni di esperienza nel settore. È sicuramente un mestiere riservato a pochi visto che non esiste una scuola dove imparare la professione. L’unica vera scuola è la gavetta e molti anni di lavoro, perché solo così si arriva a riconoscere la pelle vera di quelle che sono semplici imitazioni.

Hermès ha creato in Australia un proprio centro di riproduzione di alligatori in modo da poter stare dietro alla richiesta di borse, per le quali ci sono spesso liste d’attesa lunghe mesi, se non addirittura un anno. Borse che, fatte a mano in edizioni particolari, possono arrivare a costare anche 35 mila euro l’una e sono ormai diventate un “must have” per gli appassionati di moda e per le Birkin addicted.

“Ci vogliono dai tre ai quattro animali per fare una delle nostre borse, ma il mondo non pullula di coccodrilli, tranne nei listini di Borsa”, ha ironizzato l’amministratore delegato. Attualmente Hermès produce 3000 borse di coccodrillo all’anno. Nonostante la recessione, il gruppo ha dovuto aggiungere un centinaio di nuovi artigiani ai duemila tecnici che già lavorano nella sue aziende.

Un mestiere in crisi quindi quello del conciatore o un ever green nel mercato dell’alto di gamma che con fatica si cerca di reperire? C’è che dice che l’extralusso non conosca mai recessione.. e chissà se, vista la tendenza di questo mestiere a scomparire, alla fine dei giochi il povero coccodrillo non se la rida.

 

 Silvia Triolo

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