“O Sushino Joga Deis”

Il fish & chips lo mangiano gli inglesi, la pasta è italiana, il gazpacho spagnolo e, chiaramente, il sushi giapponese. Ed anche un po’ brasiliano. Sembra incredibile, ma è proprio vero, perché la comunità di giapponesi accolti da San Paolo è la più numerosa al di fuori del Giappone e, nel corso del tempo, è riuscita a diffondere la cultura di maki, rolls e nigiri in tutto il Brasile, paese multietnico per eccellenza. La sua cucina riunisce, infatti, in sé elementi ed influenze provenienti da una molteplicità di culture e di etnie. Il focus è un disordine ordinato, di tradizioni e sapori, di colori bellissimi, che sono nella natura, nella frutta nella musica ed in qualsiasi cosa parli brasiliano.

Per mettere un po’ d’ordine in questa fantastica miscela di elementi ho deciso di farmi riordinare e confondere le idee da una top personality, occhi a mandorla e accento paulista che fa del suo motto principale: “il sushi è fusion, non confusion”.

E’ lui la persona che ho scelto per capire il Brasile ed il suo approccio al cibo, come modo di vivere e di pensare allegramente ed apertamente con i suoi intrecci di cibi e culture.

Il suo nome è Roberto Okabe, chef-star e “allenatore” di Finger’s, fusion restaurant milanese, indicato tra i migliori dieci ristoranti giapponesi trend-chic al mondo. Lo intervisterò, seduta al bancone, dove la sua squadra composta da quattro sushi-man è già in attacco. Tra loro, il bomber è Jean, brasiliano, l’estroso trequartista è Jan giapponese, e sorridentissimo. La “fusion-confusion” regna sovrana. Pronti via e mi servono capirinha ghiacciata edamame e grissini. E’ un piacere tutto da vivere. Nell’attesa che arrivi Okabe apro il menu, mi balza subito all’occhio un piatto: “Saudade do Brazil”. Il concetto è chiaro! Lo scelgo, senza guardarne gli ingredienti. Il giallo e verde dell’avocado creano un effetto cromatico meraviglioso. Mi ricordano la bandiera brasiliana e ciò che c’e’ scritto sopra: ordem e progreso.

Arriva Okabe. Niente registratore. Nessuna intervista convenzionale, nessuna scaletta di domande, solo sensazioni. Okabe, da indicazioni a suoi ragazzi, ed anche a me! E’ il nostro Mourinho del sushi. Sushinho!!! Interista convinto ma socio di un milanista doc: Clarence Seedorf. Gli opposti che si attraggono, come Brasile e Giappone.
L’intervista è un viaggio che mi porta da Milano a San Paolo, per arrivare fino a Tokyo. Non vorrei più tornare. L’atmosfera è calda e questo è il suo Maracanà.
Il piatto che nel frattempo sto degustando appaga occhi, cuore ed anima. Sarà, piuttosto, un’esperienza. Un’esperienza che passa attraverso la tradizione, che in Brasile ormai è anche sushi. E l’innovazione. Okabe definisce la sua cucina “creativa” ma fortemente radicata alla tradizione e all’integrazione. La cena è lunga, i concetti sono tanti, ma oltre ai sapori, alla musica ed ai colori, il cibo è in primo piano. Mi arriva un “Tayo e Luna”, sole e luna, il nome dei suoi figli ed anche di un piatto: capesante, porri fritti e formaggio, gli opposti dicevamo. Lo chiamano sushi, ma ha molto Brasile dentro, dagli ingredienti, ai colori, al modo di essere servito….questo è il suo Brasile, che non prescinde pero’ dalla fejioada e dal churrasco. Il bello del Brasile e del suo variopinto modo di essere è anche questo. La chiusura è affidata ad una “ola” di frutta brasilera.
L’intervista è finita, ma ho già un pò di saudade…

Federica Reggia

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