Il viaggio attraverso i tessuti nel quale ci ha guidato la curatrice del museo della Fondazione Ratti a Como, non ha rivelato solo una storia nascosta tra la trama e l’ordito ma anche un messaggio ben preciso che declina il lusso in due varianti opposte: esibizione e discrezione.
L’oro, i colori e i disegni ricamati di questo scampolo raccontano immediatamente la storia di un procedimento complesso nel ricamo, lo scintillio prezioso dei colori e del filo d’oro che si intreccia nel filato. Il lusso qui è ostentato, grida l’importanza di chi indosserà un vestito disegnato appositamente per farsi notare e dichiarare il proprio status.
Ma quando il lusso si maschera da semplicità?
Questo tessuto di fine Ottocento potrebbe far parte dell’ultima collezione di qualche stilista ispirato dal sapore orientale dei giorni d’oggi, semplice e fresco nel suo essere minimale. La preziosità è sussurrata, nascosta dietro la conoscenza del procedimento.
Il tessuto è frutto di una lavorazione manuale che parte da un chicco di riso annodato all’interno del tessuto tante volte quanti sono i punti bianchi che vediamo. Una volta creati questi nodi, il tessuto è stato intinto nel colore blu e dopo l’asciugatura ha lasciato non solo i pois bianchi ma anche quella tridimensionalità data dal rilievo della parte del tessuto dove era stato annodato il chicco.
Il lavoro certosino non era immaginabile ad un primo sguardo, ma chi ha comprato la giacca dalle maniche ampie fatta con questo tessuto orientale, sicuramente era a conoscenza del procedimento.
In questo caso il lusso è diventato conoscenza discreta.

















